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Visita al Museo del Vino di Bardolino

Tra le tante cose da vedere a Bardolino, sul Lago di Garda, c’è sicuramente il Museo del Vino, il luogo ideale per scoprire le eccellenze del territorio, degustare gli ottimi vini del Garda e ammirare antiche e nuove tecniche di lavorazione.

Situato in località Costabella di Bardolino, in zona collinare, accoglie i visitatori con un ampio e comodo parcheggio.

Alla scoperta del Museo del Vino di Bardolino

Superato l’ingresso si viene accolti da alcune foto della famiglia Zeni e diversi tipi di uve appesi alle pareti, dallo chardonnay, al trebbiano di Lugana; accostati alle pareti sono molti gli attrezzi che possono essere ammirati, molti ormai non più utilizzati sono un’importante testimonianza storica.

Protetti da un resistente cordone, attrezzi piccoli e grandi sono esposti come testimonianza della tradizione.

Si ammira così un aratro a versoio in ferro, introdotto con la rivoluzione industriale, in grado di lavorare il terreno in profondità; dato il suo peso, necessitava di una forza superiore a quella dell’uomo per essere utilizzato perciò, si ricorse a buoi, vacche, cavalli e muli.

Museo del Vino Bardolino

Non mancano neppure le pompe enologiche; in esposizione si trova una pompa a bilanciere risalente al 1905, utilizzata per travasi enologici e considerata una delle migliori per il rendimento, la semplicità nel maneggiarlo e la scorrevolezza.

Sono presenti anche altre pompe, alcune più antiche e altre più moderne.

La macchina tappatrice, importantissima nella storia della conservazione del vino è esposta in differenti varianti, a testimonianza dell’evoluzione nel tempo; quelle in legno risalgono all’800, quelle in ferro invece al ‘900.

Disseminati lungo il percorso si trovano strumenti e schede tematiche attraverso cui conoscere qualcosa di più della coltivazione delle viti, delle malattie che possono arrecare danni, e i rimedi che possono essere messi in atto.

Prima di terminare la vista si giunge allo shop e all’angolo dell’assaggio; prima di acquistare è infatti possibile degustare uno dei tanti vini prodotti all’interno della cantina.

Al Museo del Vino di Bardolino sono disponibili diversi tipi di degustazione, una è gratuita, ognuno ha a disposizione un bicchiere e, da alcune bottiglie fissate a una parete, può selezionare quale vino assaggiare tra i rossi, bianchi e rosati (si possono anche assaggiare tutti). Una brocca d’acqua consente di sciacquare il bicchiere quando si passa da un vino all’altro.

Degustazione al Museo del Vino Bardolino

Il secondo tipo di degustazione è a pagamento ed è riservata a vini più “nobili”, spiegati dal personale preparato e disponibile; l’assaggio avviene in calici, in piedi di fronte al bel bancone.

La Bottaia e le esperienze sensoriali

Il Museo del Vino offre alcune esperienze davvero incredibili e, soprattutto imperdibili per chi ama conoscere i prodotti locali; acuire i sensi, tuffarsi tra profumi e sapori, mettersi alla prova e imparare a degustare faranno passare il tempo in maniera piacevole e divertente.

Posta lateralmente, la bottaia è un luogo che lascia sbalorditi; le botti si susseguono l’una dietro l’altra in file ordinate mentre al loro interno, i vini più pregiati riposano in attesa di acquisire caratteristiche che li renderanno pregiati.

Bottaia al Museo del Vino di Bardolino

I pezzi forti all’interno della bottaia sono però la Galleria Olfattiva e la degustazione guidata, entrambi a pagamento, coinvolgono i sensi e rendono l’esperienza davvero unica.

All’interno della Galleria Olfattiva è possibile scoprire i profumi, le essenze che compongono i vini che la cantina in quel momento decide di presentare; all’interno di un locale dall’atmosfera suggestiva, ci si muove tra uno “spazio” e l’altro, cercando di indovinare il profumo che si è annusato. Per ricordare ciò che si è sentito è possibile farsi dare una lavagnetta e segnare i profumi poi, alla fine, davanti a uno schermo si potrà controllare quanti sono stati riconosciuti.

A seguire si degusteranno i vini presentati.

La seconda esperienza consiste in una degustazione guidata, seduti presso tavole elegantemente apparecchiate, con snack e formaggio per accompagnare; è possibile scegliere tra gli abbinamenti proposti oppure dar vita a una selezione personalizzata. L’ambientazione da sogno, con le botti che si estendono da un lato, gli affreschi di miti e leggende, l’ambiente elegante creato appositamente, la rendono indimenticabile.

Degustazione guidata Museo del Vino Bardolino

Zeni a Bardolino è una vera sorpresa in cui scoprire prodotti che rappresentano l’eccellenza del territorio perciò, il Museo del Vino è una tappa fondamentale, un luogo da non perdere quando si visita la cittadina.

Se volete visitare il museo del vino a Bardolino e conoscere prezzi e orari, vi invitiamo a consultare la pagina appositamente dedicata sul sito ufficiale: https://www.museodelvino.it/it/visitare-museo-del-vino/ .

Siete pronti per trascorrere la vostra vacanza da sogno a Bardolino?



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Lago di Carezza, cosa vedere e come arrivare

Incastonato nello splendido scenario delle Dolomiti, Patrimonio UNESCO, il Lago di Carezza nella Val d’Ega, merita sicuramente una visita.

Il Lago di Carezza, una carezza per gli occhi

Trovare il Lago di Carezza è molto semplice, le sue splendide acque color smeraldo sono ormai una calamita che attira visitatori da tutto il mondo; a pochi passi, sul lato opposto della strada, una struttura di negozi, bar e un ampio parcheggio a pagamento, annunciano l’arrivo in questa località incantevole.

L’impatto visivo lascia senza fiato, le parole si perdono nell’ammirare il colore vivido e brillante delle sue acque che, quando non sono increspate da un alito di vento, regalano uno spettacolo incredibile con il Latemar che vi si specchia.

Non è un caso che sia anche chiamato “lago dell’arcobaleno” (Le de Ergobando in lingua ladina) e sia visitato anche in inverno.

Appena giunti al lago ci si trova di fronte a una terrazza panoramica che regala una visuale su tutto il lago e i monti circostanti; è proprio da qui che vengono scattate le prime foto e i selfie che popolano i numerosi social network.

Come ci si rende ben presto conto, nonostante sia disponibile un circuito ad anello che permette di passeggiare attorno al lago, non è possibile scendere sulle sue rive o andare a toccare l’acqua; è infatti interamente protetto da una recinzione in legno.

Lungo il percorso, sono disseminati punti panoramici strategici in cui fermarsi ad ammirare il lago e scattare fotografie; al di fuori da questi spiazzi, sono comunque molti i punti panoramici che si incontrano passeggiando tranquillamente.

Lago di Carezza

Alcune panchine sono state predisposte e risultano perfette se ci si vuole fermare a riposare, ad ammirare il lago oppure a mangiare qualcosa; naturalmente, in questo caso, non buttate nulla a terra o nel bosco ma riponete la spazzatura nello zaino e riportatela a casa.

Il giro è semplice e adatto praticamente a tutti, abbiamo incontrato molte famiglie con passeggini perciò, anche se in alcuni punti può essere difficoltoso affrontare le salite con i sassolini, con un minimo di sforzo ci si può riuscire lo stesso.

Chi invece presenta delle disabilità motorie può arrivare fino al primo punto panoramico grazie alla presenza di una rampa; il percorso pedonale invece non è asfaltato, presenta alcune pendenze e non ha salvaghiaia perciò, il giro potrebbe rivelarsi davvero molto difficoltoso, soprattutto in alcuni tratti in cui la pendenza può diventare un ostacolo davvero enorme.

Sentiero in salita Lago di Carezza

Il percorso si svolge quasi interamente in zone d’ombra tuttavia, l’ultimo tratto (o il primo tratto, in base dal fatto che si inizi il giro da destra o da sinistra) è esposto al sole perciò, un copricapo, in estate, con il sole battente, può essere utile.

Il parcheggio disponibile a pochi passi è a pagamento e, già da metà mattina si riempie quasi interamente; nella zona adiacente si trovano invece aree in cui acquistare panini, cibo e altre prelibatezze per chi volesse fermarsi a mangiare. I patiti dello shopping a ogni costo avranno invece a disposizione anche negozi di oggettistica e souvenir.

La leggenda del Lago di Carezza

Narra una leggenda che molti anni fa viveva nel Lago di Carezza una splendida sirenetta, Ondina; la ninfa stava in solitudine cantando e fuggendo quando avvertiva dei rumori così che i viandanti potessero udirne la soave voce, ma non potessero invece vederla.

Per sua sfortuna, un giorno, lo stregone del Latemar la vide mentre era intenta a cantare accoccolata su un masso; se ne innamorò immediatamente e decise di rapirla pur di averla con sé.

Ondina però non si faceva prendere e, a ogni tentativo, lo stregone si arrabbiava per i suoi fallimenti; decise così di chieder consiglio alla Strega Langwerda che gli consigliò di travestirsi da venditore d’oro e creare un arcobaleno che andasse dal Latemar al Catinaccio.

La bella Ondina non aveva infatti mai visto un arcobaleno e quando lo vide ne rimase rapita tuttavia, nella foga del momento, lo stregone aveva dimenticato di trasformarsi da veditore e, non appena la sirenetta lo ebbe notato, fuggì inabissandosi.

Lo stregone, rabbioso per essersi fatto sfuggire anche questa occasione, prese l’arcobaleno e lo fece a pezzi, lanciandolo poi nel lago che ne raccolse i colori che ancora oggi affascinano chi lo ammira.

Come trovare la sirenetta nel Lago di Carezza

Nel Lago di Carezza si trova una statua della sirenetta che, quando l’acqua è particolarmente bassa, diventa visibile.

Grazie alla limpidezza delle acque è però possibile farsi “un’idea” di questa installazione, si riesce infatti a scorgerne il profilo, anche se deformato.

Il punto migliore per riuscire a identificarla è il primo punto panoramico (o qualche metro più in là, sulla destra) che permette di avere un’ampia visuale e arrivare con lo sguardo sino al centro del lago e anche oltre. Per riuscire a capire dove si trova è necessario individuare, al centro del lago, un grosso ramo/tronco che è generalmente ben visibile sul fondo.

Trova la Sirenetta

Trovato il tronco il gioco diventa facile perché la sirenetta, se ci si trova sul “balcone” panoramico la si può notare spostando lo sguardo poco più avanti, leggermente a destra; non vedrete la sirenetta con chiarezza ma la sua sagoma che, nel caso in cui non si sappia di cosa si tratta, si potrebbe scambiare facilmente per un sasso dalla forma piuttosto strana.

Sirenetta Lago di Carezza

Come arrivare al Lago di Carezza

Per raggiungere il Lago di Carezza, situato nel comune di Nova Levante (provincia autonoma di Bolzano), è necessario stabilire anche da dove si proviene ma, in tutti i casi è piuttosto semplice.

Arrivando da Bolzano, è necessario percorrere la Strada Provinciale 22 di Valle Macra fino a Cardano dove, nei pressi della Centrale Elettrica Enel, alla rotonda, si prende la Strada Statale 241 e non la si abbandona più. Essendo una strada di montagna, tra boschi e tornanti, si arriva al lago passando il comune di Ponte Nova, Nova Levante e Segheria Latemar. Si prosegue perciò sempre dritto fino a trovarsi il lago sulla destra e il vistoso parcheggio sulla sinistra.

Arrivando da Trento oppure dalla parte opposta, ovvero dal Brennero, si deve necessariamente percorrere l’Autostrada A22 fino all’uscita di Bolzano quindi, seguire le indicazioni sopra citate come per chi proviene proprio da Bolzano.

Per chi proviene dalla Val di Fassa percorrendo la Strada Statale 48 (che si provenga da Moena oppure dalla parte opposta, da Canazei) ci si deve dirigere verso Vigo di Fassa svoltando alla rotonda che immette sulla Strada Statale 241 (la stessa che proviene da Bolzano, detta anche Strada Neva) e si procede dritto senza mai lasciarla. Si passano il comune di Vallonga, il Passo di Costalunga e, tra boschi e tornanti si giunge al lago che si troverà sulla sinistra, con il parcheggio sulla destra.

Per chi non disponesse di un proprio mezzo, è disponibile un servizio di autobus che conduce al lago; si tratta del Bus linea 180, valido sia che si provenga da Bolzano sia che si provenga dalla Val di Fassa. Informazioni utili si possono trovare www.sad.it oppure su www.rome2rio.com/it .

In gita all’Oasi di Baggero

Se avete voglia di pace, relax, di passare tempo immersi nella natura, vi consigliamo una gita all’Oasi di Baggero, nel Parco Regionale della Valle del Lambro, in Lombardia.

A pochi chilometri da Como, questa riserva naturale protetta si estende su 26 ettari che racchiudono laghi, fiumi, boschi e prati, toccando i comuni di Merone, Lambrugo, Lurago D’erba e Monguzzo.

Un tempo in quest’area sorgeva una vasta cava per l’estrazione di marmo, materiale utilizzato nella produzione di cemento e, passeggiando tra i sentieri, alzando lo sguardo potrete vedere anche quella che un tempo era nota come cementeria di Merone; in seguito ad alcuni lavori di bonifica e recupero ambientale, nel 1980, nacque la riserva naturale.

4 passi nell’Oasi del Baggero

All’Oasi di Baggero il percorso può essere svolto partendo da 2 direzioni diverse, si tratta infatti di un giro ad anello e chiunque, dopo l’accesso, può girare liberamente; noi restando sul classico proponiamo il giro che superato il cancello d’ingresso prende subito il tracciato sterrato a destra.

Il percorso non presenta grandi difficoltà, può essere effettuato anche con comode calzature sportive ma, nel caso in cui la giornata dovesse essere molto calda e soleggiata, portate con voi un cappello per proteggere la testa e acqua per reidratarvi. Naturalmente, anche crema solare per tutelare la pelle.

Partendo da destra, si percorre un breve pezzo in pianura all’ombra della vegetazione e, dopo pochi passi si giunge all’area picnic dove sono presenti tavoli, panchine in legno e qualche gioco per bambini; quest’area relax, circondata dal prato, offre una visuale sul primo laghetto.

Oasi di Baggero

Procedendo ci si imbatte in quella che può essere considerata l’unica “difficoltà” del sentiero, una ripida salita al cui lato si trova un corrimano artigianale, utile per chi avesse bisogno di un aiuto; da qui si gode però di una bella vista sulle acque verdi e azzurre del laghetto.

Giunti in cima ci si trova in un immenso pianoro, una balconata ancora sul laghetto e, proseguendo nella natura, si costeggia la ferrovia; inizierà poi una leggera discesa che si addentra nel fresco bosco.

Si giunge quindi a un ponticello che sorpassa un fiumiciattolo, l’immissario dei due laghetti, la roggia Cavolto che, uscendo a valle si getta poi nel fiume Lambro.

Oasi di Baggero

Abbandonato il bosco non ci sono più zone d’ombra, si raggiunge un’area panoramica in cui risulta difficile vedere il secondo laghetto sottostante; da qui si può notare ancora il laghetto precedente e, di lì a poco si vedrà anche il secondo. Questa volta però le acque non hanno più un bel colore brillante come il primo ma, forse per il fatto di essere ferme, hanno un color oliva, tendente al marroncino.

Il tracciato prosegue in una continua discesa che ricondurrà al piano iniziale e, dopo aver attraversato un altro ponticello con la roggia Cavolto che se ne va, si arriva alla parte asfaltata; all’interno dell’Oasi di Baggero c’è un ostello ed è proprio in questo punto che lo si incontra. La struttura comprende un bar ristoro e una location per attività didattiche per adulti e bambini.

Ostello all'Oasi di Baggero

Arrivati a questo punto potete procedere lasciando l’ostello sulla destra e guadagnare l’uscita oppure gustarvi una bella sorpresa.

Davanti all’ostello parte una via che conduce in mezzo ai due laghetti, è forse il punto più spettacolare di tutta l’oasi, un lembo di terra attraversa e li divide (ricordiamo occupano quasi 8 ettari e hanno una profondità di 5/6 metri); alcune panchine sono disposte per riposare, godere della bellezza della natura e rilassarsi prima di arrivare alla fine di questa “passerella” dove ci attende la vista di una cascata, quella formata dalla roggia Cavolto che si tuffa nei laghetti.

Cascata oasi di Baggero

Ripercorrendo a ritroso si torna all’ostello e girando a sinistra si arriva all’uscita.

Per i più curiosi c’è una piccola chicca, l’oasi stellare in cui si potranno leggere cartelli esplicativi sui fenomeni celesti e caratteristiche del cosmo ma, si potranno ammirare anche uno spiazzo con l’indicazione dei punti cardinali, il palo mobile per il mezzogiorno e la meridiana umana. Se siete amanti dell’astronomia o solo curiosi, mettete alla prova gli strumenti!

Per percorrere tutto il giro ad anello ci si impiegano 30/40 minuti (che naturalmente aumentano se ci si ferma ad ammirare il paesaggio o a far fotografie); in base alle proprie esigenze e al proprio passo ci si può impiegare anche più o meno tempo.

La passeggiata è adatta a tutti, anche ai più piccini, consigliamo in estate di portare un copricapo e dell’acqua per reidratarsi.

Come arrivare all’Oasi di Baggero

Per raggiungere l’Oasi di Baggero è necessario stabilire anche da dove si proviene.

Arrivando da Milano, si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, si prende poi l’uscita di Nibionno, quindi la terza uscita alla rotonda (imboccando praticamente a sinistra la Bergamo-Como ovvero la Strada Provinciale 342).

Si procede dritto per Lurago D’erba ma, giunti a Lambrugo, si svolta a destra in Via Alessandro Manzoni (che diventa poi Via Giuseppe Parini); dopo una curva a destra, bisogna prendere a destra in Via S. Carlo (senso unico) e subito dopo a sinistra in discesa fino al semaforo.

Si procede dritto immettendosi in Via Cesare Battisti e si prosegue sino a passare nei pressi del Ristorante Corazziere quindi, dopo un’ultima curva a destra si trova subito la via (a sinistra Via Cava Marna) che sale al parcheggio nei pressi del cancello dell’oasi.

Arrivando da Como lungo la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, si attraversano i comuni di Lipomo, Tavernerio, Albese con Cassano, fino al Comune di Erba; si prosegue lungo la strada che cambierà nome ma sarà sempre la stessa, nell’ordine Viale Lombardia, Via Prealpi, Viale Brianza e Viale Prealpi dove, giunti a una grossa rotonda si svolta a destra in Via Milano, detta  anche Strada Provinciale 41.

Alla rotonda successiva si procede dritto mentre a quella dopo si svolta a destra entrando in Via Roma che diventerà poi Via Armando Diaz; nei pressi dell’ex Cementeria di Merone si svolta a sinistra in Via Alessandro Manzoni e alla rotonda si piega a destra per Via S.Gerolamo Emiliani che diventa poi Via Cesare Battisti.  In discesa e prima di una curva a sinistra, sulla destra si trova Via Cava Marna che porta dritti all’oasi.

Arrivando da Lecco si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Milano, prendere l’uscita Como/Erba trasferendosi quindi sulla Strada Provinciale 629.

Sempre dritto, passare da Suello, Cesana Brianza, Pusiano (volendo si può evitare il traffico del paese prendendo la Variante 629, che condurrà poco più avanti evitando il centro) e, arrivati a Erba, a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano, detta Strada Provinciale 41. Da qui in avanti è come il percorso descritto per chi giunge da Como (….Alla rotonda successiva si procede dritto…).

Arrivando dal centro della Brianza, per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza come Seregno e Lissone, si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco (come per chi giunge da Milano) oppure, prendere l’uscita di Giussano portandosi sulla Strada Provinciale 9 e proseguendo dritto in direzione Como/Erba.

Si passano quindi Arosio e Inverigo con la strada che cambia denominazione in Strada Provinciale 41 e,  a Lurago D’erba, dopo una serie di semafori, giunti a una grossa rotonda si svolta a destra imboccando la Strada Provinciale 342. Si procede verso Nibionno andando a svoltare a sinistra a Lambrugo in Via Alessandro Manzoni poi si procede come nel caso di Milano (…diventa Via Giuseppe Parini, dopo…).

E’ possibile arrivare all’Oasi di Baggero anche con i mezzi pubblici; si può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria di Merone e, da qui, proseguire a piedi con una breve passeggiata di circa quindici minuti (è poco più di un chilometro percorrendo Via S.Gerolamo Emiliani che diventa poi  Via Cesare Battisti in discesa e, prima di una curva a sinistra, sulla destra, si trova Via Cava Marna che porta dritti all’oasi).

Se vi state chiedendo all’Oasi di Baggero dove parcheggiare, non abbiate timore, a pochi passi c’è un comodo parcheggio e, se non trovate posto, potrete parcheggiare lì in zona in uno spiazzo adibito a parcheggio o alla stazione.

Cosa fare e vedere a Torno, sul Lago di Como

Torno è un piccolo e incantevole borgo a pochi chilometri di distanza da Como; caratterizzato da vicoli stretti e case che si arroccano l’una sull’altra risalendo verso la montagna, non dispone del classico lungolago da percorrere ammirando i paesaggi, ma di affacci suggestivi che si incontrano qua e là.

Visitare Torno significa perdersi tra i vicoli e respirare un’atmosfera rilassante oppure, dal porticciolo raccolto e accogliente, fermarsi ad ammirare la bellezza del lago.

Le sue origini sono molto antiche, alcuni resti trovati nel territorio fanno presumere la sua esistenza già 2000 anni fa; i massi avelli testimoniano invece la presenza di comunità organizzate attorno ai secoli quarto e quinto. Distrutta nel 1522 per via dei difficili rapporti con Como e della rivalità commerciale, venne ricostruita solo in seguito.

Proprio nei pressi del piccolo porto, in piazza Casartelli, si trova la romanica Parrocchiale di Santa Tecla, ristrutturata nel XVII secolo; ha una sola navata, con bellissimi affreschi che decorano il soffitto, affreschi di Bartolomeo De Benzi e il rosone gotico che sovrasta la porta d’accesso, incastonata tra le canne dell’organo.

Torno porticciolo

Il Presepe semovente “Notte Santa”

Durante il periodo Natalizio qui è possibile ammirare il presepe semovente “Notte Santa” che affascina e diverte i più piccini, ma incuriosisce anche gli adulti che non potranno che restare incantati di fronte all’ingegnosa installazione; ideato nel 1932 da Angelo Ventura, è realizzato in legno, carta, roccia, sughero, muschio naturale più altri materiali aggiunti nel 1985 quando l’imprenditore lo donò alla Parrocchiale.

Presepe semovente Torno

Premendo un bottone posto a un lato si azionerà un sistema di bracci meccanici che attiveranno il movimento di carovane e persone mentre, grazie a un impianto idraulico e tubature, si alimentano una cascatella, un laghetto e un mulino. L’impianto elettrico illumina la capanna e le abitazioni mentre, sul fondale, si possono ammirare giochi di luce e lo scorrere del tempo rappresentato dal sole che lascia lo spazio alla notte e alla stella cometa che rischiara il coro degli Angeli.

La Chiesa di San Giovanni a Torno

Sull’imbarcadero si affaccia l’albergo Belvedere (la Locanda della famiglia Bonelli), set della soap opera “Vivere”, trasmessa in Italia dal 1999 al 2008.

Risalendo dal porticciolo ci si imbatte in un’altra Chiesa, appena varcata la soglia vi lascerà senza fiato; non aspettatevi ori e stucchi, l’opulenza è bandita per lasciare posto alla semplicità più assoluta, lo stile romanico gotico della Chiesa di San Giovanni è un invito al raccoglimento e alla ricerca della spiritualità. L’unica navata termina nel presbiterio protetto da una cancellata e, alle pareti, si possono ammirare opere di vari periodi storici.

Chiesa di San Giovanni a Torno

Già esistente nel XII secolo (anche se alcuni autori la fanno risalire al XIV secolo), subì delle modifiche nei secoli XV, XVI e XVII; Il campanile romanico risale al XII secolo mentre sul portale marmoreo attribuito agli scultori del Rodari, sono raffigurati i chiodi della crocce di Cristo, nella lunetta il suo battesimo, sulla cima viene ripreso il tema della Trinità mentre, 6 formelle raffigurano 6 Profeti.  La struttura è su base romanico-lombarda con elementi di epoca gotica; le pile dell’acqua santa sono, a sinistra di gusto risalente all’epoca romana, e a destra invece rinascimentale.

Tra le altre rappresentazioni vi sono in alto il Padre Eterno, lateralmente un Angelo e l’Annunciata, e 6 figure: San Pietro, Santa Lucia, San Sebastiano, San Paolo, Santa Caterina, San Rocco. Sull’arco trionfale si trova affrescata una scena dal Paradiso mentre, nei pressi dell’altare a sinistra, si possono ammirare i 15 misteri del Santo Rosario (XVII secolo).

All’interno della Chiesa secondo la tradizione è custodito il Sacro Chiodo, uno di quelli utilizzati per crocifiggere Cristo; lo si trova dietro l’altare maggiore, in un’arca murata, chiusa da 7 chiavi.

Il Sacro Chiodo

L’arrivo del Sacro Chiodo a Torno è narrato da una leggenda che, secondo alcuni nasconde invece una verità che ha origine nel 1099.

L’arcivescovo Alemanno tornava dalla Terrasanta con uno dei chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù e, la sua idea, era quello di portarlo in Germania passando per l’Italia; si fermò a Torno, cittadina più tranquilla rispetto a Como, deciso a trascorrervi una sola notte.

Quando tentò di partire un forte maltempo lo costrinse a rimandare al giorno successivo; il giorno dopo accadde la stessa cosa e anche il terzo giorno dovette rinunciare. L’arcivescovo prese questa impossibilità di partire come un segno del destino: la reliquia doveva restare a Torno.

Fu così collocata nella Chiesa di San Giovanni.

Le bellezze di Torno non finiscono mai

Arrivando dal Lago si ammira una delle più belle ville lariane, Villa Pliniana, voluta nel 1577 dal Conte Giovanni Anguissola che, negli anni, ha ospitato personaggi come Foscolo, Stendhal, Fogazzaro, Rossini, Napoleone e molti altri. Non è aperta al pubblico ma è stata il set di “Malombra”, tratto dal romanzo di Fogazzaro  qui pare che nel 1813 Rossini abbia composto, in pochi giorni, Tancredi.

Celebre per una fonte funzionante a intermittenza, suscitò l’interesse di Leonardo da Vinci che, incuriosito da fenomeno, volle cercare di comprenderne l’origine; della fonte ne parlò Plinio il Giovane in una lettera inviata a Licinio Stura e oggi riportata su tavole in marmo riportate sotto i portici.

Quando si visita Torno, armandosi di scarpe comode e pazienza,  non si può non salire siano alla frazione di Montepiatto e, da lì, andare a curiosare la pietra pendula; la strada è ripida, non è possibile salire in macchina a meno che non si abbia un’autorizzazione ma, la passeggiata, che stancherà i meno allenati, regalerà una vista strepitosa sul lago.

Pietra pendula

Primavera, estate o autunno vanno ugualmente bene per passeggiare su questo sentiero, soprattutto se si sceglie di passare attraverso il bosco; le tre stagioni regalano colori indimenticabili rendendo la camminata estremamente piacevole e suggestiva. In caso di neve, nel coeso dell’inverno invece lassare attraverso il sentiero che si snoda nel bosco può rivelarsi difficoltoso per la formazione di ghiaccio.

Come arrivare alla sorgente di Fiumelatte

Fiumelatte, dopo il fiume Aril, è il fiume più corto d’Italia, nasce nelle Grigne, il suo corso è pari a 250 metri e si snoda verso Fiumelatte, località che prende il nome proprio da questo “strano” corso d’acqua.

Chi volesse visitarne la sorgente dovrà tenere conto del fatto che il fiume non scorre per tutto l’anno, di solito scompare verso ottobre e ricompare a marzo, ma è comunque sempre raggiungibile con una comoda passeggiata di una trentina di minuti, facile e adatta a tutti.

Il sentiero per la sorgente di Fiumelatte

Per poter arrivare alla sorgente di Fiumelatte è necessario partire da Varenna e, l’imbocco verso la via che conduce alla sorgente è il silos che si trova di fronte a Villa Monastero; qui, una strada asfaltata e a una sola corsia conduce al cimitero.

Arrivati a questo punto si dovranno affrontare 2 rampe di scale, una più semplice e una più ripida; superato questo punto, parte il sentiero vero e proprio.

Passeggiando sulla strada asfaltata, guardando sulla destra, si gode il bel panorama del lago ed è possibile ammirare la punta di Bellagio, quella della Villa del Balbianello e, scrutando con attenzione, anche l’Isola Comacina.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Lateralmente si possono osservare bellissimi ulivi tuttavia, questi non offrono riparo e la strada, soprattutto in estate, è completamente esposta al sole.

Sconsigliamo vivamente di cercare di arrivare al cimitero e parcheggiare perché non è possibile perciò, se alla passeggiata prendono parte persone che potrebbero soffrire il calore di questo tratto, è meglio che si facciano portare al cimitero e partano direttamente da lì.

Giunti al cimitero, se lo si vorrà, si potrà riposare qualche istante sulle panchine prima di affrontare la scalinata che conduce al bosco e al sentiero; se sarete fortunati potrete anche ammirare qualche scoiattolo che fa capolino tra gli alberi.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Superate le scalinate,  si costeggerà il cimitero e si inizierà ad addentrarsi nel fresco bosco; il sentiero è unico e basta seguirlo per giungere alla fonte. A un certo punto si incontreranno dei cartelli di cui uno indicante il “Sentiero del viandante”, ignorateli e proseguite sempre dritti su quello che stavate già affrontando.

Dopo non molto inizierete ad avvertire il fragore della cascata e in pochi attimi giungerete a un piccolo spiazzo in cui si trova un tavolo con delle panchine; quest’area è già l’ideale per un pic nic ma subito dietro, per i più esigenti è presente un grande spazio con area pic nic, “casetta” per il barbecue, e la bella cascata che si origina dalla sorgente.

Area pic nic alla sorgente di Fiumelatte

Tramite passerelle e scale è possibile godere dello spettacolo da più punti di osservazione, la si potrà ammirare standogli di fronte oppure ai lati e, salendo le ripide scale in ferro, in pochi minuti ci si avvicinerà sempre di più alla sorgente; ammirando le cascate, notando il colore bianco lattiginoso della spuma, si intuirà immediatamente il motivo per cui è stato chiamato proprio Fiumelatte.

Sorgente di Fiumelatte

La sorgente di Fiumelatte la si può osservare guardando verso il basso, protetta da una grata; sembra quasi impossibile che quelle acque chete, di lì a poco si trasformeranno nei bei salti d’acqua che si è potuto ammirare arrampicandosi sempre più.

Da qui potrete di nuovo ammirare il panorama del lago che, una volta immersi nel bosco, si è praticamente perso di vista.

Per tornare a Varenna basterà quindi seguire il percorso a ritroso e, con passo tranquillo, in 15 minuti circa vi ritroverete nella zona antistante al cimitero.

Cosa fare e cosa vedere a Riva del Garda

Bellissimo paese adagiato sulle rive Trentine del Lago di Garda, Riva del Garda è un vero e proprio gioiello da assaporare passo dopo passo; passeggiando tra le sue vie, sono molte le bellezze da scoprire e ammirare, le gelaterie in cui gustare ottimi gelati, e i ristorantini romantici in cui assaggiare piatti tipici.

Una passeggiata tra le vie di Riva del Garda

Tante sono le cose da vedere a Riva del Garda, non solo il bellissimo lungolago da cui si gode di una vista invidiabile sul lago, sui monti circostanti, e sulla centrale idroelettrica che si specchia nelle acque; allegro e festoso durante le ore diurne, diventa romantico la sera quando il tramonto tinge il cielo, infiammandolo.

Anche nelle giornate più calde, costeggiando il lago quando soffia l’Ora (il vento che dalle 12 fino alle 16/17 circa spazza la costa) si gode di un delicato refrigerio; ma il lungolago è sempre bellissimo, con i locali e i ristoranti, Piazza Catena e Piazza III Novembre da un lato e la vista su un’acqua dai colori cangianti tra l’azzurro e il verde dall’altro.

In pieno centro è possibile fare un tuffo nel passato passeggiando per il Ghetto ebraico; chiamato anche Vicolo delle Larve o degli Ebrei, è ora una bella e colorata via dello shopping dove, al suo ingresso, una targa testimonia la presenza di questa importante comunità a Riva del Garda.

Ghetto Ebraico a Riva del Garda

Presente dal 1430 fino alla fine del ‘700, gli ebrei ebbero un’ampia autonomia e si integrarono perfettamente nella vita culturale, politica ed economica della città; al contrario di quello che accadde in altri luoghi, qui l’accesso non fu chiuso e regolato, le restrizioni e i regolamenti non furono mai applicati rigidamente.

Sempre nel centro, tra vicoli che si intersecano, splendidi e caratteristici negozi, ci si imbatte in tracce di un passato che non si può dimenticare; si possono incontrare Porta San Giuseppe, Porta San Marco, Porta Bruciata, Porta Marocco, Porta San Michele, Piazza Cavour e delle Erbe, la Chiesa di San Rocco e La Rocca, solo per fare qualche esempio.

Porta Bruciata era l’antico ingresso che permetteva il passaggio tra piazza San Rocco e la Piazza di Riva; ricordo delle antiche mura della città, conserva la parte inferiore con caratteristiche medievali mentre, superiormente, in seguito a un restauro risalente all’800, furono introdotti elementi di novità.

La Chiesa di San Rocco, risultato di un voto contro l’epidemia di peste del ‘500, fu in seguito ampliata e abbellita grazie a lasciti e donazioni; alcuni stucchi sono opera di Giacomo Eccher, l’autore di alcune opere presenti anche all’interno della Chiesa dell’Inviolata. In sacrestia è presente una rara statua lignea, una rappresentazione della città di Riva e una pala di Teofilo Polacco. Nel corso della prima guerra mondiale la Chiesa riportò gravi danni in seguito a una bomba che, colpendola, diede scampo solo all’abside e all’altare (gravi danni ebbero anche gli stucchi e la volta); solo un imponente intervento di recupero è riuscito a riportare allo splendore gli stucchi e l’arredo dell’altare.

Porta San Michele (o Porta d’Arco) prende il nome dalla Chiesa di San Michele; rimasta chiusa nel corso delle epidemie di peste, fu riaperta nel 1796 quando fu realizzata via Roma  e restaurata nel 1862 con lavori “importanti” (demolizione delle soprelevazioni, della torre campanaria, della scala e ricostruzione della torre, merlatura e una porta arcuata).

A volte è necessario “perdersi” tra le vie per scovare le zone meno frequentate ma ugualmente belle e caratteristiche; Piazza Marocco è una di queste. Per riuscire a trovarla è necessario attraversare il quartiere Marocco e qui, si potranno ammirare alcuni resti di un tempo passato, parti delle mura medievali e il rimanente di 3 torri. Nell’800 la Torre Moscardini ospitava le carceri e dietro alcune case è ancora possibile scorgere i resti dell’antica cinta muraria.

Anche se conosciuta più per il lago, la spiaggia, l’atmosfera rilassata e allegra, in ogni angolo di Riva del Garda si respira cultura, le porte sono una costante in cui ci si imbatte passeggiando nelle sue strade e, fermarsi ad osservarle, permettono di ricostruire una storia che ormai sembra essersi persa nelle nebbie del tempo.

Ecco allora comparire Porta San Giuseppe, che prende il nome dall’omonima Chiesa che nel 1275 era abitata da un eremita e, in seguito, vi fu annesso un ospedale di cui si occupava la confraternita dei Battuti, che si proponeva di servire la città attraverso opere di bene.

Come non citare poi Porta San Marco? Costruita sotto il dominio scaligero di Mastino II, vide modificare il suo nome nel XV secolo coni i Veneziani poi, nel 1536 il vescovo Bernardo Clesio fece apporre il suo stemma. Il piano superiore, ospitava un tempo le stanze per i posti di guardia.

Piazza delle Erbe Riva del Garda

Piazza Cavour ha perso la maggior parte delle caratteristiche originali per via di ricostruzioni e ammodernamenti, in passato, era luogo d’incontro dove si riunivano anche 200 capifamiglia mentre, Piazza delle Erbe, “nasce” in seguito alla demolizione di alcune case della famiglia Luciolli e presenta elementi tipici della piazza italiana, tra cui una bella fontana circolare.

Le sorprese non finiscono mai a Riva del Garda

Passeggiare per le strade di Riva del Garda, immergersi nell’allegra e vociante aria festosa, significa anche lasciarsi trasportare alla scoperta delle tante bellezze che svettano imponenti.

Impossibile non notare, anche da lontano, la Torre Apponale con il suo angioletto che la sovrasta; situata proprio nel centro, a guardia delle acque del lago, è alta 34 metri e dalla sua sommità, cui si giunge percorrendo 165 gradini, si gode di una vista incantevole.  L’angioletto è un segnavento che viene chiamato l’Anzolim de la Tor ed è il simbolo della città.

Torre Apponale

Sempre in centro è situato un museo molto particolare dedicato a rettili e ragni, Reptiland; se siete appassionati del genere, una puntatina ve la consigliamo mentre, se proprio vi impressionano, lasciate perdere, anche se piccolino e con un numero non esagerato di esemplari, potrebbe lasciarvi un brutto ricordo.

Potrete ammirare la Vipera del Gabon, il Cobra Sputatore, il Boa Constrictor, il Mamba Verde, il ragno dalle ginocchia rosse, lo scorpione imperatore e bellissime farfalle, tanto per fare qualche esempio. Il personale all’interno del museo è molto disponile e preparato, se avete curiosità o necessitate di informazioni chiedete pure, sono davvero molto gentili!

Di fronte a questo museo si trova invece la Rocca di Riva del Garda; costruita su un isolotto artificiale, la si raggiuge tramite un ponte e si specchia nelle acque del fossato in cui sono accoccolate molte barche in attesa di prendere il largo; la rocca, risalente al 1124 ebbe una funzione difensiva e fu ampliata dagli Scaligeri all’interno di un progetto di fortificazione di castelli e rocche proprio sul Garda.

Rimaneggiata più volte, nel 1852 il governo austriaco lo trasformò in caserma, introdusse delle balaustre interne, ridusse l’altezza delle 4 torri e apportò altri cambiamenti; ora, qui è ospitato il MAG, il Museo Alto Garda che ospita sia mostre temporanee che permanenti.

Rocca di Riva del Garda

Le temporanee sono situate al piano terra e al primo piano dove è ubicata anche la pinacoteca; qui si possono ammirare bellissimi dipinti di Hayez, Sacco, Gordigiani, della Scuola Lombarda mentre, al secondo piano, si trova la sezione dedicata all’archeologia e alla storia, rivissuta attraverso i ritrovamenti nella zona del Garda e non solo. Lo sguardo sul passato parte dall’uomo di Neandertal e transita poi nel Neolitico dove si ammirano anche corredi funerari, si giunge poi all’età del Rame, con le statue di stele ritrovate ad Arco e del Bronzo; degne di nota sono alcune ricostruzioni, come quella della Busa Brodeghera dove è stato rinvenuto lo scheletro di un uomo con oggetti databili al V-IV secolo a.C.

Salendo sul mastio si gode invece del panorama di Riva del Garda, del porticciolo e del Lago dalle belle acque azzurre.

Poco fuori dal centro, raggiungibile tramite una camminata abbastanza tranquilla di una trentina di minuti circa, è possibile visitare il Bastione che dal Monte Englo, vigila sul Basso Sarca. Fortificazione risalente al 1500 aveva funzione difensiva e di controllo; nel 1703, dopo aver subito, nel corso del tempo, uno svuotamento, fu distrutto dal generale Vendome e infine restaurato tra il 2006 e il 2008.

Bastione Riva del Garda

Internamente era strutturato su 3 piani: al livello interrato si trovavano i magazzini e le cisterne, al secondo piano un’area di difesa e un caminetto e, al terzo piano la zona operativa con le postazioni di tiro. Se desiderate fare delle foto panoramiche, questo, per la sua posizione privilegiata, è il posto giusto.

Per gli amanti di questo genere, a Riva del Garda sono anche presenti dei resti archeologici in Località Campi.

E ancora non è tutto

Riva del Garda non è solo cultura, in questa bellissima località c’è davvero molto da fare; ci sono spiagge in cui rilassarsi godendosi il sole (spiaggia dei sabbioni e dei pini, un po’ fuori mano, dopo il palazzo dei congressi o la spiaggia degli olivi per esempio), ma c’è anche la possibilità di fare tanto sport.

Queste acque e i venti la rendono la località ideale per praticare wind surf e vela, ma anche per praticare kitesurf o canoa; se la vostra passione sono invece le camminate o il trekking, non potrete lasciarvi sfuggire il sentiero del Ponale, recentemente messo in sicurezza e oggetto di numerosi lavori.

 Lago di Tenno

Nei dintorni di Riva del Garda invece vi suggeriamo di visitare le Cascate del Varone, i giochi di luce e i salti vi lasceranno a bocca aperta, uno spettacolo meraviglioso e indimenticabili si parerà di fronte a voi; se cercate invece un ambiente più tranquillo, possiamo indicarvi una gita al borgo di Tenno e al lago omonimo.

Alla scoperta dell’Isola Superiore o Isola dei Pescatori

L’Isola Superiore o Isola dei Pescatori, nel Lago Maggiore, è spesso considerata come un semplice punto di appoggio per pranzare mentre si visitano l’Isola Bella o l’Isola Madre; nonostante la si inserisca tra le Isole Borromee, è l’unica a non essere proprietà dei Borromeo, ed è anche la più piccola.

Al contrario delle altre 2 isole non ha grandi giardini e palazzi da visitare tuttavia, è molto caratteristica, allegra e divertente da conoscere.

Isola dei Pescatori

Unica isola tra le tre ad essere abitata in maniera stabile, anche se da poche persone, durante le giornate si anima di vita e dal brulicare di turisti che si aggirano curiosi tra i negozi caratteristici e gli ottimi ristoranti.

A spasso tra i vicoli dell’Isola dei Pescatori

L’Isola dei Pescatori, chiamata anche Isola Superiore, è un dedalo di stradine e vicoli caratteristici che si intersecano e offrono ai visitatori numerosi e affascinanti squarci; i lunghi balconi che si possono notare sulle case a più piani, sono utili per essiccare il pesce, risorsa fondamentale per quest’isola.

Non è un caso che nei numerosi ristoranti sia possibile degustare molti dei deliziosi pesci (tra cui il pesce persico e l’agone), pescati in queste acque e cucinati in maniera strepitosa.

Dal porticciolo in cui le barche risposano languide sulle placide acque del lago, è possibile ammirare la strada che conduce da Stresa e Baveno che si trovano sulla riva opposta mentre, recandosi sulla punta dell’isola, dopo aver superato alcuni ristoranti, ci si troverà al cospetto dell’Isola Bella.

Isola dei Pescatori

Tra le due isole si trova un isolotto davvero molto piccolo, comunemente chiamato la Malghera.

Percorrendo la strada su cui si affacciano ristoranti e negozi si giunge alla punta quindi, svoltando a sinistra ci si addentra nel cuore dell’Isola dei Pescatori e, tra i profumi di cibo che escono dalle cucine e dei ristoranti, e negozietti caratteristici di artigianato locale, si giunge alla Chiesetta di San Vittore; monumento nazionale, al suo interno si trova un affresco cinquecentesco raffigurante Sant’Anna. La Chiesa la si nota arrivando già con la barca quando si ammira il campanile che svetta facendosi largo tra il verde della vegetazione e il rosso dei tetti.  Sul retro si trova invece il piccolo cimitero.

All’interno della Chiesa sono poste anche la statua di San Vittore e quella dell’Assunta che, a ferragosto, in barca, viene portata in processione attorno alle altre isole mentre altre piccole imbarcazioni illuminate, la accompagnano nel pellegrinaggio. Dove si trova l’altare maggiore si ammirano invece i busti di S. Ambrogio, S. Gaudenzio, S. Francesco di Sales e S. Carlo Borromeo.

Isola dei Pescatori Chiesa di San Vittore

Proseguendo poi svoltando nuovamente a sinistra si arriva nei pressi della grande spiaggia in sassolini dove, nelle giornate più calde, è possibile approfittare per rinfrescarsi; qui si trova anche un viale alberato con alcune panchine, perfetto per fermarsi a riposare in attesa del battello o di svolgere altre attività.

Isola dei Pescatori spiaggia

Angoli curati, con fiori colorati attendono i turisti che possono vagare tra le viuzze in assoluta tranquillità, senza doversi preoccupare del traffico e del passaggio di automobili; tra i vicoli non passano infatti le macchine.

Isola dei Pescatori

Unico neo della romantica Isola dei Pescatori è il fenomeno dell’acqua alta che, in alcuni periodi, quando le precipitazioni insistono e divengono abbondanti, fanno si che il lago si allunghi fino a lambire le case.

Per godere al meglio di questo gioiellino, l’ideale è poterlo visitare nei periodi di minore affluenza, durante la primavera o in autunno, perché in estate è letteralmente presa d’assalto dai turisti; anche il tardo pomeriggio può essere una ghiotta occasione per sbarcare se si desidera passare una serata romantica godendo di uno scenario incantevole, magari cenando su una terrazza affacciata sul lago.

Per visitare le tre Isole Borromee (Isola Bella, Isola Madre e Isola dei Pescatori o Superiore) e le bellezze della zona, l’ideale è poter programmare un intero week-end soggiornando in uno degli hotel e appartamenti disponibili.

Come arrivare all’Isola dei Pescatori

Per visitare l’Isola dei Pescatori è necessario prendere un battello da Arona, Baveno, Stresa, per esempio; sono presenti servizi privati (piccoli battelli o motoscafi) oppure un servizio pubblico.

Dal sito http://www.navigazionelaghi.it è possibile verificare corse ed orari del servizio pubblico, ma anche scoprire quali corse sono consigliate a chi ha disabilità motorie e si sposta tramite l’ausilio di una carrozzina.

Cosa fare e cosa vedere a Limone sul Garda

Conoscete Limone sul Garda? Se vi capita di avere voglia di rilassarvi, godere di uno splendido panorama, passare le ore libere come se vi trovaste al mare, circondati dall’azzurro delle acque, dal rumore delle onde, fateci un pensierino, questa località è davvero incantevole!

Limone sul Garda, piccolo comune in provincia di Brescia, affacciato sul Lago di Garda, è un gioiello in cui trascorrere tempo rilassandosi e passando ore spensierate accoccolati sulla spiaggia, o passeggiando tra le numerose attrazioni.

Avete voglia di respirare aria di vacanza e avventura, di relax e divertimento, di libertà e spensieratezza? Limone sul Garda allora fa per voi.

Situato sulla Gardesana Occidentale, deve il suo nome alla parola latina “Limen” che significa confine; in passato Limone sul Garda segnava il confine tra le terre di Brescia e quelle di Trento e, ancora oggi è l’ultimo comune del lato lombardo prima di Riva del Garda, che già fa parte del Trentino Alto Adige.

Le limonaie di Limone sul Garda

Questa perla gardesana è caratterizzata dalle piante di limoni che compaiono anche nello stemma della città, e dalle belle limonaie, terrazze ai piedi della Cima della Mughera; prima di ammirarle passeggiando al loro interno, l’ideale è giungere al paese grazie a un battello che offre un punto di vista totalmente inedito.

La più rinomata è la Limonaia del Castel, posta in centro paese, da poco ristrutturata e visitabile a pagamento; risale ai primi del settecento, ha una superficie totale di circa mq. 1.600 e, nel tempo, ha mantenuto la struttura originaria contraddistinta da pilastri o colonnine in pietra addossate alla roccia. Le colonne hanno la funzione di proteggere queste delicate piante dai venti gelidi del nord, si tratta di vere e proprie serre completate da travi in legno, aperte su tre lati, che permettono l’ingresso dei raggi solari, una giusta ventilazione e un riparo.

Limonaia a Limone sul Garda

Queste limonaie attirano turisti da sempre, persino Goethe nel suo viaggio in Italia nel 1786, passandovi di fronte con la barca restò a bocca aperta ed estasiato decantò: “La mattina era stupenda benché nuvolosa, ma all’alba tranquilla. Passammo davanti a Limone i cui giardini disposti a terrazze e piantati di limoni, hanno un ricco e bell’aspetto. Il giardino è costituito da file di bianchi pilastri quadrati, che stanno ad una certa distanza l’uno dall’altro e si spingono su per la montagna ad uso di gradinata. Sopra tali pilastri sono poste delle forti travi per coprire le piante durante l’inverno. L’osservazione e la contemplazione di tali piacevoli oggetti fu favorita dalla lenta navigazione…”.

In passato, pensare di trascorrere delle piacevoli giornate a Limone sul Garda non era semplice come oggi; fino al 1932, anno di completamento della strada Gardesana, era quasi isolato dal mondo, lo si poteva raggiungere tramite i monti oppure dal lago.

All’epoca il paese era abitato soprattutto da pescatori e coltivatori di agrumi e olivi; con l’avvento della strada vi fu un vero e proprio boom e divenne uno dei posti più visitati sul Lago di Garda.

Questo improvviso sviluppo non lo stravolse esageratamente, nonostante la nascita di numerosi hotel, mantenne la bellezza dell’antico borgo.

Una passeggiata nel borgo di Limone sul Garda

Passeggiare tra le vie di Limone sul Garda è suggestivo, pochi sono i tratti aperti al traffico locale perciò, ammirare le viette con i negozi caratteristici si trasforma in una pausa di vero relax; gli angoli suggestivi si susseguono, le fioriture di glicini e gerani sono uno spettacolo per gli occhi e riempiono la vista di colori e allegria.

Limone sul Garda

Piccole piazze, scalinate, il suggestivo porticciolo, vecchie case con i caratteristici portoncini, incantano i turisti che non perdono occasione per scattare qualche foto ricordo o un selfie da pubblicare su Facebook o Instagram.

Tra queste vie si trova la Chiesa di San Benedetto, con i suoi cinque altari in marmo: Altare Maggiore, Altare del S.S.Sacramento, Altare del S.Rosario, Altare di S.Antonio da Padova e Altare del Crocifisso; la Chiesa è stata costruita nel 1691 sui resti di una chiesa romanica antecedente al secolo XI.

Spostandosi invece verso il porticciolo, seguendo le indicazioni e percorrendo una stretta ed erta via si giunge alla Chiesa di San Rocco; tra le rocce, piccola, risalente al XVI secolo, vi stupirà quando scoprirete che ha una terrazzina da cui godere di un panorama incantevole, quello di Limone del Garda che si specchia nelle acque del Lago.

Non resta poi che tuffarsi nel meraviglioso mondo del Museo del Turismo e quello dei Pescatori, situati nei pressi del porticciolo; se ancora non vi basta, c’è il Centro Comboniano del “Tesöl”. Limone diede i natali a Daniele Comboni (15 marzo 1831) il missionario fondatore degli Istituti Comboniani perciò, qui potrete visitarne la casa natale, conoscerne la vita, ispezionare il Piccolo Museo e la Cappella dei Missionari Comboniani.

Un “tuffo” nel relax

Se avete voglia di rilassarvi, respirare l’estate anche in inverno, vi consigliamo di passeggiare sul bellissimo Lungolago che si specchia sul lago dalle splendide acque blu e, dove, palme, ulivi, oleandri vi faranno pensare di essere in riviera.

Non mancano poi ristoranti, bar e negozi turistici in cui, oltre ad acquistare prodotti tipici, è possibile degustare piatti di lago e gustare vini locali (il Garda è noto per i suoi vigneti che producono Chiaretto, Bianco di Custoza e Groppello, tanto per fare qualche esempio).

Per gli amanti della tintarella e dei bagni nelle splendide acque trasparenti, che non hanno nulla da invidiare alle ben più note mete marittime, a Limone sorgono ben quattro spiagge: Grostol, Cola, Fonte Torrente San Giovanni e Tifù. Sono praticamente tutte libere con sassolini o ghiaia, dotate di servizi igienici e con la presenza di bar e piccoli ristoranti.

Spiaggia a Limone sul Garda

Se volete praticare sport, potrete dedicarvi non solo a quelli acquatici come kitesurf e vela ma, in questa località potrete sbizzarrirvi con escursioni in bicicletta o trekking sui vicini Monte Carone,  Monte Preàls, o lungo il sentiero del Sole.

Prima di salutarvi, vogliamo raccontarvi una curiosità legata a Limone sul Garda.

Alcuni dei suoi abitanti, quelli storici e longevi, hanno un DNA di cui andare fieri: nel 1979, a Milano, dopo una serie di esami condotti su un vasto numero di longevi cittadini, è stata scoperta una straordinaria proteina nel loro sangue, l’Apo A-1 Milano, una proteina veramente anomala, che riesce a proteggere cuore e arterie anche in presenza di elevati valori di colesterolo e trigliceridi. Questa proteina riesce a ripulire le arterie dai grassi evitando infarti e arteriosclerosi.

Perciò, immaginatevi seduti su panchina, al tavolino di un bar sorseggiando un aperitivo al tramonto, gustando un ottimo vino… ora smettete di immaginare e partite per Limone sul Garda, ve ne innamorerete.

Riapertura 2018 delle Ville del Lago di Como

La primavera è ormai in arrivo e con lei, arriva la riapertura delle Ville sul Lago di Como; romantiche, imponenti, luoghi da sogno, talvolta scenario di matrimoni da favola si specchiano nelle acque del lago, mostrando la loro magnificenza.

Siete pronti a lustrarvi gli occhi, a inspirare i profumi di bellissimi fiori, a lasciare vagare lo sguardo lungo le blu acque lacustri?

Lasciatevi ispirare dalla cultura che si respira negli arredi e nella storia che queste dimore hanno alle spalle, perdetevi negli splendidi angoli romantici nascosti nei giardini, ammirate le fioriture, le piante  rare ed esotiche e scoprite i gioielli del Lago di Como.

Riapertura 2018 delle Ville del Lago di Como

Dal 23 marzo Villa Monastero reintrudurrà le aperture giornaliere perciò, se vorrete visitarla, potrete farlo tutti i giorni dalle 10 alle 17; nei prossimi mesi l’apertura seguirà questi orari:

aprile dalle 10 alle 18

maggio-giugno-luglio e agosto dalle 9.30 alle 19.

settembre dalle 9.30 alle 18

ottobre e 1 novembre dalle 10 alle 18.

La  Casa Museo, ad eccezione di agosto, non sarà aperta tutti i giorni:

a marzo  si potrà visitarla il venerdì, sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 17

ad aprile il venerdì, sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 18

a maggio, il venerdì, sabato, domenica e i festivi dalle 9.30 alle 19

giugno e luglio, da martedì a domenica e festivi dalle 9.30 alle 19

agosto, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19

settembre, da martedì a domenica e festivi dalle 9.30 alle 18

ottobre e il 1 novembre, venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18.

Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale (http://www.villamonastero.eu) per verificare eventuali modifiche all’orario, orari di biglietteria o altre comunicazioni.

Giardini di Villa Monastero

Villa Carlotta, a Tremezzo, una delle punte di diamante del Lago di Como vi aspetta con la romantica “Amore e Psiche” di Canova o con  l’”Ultimo bacio di Romeo e Giulietta” di Hayez.

Villa Carlotta riaprirà il 23 marzo e sarà possibile accedervi dalle 9 alle 19.30; dal 1 ottobre al 28 ottobre si potrà visitarla dalle 9.30 alle 18.30 mentre dal 29 ottobre al 4 novembre dalle 10 alle 17.

Durante il ponte dell’Immacolata (7-8-9 dicembre) aprirà dalle 10 alle 17.

Anche in questo caso vi invitiamo a visitare il sito ufficiale (http://www.villacarlotta.it) per verificare eventuali modifiche e controllare gli orari della biglietteria.

Il 17 marzo sarà il turno della Villa del Balbianello che, a esclusione del lunedì e il mercoledì non festivo, si potrà visitare dalle 10 alle 18. Come nei casi precedenti vi invitiamo a prendere visione del sito ufficiale per eventuali comunicazioni o verifiche degli orari della biglietteria  https://www.fondoambiente.it/luoghi/villa-del-balbianello/visita .

I giardini di Villa Melzi saranno di nuovo aperti al pubblico dal 24 marzo al 31 ottobre, dalle 9.30 alle 18.30 e come nei casi precedenti vi invitiamo a verificare orari o controllare comunicazioni sul sito ufficiale http://www.giardinidivillamelzi.it .

Siete pronti ad ammirare queste belle dimore, lasciarvi stregare e ammaliare dal loro splendore?

La funicolare Como/Brunate

Visitando Como è praticamente d’obbligo salire sulla funicolare Como-Brunate; il viaggio, anche se di breve durata, permette di godere di uno spettacolo unico, un nuovo punto di osservazione in cui il Lago di Como si stende ai nostri piedi.

Per raggiungere Brunate esiste anche una strada asfaltata tuttavia, non è sempre percorribile, in alcuni giorni infatti viene interdetta al traffico, solo i residenti hanno la possibilità di spostarsi tra Como e Brunate in automobile senza subire restrizioni.

Funicolare Como/Brunate

La storia della funicolare Como-Brunate

La storia della funicolare che da Como porta a Brunate inizia alla fine dell’800, la costruzione venne avviata il 4 gennaio 1893 mentre l’11 novembre 1894, venne inaugurata; da questo momento i comaschi poterono salire a Brunate in “soli” 20 minuti.

Passarono pochi anni e vennero apportati i primi cambiamenti, nel 1911, la trazione da vapore divenne elettrica.

Nel 1912 sotto il Carescione, venne installato il “cannone di mezzogiorno”, quello che per molto tempo fu uno dei simboli della città di Como; posto nel punto in cui avveniva lo scambio della funicolare, ogni mezzogiorno ancora oggi fa avvertire un fragoroso boato che si avverte in tutto il paese.

Questo vecchio cannone Austriaco fu installato inizialmente dalla Pro Como per far si che quando il cielo si faceva scuro e la grandine rischiava di distruggere i vigneti di Garzola, si scongiurasse l’evento; in seguito perse questa funzione ma continuò a segnalare l’ora dell’aperitivo.

Nel corso degli anni ’30 la stazione di Brunate venne rinnovata, così come furono rinnovati gli impianti mentre il tempo di percorrenza scese a 6 minuti e 30 secondi; negli anni ’70 si costituì un consorzio per la gestione delle linee extraurbane della provincia di Como che per un po’ gestì anche la funicolare.

Nel 1981 la proprietà passò alla Regione Lombardia; nel 1999, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario di Volta, l’impianto venne automatizzato.

Dal luglio 2005 la gestione è affidata al Consorzio Mobilità Funicolare & Bus, al suo interno, il ruolo operativo di gestione del servizio è affidato all’ATM.

Con la funicolare da Como a Brunate

Per poter salire sulla funicolare Como/Brunate è necessario lasciare il centro di Como e recarsi in Piazza Alcide de Gasperi; superato l’ingresso ci si imbatte nella biglietteria (al momento non è prevista una biglietteria automatica anche se, in futuro dovrebbe essere installata) e un piccolo bar.

Dopo aver acquistato e obliterato il biglietto non si dovrà far altro che attendere l’arrivo della funicolare; nel caso in cui doveste attendere molto (in realtà il viaggio dura 7 minuti quindi non si dovrà aspettare chissà quanto), potrete passare un po’ di tempo nello spazio antistante l’obliteratrice, ammirando le vecchie immagini appese alle pareti che testimoniano la storia della funicolare.

Ingresso funicolare a Como

Le vetture in salita e discesa sono 2, una color malva chiamata BRUco (contrassegnata dal numero 12) e la bruCO di colore rosso (è la numero 13).

Una volta che la funicolare sarà arrivata, salendo si inizierà a godere dello spettacolo; il consiglio, se ci si riesce, è quello di posizionarsi sulla prima carrozza, di fronte alla vetrata panoramica, in questo modo si godrà del panorama dalla prima fila. E’ consigliabile stare in piedi se si vuole ammirare la visuale perché, sedendosi, con buona probabilità qualcuno si metterà in piedi davanti a voi oscurando il paesaggio.

In totale ci sono 24 posti a sedere (anche dai finestrini laterali si gode di una bella visuale, seppur non paragonabile a quella della vetrata panoramica) e 56 in piedi; entrando non si potrà non notare immediatamente lo stile liberty in cui sono realizzate.

Vista dalla funicolare Como/Brunate

Poco dopo la partenza, sotto al Carescione, è possibile notare il cannone di mezzogiorno mentre, a metà circa, si incrocia la funicolare in discesa.

Arrivati in alto, dopo 7 minuti, si potrà godere dello spettacolo mozzafiato della Città di Como e delle splendide acque azzurre oppure, si potrà decidere di seguire uno dei sentieri che vi porteranno Santa Rita al CAO, al Faro Voltiano, alla fonte del Pissarottino dove si trova il Belvedere con una bellissima vista sul lago.

Bar e ristoranti attendono invece chi preferisce fermarsi a rifocillarsi di fronte a un panorama incantevole.

Accessibilità della funicolare Como/Brunate

La funicolare Como/Brunate è accessibile anche a chi ha difficoltà motorie; superata l’obliteratrice è infatti disponibile uno scivolo che per mette di accedere alla vettura.

Funicolare Como/Brunate

Anche all’arrivo, la discesa e la salita avvengono in zona pianeggiante permettendo a tutti di poter godere di questa esperienza e godere dello spettacolo del lago da una posizione privilegiata.