Archivi categoria: Destinazioni Lago di Como

Quali sono le località da non perdere assolutamente visitando il Lago di Como? Se ancora non lo sapete o state cercando nuove idee, vi aiutiamo noi.

Vassena, una chicca con vista sulla Grigna

Tra i piccoli borghi che consentono di ammirare il lago lontani dal turismo di massa, immersi in un’atmosfera romantica, c’è Vassena, piccola frazione del comune di Oliveto Lario, posto proprio ai piedi della mitica salita che conduce al Passo del Ghisallo.

Cosa vedere a Vassena

La località è molto piccola e raccolta il numero di abitanti non supera i 400 e, proprio per questo, rappresenta una vera e propria chicca da visitare con calma e in assoluto relax.

Anche se piccolina, Vassena ha una spiaggia lunga e bianca, a ciottoli, perfetta se in estate si ha voglia di un bagno rinfrescante o, più semplicemente, di prendere un po’ di sole; è molto frequentata nella stagione calda ma, grazie al suggestivo paesaggio lacustre, il suo fascino si mantiene intatto anche durante le fredde giornate invernali o in autunno, quando la vegetazione assume un colore caldo e dorato. Dalla spiaggia si può gettare uno sguardo sulla suggestiva piazzetta che precede l’ingresso a Onno.

Sempre dalla spiaggia, guardando il lago, si può ammirare il gruppo delle Grigne che si staglia di fronte ed offre lo spettacolo tipico dell’intero Lago di Como; suggestivo diventa il paesaggio quando al calar del sole, la luna fa capolino nel cielo e lentamente le ombre si allungano lasciando spazio al romanticismo.

Lasciandosi la spiaggia alle spalle, proseguendo per circa 300 metri, si trova sulla destra una piccola via (Via Milano), in leggera discesa verso il lago; imboccandola si giunge al piccolo imbarcadero. Qui si trovano la chiesetta del Paese, caratterizzata dal mosaico di Gesù che raggiunge i pescatori camminando sull’acqua.

Mosaico Chiesa Vassena

Sulla destra della Chiesa, passando di fianco alla Trattoria Al Lago (Da Danilo), che purtroppo ha chiuso nel 2016, si può raggiungere il piccolo molo, meta domenicale di molti pescatori.

Il paesaggio che si può godere dall’imbarcadero è splendido; guardando verso Lecco è possibile intravedere i contorni della città proprio sulla punta del lago. Vista da imbarcadero Vassena

Per una minuscola località come Vassena tante sono le emozioni che si possono provare, sia d’estate che d’inverno… anche solo di passaggio, ma vale la pena fare un salto.

Come arrivare a Vassena

In questo paesino si giunge percorrendo la strada che da Lecco porta a Bellagio e, qui, la si trova incastonata tra il paese di Onno, e la municipalità di cui è parte (Oliveto Lario), situata a soli 7 km da Bellagio.

Se si vuole raggiungere Vassena scendendo dal Passo del Ghisallo, la terribile salita amata dai ciclisti, dal passo si scende verso Civenna dove si può sostare presso 2 bellissimi punti panoramici, veri e propri balconi di fronte al lago.

Civenna

Si giunge poi a Oliveto Lario (anche qui è possibile sostare per lasciarsi stregare da una splendida visuale sulla punta del Lago in direzione Colico), poi si gira verso destra, in direzione Lecco.

Siete pronti a trascorrere la vostra vacanza da sogno sul Lago di Como?

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Riapertura 2019 Ville Lago di Como

La primavera è alle porte e con lei arriveranno tante novità sul Lago di Como, tante nuove esperienze vi attendono e tante occasioni non mancheranno; da tradizione però, nel mese di marzo, le ville più belle riapriranno i battenti.

Siete pronti a immergervi in un mondo di colori, profumi e suoni che anno dopo anno non smettono di affascinare turisti e visitatori?

Se avete voglia di cultura, di ammirare paesaggi incantevoli, sentirvi come i protagonisti di pellicole cinematografiche di successo, organizzate una visita a una delle bellissime ville che si affacciano sul Lago di Como, non ve ne pentirete!

Riapertura 2019 delle Ville del Lago di Como

La romantica Villa Carlotta, a Tremezzo, in cui è possibile soffermarsi deliziati di fronte ad “Amore e Psiche” di Canova o all’”Ultimo bacio di Romeo e Giulietta” di Hayez, riaprirà i cancelli il 22 marzo.

Villa Carlotta

Sarà possibile accedervi dalle 9 alle 19.30 fino al 29 settembre; dal 30 settembre al 27 ottobre si potrà visitarla dalle 9.30 alle 18.30 mentre, dal 28 ottobre al 3 novembre, dalle 10 alle 17.

Durante il ponte dell’Immacolata (6-7-8 dicembre) aprirà dalle 10 alle 17.

Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale (http://www.villacarlotta.it) per verificare eventuali modifiche e controllare gli orari della biglietteria.

Avete mai visitato Villa del Balbianello? Splendida location che ha fatto da sfondo a film di successo, luogo ideale per matrimoni da sogno, villa da ammirare affacciandosi sulle acque lacustri incorniciate da un panorama indimenticabile, riaprirà il 15 marzo.

Villa del Balbianello

Fino al 6 gennaio la si potrà visitare tutti i giorni, a esclusione del lunedì e il mercoledì non festivo, dalle 10 alle 18; dal giorno 1 novembre la chiusura sarà alle ore 17.00.

Anche in questo caso vi invitiamo a prendere visione del sito ufficiale per eventuali comunicazioni o verifiche degli orari della biglietteria  https://www.fondoambiente.it/luoghi/villa-del-balbianello/visita .

I giardini di Villa Melzi stanno per aprirsi però, si dovrà attendere sino al 23 marzo; fino a ottobre, dalle 9.30 alle 18.30 sarà quindi possibile passeggiare tra splendide e rare piante rivolgendo lo sguardo verso le acque blu e il profilo di Tremezzo che si staglia sullo sfondo. Per scoprire modifiche agli orari, novità e tenervi aggiornati, consigliamo di visitare il sito ufficiale: http://www.giardinidivillamelzi.it .

Villa Monastero, a Varenna, ha riaperto i giardini il giorno 1 marzo; potrete visitarla tutti i giorni dalle 10 alle 17; nei prossimi mesi l’apertura seguirà questi orari:

aprile dalle 10 alle 18.30

maggio-giugno-luglio e agosto dalle 10 alle 19.30

settembre dalle 10 alle 18.30

ottobre e fino al 3 novembre dalle 10 alle 18.

La  Casa Museo, ad eccezione di agosto, non sarà aperta tutti i giorni:

a marzo  si potrà visitarla il venerdì, sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 17

ad aprile il venerdì, sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 18.30

a maggio, il giovedì, il venerdì, sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 19.30

giugno e luglio, da martedì a domenica e festivi dalle 10 alle 19.30

agosto, tutti i giorni dalle 10 alle 19.30

settembre, da martedì a domenica e festivi dalle 10 alle 18.30

ottobre e fino al 3 novembre, venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18.

Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale (http://www.villamonastero.eu) per verificare eventuali modifiche all’orario, orari di biglietteria o altre comunicazioni.

Non ci resta che augurarvi buon divertimento con le Ville e i bellissimi giardini sul Lago di Como.

Cosa fare e vedere a Torno, sul Lago di Como

Torno è un piccolo e incantevole borgo a pochi chilometri di distanza da Como; caratterizzato da vicoli stretti e case che si arroccano l’una sull’altra risalendo verso la montagna, non dispone del classico lungolago da percorrere ammirando i paesaggi, ma di affacci suggestivi che si incontrano qua e là.

Visitare Torno significa perdersi tra i vicoli e respirare un’atmosfera rilassante oppure, dal porticciolo raccolto e accogliente, fermarsi ad ammirare la bellezza del lago.

Le sue origini sono molto antiche, alcuni resti trovati nel territorio fanno presumere la sua esistenza già 2000 anni fa; i massi avelli testimoniano invece la presenza di comunità organizzate attorno ai secoli quarto e quinto. Distrutta nel 1522 per via dei difficili rapporti con Como e della rivalità commerciale, venne ricostruita solo in seguito.

Proprio nei pressi del piccolo porto, in piazza Casartelli, si trova la romanica Parrocchiale di Santa Tecla, ristrutturata nel XVII secolo; ha una sola navata, con bellissimi affreschi che decorano il soffitto, affreschi di Bartolomeo De Benzi e il rosone gotico che sovrasta la porta d’accesso, incastonata tra le canne dell’organo.

Torno porticciolo

Il Presepe semovente “Notte Santa”

Durante il periodo Natalizio qui è possibile ammirare il presepe semovente “Notte Santa” che affascina e diverte i più piccini, ma incuriosisce anche gli adulti che non potranno che restare incantati di fronte all’ingegnosa installazione; ideato nel 1932 da Angelo Ventura, è realizzato in legno, carta, roccia, sughero, muschio naturale più altri materiali aggiunti nel 1985 quando l’imprenditore lo donò alla Parrocchiale.

Presepe semovente Torno

Premendo un bottone posto a un lato si azionerà un sistema di bracci meccanici che attiveranno il movimento di carovane e persone mentre, grazie a un impianto idraulico e tubature, si alimentano una cascatella, un laghetto e un mulino. L’impianto elettrico illumina la capanna e le abitazioni mentre, sul fondale, si possono ammirare giochi di luce e lo scorrere del tempo rappresentato dal sole che lascia lo spazio alla notte e alla stella cometa che rischiara il coro degli Angeli.

La Chiesa di San Giovanni a Torno

Sull’imbarcadero si affaccia l’albergo Belvedere (la Locanda della famiglia Bonelli), set della soap opera “Vivere”, trasmessa in Italia dal 1999 al 2008.

Risalendo dal porticciolo ci si imbatte in un’altra Chiesa, appena varcata la soglia vi lascerà senza fiato; non aspettatevi ori e stucchi, l’opulenza è bandita per lasciare posto alla semplicità più assoluta, lo stile romanico gotico della Chiesa di San Giovanni è un invito al raccoglimento e alla ricerca della spiritualità. L’unica navata termina nel presbiterio protetto da una cancellata e, alle pareti, si possono ammirare opere di vari periodi storici.

Chiesa di San Giovanni a Torno

Già esistente nel XII secolo (anche se alcuni autori la fanno risalire al XIV secolo), subì delle modifiche nei secoli XV, XVI e XVII; Il campanile romanico risale al XII secolo mentre sul portale marmoreo attribuito agli scultori del Rodari, sono raffigurati i chiodi della crocce di Cristo, nella lunetta il suo battesimo, sulla cima viene ripreso il tema della Trinità mentre, 6 formelle raffigurano 6 Profeti.  La struttura è su base romanico-lombarda con elementi di epoca gotica; le pile dell’acqua santa sono, a sinistra di gusto risalente all’epoca romana, e a destra invece rinascimentale.

Tra le altre rappresentazioni vi sono in alto il Padre Eterno, lateralmente un Angelo e l’Annunciata, e 6 figure: San Pietro, Santa Lucia, San Sebastiano, San Paolo, Santa Caterina, San Rocco. Sull’arco trionfale si trova affrescata una scena dal Paradiso mentre, nei pressi dell’altare a sinistra, si possono ammirare i 15 misteri del Santo Rosario (XVII secolo).

All’interno della Chiesa secondo la tradizione è custodito il Sacro Chiodo, uno di quelli utilizzati per crocifiggere Cristo; lo si trova dietro l’altare maggiore, in un’arca murata, chiusa da 7 chiavi.

Il Sacro Chiodo

L’arrivo del Sacro Chiodo a Torno è narrato da una leggenda che, secondo alcuni nasconde invece una verità che ha origine nel 1099.

L’arcivescovo Alemanno tornava dalla Terrasanta con uno dei chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù e, la sua idea, era quello di portarlo in Germania passando per l’Italia; si fermò a Torno, cittadina più tranquilla rispetto a Como, deciso a trascorrervi una sola notte.

Quando tentò di partire un forte maltempo lo costrinse a rimandare al giorno successivo; il giorno dopo accadde la stessa cosa e anche il terzo giorno dovette rinunciare. L’arcivescovo prese questa impossibilità di partire come un segno del destino: la reliquia doveva restare a Torno.

Fu così collocata nella Chiesa di San Giovanni.

Le bellezze di Torno non finiscono mai

Arrivando dal Lago si ammira una delle più belle ville lariane, Villa Pliniana, voluta nel 1577 dal Conte Giovanni Anguissola che, negli anni, ha ospitato personaggi come Foscolo, Stendhal, Fogazzaro, Rossini, Napoleone e molti altri. Non è aperta al pubblico ma è stata il set di “Malombra”, tratto dal romanzo di Fogazzaro  qui pare che nel 1813 Rossini abbia composto, in pochi giorni, Tancredi.

Celebre per una fonte funzionante a intermittenza, suscitò l’interesse di Leonardo da Vinci che, incuriosito da fenomeno, volle cercare di comprenderne l’origine; della fonte ne parlò Plinio il Giovane in una lettera inviata a Licinio Stura e oggi riportata su tavole in marmo riportate sotto i portici.

Quando si visita Torno, armandosi di scarpe comode e pazienza,  non si può non salire siano alla frazione di Montepiatto e, da lì, andare a curiosare la pietra pendula; la strada è ripida, non è possibile salire in macchina a meno che non si abbia un’autorizzazione ma, la passeggiata, che stancherà i meno allenati, regalerà una vista strepitosa sul lago.

Pietra pendula

Primavera, estate o autunno vanno ugualmente bene per passeggiare su questo sentiero, soprattutto se si sceglie di passare attraverso il bosco; le tre stagioni regalano colori indimenticabili rendendo la camminata estremamente piacevole e suggestiva. In caso di neve, nel coeso dell’inverno invece lassare attraverso il sentiero che si snoda nel bosco può rivelarsi difficoltoso per la formazione di ghiaccio.

Visita al Forte di Fuentes di Colico

Situato a Colico, a pochi minuti di strada da Forte Montecchio Nord, sul Montecchio Est, si trova il Forte di Fuentes di cui sono rimasti alcuni resti; le macchine non possono arrivare sino all’ingresso perciò, per poterlo raggiungere è necessario percorrere un tratto di strada a piedi, in salita.

Questa strada è stata realizzata nel corso della prima guerra mondiale quando furono costruite le batterie corazzate sommitali.

La storia del Forte di Fuentes

A disporne l’edificazione fu don Pedro Enriquez de Acevedo conte di Fuentes, governatore del Ducato di Milano per conto del re di Spagna; la decisione di costruirlo in una posizione strategica derivò dalla necessità di difendere il confine dell’alto Lario dalle aggressioni del Libero Stato delle Tre Leghe, quelli che oggi si definiscono Grigioni svizzeri, che tentavano di espandersi passando dalla Valtellina e dalla Valchiavenna, già da loro controllate.

I terreni furono acquistati facendo leva sulla diocesi di Como e sulla Riforma, all’epoca vista dai cattolici come qualcosa di eretico.

Nel 1603 iniziarono i lavori guidati dall’architetto Gabrio Busca, l’ultimo appalto di cui si ha conoscenza risale al 1609 (quando il forte era già attivo) anche se si sa che fino al 1627 fu soggetto a modifiche; circondato da paludi, rendeva difficile ai nemici avvicinarsi e posizionare l’artiglieria tuttavia, queste presenze, rendevano l’aria insalubre, diffondendo la malaria e causando frequenti decessi tra i soldati che vi soggiornavano.

Fino al 1736 il Forte rimase agli Spagnoli poi, fu coinvolto nella guerra di successione polacca e, quando era nelle mani degli Austriaci, venne conquistato dai Gallo-Sardi; riconquistato in seguito dagli Austriaci, nel 1769 dopo essere stato giudicato militarmente inutile venne privato degli armamenti e in seguito, nel 1782 dichiarato chiuso come fortezza dall’Imperatore Giuseppe II d’Austria.

Il terreno venne quindi venduto all’asta e acquistato da un austriaco che lo trasformò in una fattoria; nel 1796 con le truppe napoleoniche si decise di smantellare i tetti e le strutture per “ingraziarsi” i Grigioni che avevano sempre mal sopportato il forte.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale fu riabilitato e vennero realizzate otto postazioni per cannoni da 149 G con polveriera sotterranea e riservette e, in seguito, la proprietà passò alla Provincia di Lecco.

La visita al Forte

Il primo ambiente che si ammira, arrivati al Forte è la grande piazza d’armi della misura di circa 100 metri per 16, un ambiente ampio attorno al quale si raccoglievano altre costruzioni come la Chiesa di Santa Barbara, la caserma, gli alloggiamenti del comandante e, sul fondo, il palazzo del Governatore.

Forte Fuentes Colico

Alla piazza d’armi si accedeva dalla porta secondaria o del soccorso; la porta principale era usata con meno frequenza perciò, appena caduta in disuso, la si iniziò a chiamare “porta vecchia”.

I soldati utilizzavano la piazza per ritrovarsi e ricevere gli ordini ma era anche il centro delle attività di chi si occupava dei mulini, forno e magazzini.

Lasciandosi alle spalle la piazza, si arriva al belvedere che domina il Pian di Spagna e Colico; da questo punto è possibile ammirare il fiume Adda che si getta nel Lago di Como e, sullo sfondo, anche Forte Montecchio Nord.

Forte Fuentes Colico

Procedendo nella visita, seguendo il percorso, si incontra la porta vecchia dove si possono scorgere 2 aperture, una più grande che consentiva il passaggio anche ai carri mentre, lateralmente, sulla destra, una più piccola, utilizzata come passaggio dei soli pedoni.

La scala ha invece preso il posto degli antichi ponti levatoi.

Tornando verso la piazza d’armi, sulla sinistra si trovano i resti della Chiesa di Santa Barbara ultimata nel 1608 e al cui lato si trovavano gli alloggi del cappellano e del comandante del forte; ormai poco è rimasto della struttura un tempo ricca di affreschi e arredi in argento.

Forte Fuentes Colico

Accanto alla Chiesa si trova il palazzo del Governatore, edificato su 2 piani, era costituito da 7 camere per piano, e i magazzini; all’interno un tempo si trovava una scala in pietra mentre, all’esterno, c’era un colonnato di cui ormai non rimane più nulla.

Nel palazzo era presente un grande camino principale e dei camini più piccoli in altre stanze; nonostante il palazzo, raramente i nobili dimorarono qui a causa dell’aria insalubre. Lo stesso Duca visitò il Forte una sola volta, nel 1605.

Nel Forte era presente anche una ghiacciaia scavata nella roccia dove, in inverno la neve si ammassava permettendo la conservazione di carni e altri alimenti. Questa parte posteriore del Forte non era esente da critiche poiché ritenuta troppo debole e scoperta a eventuali attacchi provenienti dai nemici.

Forte Fuentes Colico

Dopo aver dato uno sguardo al palazzo del Governatore, tornando verso la grande piazza d’armi, ci si inerpica nella zona degli alloggi dei militari; distribuiti su più piani, potevano ospitare anche 300 persone e, lì accanto, si trovava la zona che ospitava un mulino per la macinazione del frumento.

Vi erano poi una vasca per conservare l’acqua che doveva essere portata dall’esterno, a dorso di mulo e, proseguendo nel cammino, le postazioni che nella prima guerra mondiale ospitavano i cannoni.

Il Forte di Fuentes rappresenta una bella testimonianza della storia passata del nostro paese e merita sicuramente una visita; per visitarlo basta recarsi a Colico, in Via Forte di Fuentes 24. Per conoscere gli orari e i prezzi, vi consigliamo di visitare il sito Fortedifuentes.it.

Come arrivare alla sorgente di Fiumelatte

Fiumelatte, dopo il fiume Aril, è il fiume più corto d’Italia, nasce nelle Grigne, il suo corso è pari a 250 metri e si snoda verso Fiumelatte, località che prende il nome proprio da questo “strano” corso d’acqua.

Chi volesse visitarne la sorgente dovrà tenere conto del fatto che il fiume non scorre per tutto l’anno, di solito scompare verso ottobre e ricompare a marzo, ma è comunque sempre raggiungibile con una comoda passeggiata di una trentina di minuti, facile e adatta a tutti.

Il sentiero per la sorgente di Fiumelatte

Per poter arrivare alla sorgente di Fiumelatte è necessario partire da Varenna e, l’imbocco verso la via che conduce alla sorgente è il silos che si trova di fronte a Villa Monastero; qui, una strada asfaltata e a una sola corsia conduce al cimitero.

Arrivati a questo punto si dovranno affrontare 2 rampe di scale, una più semplice e una più ripida; superato questo punto, parte il sentiero vero e proprio.

Passeggiando sulla strada asfaltata, guardando sulla destra, si gode il bel panorama del lago ed è possibile ammirare la punta di Bellagio, quella della Villa del Balbianello e, scrutando con attenzione, anche l’Isola Comacina.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Lateralmente si possono osservare bellissimi ulivi tuttavia, questi non offrono riparo e la strada, soprattutto in estate, è completamente esposta al sole.

Sconsigliamo vivamente di cercare di arrivare al cimitero e parcheggiare perché non è possibile perciò, se alla passeggiata prendono parte persone che potrebbero soffrire il calore di questo tratto, è meglio che si facciano portare al cimitero e partano direttamente da lì.

Giunti al cimitero, se lo si vorrà, si potrà riposare qualche istante sulle panchine prima di affrontare la scalinata che conduce al bosco e al sentiero; se sarete fortunati potrete anche ammirare qualche scoiattolo che fa capolino tra gli alberi.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Superate le scalinate,  si costeggerà il cimitero e si inizierà ad addentrarsi nel fresco bosco; il sentiero è unico e basta seguirlo per giungere alla fonte. A un certo punto si incontreranno dei cartelli di cui uno indicante il “Sentiero del viandante”, ignorateli e proseguite sempre dritti su quello che stavate già affrontando.

Dopo non molto inizierete ad avvertire il fragore della cascata e in pochi attimi giungerete a un piccolo spiazzo in cui si trova un tavolo con delle panchine; quest’area è già l’ideale per un pic nic ma subito dietro, per i più esigenti è presente un grande spazio con area pic nic, “casetta” per il barbecue, e la bella cascata che si origina dalla sorgente.

Area pic nic alla sorgente di Fiumelatte

Tramite passerelle e scale è possibile godere dello spettacolo da più punti di osservazione, la si potrà ammirare standogli di fronte oppure ai lati e, salendo le ripide scale in ferro, in pochi minuti ci si avvicinerà sempre di più alla sorgente; ammirando le cascate, notando il colore bianco lattiginoso della spuma, si intuirà immediatamente il motivo per cui è stato chiamato proprio Fiumelatte.

Sorgente di Fiumelatte

La sorgente di Fiumelatte la si può osservare guardando verso il basso, protetta da una grata; sembra quasi impossibile che quelle acque chete, di lì a poco si trasformeranno nei bei salti d’acqua che si è potuto ammirare arrampicandosi sempre più.

Da qui potrete di nuovo ammirare il panorama del lago che, una volta immersi nel bosco, si è praticamente perso di vista.

Per tornare a Varenna basterà quindi seguire il percorso a ritroso e, con passo tranquillo, in 15 minuti circa vi ritroverete nella zona antistante al cimitero.

La funicolare Como/Brunate

Visitando Como è praticamente d’obbligo salire sulla funicolare Como-Brunate; il viaggio, anche se di breve durata, permette di godere di uno spettacolo unico, un nuovo punto di osservazione in cui il Lago di Como si stende ai nostri piedi.

Per raggiungere Brunate esiste anche una strada asfaltata tuttavia, non è sempre percorribile, in alcuni giorni infatti viene interdetta al traffico, solo i residenti hanno la possibilità di spostarsi tra Como e Brunate in automobile senza subire restrizioni.

Funicolare Como/Brunate

La storia della funicolare Como-Brunate

La storia della funicolare che da Como porta a Brunate inizia alla fine dell’800, la costruzione venne avviata il 4 gennaio 1893 mentre l’11 novembre 1894, venne inaugurata; da questo momento i comaschi poterono salire a Brunate in “soli” 20 minuti.

Passarono pochi anni e vennero apportati i primi cambiamenti, nel 1911, la trazione da vapore divenne elettrica.

Nel 1912 sotto il Carescione, venne installato il “cannone di mezzogiorno”, quello che per molto tempo fu uno dei simboli della città di Como; posto nel punto in cui avveniva lo scambio della funicolare, ogni mezzogiorno ancora oggi fa avvertire un fragoroso boato che si avverte in tutto il paese.

Questo vecchio cannone Austriaco fu installato inizialmente dalla Pro Como per far si che quando il cielo si faceva scuro e la grandine rischiava di distruggere i vigneti di Garzola, si scongiurasse l’evento; in seguito perse questa funzione ma continuò a segnalare l’ora dell’aperitivo.

Nel corso degli anni ’30 la stazione di Brunate venne rinnovata, così come furono rinnovati gli impianti mentre il tempo di percorrenza scese a 6 minuti e 30 secondi; negli anni ’70 si costituì un consorzio per la gestione delle linee extraurbane della provincia di Como che per un po’ gestì anche la funicolare.

Nel 1981 la proprietà passò alla Regione Lombardia; nel 1999, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario di Volta, l’impianto venne automatizzato.

Dal luglio 2005 la gestione è affidata al Consorzio Mobilità Funicolare & Bus, al suo interno, il ruolo operativo di gestione del servizio è affidato all’ATM.

Con la funicolare da Como a Brunate

Per poter salire sulla funicolare Como/Brunate è necessario lasciare il centro di Como e recarsi in Piazza Alcide de Gasperi; superato l’ingresso ci si imbatte nella biglietteria (al momento non è prevista una biglietteria automatica anche se, in futuro dovrebbe essere installata) e un piccolo bar.

Dopo aver acquistato e obliterato il biglietto non si dovrà far altro che attendere l’arrivo della funicolare; nel caso in cui doveste attendere molto (in realtà il viaggio dura 7 minuti quindi non si dovrà aspettare chissà quanto), potrete passare un po’ di tempo nello spazio antistante l’obliteratrice, ammirando le vecchie immagini appese alle pareti che testimoniano la storia della funicolare.

Ingresso funicolare a Como

Le vetture in salita e discesa sono 2, una color malva chiamata BRUco (contrassegnata dal numero 12) e la bruCO di colore rosso (è la numero 13).

Una volta che la funicolare sarà arrivata, salendo si inizierà a godere dello spettacolo; il consiglio, se ci si riesce, è quello di posizionarsi sulla prima carrozza, di fronte alla vetrata panoramica, in questo modo si godrà del panorama dalla prima fila. E’ consigliabile stare in piedi se si vuole ammirare la visuale perché, sedendosi, con buona probabilità qualcuno si metterà in piedi davanti a voi oscurando il paesaggio.

In totale ci sono 24 posti a sedere (anche dai finestrini laterali si gode di una bella visuale, seppur non paragonabile a quella della vetrata panoramica) e 56 in piedi; entrando non si potrà non notare immediatamente lo stile liberty in cui sono realizzate.

Vista dalla funicolare Como/Brunate

Poco dopo la partenza, sotto al Carescione, è possibile notare il cannone di mezzogiorno mentre, a metà circa, si incrocia la funicolare in discesa.

Arrivati in alto, dopo 7 minuti, si potrà godere dello spettacolo mozzafiato della Città di Como e delle splendide acque azzurre oppure, si potrà decidere di seguire uno dei sentieri che vi porteranno Santa Rita al CAO, al Faro Voltiano, alla fonte del Pissarottino dove si trova il Belvedere con una bellissima vista sul lago.

Bar e ristoranti attendono invece chi preferisce fermarsi a rifocillarsi di fronte a un panorama incantevole.

Accessibilità della funicolare Como/Brunate

La funicolare Como/Brunate è accessibile anche a chi ha difficoltà motorie; superata l’obliteratrice è infatti disponibile uno scivolo che per mette di accedere alla vettura.

Funicolare Como/Brunate

Anche all’arrivo, la discesa e la salita avvengono in zona pianeggiante permettendo a tutti di poter godere di questa esperienza e godere dello spettacolo del lago da una posizione privilegiata.

Come arrivare alla Cascata del Cenghen

Sul Lago di Como, poco sopra Abbadia Lariana, si trova la cascata del Cenghen cui si arriva dopo una breve passeggiata (1 ora circa) immersa completamente nella natura; un paesaggio davvero stupefacente vi aspetta al termine della scarpinata, se siete fuori forma, non scoraggiatevi se pensate che sia troppo ripido, fatevi forza e vedrete che dopo un breve sforzo tutto sarà più semplice.

Il sentiero è adatto a tutti e non prevede difficoltà, con un leggero allenamento si riesce a percorrerlo per intero senza avvertire il minimo sforzo; è perfetto anche per i bambini anche se, verso la fine, quando il sentiero si stringe, se sono molto piccoli è meglio tenerli per mano.

Verso la cascata del Cenghen, da Linzanico al borgo di Calech

Punto di partenza per la cascata del Cenghen è la frazione di Linzanico dove, dopo aver abbandonato la macchina (c’è un parcheggio nei pressi dell’inizio della passeggiata) si giunge al lavatoio; se si arriva dall’alto si dovrà prendere la strada che, dopo averlo superato vira verso sinistra mentre, sei si arriva dal basso, si dovrà piegare a destra, senza passare oltre al lavatoio.

Lavatoio per la cascata del Cenghen

Seguendo la mulattiera, dopo pochi passi potrete già intravedere un cartello che indica da che parte proseguire per arrivare alla cascata; il sentiero è abbastanza semplice tuttavia, è fatto di “strappi” e zone quasi in piano, la prima parte è principalmente in salita, tenete duro perché più avanti diventa meno intenso e più semplice.

Seguite dunque la strada e godetevi lo spettacolo del lago che si stende sotto di voi.

Verso la cascata del Cenghen

Lungo il primo tratto si incontrano case con orti coltivati e ulivi che ben presto verranno abbandonati; la pace regna sovrana, capita solo di incontrare qualche moto da trial che di tanto in tanto passa sfrecciando e sollevando nuvole di polvere. Proseguendo lungo il sentiero si giunge a una salita fatta di gradini in pietra e una fontanella sulla sinistra.

Verso al cascata del Cenghen

Superata anche questa vi ritroverete circondati da ampi spazi in cui gli ulivi la fanno da padrona.

In breve giungerete a un bivio caratterizzato da un cartello che fornisce indicazioni sui castagneti dell’Insubria; lasciate perdere il sentiero a sinistra e proseguite a destra dove potrete notare i cartelli che indicano il tempo rimanete per il raggiungimento della Cascata del Cenghen (25 minuti), della Falesia dei Campelli (40 minuti) e del Forcellino (2 ore e 40 minuti).

Proseguite lungo il sentiero sino a incontrare una casupola alla cui destra è dipinta una freccia bianca; affidatevi a questa indicazione e proseguite, vi troverete in un piccolo abitato, il borgo di Calech.

Borgo di Calech verso Cenghen

Al termine del borgo si apre un ampio spiazzo erboso da cui si gode di una vista strepitosa sul lago e sulle cime circostanti, sulla Cresta Segantini e la Grigna Meridionale; al termine del prato proseguite sul sentiero a sinistra, seguite l’indicazione della freccia disegnata su una casetta e inoltratevi tra i boschi.

Ancora pochi passi

Andando avanti vi troverete di fronte a un bivio, ignorate il sentiero che piega verso destra e proseguite verso sinistra; presto vi troverete di nuovo ad affrontare uno spiazzo che regala la vista sulla Val Monastero e, proseguendo, a un ulteriore bivio si dovrà prendere per la sinistra.

A questo punto manca davvero poco, a un certo punto inizieranno a comparire i primi cartelli che indicano la direzione verso la cascata e non dovrete fare altro che seguirli; attenzione però, a un nuovo leggero bivio prendete di nuovo a sinistra perché, proseguendo sulla destra vi troverete su un ponticello sotto cui scorre un torrente. Sono solo pochi passi ma, se doveste trovarvi sul ponte tornate indietro e riprendete il sentiero a sinistra che avete saltato proco prima.

Arrivati a questo punto, in pochi passi noterete il fiume scorrere alla vostra destra e delle piccole graziose cascatelle mentre, in sottofondo, potrete già udire il rumore dell’acqua della cascata del Cenghen che si infrange.

Cascatella verso la cascata del Cenghen

Superato un grande masso, vedrete la cascata di fronte a voi cadere nella piccola pozza che si è creata ai suoi piedi; non aspettatevi una cascata particolarmente imponente tuttavia, godete lo spettacolo che le grandi rocce creano e, in estate, la frescura dell’acqua.

Cascata del Cenghen

Il sentiero si snoda in parte nel bosco e in parte sotto al sole perciò, in estate ricordate di proteggere il capo e non dimenticate dell’acqua per reidratarvi e dissetarvi; a destinazione sono presenti grandi massi e spazi in cui potersi fermare e rifocillarsi prima di ripartire.

Prima di tornare a casa vi consigliamo di fare due passi nella frazione di Linzanico, è molto caratteristica e, passeggiando tra le case, potrete scorgere angoli stupendi e incantevoli.

Linzanico Lago di Como

Non ci resta perciò che invitarvi a scoprire questa bella cascata sul Lago di Como, lo spettacolo del paesaggio vi lascerà senza fiato.

Montepiatto e la Pietra Pendula, tanta natura e bei panorami

Andando alla ricerca delle attrazioni che la bella e pacifica Torno regala, è doveroso inerpicarsi fino a raggiungere Montepiatto e curiosare nei suoi dintorni sino a scoprire la Pietra Pendula; se state meditando una fuga dalla città alla ricerca di bei panorami e contatto con la natura, questo fa per voi.

Non è possibile arrivarvi in auto perciò, ci si dovrà armare di scarpe comode e prepararsi a una bella camminata lungo una strada (o sentiero) ripida; per arrivare in alto è infatti possibile scegliere tra 2 strade, l’una percorsa dalle auto dotate di permesso e l’altra, più suggestiva, si inoltra nel bosco ed è fatta tutta di alzate in granito e gradini ricavati tagliando i sassi erratici.

Verso Montepiatto e la Pietra Pendula

Entrambe regalano scorci bellissimi, da un lato si gode della vista di una parte di lago, dal lato che si inoltra nel bosco si ammira la zona di Cernobbio e Tavernola, dall’altra salita invece si ammirano Moltrasio, Carate Urio e Laglio.

Montepiatto verso la Pietra Pendula

Scopriamo Montepiatto e la Pietra Pendula salendo dal percorso a gradini

Anche se nella parte alta di Torno è presente un parcheggio, è meglio lasciare la macchina nella zona sottostante; il consiglio è di trovare un posto disponibile nei pressi della bella Chiesa di San Giovanni così da evitare di arrampicarsi in vie ripidissime e molto strette che permettono il passaggio di una sola auto alla volta a velocità ridottissima.

Giunti al Largo degli Alpini, dopo aver imboccato la strada che conduce verso l’alto, si piega a destra per la mulattiera di gradini e a sinistra per la strada lastricata; in quest’ultimo caso si segue semplicemente la strada che conduce a Montepiatto, non ci sono possibilità di deviazioni o di sbagliare il percorso. Arrivati in alto, superate alcune case, si arriva a un bivio con alcuni cartelli e, girando a destra ci si trova nella frazione.

Salendo dall’altro lato sarà necessario passare prima una stretta via prima di trovarsi lungo il sentiero; in pochi passi si aprirà uno spiazzo da cui godere già di una incantevole vista sul lago.

Dopo una doverosa pausa in cui riempirsi gli occhi della bellezza del lago, si prosegue salendo a destra e non si abbandonerà più il sentiero che continuerà ad arrampicarsi in maniera più o meno ripida. Giunti quasi a destinazione si incontrerà una casetta e, se stanchi, potrete riposare un po’ sui gradini ammirando lo spettacolo del lago che si stende proprio di fronte a voi.

Panorama da Montepiatto andando verso la Pietra Pendula

Ormai siete quasi a destinazione, manca poco, un solo tornante, un’ultima fatica e si inizieranno a vedere le prime case della frazione; se non siete allenati, arrivati a questo punto potreste farvi tentare dall’idea di tornare indietro: non fatelo, riposate e raccogliete le forze, manca davvero poco!

Da qualunque strada si arrivi, ci si dovrà inoltrare nel centro della frazione per risalire verso la Chiesa dedicata a Santa Elisabetta e, al convento, salire le scale e svoltare a sinistra, dove si trova il belvedere.

Belvedere a Montepiatto

Proprio qui parte il sentiero che passando sotto alle mura e inoltrandosi nella boscaglia, in pochi minuti conduce alla Pietra Pendula.

Montepiatto

La Pietra Pendula è un monumento naturale dalla forma di un fungo dalle misure di 2x4x3 e un peso di circa 60 tonnellate; si tratta di un blocco di granito ghiandone appoggiato su una base di roccia calcarea locale che si presume essere stata posta appositamente dall’uomo per farle assumere la curiosa forma che si può vedere.

Pietra Pendula a Montepiatto

Passeggiando tra i boschi, prima di arrivare alla Pietra Pendula, potreste anche imbattervi in una pietra leggendaria, la Roccia di San Carlo Borromeo, da cui si narra che il Santo spiccò il volo per “planare” poi al Sacro Monte di Varese.

Le 6 Stelle del Lario

Il lago di Como offre numerosi itinerari per scoprirne le peculiarità, siti di interesse culturale e naturale; Le 6 Stelle del Lario è un percorso che include luoghi di bellezza unica e imperdibile, ville, luoghi naturali, complessi militari e religiosi che permetteranno di conoscere il Lario battendo anche sentieri meno conosciuti.

1 Le 6 Stelle del Lario: Castello di Vezio

Il Castello di Vezio, situato a Vezio, frazione di Perledo, è raggiungibile sia a piedi che in macchina; chi giunge in questa località intima e fiabesca, potrà ammirare la torre e i ruderi dell’antica fortificazione.

All’interno di questo complesso si trova una falconeria e, con un po’ di organizzazione, si potranno ammirare gufi, aquile e altri bellissimi volatili mentre si esibiscono in acrobazie, voli rasoterra o nel blu del cielo; all’interno della torre, cui si giunge grazie a un ponticello sospeso, sono conservate invece armi, armature e il lariosauro, Larrie per gli amici, che visse nel Lago in un lontano passato.

Castello di Vezio, Le 6 Stelle del Lario

Dalla sommità della torre lo sguardo si apre su un panorama a dir poco mozzafiato; di fronte a Perledo si trova Bellagio perciò si può godere della vista dei due rami del Lago mentre, abbassando lo sguardo, si contempla la bella Varenna che si riflette nelle acque lacustri.

Del Castello di Vezio si possono visitare i giardini, la torre, la cinta muraria e, al suo interno è presente anche un punto ristoro.

2 Le 6 Stelle del Lario: Forte di Fuentes

Anche il Forte di Fuentes rientra tra Le 6 Stelle del Lario.

Situato a Colico, vi si giunge tramite una breve camminata percorrendo una strada costruita nel corso della prima guerra mondiale.

Realizzato per volere di don Pedro Enriquez de Acevedo conte di Fuentes, aveva il compito di proteggere il confine dell’alto Lario dalle aggressioni del Libero Stato delle Tre Leghe; fino al 1736 restò in mano spagnola poi, fu conquistato dai Gallo-Sardi, riconquistato dagli Austriaci e chiuso dall’Imperatore Giuseppe II d’Austria.

Le 6 Stelle del Lario Forte di Fuentes

Acquistato in seguito da un austriaco che ne fece una fattoria, fu riabilitato nel corso della Prima Guerra Mondiale quando furono realizzate 8 postazioni per cannoni.

Chi visita il Forte può ammirare la grande piazza d’armi, i resti della Chiesa di Santa Barbara, la caserma, gli alloggi del comandante, il palazzo del Governatore e le postazioni che ospitavano i cannoni; non è possibile accedere agli interni di ciò che è rimasto perché in condizioni precarie e, praticamente svuotati.

Lasciandosi la piazza d’armi alle spalle si giunge al belvedere da cui si ammira il bel panorama che domina sul Pian di Spagna, Colico, il fiume Adda e, proprio di fronte, Forte Montecchio Nord.

3 Le 6 Stelle del Lario: Forte Montecchio Nord

Sempre a Colico è situato Forte Montecchio Nord, fortezza della prima guerra mondiale meglio conservata in Europa; costruita in un solo anno, è stata in realtà utilizzata per gli addestramenti militari e come polveriera.

La visita guidata porta a scoprire ogni angolo e segreto di questo Forte, dai camminamenti con le feritoie per guardare l’esterno e sparare, alle polveriere, alla piazza d’armi, alle stanze in cui dominavo i militari.

Uno dei punti forte è la visita all’interno del cannone.

 Le 6 Stelle del Lario Forte Montecchio Nord

Grazie alla visita guidata è possibile entrare nel cannone e scoprirne i segreti oltre a comprendere il suo funzionamento; si tratta di un’esperienza davvero unica, non è infatti usuale avere la possibilità di entrare di un cannone vero e proprio, ancora originale, e poter vedere tutto quello che nasconde al suo interno, cosa era necessario fare per farlo funzionare, le manovre che i militari dovevano compiere.

Prima di terminare si sale all’esterno, dove si trovano le cupole e, da questa posizione invidiabile, il panorama che si ammira è davvero strepitoso e lascia senza fiato; qui, viene lasciato un po’ di tempo libero per scattare delle foto ricordo prima di uscire e, dopo alcune altre spiegazioni, terminare la visita.

4 Le 6 Stelle del Lario: Abbazia di San Nicolò a Piona

L’Abbazia di Piona si trova sul territorio di Colico ed è comodamente raggiungibile in automobile; in pochi passi, superato il negozietto in cui acquistare i prodotti dei monaci, si arriva alla Chiesa consacrata in un primo tempo alla Beata Vergine Maria e in un secondo a San Nicola di Bari.

 Le 6 Stelle del Lario Abbazia di Piona

La bella Chiesa con un’unica navata e pianta rettangolare è molto intima e al suo interno nasconde un quadro “misterioso”; il dipinto di Girolamo Pergola che rappresenta la Vergine Maria con un Gesù ancora bambino, mostra sulla sua superficie alcuni elementi che appaiono tridimensionali.

L’apertura sulla destra, conduce al chiostro a pianta quadrangolare irregolare realizzato nel corso del 1200 per volere di Bonaccorso de Canova; molti sono gli affreschi qui osservabili e, uno su tutti, l’antico calendario raffigurante scene campestri.

Nel giardino, oltre alla grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, si gode di una splendida visuale sul Lago.

5 Le 6 Stelle del Lario: Villa Monastero

Bella da togliere il fiato, tra le 6 Stelle del Lario non poteva mancare Villa Monastero.

Situata all’ingresso del romantico abitato di Varenna, è uno scrigno prezioso che nasconde tesori artistici e architettonici.

Edificato sulle rovine di un monastero cistercense, iniziò ad avere l’aspetto come oggi noi lo conosciamo quando passò nelle mani di Walter Erich Jacob Kees; a disposizione del pubblico divenne però solo alla morte di Marco De Marchi.

 Le 6 Stelle del Lario Villa Monastero

Gli interni della villa sono maestosi, un vero e proprio gioiello d’arte che, stanza dopo stanza, riempie gli occhi di chi la visita; l’imponente scalone in marmo, i pannelli in maiolica, gli arredi d’epoca, i bei camini e gli arazzi sono imperdibili.

Una vera chicca è il “bagno di Re Faruk” in stile pompeiano con la vasca in maiolica azzurra e blu, obelischi in marmo e pannelli con raffigurazioni, che richiamano la vita marina.

Il giardino, con le sue specie botaniche, le aiuole, i fiori che in primavera creano vere e proprie coreografie colorate e profumate sono la cornice ideale di statue, fontane e un lago dalle acque blu che offre un panorama che tutto il mondo ci invidia.

6 Le 6 Stelle del Lario: L’Orrido di Bellano

Passare del tempo all’Orrido di Bellano, una delle 6 Stelle del Lario, significa fare un tuffo nella natura, tra scrosci e salti d’acqua, rocce scavate, e una vegetazione che cresce rigogliosa.

Il fiume Pioverna scorre vigoroso creando cascate poderose in questa gola naturale che può essere percorsa grazie alle passerelle artificiali costruite dall’uomo e ancorate nella roccia.

Le 6 Stelle del Lario Orrido di Bellano

Il luogo è affascinante e, la “casa del Diavolo”, nei pressi dell’ingresso, rende il tutto anche vagamente misterioso; in estate, con gli schizzi che raggiungono i turisti, il luogo regala un po’ di refrigerio dal caldo e dall’afa mentre, quando il clima si fa più fresco, è necessario coprirsi leggermente.

Il luogo merita una visita, è suggestivo e quando le piogge sono state abbondanti diventa ancor più affascinante.

Villa Monastero, una delle ville più belle del Lago di Como

All’inizio dell’incantevole abitato di Varenna sorge Villa Monastero, bellissima costruzione che custodisce tesori artistici e architettonici, nonché uno strepitoso giardino che si riflette nelle calme acque del lago.

La storia di Villa Monastero

Edificata sulle rovine di un monastero cistercense (secondo la leggenda, le monache erano state trasferite perché tenevano un comportamento fin troppo “allegro”), è stata più volte ristrutturata fino a divenire tra il 1500 e il 1600, con l’acquisizione da parte della famiglia Mornico, un luogo in cui trascorrere le vacanze; del complesso lasciò “pubblica” la chiesetta che poteva essere ancora utilizzata dai fedeli.

Lelio Mornico, figlio di Paolo, che aveva acquistato la proprietà, apportò ulteriori modifiche e la villa venne chiamata Leliana.

Passò poi a ulteriori proprietari che fecero varie modifiche sino a Walter Erich Jacob Kees che apportò quei cambiamenti, sia alla villa, che al giardino, che diedero al complesso l’aspetto che oggi noi possiamo ammirare: fece costruire la loggia a 3 archi, un attracco nella parte settentrionale, il piccolo tempio, fontane, il kaffee-haus, fece portare statue e arredò buona parte degli interni.

Kaffe-haus Villa Monastero

Non rimase per molto tempo nelle sue mani perché lo Stato gliela requisì.

Passò infine nelle mani di Marco De Marchi, che, dopo la morte (1936), lasciò la proprietà e tutto ciò che in essa era contenuto, affinché fosse messo a disposizione del pubblico.

Aperta al pubblico nel 1940 venne in seguito trasformata in un centro congressi e, nel 1954 venne intitolata una sala a Enrico Fermi; nel 1977 divenne parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la gestione è ora affidata alla Provincia di Lecco.

Visita alla Villa

Superata la biglietteria si accede allo splendido parco e, passeggiando sul viale si può ammirare il panorama mozzafiato, un abbraccio allo splendido lago e alle cittadine lambite dalle sue acque; in breve ci si trova ad ammirare piante esotiche, fiori, fontane, e scoprire affacci prima di trovarsi al cospetto dell’ingresso della villa.

Entriamo nella Villa Monastero

Varcata la soglia di Villa Monastero colpisce il pavimento dell’atrio, ancora quello seicentesco voluto da Mornico; osservando accuratamente le piastrelle si potrà ammirare l’effetto tridimensionale, prima di spostare lo sguardo sull’imponente scalone in marmo nero di Varenna, rosso e giallo di Verona, bianco di Carrara e fiori di pesco. Qui fanno bella mostra di sé i pannelli in maiolica dipinta raffiguranti ritratti di filosofi, musicisti, artisti e scienziati tedeschi, oltre ad alcuni stucchi e due grandi lampade in bronzo.

Villa Monastero

Tra le sale visitabili vi sono la camera sud-est (o camera Kennedy), riservata a Carlotta Kees e caratterizzata da pochi arredi d’epoca (cassettoni, un orologio, i candelieri, l’inginocchiatoio, la poltrona, il tavolo e alcuni dipinti), il salottino posto a lato, la suggestiva sala nera con lo splendido camino in marmo nero di Varenna e l’arazzo fiammingo, la sala rossa con i suoi arredi neorococò, il camino in marmo bianco e l’arazzo settecentesco, il salottino Mornico, la camera padronale, la sala della musica con due bellissimi pianoforti a mezza coda, il salottino orientale con richiami all’arredamento e al gusto nipponico, oltre alle sale delle conferenze e del consiglio.

Ciò che lascia a bocca aperta è il bagno, chiamato anche “bagno di Re Faruk”; in stile pompeiano, con richiami allo stile giapponese, presenta una vasca in maiolica azzurra e blu con scalini, accanto a cui si trovano obelischi in marmo. Impreziosita da pannelli raffiguranti sirene, nereidi e altri elementi che richiamano al vita marina, è preceduto da una saletta in cui si trovano una toilette, un bidet, un tavolino, un armadio e una poltrona.

Villa Monastero Re Faruk

I giardini di Villa Monastero

La visita dei giardini di Villa Monastero procede tra saliscendi disseminati di palme, dracene, agrumi, oleandri, piante esotiche e rare; nel corso della visita si ammirano statue, fontane, vasi abilmente collocati, tempietti e, per riposare, oltre alle comode panchine sparpagliate lungo il percorso, c’è una piccola caffetteria che mette a disposizione dei clienti alcuni posti a sedere affacciati sul lago.

Villa Monastero Giardino

Fin dai primi passi, dopo aver superato la biglietteria, ci si imbatte in bellissime aiuole che, in primavera, regalano uno spettacolo davvero strepitoso con i colori dei fiori che creano bellissime “coreografie”; volgendo lo sguardo verso destra invece si resta affascinati dallo splendore delle acque che si estendono fino a Bellagio e oltre.

Vista da Villa Monastero

Prima di raggiungere la villa incontriamo il tempietto voluto da Kees, statue e fontane quindi, finalmente ci imbattiamo anche nella bella loggia.

La passeggiata nel giardino è un continuo stupore per il panorama e le specie botaniche dislocate sulla destra e sulla sinistra; lo splendido viaggio tra piante, fiori e frutti culmina con la visita alla kaffe-haus, punto da cui ammirare un panorama davvero unico.

Accessibilità

All’interno di Villa Monastero, chi presenta difficoltà di deambulazione può eccedere in assoluta tranquillità e sicurezza alla Casa Museo; per arrivare alla Casa è disponibile uno shuttle elettrico mentre, all’interno, sono state abbattute le barriere architettoniche e sono invece stati inseriti scivoli e ascensori.

Villa Monastero gradini

I giardini sono parzialmente visitabili, nella “seconda parte” sono infatti presenti gradini e scale che rendono l’accesso molto difficoltoso.