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Una visita al Museo dell’ombrello

Il Museo dell’ombrello è un piccolo gioiello visitabile a Gignese, a pochi passi da Stresa; entrare in questo museo significa immergersi in un’atmosfera unica, ripercorrere una storia di pizzi, stoffe, merletti.

In questa zona, la realizzazione e la vendita degli ombrelli era un’attività diffusa perciò, già nel 1939 fece la comparsa il primo Museo dell’Ombrello, situato però in un edificio differente da quello attuale.

Visitandolo si ammireranno molti esemplari tuttavia, non si vedranno tutti quelli disponibili perché, per evitare danni derivanti dall’esposizione alla luce, vengono fatti ruotare all’interno delle vetrine.

Per godere appieno della bellezza dei pezzi esposti e per comprendere meglio l’evoluzione, è consigliabile seguire il percorso “storico”; all’interno delle vetrine sono indicate le epoche storiche a cui risalgono gli ombrelli esposti quindi, sarà molto semplice seguire l’evoluzione di questo splendido oggetto.

Museo dell’ombrello, dal parasole ai giorni nostri

Ammirando le prime vetrine ci si troverà di fronte bellissimi parasole risalenti alla metà dell’800; la diffusione del “merletto meccanico” diminuisce i costi di produzione e ne permette la diffusione. Gli splendidi risultati si possono vedere sui differenti ombrelli con cupole in merletto meccanico e, in particolare, se sarà esposto e avrete la fortuna di vederlo, non potrete far altro che rimanere incantati di fronte agli ombrelli con fodera a contrasto.

I tempi e la moda cambiano e si evolvono così, l’ombrello acquisisce una nuova funzionalità, da chiuso poteva anche essere utilizzato come appoggio nel camminare; ecco perciò che le cupole diventano più ampie anche se, l’aspetto estetico non viene mai tralasciato, un bell’esempio è l’ombrello con cupola a forma di pagoda, di ispirazione orientale.

In questo viaggio nella storia si ammirano le decorazioni che cambiano e compaiono le cupole in merletto meccanico nero con i quadrati sovrapposti, oppure quelle foderate in seta, in tinta a contrasto per ripararsi meglio dal sole.

Museo dell'ombrello

Degli ombrelli è bello osservare anche i particolari, i manico e le impugnature, in alcuni casi in materiale prezioso, con incisioni.

Nel periodo della Belle Époque è il ricamo a punto sfilato “a giorno” ad essere spesso presente e, se avrete fortuna, potrete ammirarne un esemplare con impugnatura in legno che rappresenta il musetto di una lepre con le orecchie in avorio.

Negli anni ’20 e ’30 si assiste alla scomparsa dell’ombrello parasole quindi, la tinta unita dei tessuti che caratterizzavano gli ombrelli, lasciano il posto ai tessuti fantasia; negli anni ’30 e ’40 l’ombrello ripara sia dalla pioggia che dal sole anche se, come parasole viene usato solo in spiaggia.

Bellissimi sono anche gli ombrelli da utilizzare nei periodi di lutto quando, il colore nero, avvolge non solo l’abbigliamento ma anche gli accessori; gli ombrelli esotici presentano spesso coperture in seta o carta, dipinte a mano o stampate, con fusto di bambù e armatura in legno.

Museo dell'ombrello

Sempre al piano inferiore, in alcune vetrine, sono conservate impugnature in corno e avorio, in metallo argentato, legno e materiali sintetici.

Al piano superiore continuano le testimonianze storiche ed è possibile ammirare l’utilizzo dell’ombrello in diversi settori come in quello della moda o dell’arte; strumenti del mestiere, fotografie, oggetti, riproduzioni e la copia originale dell’”Album-Ricordo dei pranzi degli industriali ombrellai Torino” sono stati raccolti e conservati con passione da chi si occupa di questo museo.

Museo dell'ombrello

Se vi trovate a Stresa, visitate le attrazioni più gettonate, ma non tralasciate di fare una puntatina a questo piccolo museo curato con tanta passione e pazienza.

Museo dell’Ombrello e del Parasole

Via Panorama Golf, 2

28836 Gignese (VB)

www.comune.gignese.vb.it

Cosa vedere alla Rocca di Angera

La Rocca di Angera è un luogo ricco di fascino e cultura da non perdere quando si visita questa bella cittadina; posta in posizione panoramica, si trova abbarbicata su uno sperone roccioso all’estremità meridionale del Lago Maggiore.

In origine proprietà della Mensa Arcivescovile, passa nelle mani della famiglia Visconti nel 1384; nel 1449 viene acquistata da Vitaliano Borromeo e, ancora oggi è proprietà della famiglia.

Visita alla Rocca d’Angera

Per visitare la Rocca di Angera è possibile arrivare in auto sino al piccolo parcheggio antistante e, dopo aver pagato il biglietto e superato la biglietteria, avviarsi sulla strada asfaltata che, in pochi passi, vi porterà al cospetto della grande costruzione.

Sulla sinistra si apre il panorama mozzafiato del Lago Maggiore e Arona; la Rocca si trova sulla destra mentre, di fronte è situato il bar.

Vista dalla Rocca di Angera

Dopo essere entrati, dalla grande piazza è possibile accedere immediatamente  al Museo della Bambola e del Giocattolo oppure, attardarsi ad ammirare il coperchio di sarcofago romano in pietra sarizzo risalente al VII d.C. o la sala storica con la Tinaia e il Torchio.

Tinaia alla Rocca di Angera

Museo della Bambola e del Giocattolo

Il Museo della Bambola e della Moda Infantile della Rocca di Angera è stato fortemente voluto dalla principessa Bona Borromeo nel 1988 e, da allora, è cresciuto grazie ai collaboratori e ai donatori che hanno voluto dare il loro contributo.

Ciò che era un tempo esposto all’interno del Petit Musée du Costume di Tours (collezionato con amore da Robert Pesché e dalla moglie Madame Gisèle Pesché) ora si trova esposto in queste sale che ne hanno raccolto l’eredità quando, il museo, ha rischiato di dover perdere tutto il lavoro di raccolta svolto, per via di mancati finanziamenti.

In questo museo, che si snoda tra 12 stanze, si ammirano bambole provenienti da varie epoche storiche e realizzate in differenti materiali; il museo, attraverso un percorso lineare nel tempo, si pone come obiettivo quello di mostrare le mutazioni nelle epoche e nei periodi storici.

Museo della bambola e del giocattolo Rocca di Angera

Le bambole, abbigliate e spesso dotate di corredo o intente a svolgere determinate mansioni, si susseguono nelle teche  mentre, pannelli bilingue illustrano i materiali e gli utilizzi; la ceramica per esempio, facile da lavare, resistente, già diffusa all’interno delle abitazioni, divenne anche materiale da costruzione dei balocchi.

Si rimane così a bocca aperta di fronte agli splendidi esemplari dai bei visi, con particolari definiti; piccole bambole adornate, abbigliate, rappresentano in alcuni casi una testimonianza della moda dell’epoca. Tra le più curiose si possono ammirare i “Frozen Charlie” realizzati totalmente in porcellana lucida, dalle belle gote colorate, senza articolazioni, o le bambole manichino francesi, con i loro corredi originali.

Museo della bambola e del giocattolo Rocca di Angera

Fanno bella mostra di sé anche modelli in miniatura di mobili provenienti dalla collezione Roberta della Seta Sommi Picenardi, o bei cavalli da giostra nella sezione in cui sono raccolte bambole giapponesi.

Molte delle bambole esposte sono costituite da miscugli di materiali: cartapesta, legno, porcellana. Vi sono poi le bellissime bambole in cera, tipiche della seconda metà del 19esimo secolo e i più recenti automi.

Alcune sono davvero curiose, come quella con il ventre apribile per ammirare il meccanismo che le permette di camminare o mandare baci, è anche caratteristica la “Gibson Girl”, ispirata dal personaggio disegnato dall’illustratrice Charles Dana Gibson.

Imperdibili sono poi le antiche maioliche d’Europa e d’Oriente.

Le Sale Storiche e il giardino medievale

Girovagando tra le sale della Rocca di Angera, ci si imbatte anche in alcune stanze che, attraverso mobili, suppellettili, dipinti e raffigurazioni, ci raccontano di storie e miti.

Un esempio è la Sala Mitologica dove rivivono i miti di Atalanta e Ippomene rappresentati da un dipinto di Guido Reni, o quello di Apollo e Marsia; nella Sala della Giustizia, affreschi del “Maestro di Angera”, vengono celebrate le gesta di Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, che lottò contro Napo della Torre, sconfitto poi a Desio nel 1277.

Rocca d'Angera

Sopra i tre registri si trovano soggetti a carattere astronomico e astrologici.

Per godere di una vista panoramica davvero spettacolare è necessario salire sulla Torre (attenzione se soffrite di acrofobia oppure di claustrofobia, l’ultimo tratto prevede un piccolo breve passaggio che potrebbe mettere a disagio); da qui si può ammirare il Lago Maggiore e Arona posta di fronte alla Rocca, le Alpi e le Prealpi.

Naturalmente, visitando la Rocca di Angera non è possibile tralasciare il giardino Medievale con il giardino delle erbe piccole, realizzato in aiuole in cui si coltivano piante odorifere e medicinali; passeggiando si passa anche dal verziere o dal boschetto e, alzando lo sguardo, ci si sente protetti dalla Rocca che si erge maestosa e domina tutta l’area.

Giardino Medievale Rocca di Angera

Passare un pomeriggio alla Rocca di Angera significa immergersi in un’atmosfera fiabesca, fare un salto nel tempo, ammirare panorami strepitosi e, se vi avanza un po’ di tempo vi suggeriamo di visitare anche il paese, non ne resterete delusi.

Cosa fare e vedere al Lago del Segrino

Tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio, in Brianza, si trova il Lago del Segrino; di forma allungata, ha origine glaciale e nelle sue acque si specchiano i monti circostanti che tingono le sue acque di un colore verde piuttosto scuro.

In realtà l’acqua è pura e trasparente, tanto da renderlo il lago meno inquinato d’Europa; passeggiando lungo la pista ciclopedonale che corre tutto attorno, si possono ammirare ninfee, millefoglie d’acqua e canneti.

Sotto la limpida superficie fanno capolino numerose specie ittiche; tipiche di questo lago sono l’alborella, il pece persico e il luccio e, con un po’ di fortuna potrete vedere belle ranocchie gracidanti, un cormorano che scruta il paesaggio, lo sparviere, il picchio verde o il falco pecchiaiolo.

Il giro del Lago del Segrino

Il Lago del Segrino può essere interamente circumnavigato grazie alla ciclopedonale che si estende per 5 chilometri circa; a ogni ora è percorsa da persone che in bicicletta, a piedi o con i pattini la utilizzano per fare un po’ di sano movimento o rilassarsi. Il tempo di percorrenza a piedi è di un’ora circa a passo tranquillo.

La parte migliore è quella “interna” immersa nella natura, affiancata dai Monti Pesora e Cornizzolo, dove gli unici mezzi che si possono incontrare sono le biciclette; il tragitto si può infatti dividere in due parti in cui, la seconda, è affiancata dalla strada provinciale che conduce a Canzo, trafficata da auto, camion e moto ma ben protetta da un guardrail.

Il percorso è perfetto anche per famiglie con bambini piccoli, è necessario solo fare attenzione che non si allontanino da soli spingendosi troppo verso la riva.

Lago del Segrino

Nella stagione estiva si incontrano spesso bagnanti che prendono il sole sulla riva, fanno pic-nic, in qualche caso il barbecue o persone che, volendo godere un po’ di pace cercano zone d’ombra in cui leggere un buon libro o ascoltare musica affacciandosi sulle acque del lago. La raccomandazione, in tutti i casi è di non lasciare rifiuti, rispettare l’ambiente e non accendere fuochi se proibito.

Il giro del Lago del Segrino può essere affrontato in ogni stagione, in estate è consigliabile indossare un copricapo e dotarsi di acqua con cui reidratarsi, soprattutto quando si esce dalla zona che affianca i monti dove piante e arbusti creano fresche zone d’ombra; punti di partenza veri e propri non ce ne sono, se vi si giunge in macchina spesso l’inizio è dato da dove si riesce a parcheggiare l’automobile.

Lago del Segrino zona parcheggio

In generale è possibile parcheggiare nei pressi del lido (qui si trova una spiaggia, il bar, la piscina…) o poco più avanti, nell’area in cui in genere si possono ammirare cigni e anatre.

Lungo il percorso si incontra anche un’edicola votiva, l’Edicola del Caradùr indurmentaa, in cui una realizzazione di Walter Cremonini rappresenta una delle leggende del Lago del Segrino.

Lago del Segrino Edicola del Caradùr indurmentaa

Le leggende del Lago del Segrino

In passato molti furono i personaggi famosi, soprattutto scrittori che qui trovarono ispirazione: Stendhal (che lo paragonò a una gemma di smeraldo per via del particolare colore che assumono le sue acque), Ippolito Nievo, Gadda, Fogazzaro (il lago di Malombra sarebbe infatti il Lago del Segrino), Giuseppe Parini.

Tra i pittori vi fu invece Giovanni Segantini.

Legate al Lago del Segrino vi sono varie leggende, tra cui quella raffigurata sull’edicola votiva.

Il Lago del Segrino in inverno ghiaccia spesso e, anche dopo l’ultima grande guerra, uno strato di ghiaccio aveva rivestito le sue fredde acque; proprio in quel periodo, un uomo a bordo di un carro trainato da due buoi stava facendo ritorno a casa. Il viaggio verso la stalla può essere duro da affrontare quando si è stanchi così, aveva ceduto al sonno; non più in grado di controllare la strada seguita dai buoi, non si era accorto che avevano deviato inoltrandosi sulla lastra ghiacciata.

Giunto sull’altra riva, riaprendo gli occhi si accorse immediatamente dei segni degli zoccoli e delle ruote tracciate sul ghiaccio, attonito e spaventato si rese conto di aver attraversato il lago invece di costeggiarlo.

Decise così di far erigere una cappella alla Madonna, in ringraziamento per lo scampato pericolo.

Lago del Segrino edicola votiva

Un’altra leggenda è quella che vede protagonisti San Giorgio e il Drago; in riva al Lago del Segrino, tra i canneti, viveva un terrificante Drago che infastidiva passanti e abitanti della zona.

Non riuscendo più a sopportarlo, si decise di cercare di calmarlo e ammansirlo utilizzando delle vittime sacrificali; i primi a essere sacrificati furono greggi e animali poi, si arrivò al punto di donargli vittime umane.

Un giorno toccò a Cleodolinda, la principessa figlia del Re di Morchiuso, lasciata in riva al lago legata a un albero di sambuco; qui, richiamato dalle sue lacrime, giunse un cavaliere su di un cavallo bianco, era San Giorgio che dapprima ferì con la lancia il collo del drago poi, con la cintura della fanciulla, lo legò portandolo al castello dove, con la spada e un colpo secco, lo decapitò, facendone rotolare la testa fino nelle acque del lago.

A questa leggenda è legata anche una ricetta tradizionale locale, i Pan Meitt de San Giorg che, il 24 aprile, giorno di San Giorgio, vengono preparati in ricordo dell’evento.

La principessa ancora sotto shock portava tra le mani un ramo di sambuco donatogli da San Giorgio e non si accorse che del polline e delle foglie erano cadute nell’impasto dei biscotti che la domestica stava preparando. Gli ingredienti dei biscotti erano: farina bianca, gialla, uova, zucchero, latte, burro e, da quel giorno, fiori essiccati di sambuco.

Come arrivare al Lago del Segrino

Per arrivare il Lago del Segrino, situato nei comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio, nella provincia di Como, vi sono diverse strade, in base alla località di provenienza.

Arrivando da Milano, basta percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita di Bosisio Parini e procedere lungo Viale Brianza fino allo stop, quindi girare a destra precorrendo Via Alessandro Manzoni in direzione Cesana Brianza dove, alla rotonda, svoltando a sinistra ci si trova sulla Strada Provinciale 629.

Si procede verso il Comune di Pusiano (volendo si può evitare il traffico del paese prendendo la Variante 62, che condurrà poco più avanti, evitando il centro), giunti al semaforo si svolta a destra (Via Martinelli) e ci si trova lungo la Strada Provinciale 42 che non si lascia più fino alla mèta; si affrontano tornanti, rotonde, ma si procede sempre dritto, giungendo a Eupilio, fino a una rotonda che incrocia Via Roma. Il lago praticamente è di fronte.

Arrivando da Como lungo la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, non si abbandona mai la strada e si procede dritto; si attraversano i comuni di Lipomo, Tavernerio, Albese con Cassano, fino al Comune di Erba. La strada cambierà nome ma sarà sempre la stessa: Viale Lombardia, Via Prealpi, Viale Brianza e Viale Prealpi dove, giunti a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano, detta Strada Provinciale 41.

Alla rotonda successiva si svolta a destra (lasciando a sinistra il supermercato Iperal) e subito dopo, all’ennesima rotonda, si gira a sinistra percorrendo Via Valassina (che è comunque sempre la  Strada Provinciale 41); non si lascia più affrontando anche tornanti e rotonde e si procede sempre dritto giungendo quindi a  Longone al Segrino, poi fino al Lido del Segrino in prossimità del lago.

Arrivando da Lecco si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Milano, si prende l’uscita Como/Erba trasferendosi quindi sulla Strada Provinciale 629.

Sempre dritto, si passa Suello, quindi Cesana Brianza dove ci si ricongiunge alla strada descritta più sopra per chi giunge da Milano.

Arrivando da Bellagio si percorre la Strada Provinciale 41 in direzione Civenna; è un’unica via percorribile, sempre dritto, attraversando i Comuni di Brogno e Guello frazioni di Bellagio, quindi Civenna, Ghisallo con l’omonima Madonna del Ghisallo, Magreglio, Barni, Lasnigo, Asso, Canzo e finalmente il Lago. La strada è piuttosto tortuosa  e costellata da ripetuti tornanti.

Per chi arriva da uno dei comuni situati sul ramo del Lago di Como di destra (per esempio Lezzeno e Nesso), si prende Via del Tivano, detta anche Strada Provinciale 44 e, come nei casi precedenti non si lascia mai il tracciato, si passano Zelbio, Pian del Tivano, Sormano fino a uno stop dove si incrocia la Strada Provinciale 41 che da sinistra proviene da Bellagio, si svolta a destra e si giunge ad Asso poi, Canzo e il Lago.

Chi arriva da uno dei comuni situati sul ramo del Lago di Lecco di sinistra come Vassena e Onno, deve prendere la  Strada Provinciale 46 (a tratti nominata Via Milano) e, come nei casi precedenti non lascia mai il tracciato; si passano San Giorgio, Maisano, Valbrona, Visino,  fino a uno stop dove si incrocia anche in questo caso la Strada Provinciale 41, si svolta a sinistra e si giunge ad Asso, quindi Canzo e il Lago.

Arrivando dal centro della Brianza come da alcuni comuni della provincia di Monza (per esempio Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco oppure, prendere l’uscita per Giussano portandosi sulla Strada Provinciale 9 e proseguire dritto in direzione Como/Erba.

Si passano Arosio e Inverigo, con la strada che cambia denominazione in Strada Provinciale 41,  si supera Lurago D’erba e si giunge a Erba; alla rotonda già citata nel caso di chi arriva da Como (in quel caso si svoltava a sinistra… Viale Prealpi, dove giunti a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano…), si va ancora dritti e si segue come nel caso di Como.

Una volta giunti al Lago del Segrino ci sarà da affrontare il problema del parcheggio; sono disponibili alcuni parcheggi al Lido, in zona cimitero, alla rotonda di Via Roma prendendo a destra se ne trovano in via Combattenti oppure, in Via Segrino per chi arriva da Canzo.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Lago del Segrino con altri mezzi potrà arrivare in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, per esempio quella di Erba e, da qui, proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da  Asf Autolinee  oppure, quella di Canzo-Asso che è più vicina e, anche in questo caso, si può sfruttare lo stesso servizio di autobus che conduce nei pressi del lago oppure, per chi ama camminare, con una passeggiata di poco inferiore all’ora si raggiunge il lago stesso.

 

Come arrivare alla Cascata del Cenghen

Sul Lago di Como, poco sopra Abbadia Lariana, si trova la cascata del Cenghen cui si arriva dopo una breve passeggiata (1 ora circa) immersa completamente nella natura; un paesaggio davvero stupefacente vi aspetta al termine della scarpinata, se siete fuori forma, non scoraggiatevi se pensate che sia troppo ripido, fatevi forza e vedrete che dopo un breve sforzo tutto sarà più semplice.

Il sentiero è adatto a tutti e non prevede difficoltà, con un leggero allenamento si riesce a percorrerlo per intero senza avvertire il minimo sforzo; è perfetto anche per i bambini anche se, verso la fine, quando il sentiero si stringe, se sono molto piccoli è meglio tenerli per mano.

Verso la cascata del Cenghen, da Linzanico al borgo di Calech

Punto di partenza per la cascata del Cenghen è la frazione di Linzanico dove, dopo aver abbandonato la macchina (c’è un parcheggio nei pressi dell’inizio della passeggiata) si giunge al lavatoio; se si arriva dall’alto si dovrà prendere la strada che, dopo averlo superato vira verso sinistra mentre, sei si arriva dal basso, si dovrà piegare a destra, senza passare oltre al lavatoio.

Lavatoio per la cascata del Cenghen

Seguendo la mulattiera, dopo pochi passi potrete già intravedere un cartello che indica da che parte proseguire per arrivare alla cascata; il sentiero è abbastanza semplice tuttavia, è fatto di “strappi” e zone quasi in piano, la prima parte è principalmente in salita, tenete duro perché più avanti diventa meno intenso e più semplice.

Seguite dunque la strada e godetevi lo spettacolo del lago che si stende sotto di voi.

Verso la cascata del Cenghen

Lungo il primo tratto si incontrano case con orti coltivati e ulivi che ben presto verranno abbandonati; la pace regna sovrana, capita solo di incontrare qualche moto da trial che di tanto in tanto passa sfrecciando e sollevando nuvole di polvere. Proseguendo lungo il sentiero si giunge a una salita fatta di gradini in pietra e una fontanella sulla sinistra.

Verso al cascata del Cenghen

Superata anche questa vi ritroverete circondati da ampi spazi in cui gli ulivi la fanno da padrona.

In breve giungerete a un bivio caratterizzato da un cartello che fornisce indicazioni sui castagneti dell’Insubria; lasciate perdere il sentiero a sinistra e proseguite a destra dove potrete notare i cartelli che indicano il tempo rimanete per il raggiungimento della Cascata del Cenghen (25 minuti), della Falesia dei Campelli (40 minuti) e del Forcellino (2 ore e 40 minuti).

Proseguite lungo il sentiero sino a incontrare una casupola alla cui destra è dipinta una freccia bianca; affidatevi a questa indicazione e proseguite, vi troverete in un piccolo abitato, il borgo di Calech.

Borgo di Calech verso Cenghen

Al termine del borgo si apre un ampio spiazzo erboso da cui si gode di una vista strepitosa sul lago e sulle cime circostanti, sulla Cresta Segantini e la Grigna Meridionale; al termine del prato proseguite sul sentiero a sinistra, seguite l’indicazione della freccia disegnata su una casetta e inoltratevi tra i boschi.

Ancora pochi passi

Andando avanti vi troverete di fronte a un bivio, ignorate il sentiero che piega verso destra e proseguite verso sinistra; presto vi troverete di nuovo ad affrontare uno spiazzo che regala la vista sulla Val Monastero e, proseguendo, a un ulteriore bivio si dovrà prendere per la sinistra.

A questo punto manca davvero poco, a un certo punto inizieranno a comparire i primi cartelli che indicano la direzione verso la cascata e non dovrete fare altro che seguirli; attenzione però, a un nuovo leggero bivio prendete di nuovo a sinistra perché, proseguendo sulla destra vi troverete su un ponticello sotto cui scorre un torrente. Sono solo pochi passi ma, se doveste trovarvi sul ponte tornate indietro e riprendete il sentiero a sinistra che avete saltato proco prima.

Arrivati a questo punto, in pochi passi noterete il fiume scorrere alla vostra destra e delle piccole graziose cascatelle mentre, in sottofondo, potrete già udire il rumore dell’acqua della cascata del Cenghen che si infrange.

Cascatella verso la cascata del Cenghen

Superato un grande masso, vedrete la cascata di fronte a voi cadere nella piccola pozza che si è creata ai suoi piedi; non aspettatevi una cascata particolarmente imponente tuttavia, godete lo spettacolo che le grandi rocce creano e, in estate, la frescura dell’acqua.

Cascata del Cenghen

Il sentiero si snoda in parte nel bosco e in parte sotto al sole perciò, in estate ricordate di proteggere il capo e non dimenticate dell’acqua per reidratarvi e dissetarvi; a destinazione sono presenti grandi massi e spazi in cui potersi fermare e rifocillarsi prima di ripartire.

Prima di tornare a casa vi consigliamo di fare due passi nella frazione di Linzanico, è molto caratteristica e, passeggiando tra le case, potrete scorgere angoli stupendi e incantevoli.

Linzanico Lago di Como

Non ci resta perciò che invitarvi a scoprire questa bella cascata sul Lago di Como, lo spettacolo del paesaggio vi lascerà senza fiato.

Abbazia di San Pietro al Monte a Civate

A pochi passi da Lecco, affacciata sulla Brianza e sul Lago di Annone, a 630 metri sul livello del mare, si trova l’Abbazia di San Pietro al Monte; raggiungibile a piedi dal paese di Civate tramite una ripida mulattiera lastricata di ciottoli, è il luogo perfetto per ammirare uno splendido panorama.

Panorama dall'Abbazia di San Pietro al Monte

Non occupata da religiosi, può essere visitata liberamente oppure seguendo le visite guidate tenute dagli “Amici di San Pietro”, preparati e disponibili, pronti a soddisfare ogni curiosità e svelare i segreti del luogo.

La leggenda dell’Abbazia di San Pietro al Monte

Varie sono le leggende che circondano la nascita dell’Abbazia, una di queste narra che Adalgiso, figlio di re Desiderio (re dei Longobardi), un giorno uscì a caccia e, visto un grosso cinghiale fece di tutto per catturarlo; il grosso animale, dopo una dura lotta corse a cercare riparo ed entrò in una chiesetta che si trovava su un monte.

Adalgiso lo seguì ed entrò in Chiesa ma improvvisamente perse la vista; padre Duro, che si occupava della Chiesa lo rassicurò, promettendogli che portando pazienza la vista sarebbe tornata e l’uomo, promise che se fosse accaduto, avrebbe fatto innalzare una Chiesa dedicata a San Pietro… e così accadde.

Abbazia di San Pietro al Monte, come arrivare

Giunti a Civate si abbandona l’auto presso uno dei tanti parcheggi e, seguendo i cartelli, si prosegue su una strada asfaltata in leggera pendenza.

Seguendo la strada, per ora tutta esposta al sole e girando a destra ci si imbatterà nella piccola frazione di Pozzo, dove si trova un ristorante (il Crotto del Capraio) in cui è possibile fermarsi per una pausa ristoratrice; sconsigliamo però di rifocillarsi prima di affrontare la salita perché potrebbe risultare difficile percorrerla a pancia piena.

Verso l'Abbazia di San Pietro al Monte

Superato il ristorante e le villette, si piega a destra, seguendo sempre le indicazioni e si affronta un sentiero lastricato di ciottoli; i cartelli  da seguire sono sempre quelli che indicano San  Pietro al Monte (45 minuti) o il sentiero numero 10 e, sulla strada, a sinistra, non dimenticate di ammirare la “Casota n.1”, testimonianza di epoca preistorica.

Proseguendo sul sentiero si giunge a un bosco, anche in questo caso si seguono i cartelli e si inizia a salire percorrendo un sentiero piuttosto ripido; da questo momento in poi non si dovrà mai abbandonare il ciottolato dal quale potrete ammirare un’edicola dedicata alla Madonna, la “Casota n.2”, e le spiegazioni su ciò che si troverà una volta giunti al monastero.

Mulattiera per San Pietro al Monte

Quando si incontrerà un bivio, proseguite seguendo il sentiero lastricato che continua a salire verso sinistra (segnavia San Pietro al Monte, sentiero 10) e non prendete in considerazione invece lo sterrato sulla destra che scende in basso verso Birone e Corno Birone (sentieri 9 e 7). Purtroppo in questo tratto non ci sono panchine perciò, nel caso in cui doveste avvertire la stanchezza, dovrete adattarvi e riposare su uno dei grandi massi situati a bordo sentiero.

Camminando all’interno del bosco, sulla sinistra incontrerete una leggera deviazione che porta a una fontanella e alcuni sassi disposti in modo da permettere di fermarsi a riposare; arrivati a questo punto non manca molto, un ultimo sforzo e sarete finalmente giunti in cima.

Verso l'Abbazia di San Pietro al Monte

Adesso il sentiero però si trasforma in gradini fatti di ciottoli, alzando gli occhi, oltre i rami delle piante inizierete a scorgere il cielo e, salendo sempre più, presto vedrete comparire anche il monastero.

Gli ultimi passi vi porteranno all’ingresso dove è consigliabile leggere le norme di comportamento quindi, una volta attraversato il sentiero nel prato, affrontate un’ultima curva e vi troverete di fronte la maestosità del monastero con i suoi gradoni sulla sinistra, e un bellissimo panorama sulla destra.

L’Abbazia di San Pietro al Monte

Fondata nel 772, iniziò la sua decadenza nel XII secolo e, nel 1661 quando l’ultimo cappellano venne ucciso, il monastero fu abbandonato; ciò che si può ammirare oggi è il risultato di distruzioni, abbandoni e ricostruzioni avvenute nel corso dei secoli.

Giunti in cima, ad accogliere il visitatore è l’ingresso in pietra recante la scritta “Ora et labora” quindi, superati i cancelli, l’Oratorio di San Benedetto si para di fronte, stagliandosi contro la montagna; risalente all’XI secolo, contiene al suo interno l’unica immagine di San Benedetto presente nel complesso.

Oratorio Abbazia di San Pietro al Monte Civate

A lato compare invece l’Abbazia di San Pietro al Monte, che accoglie con il suo scalone dai gradini irregolari cui vengono attribuiti vari significati; secondo alcuni i gradini sono 25, secondo chi invece ne conta 24 è chiaro il richiamo al numero 12, quello delle tribù di Israele e degli Apostoli. Dopo questi primi gradini ne seguono altri di fattura diversa che conducono all’ingresso, sono 6 e i primi 2 indicano Cristo nella natura umana e divina, il terzo è rappresentativo del Dio cristiano mentre gli altri 3 sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Sul pronao è visibile un dipinto di Cristo che pone le chiavi del potere spirituale a San Pietro posto alla sua destra mentre, a sinistra, si trova San Paolo che riceve il libro della Parola; una volta entrati, volgendo lo sguardo verso l’ingresso è possibile ammirare affreschi splendidi che lasciano senza fiato sia nelle due cappelle laterali dei santi e degli angeli, che al di sopra dell’ingresso stesso, con la rappresentazione dell’ultimo capitolo dell’Apocalisse e la vittoria del bene sul male.

Abbazia di San Pietro al Monte

I visitatori più attenti noteranno che al posto del viso di Gesù c’è un cerchio grigio; purtroppo, in fase di ristrutturazione, ci si è accorti che quel punto era strutturato per accogliere un’applicazione simile a quella raffigurante l’agnello posto sulla parte superiore.

Qui, è possibile anche ammirare 4 colonne in cui, le incisioni di 3 seguono la stessa direzione mentre, seguono una direzione opposta sulla quarta.

Abbazia di San Pietro al Monte

Purtroppo, degli affreschi che percorrevano tutta la navata ne sono rimaste solo alcune tracce mentre, ancora visibili sono gli affreschi sul ciborio che sovrasta l’altare e che richiama quello presente nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Cripta Abbazia San Pietro al Monte

All’interno dell’Abbazia di San Pietro al Monte è presente una cripta aperta al pubblico in cui spicca, tra affreschi sbiaditi, quello ben conservato di Sant’Agnese; è divisa in 3 piccole navate ed è raggiungibile tramite una scala risalente al periodo romano. E’ inoltre presente, nascosta dietro a una porta, una cripta più antica, di cui rimangono solo i resti (è possibile visitarla solo grazie alla visita guidata), e dove sono stati trovati in passato dei resti umani, analizzati, ma di cui non è possibile definire la datazione precisa della morte.

Cripta Abbazia San Pietro al Monte

Montepiatto e la Pietra Pendula, tanta natura e bei panorami

Andando alla ricerca delle attrazioni che la bella e pacifica Torno regala, è doveroso inerpicarsi fino a raggiungere Montepiatto e curiosare nei suoi dintorni sino a scoprire la Pietra Pendula; se state meditando una fuga dalla città alla ricerca di bei panorami e contatto con la natura, questo fa per voi.

Non è possibile arrivarvi in auto perciò, ci si dovrà armare di scarpe comode e prepararsi a una bella camminata lungo una strada (o sentiero) ripida; per arrivare in alto è infatti possibile scegliere tra 2 strade, l’una percorsa dalle auto dotate di permesso e l’altra, più suggestiva, si inoltra nel bosco ed è fatta tutta di alzate in granito e gradini ricavati tagliando i sassi erratici.

Verso Montepiatto e la Pietra Pendula

Entrambe regalano scorci bellissimi, da un lato si gode della vista di una parte di lago, dal lato che si inoltra nel bosco si ammira la zona di Cernobbio e Tavernola, dall’altra salita invece si ammirano Moltrasio, Carate Urio e Laglio.

Montepiatto verso la Pietra Pendula

Scopriamo Montepiatto e la Pietra Pendula salendo dal percorso a gradini

Anche se nella parte alta di Torno è presente un parcheggio, è meglio lasciare la macchina nella zona sottostante; il consiglio è di trovare un posto disponibile nei pressi della bella Chiesa di San Giovanni così da evitare di arrampicarsi in vie ripidissime e molto strette che permettono il passaggio di una sola auto alla volta a velocità ridottissima.

Giunti al Largo degli Alpini, dopo aver imboccato la strada che conduce verso l’alto, si piega a destra per la mulattiera di gradini e a sinistra per la strada lastricata; in quest’ultimo caso si segue semplicemente la strada che conduce a Montepiatto, non ci sono possibilità di deviazioni o di sbagliare il percorso. Arrivati in alto, superate alcune case, si arriva a un bivio con alcuni cartelli e, girando a destra ci si trova nella frazione.

Salendo dall’altro lato sarà necessario passare prima una stretta via prima di trovarsi lungo il sentiero; in pochi passi si aprirà uno spiazzo da cui godere già di una incantevole vista sul lago.

Dopo una doverosa pausa in cui riempirsi gli occhi della bellezza del lago, si prosegue salendo a destra e non si abbandonerà più il sentiero che continuerà ad arrampicarsi in maniera più o meno ripida. Giunti quasi a destinazione si incontrerà una casetta e, se stanchi, potrete riposare un po’ sui gradini ammirando lo spettacolo del lago che si stende proprio di fronte a voi.

Panorama da Montepiatto andando verso la Pietra Pendula

Ormai siete quasi a destinazione, manca poco, un solo tornante, un’ultima fatica e si inizieranno a vedere le prime case della frazione; se non siete allenati, arrivati a questo punto potreste farvi tentare dall’idea di tornare indietro: non fatelo, riposate e raccogliete le forze, manca davvero poco!

Da qualunque strada si arrivi, ci si dovrà inoltrare nel centro della frazione per risalire verso la Chiesa dedicata a Santa Elisabetta e, al convento, salire le scale e svoltare a sinistra, dove si trova il belvedere.

Belvedere a Montepiatto

Proprio qui parte il sentiero che passando sotto alle mura e inoltrandosi nella boscaglia, in pochi minuti conduce alla Pietra Pendula.

Montepiatto

La Pietra Pendula è un monumento naturale dalla forma di un fungo dalle misure di 2x4x3 e un peso di circa 60 tonnellate; si tratta di un blocco di granito ghiandone appoggiato su una base di roccia calcarea locale che si presume essere stata posta appositamente dall’uomo per farle assumere la curiosa forma che si può vedere.

Pietra Pendula a Montepiatto

Passeggiando tra i boschi, prima di arrivare alla Pietra Pendula, potreste anche imbattervi in una pietra leggendaria, la Roccia di San Carlo Borromeo, da cui si narra che il Santo spiccò il volo per “planare” poi al Sacro Monte di Varese.

Le 6 Stelle del Lario

Il lago di Como offre numerosi itinerari per scoprirne le peculiarità, siti di interesse culturale e naturale; Le 6 Stelle del Lario è un percorso che include luoghi di bellezza unica e imperdibile, ville, luoghi naturali, complessi militari e religiosi che permetteranno di conoscere il Lario battendo anche sentieri meno conosciuti.

1 Le 6 Stelle del Lario: Castello di Vezio

Il Castello di Vezio, situato a Vezio, frazione di Perledo, è raggiungibile sia a piedi che in macchina; chi giunge in questa località intima e fiabesca, potrà ammirare la torre e i ruderi dell’antica fortificazione.

All’interno di questo complesso si trova una falconeria e, con un po’ di organizzazione, si potranno ammirare gufi, aquile e altri bellissimi volatili mentre si esibiscono in acrobazie, voli rasoterra o nel blu del cielo; all’interno della torre, cui si giunge grazie a un ponticello sospeso, sono conservate invece armi, armature e il lariosauro, Larrie per gli amici, che visse nel Lago in un lontano passato.

Castello di Vezio, Le 6 Stelle del Lario

Dalla sommità della torre lo sguardo si apre su un panorama a dir poco mozzafiato; di fronte a Perledo si trova Bellagio perciò si può godere della vista dei due rami del Lago mentre, abbassando lo sguardo, si contempla la bella Varenna che si riflette nelle acque lacustri.

Del Castello di Vezio si possono visitare i giardini, la torre, la cinta muraria e, al suo interno è presente anche un punto ristoro.

2 Le 6 Stelle del Lario: Forte di Fuentes

Anche il Forte di Fuentes rientra tra Le 6 Stelle del Lario.

Situato a Colico, vi si giunge tramite una breve camminata percorrendo una strada costruita nel corso della prima guerra mondiale.

Realizzato per volere di don Pedro Enriquez de Acevedo conte di Fuentes, aveva il compito di proteggere il confine dell’alto Lario dalle aggressioni del Libero Stato delle Tre Leghe; fino al 1736 restò in mano spagnola poi, fu conquistato dai Gallo-Sardi, riconquistato dagli Austriaci e chiuso dall’Imperatore Giuseppe II d’Austria.

Le 6 Stelle del Lario Forte di Fuentes

Acquistato in seguito da un austriaco che ne fece una fattoria, fu riabilitato nel corso della Prima Guerra Mondiale quando furono realizzate 8 postazioni per cannoni.

Chi visita il Forte può ammirare la grande piazza d’armi, i resti della Chiesa di Santa Barbara, la caserma, gli alloggi del comandante, il palazzo del Governatore e le postazioni che ospitavano i cannoni; non è possibile accedere agli interni di ciò che è rimasto perché in condizioni precarie e, praticamente svuotati.

Lasciandosi la piazza d’armi alle spalle si giunge al belvedere da cui si ammira il bel panorama che domina sul Pian di Spagna, Colico, il fiume Adda e, proprio di fronte, Forte Montecchio Nord.

3 Le 6 Stelle del Lario: Forte Montecchio Nord

Sempre a Colico è situato Forte Montecchio Nord, fortezza della prima guerra mondiale meglio conservata in Europa; costruita in un solo anno, è stata in realtà utilizzata per gli addestramenti militari e come polveriera.

La visita guidata porta a scoprire ogni angolo e segreto di questo Forte, dai camminamenti con le feritoie per guardare l’esterno e sparare, alle polveriere, alla piazza d’armi, alle stanze in cui dominavo i militari.

Uno dei punti forte è la visita all’interno del cannone.

 Le 6 Stelle del Lario Forte Montecchio Nord

Grazie alla visita guidata è possibile entrare nel cannone e scoprirne i segreti oltre a comprendere il suo funzionamento; si tratta di un’esperienza davvero unica, non è infatti usuale avere la possibilità di entrare di un cannone vero e proprio, ancora originale, e poter vedere tutto quello che nasconde al suo interno, cosa era necessario fare per farlo funzionare, le manovre che i militari dovevano compiere.

Prima di terminare si sale all’esterno, dove si trovano le cupole e, da questa posizione invidiabile, il panorama che si ammira è davvero strepitoso e lascia senza fiato; qui, viene lasciato un po’ di tempo libero per scattare delle foto ricordo prima di uscire e, dopo alcune altre spiegazioni, terminare la visita.

4 Le 6 Stelle del Lario: Abbazia di San Nicolò a Piona

L’Abbazia di Piona si trova sul territorio di Colico ed è comodamente raggiungibile in automobile; in pochi passi, superato il negozietto in cui acquistare i prodotti dei monaci, si arriva alla Chiesa consacrata in un primo tempo alla Beata Vergine Maria e in un secondo a San Nicola di Bari.

 Le 6 Stelle del Lario Abbazia di Piona

La bella Chiesa con un’unica navata e pianta rettangolare è molto intima e al suo interno nasconde un quadro “misterioso”; il dipinto di Girolamo Pergola che rappresenta la Vergine Maria con un Gesù ancora bambino, mostra sulla sua superficie alcuni elementi che appaiono tridimensionali.

L’apertura sulla destra, conduce al chiostro a pianta quadrangolare irregolare realizzato nel corso del 1200 per volere di Bonaccorso de Canova; molti sono gli affreschi qui osservabili e, uno su tutti, l’antico calendario raffigurante scene campestri.

Nel giardino, oltre alla grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, si gode di una splendida visuale sul Lago.

5 Le 6 Stelle del Lario: Villa Monastero

Bella da togliere il fiato, tra le 6 Stelle del Lario non poteva mancare Villa Monastero.

Situata all’ingresso del romantico abitato di Varenna, è uno scrigno prezioso che nasconde tesori artistici e architettonici.

Edificato sulle rovine di un monastero cistercense, iniziò ad avere l’aspetto come oggi noi lo conosciamo quando passò nelle mani di Walter Erich Jacob Kees; a disposizione del pubblico divenne però solo alla morte di Marco De Marchi.

 Le 6 Stelle del Lario Villa Monastero

Gli interni della villa sono maestosi, un vero e proprio gioiello d’arte che, stanza dopo stanza, riempie gli occhi di chi la visita; l’imponente scalone in marmo, i pannelli in maiolica, gli arredi d’epoca, i bei camini e gli arazzi sono imperdibili.

Una vera chicca è il “bagno di Re Faruk” in stile pompeiano con la vasca in maiolica azzurra e blu, obelischi in marmo e pannelli con raffigurazioni, che richiamano la vita marina.

Il giardino, con le sue specie botaniche, le aiuole, i fiori che in primavera creano vere e proprie coreografie colorate e profumate sono la cornice ideale di statue, fontane e un lago dalle acque blu che offre un panorama che tutto il mondo ci invidia.

6 Le 6 Stelle del Lario: L’Orrido di Bellano

Passare del tempo all’Orrido di Bellano, una delle 6 Stelle del Lario, significa fare un tuffo nella natura, tra scrosci e salti d’acqua, rocce scavate, e una vegetazione che cresce rigogliosa.

Il fiume Pioverna scorre vigoroso creando cascate poderose in questa gola naturale che può essere percorsa grazie alle passerelle artificiali costruite dall’uomo e ancorate nella roccia.

Le 6 Stelle del Lario Orrido di Bellano

Il luogo è affascinante e, la “casa del Diavolo”, nei pressi dell’ingresso, rende il tutto anche vagamente misterioso; in estate, con gli schizzi che raggiungono i turisti, il luogo regala un po’ di refrigerio dal caldo e dall’afa mentre, quando il clima si fa più fresco, è necessario coprirsi leggermente.

Il luogo merita una visita, è suggestivo e quando le piogge sono state abbondanti diventa ancor più affascinante.

Parco Villa Pallavicino, un incanto sul Lago Maggiore

Villa Pallavicino, a Stresa, sul Lago Maggiore, è un’attrattiva che dopo un periodo turbolento, ha riaperto i battenti per la gioia di grandi, piccini e per tutti gli amanti dei meravigliosi paesaggi del Verbano.

La storia di Villa Pallavicino

La villa venne costruita nel 1855 grazie al volere di Ruggiero Bonghi, filologo, politico e accademico   che, in quell’anno aveva incontrato Alessandro Manzoni proprio a Stresa e la desiderò come dimora privata; in seguito fu il Duca di Vallombrosa a ingrandire la villa prima di venderla nel 1862, quando giunse nelle mani della famiglia Pallavicino.

I nuovi proprietari fecero piantare nuovi alberi, inserire statue, costruire viali, realizzare il giardino all’inglese, rendendo la villa simile a come la si può ammirare al giorno d’oggi; nel 1952, grazie alla marchesa Pallavicino, fu inserito anche un parco zoologico con animali provenienti da varie parti del mondo. Fu solo per merito di Stefano Lodovico Pallavicino e Luisa Cavazzi della Somaglia, la moglie, che nel 1956 aprì le porte al pubblico.

Il parco è aperto ai turisti mentre la villa ottocentesca a 3 piani, caratterizzata da belle terrazze, non è visitabile.

Villa Pallavicino a Stresa

La visita al parco Villa Pallavicino

Situato alle porte del paese, si affaccia sul lago da cui è separato dalla strada statale; per i visitatori è presente un ampio parcheggio riservato che consente di giungervi senza fatica.

Tra i colori e i profumi dei fiori, l’area zoologica è il paradiso dei più piccini che possono vedere e accarezzare animali che, in condizioni normali non hanno possibilità di ammirare; ma Villa Pallavicino non è solo questo, oltre alla bella villa ottocentesca in stile neoclassico sono presenti i giardini, le serre, un bar, un ristorante, aree picnic, un parco giochi. Tutto questo la rende il luogo ideale per trascorrere una bella giornata in famiglia.

Parco Villa Pallavicino

L’ingresso è a pagamento e, sebbene siano previsti alcuni percorsi specifici, nessuno è obbligato a seguire un giro particolare ma può decidere di dedicarsi prima ad alcune aree piuttosto che altre; generalmente si segue semplicemente la strada sterrata, larga al punto che potrebbe passarci anche una macchina.

Volendo fare il giro tipico e completo, dopo alcuni tornanti tra piante e prati ben tenuti, si giunge subito al Ristorante “Le scuderie” dove prelibati piatti di pesce di lago fanno la parte del leone; proseguendo si giunge a un bivio, girando a sinistra in pochi passi si raggiunge la fattoria (l’antica cascina). La zona recintata è accessibile e qui, mansueti animali che si muovono liberamente, possono essere avvicinati dai bambini che hanno la possibilità di accarezzarli; ci sono caprette, lama, daini e, in ambienti ricostruiti o gabbie adatte si trovano anche la zebra, il canguro, il furetto, il cacatua, l’aquila reale, il pappagallo, la volpe e tanti altri.

Parco Villa Pallavicino

Passeggiando tra i vialetti, tra rose, azalee e rododendri è anche possibile imbattersi nei pavoni e, se si è fortunati, potrebbero decidere di deliziarvi con una bella ruota.

I bambini non sapranno più da che parte girarsi ad ammirare questo e quell’altro animale, se vi recate a Villa Pallavicino con loro, preparatevi a un’esplosione di gioia continua.

Parco Villa Pallavicino

A Villa Pallavicino talvolta, quando i grandi spazi aperti lasciano lo spazio alle piante, sembra quasi di stare all’interno di un bosco, con tanti alberi, alcuni antichi e altri rari, ci sono infatti faggi rossi, il ginkgo biloba, le sequoie, magnolie e il cedro del Libano; il bosco sembra infittirsi soprattutto quando, dopo aver scavalcato un ruscelletto, ci si trova nella parte alta del parco, dove si incontra l’aula didattica. Quest’area è perfetta per i bambini e le scolaresche che possono effettuare attività di laboratorio.

Villa Pallavicino

Non può mancare poi il giro nel negozio Portobello in cui trovare magliette, souvenir e gadget del parco.

Proseguendo lungo il viale si raggiunge lo Chalet Bar dopodiché, finalmente, si arriva ai giardini botanici con fiori dai colori sgargianti e profumatissimi; nei pressi sorgono anche le serre e il parco giochi con altalene, scivoli e altri intrattenimenti per i più piccini.

Ogni angolo è una sorpresa, un modo per scoprire nuovi fiori, piante, e ammirare tanti animali che girano liberamente e, abituati alla presenza umana, si lasciano spesso avvicinare e toccare; chiunque si avvicini a loro, deve farlo con riguardo e, anche per i più piccini, questa è l’occasione per capire che non si tratta di giocattoli da strapazzare, ma di esseri viventi a cui accostarsi con estremo rispetto e attenzione.

Parco Villa Pallavicino

Prima di uscire ovviamente ci si imbatte nella villa, l’antica dimora, che si affaccia sul lago; fin dall’inizio, già dai primi giardini all’inglese e per tutto il giro, è possibile alzare lo sguardo e perdersi nello splendore delle acque del lago che fanno da sfondo a questa bella location.

Come detto, questo potrebbe essere un giro tipico, ma nessuno vieta, ad esempio, di saltare la fattoria e continuare comunque il percorso verso una qualunque delle mete sopra citate, il tutto immersi nel verde con abeti, castagni, cipressi, ortensie, magnolie, rododendri, tanto per citarne alcuni; ai piedi di queste imponenti piante sono presenti cartelli che ne descrivono nome, specie, provenienza.

Parco Villa Pallavicino

Una giornata particolare (aperto generalmente da marzo a ottobre, dalle 10 alle 18 con ultimo ingresso alle ore 16), diversa, divertente, con un costo non esorbitante, in un parco di circa 20 ettari in cui perdersi tra 40 specie diverse di animali e innumerevoli piante, arbusti, fiori, nella più assoluta tranquillità, affacciati sul Lago Maggiore, all’ingresso di Stresa e a un passo dalle Isole Borromee.

Per verificare gli orari di apertura e i costi, vi consigliamo di visitare il sito istituzionale: Parcopallavicino.it

Minicrociera sul Lago di Pusiano e sbarco sull’Isola dei Cipressi

La mini crociera a bordo della motonave Enigma con sbarco e visita all’Isola dei Cipressi sul Lago di Pusiano, è un tuffo nella natura e nel turismo ecosostenibile; una bellissima gita che dura un paio d’ore circa e in cui il tempo scorre davvero velocissimo solcando le acque, ammirando paesaggi e godendo della bellezza dell’Isola.

La distanza che separa il punto di imbarco a Pusiano e l’Isola dei Cipressi è poca, in una decina di minuti, navigando con calma e godendo della prima parte della crociera, il tempo scorre davvero rapidissimo.

Le doverose “raccomandazioni” a bordo della motonave Enigma

A bordo, la guida illustra subito alcune semplici regole, intanto è vietato fumare (sia sulla nave che sull’Isola) e questo include anche la sigaretta elettronica poi, al piano superiore si trovano i giubbetti di salvataggio perciò, in caso di necessità, è necessario mantenere la calma e stare seduti, verranno distribuiti dall’equipaggio.

Una volta giunti sull’Isola si dovranno rispettare gli animali, stare a una distanza di 3-4 metri per evitare di infastidirli e farli sentire accerchiati; alcuni, come la gru coronata, in una situazione di “disagio” potrebbero infatti attaccare.

Ascoltando le “avvertenze” ci si è già allontanati dal molo e si può ammirare la piazza con il campanile di Santa Maria Nascente, speculare a quello che si trova a Bosisio Parini; si possono anche notare alcune case costruite a pelo d’acqua, dal 1985 cosa non più realizzabile.

Santa Maria Nascente Pusiano

Il tempo di raccomandare di stare tutti insieme e non girovagare da soli per evitare di farsi richiamare e si è pronti allo sbarco.

La visita all’Isola dei Cipressi

L’Isola dei Cipressi, dove si trova una stanza dei cipressi (sull’isola ce ne sono ben 105 e i più vecchi sono stati piantati nel 1700 dal Marchese del Molo) dal 2011 è proprietà della Fondazione Gerolamo Gavazzi.

Isola dei Cipressi

Dalla motonave, già prima di sbarcare si vedono alcuni animali che si aggirano sul prato di fronte al molo di attracco, quindi, dopo essere giunti di fronte al primo punto panoramico in cui è possibile ammirare le acque del Lago, ha inizio la vera e propria visita guidata dell’Isola.

La guida racconta aneddoti, informazioni e curiosità della villa facendo conoscere anche la sua storia e la storia dei suoi proprietari; sull’isola, che fu anche avamposto militare, giunsero personaggi di una certa importanza come Stendhal.

I canti degli uccelli e i racconti dell’attuale proprietario si intrecciano a quelli della guida e accompagnano la visita che si snoda tra le bellezze dell’Isola su cui si trova anche un piccolo museo all’interno del quale sono costuditi riproduzioni di barche, piccole attrezzature da giardinaggio, monete e altri oggetti.

Museo Isola dei Cipressi

E’ proprio il proprietario che dà il permesso, soprattutto ai più piccini, di raccogliere le piume colorate che i pavoni hanno perso però, ammonisce tutti di non strappare i fiori.

Passeggiando nel verde si giunge a una casetta sull’albero; bella, bellissima, conquista subito e se il proprietario permette di salire, sarebbe un peccato non approfittarne perché oltre ad essere arredata con gusto, permette di godere di una vista panoramica del lago.

Casa sull'albero Isola dei Cipressi

La casa è stata costruita nel 2006 da alcuni ragazzi scozzesi che svolgono questo lavoro per professione e, per poterlo fare, han dovuto risiedere sull’isola per 3 mesi senza avere a disposizione nessun confort.

Portando tutto il materiale hanno vissuto come il papà dell’attuale proprietario, senza nessun agio; il papà aveva infatti a disposizione una lampada a petrolio, dormiva in quello che è attualmente il museo, aveva a disposizione una branda e si lavava nelle acque del lago.

Passeggiando si arriva all’hotel degli insetti in cui si trovano piccole caselle all’interno delle quali si trovano insetti come la vespa italiana, ormai scomparsa in Italia (quelle esistenti sono ibride), ma qui ancora presente.

Ciò che attira però grandi e piccini, che incuriosisce, è la possibilità di ammirare i Wallaby che il proprietario aveva visto in un parco scozzese e, conosciuta la loro capacità di adattarsi facilmente, ha deciso di portare qui; in totale ce ne sono 15 e con un po’ di fortuna è possibile vedere anche i cuccioli mentre vengono allattati.

Wallaby Isola dei Cipressi

Dopo aver potuto guardare e scattare un po’ di fotografie a questi marsupiali con i loro cuccioli, si torna alla motonave per proseguire il giro del Lago.

La leggenda dell’Isola

In tempi passati, in Brianza, da Erba sino alla Valassina, un drago spadroneggiava facendo il bello e il cattivo tempo; qui viveva anche una bella principessa il cui nome era Teodolinda che, disgrazia sua, era destinata a diventare la sposa dell’animale.

Un giorno giunse un guerriero di nome Giorgio, passato poi alla storia come San Giorgio, che si innamorò della bella ragazza e cercò di escogitare un modo per liberarsi di lui.

L’impresa non era facile perché il drago era davvero enorme e un duello con lui non sarebbe stato facile da vincere così, elaborò un piano, decise di fargli odorare i fiori di sambuco (i dolci tipici di Pusiano sono fatti con farina gialla e fiori di sambuco) facendolo così addormentare.

Approfittando della situazione gli tagliò la testa che finì per rotolare verso il Lago di Pusiano.

Per la leggenda, secondo alcuni la testa rotolata divenne l’isola mentre, secondo altri, si inabissò semplicemente nel Lago, nel punto più profondo (27 metri), parallelo proprio all’Isola dei Cipressi.

Solcando le acque del Lago di Pusiano

Dopo aver completato il giro dell’Isola è il momento di conoscere il Lago di Pusiano su cui si affacciano 7 comuni; Pusiano è l’ultimo della provincia di Como, alcuni degli altri appartengono invece alla provincia di Lecco.

Lago di Pusiano

Ha un perimetro di 14 km e sulla sua superficie si praticano canottaggio, canoa, kayak, purtroppo non è più possibile fare sci d’acqua; durante la prima parte del giro si ammirano le ninfee bianche  e gialle mentre, quelle fucsia, qui, sono una rarità.

Salpati dall’Isola dei Cipressi ci si imbatte immediatamente nel centro remiero in cui si trova un campo di gare di canottaggio lungo 2 km e mezzo; anche se gare non se ne possono svolgere, poiché è stata vietata la costruzione di tribune, anche galleggianti, vengono atleti da tutto il mondo per allenarsi.

L’acqua, che appare liscia come l’olio, è di origine glaciale, molto dura, perfetta per chi desidera un allenamento intenso.

Sullo sfondo si stagliano il Monte Resegone e il Monte Barro mentre i cormorani, che altrove sono quasi una rarità, qui sono un problema perché ognuno mangia fino a 3 chili di pesce al giorno e, in un lago piccolo come quello di Pusiano, è una problematica.

Cormorano sul Lago di Pusiano

Chi vuole ammirare la natura e la fauna lacustre potrà godere della vista degli svassi che emergono qui e là mentre, di tanto in tanto fanno capolino le mattonelle che segnalano la presenza della carpa; sul Lago di Pusiano si svolge il carp fishing no kill, la carpa è pescata, fotografata, pesata, misurata e rimessa in acqua. Sulla piazzole a riva è possibile vedere le tende dei carpisti che riposano in attesa della notte quando, le carpe, faranno la loro comparsa.

Le boe gialle utilizzate per il ripopolamento del lago sono collocate annualmente in accordo con il Parco Lambro e vengono monitorate tramite un sistema satellitare.

Non visibile dalla motonave Enigma è la diga più antica d’Italia (1812), Cavo Diotti, finanziata da un avvocato milanese che, anziano, non vide mai l’opera finita; il lago aveva periodi di forte siccità e inondazione così, serviva uno strumento di regolazione del flusso.

Di nuovo la guida, spiega ciò che si vede sulle rive e nei dintorni, aneddoti (qui venne varato ufficialmente il primo battello a vapore d’Italia che però, nessun italiano era in grado di comandare), storia, origini di luoghi e di personaggi famosi che passarono da qui.

Lago di Pusiano

La gentilezza dell’equipaggio è un valore aggiunto, competenti, disponibili, pronti a rispondere a qualsiasi domanda, nei giorni di caldo torrido hanno offerto acqua fresca a tutti gli accaldati partecipanti alla crociera.

Per poter effettuare il giro del Lago di Pusiano è necessario prenotare verificando che nella data scelta ci siano posti disponibili; per godere al meglio della vista del lago, i posti al secondo piano, sono probabilmente i migliori.

Accessibilità della motonave Enigma e dell’Isola dei Cipressi

Chi ha difficoltà motorie può effettuare sia la semplice crociera sul Lago di Pusiano che la visita all’Isola dei Cipressi; per accedere alla nave è necessario passare su una pedana mobile, l’unica difficoltà può essere rappresentata da un piccolo gradinetto al punto di imbarco di Pusiano.

Sulla motonave è possibile ospitare una sola carrozzina per questo, la prenotazione con richiesta di riservare un posto libero è più che mai necessaria; sulla nave gli spazi sono molto stretti e sono presenti delle scale per accedere al piano superiore quindi sarà necessario fermarsi a quello inferiore.

Sull’Isola dei Cipressi la visita si snoda passando su prati e sentieri, un aiuto per percorrere il primo pezzo in salita può rendersi utile; verso la fine del percorso è presente anche una scalinata che conduce all’area da cui si possono ammirare i Wallaby tuttavia, è possibile anche effettuare un percorso alternativo (con accompagnatore) che non prevede barriere architettoniche.

La motonave Enigma

Prima di concludere, ecco alcune informazioni sulla motonave Enigma che garantisce una navigazione ecologica e un turismo ecosostenibile.

Utilizzata in passato sul fiume Mincio, è stata poi portata sul Lago di Pusiano dove permette di realizzare minicrociere volte alla conoscenza del lago stesso, gite all’Isola dei Cipressi, escursioni per gruppi, feste private, serate di ballo, gite scolastiche, escursioni didattiche, scuole pesca e altro ancora.

Motonave Enigma Lago di Pusiano

Con 78 posti a sedere disposti su 2 piani, dispone di una struttura in acciaio e un’alimentazione a energia solare permessa dai pannelli solari che rendono così il giro sul lago totalmente ecologico e a impatto zero sull’ambiente;  grazie alla possibilità di “chiuderla” lateralmente, può essere utilizzata anche in caso di pioggia mentre, il riscaldamento fa si che la navigazione possa avvenire anche in inverno.

Il sistema di filodiffusione consente di ascoltare le spiegazioni della guida senza alcuna difficoltà; sono inoltre presenti i servizi igienici.

Per partecipare è necessario prenotare secondo le indicazioni del sito ufficiali: navigazionepusiano.com

Life Electric, un omaggio a Volta sul Lago di Como

Passeggiando sul lungolago di Como è possibile ammirare, all’interno del primo bacino del Lago di Como, al termine della diga foranea, Life Electric, il monumento in onore di Alessandro Volta cui la bella cittadina diede i natali.

L’opera è frutto dell’estro dell’archistar Daniel Libeskind che l’ha donata alla città e, nelle sue parole:  “The Life Electric si ipira alla tensione elettrica tra due poli di una batteria, il grande dono di Volta all’umanità. La forma dell’installazione trova cardine nella mia costante ricerca sulla rappresentazione architettonica dell’energia. L’opera congiunge gli elementi: luce, vento e acqua. Un’installazione, una gateway fisica e ideale aperta sul ventunesimo secolo”.

Alta 14, 25 metri da terra, fonde elementi scientifici e naturali, si ispira ai due poli di una batteria ed è ecocompatibile, non a caso, la scelta dell’illuminazione è ricaduta sulle luci a led.

Life Electric, un monumento al centro del lago

Inaugurata il 2 ottobre 2015, si può raggiungere percorrendo l’intera passerella che si inoltra nel lago, affrontando ciò che la natura offre in quel momento, mille riflessi con il sole battente, schizzi freschi e a volte molto abbondanti in caso vento.

L’ingresso è sicuro, largo a sufficienza per garantire l’accesso a molte persone contemporaneamente, ai lati è posta una ringhiera protettiva lungo la quale è possibile fermarsi per ammirare Como e il panorama circostante da una postazione privilegiata, o lasciarsi affascinare dalle tante imbarcazioni qui ormeggiate; i più piccini non mancheranno di restare estasiati davanti a cigni e paperelle che solcano le acque del lago.

LIfe Electric Como

Arrivati proprio sotto l’installazione non vi resterà che ammirare il paesaggio, scattare qualche foto ricordo o riposare per un po’ sedendovi lungo il bordo che la percorre per intero; la location affascinante invoglia a fermarsi e godere di questo angolo di città che galleggia sulle acque del lago, una piazza tra le onde, un modo nuovo e insolito di vivere Como.

Di sera, inoltrarsi nel lago sulla passerella è ancora più bello, lo spettacolo di una Como illuminata è  romantica e indimenticabile al tempo stesso; nel caso in cui capitaste a Como, non tralasciate assolutamente una visita Life Electric perché  vi regalerà una nuova visuale su una città già bellissima di suo.

Se decidete di visitarla in un giorno ventoso o particolarmente fresco, copritevi bene, l’aria qui tende ad essere più fredda e sferzante che sulla terraferma.