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Non solo Lago di Como, anche nei dintorni ci sono molte meraviglie da scoprire.

Passo del Ghisallo, la vetta dei ciclisti

A 754 metri sul livello del mare è situata una cima amata da tutti i ciclisti che, per giungervi, devono superare una lunga serie di tornanti con continui strappi in salita e una pendenza del tracciato pari a 9%, con picchi del 14% da un lato, e 10% dal lato opposto: il Passo del Ghisallo.

Arrivati sulla sua sommità si scorgono il Santuario della Madonna del Ghisallo, una terrazza panoramica, il museo del ciclismo, un ristorante e il comodo parcheggio a pagamento.

Gli amanti delle due ruote non possono esimersi da una visita al piccolo Santuario dedicato alla patrona dei ciclisti; molti professionisti e grandi nomi del ciclismo hanno per anni lasciato piccoli ricordi, cimeli, magliette autografate e addirittura biciclette che sono esposte appese alle pareti. Tra le tante si trovano anche quelle di Bartali e Coppi, oltre a quella del record dell’ora di Moser (1984).

Ghisallo

Le donazioni sono divenute così tante che a un certo punto si è dovuto pensare a una soluzione alternativa, arrivando alla decisione di costruire il Museo del ciclismo che, inaugurato nel 2006, occupa un’area disposta su 3 piani e si può visitare a pagamento.

Sulla terrazza è possibile ammirare il monumento dedicato a Coppi, Bartali e Fiorenzo Magni ma non solo, oltre la balaustra si può godere di uno scenario spettacolare: le cime delle montagne Valtellinesi, la Grigna, parte del Lago di Como.

Passo del Ghisallo dintorni Lago di Como

Il bar situato a pochi passi dispone oltre agli ambienti interni, anche di un giardino all’aperto con posti a sedere in cui fermarsi per un rapido ristoro, gustare un ottimo gelato, un drink, una bibita rinfrescante o una birra; se un languorino dovesse farsi sentire si potranno gustare i piatti della casa o snack invitanti che stuzzicano l’appetito.

In breve, chi volesse far due passi nella natura potrà raggiungere Piano Rancio e arrivare a Monte San Primo dove pianori, sentieri e rifugi offriranno spazio per rilassarsi o fare un po’ di trekking.

Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco a Imbersago, a pochi chilometri da Lecco, è un luogo culto molto amato e visitato da fedeli e turisti.

Recarvisi comporta immergersi in atmosfere di sacralità, di pentimento e raccoglimento; la lunga scalinata che dal parcheggio sottostante porta sino ai piedi del Santuario è una lunga strada di espiazione dei peccati, di richiesta di aiuto e di preghiera.

Prima di giungere alle sue porte però, si incontrano alcune chicche, tra cui la bella e suggestiva cappella dei miracoli.

Per accedere al Santuario esistono 2 possibilità, arrivare direttamente in automobile presso il parcheggio in posizione superiore, proprio accanto alla bella Chiesa; in alternativa è possibile salire dalla strada sottostante percorrendo i 349 gradini.

Salendo la Santa Scala, recitando il Santo Rosario Mariano, è possibile ottenere l’indulgenza di 300 giorni; è effettivamente un po’ lunga, i punti in cui fermarsi a risposare non sono molti perciò, nel caso in cui doveste decidere di affrontarla, tenetene conto.

Scalinata Santuario Madonna del Bosco

Essendo totalmente esposta al sole, in estate vi consigliamo di premunirvi di un copricapo.

Giunti alla sommità ci si trova al cospetto della statua in bronzo raffigurante Papa Roncalli, molto devoto alla Madonna del Bosco; alta 4 metri, realizzata da Enrico Manfrini, ai suoi lati racconta attraverso dei bassorilievi, sei episodi della vita del Papa.

Il miracolo del riccio e il miracolo de lupo

La storia del Santuario la si può far iniziare con quello che può essere definito un miracolo avvenuto il 9 maggio 1617; la costruzione non avvenne immediatamente ma quello, diede l’avvio a tutto.

In quel giorno, 3 pastorelli portavano il loro gregge nei boschi e, presso i 3 castagni che crescevano vicino alla sorgente, videro apparire la Vergine Maria; al termine della visione, Pietro, uno dei bimbi, notò la presenza di un riccio maturo che, in primavera, non aveva ragione di esistere.

Questo avvenimento fu colto come un segno e, ben presto, in quel luogo, si iniziò a venerare la Vergine che prese anche il nome di Madonna del Riccio.

Un secondo miracolo sembra però sia avvenuto in questo luogo; una mamma invocò la Madonna perché un lupo liberasse il suo bambino che teneva tra le fauci. Dopo l’invocazione, comparve la Vergine Maria che ammansì il lupo e liberò il bimbo.

Dalla Cappella del Miracolo al Santuario

Per ringraziare e onorare la Madonna, nel 1632, venne costruita la Cappella del Miracolo, lo Scurolo, ancora oggi visibile e visitabile; vi si accede salendo per intero la scalinata oppure, dai gradini che si trovano di fronte al sagrato del Santuario.

La Cappella è piccola e raccolta, al suo interno si trovano numerosi ex voto e la fonte, accanto alla quale si narra avvenne il primo miracolo. Dalla fonte sgorga acqua dalle proprietà miracolose; non è infrequente che i pellegrini o semplici curiosi vi si avvicinino per bere e bagnarsi. Qualcuno riempie anche numerose bottiglie da portare poi a casa con sé.

Cappella Santuario Madonna del Bosco

All’interno della Cappella si trova un bell’affresco del Barabino che rappresenta la Vergine con il Bambino Gesù; nello Scurolo, in gesso, è inoltre rappresentato il miracolo del lupo.

Il Santuario, posto superiormente, è situato in una posizione panoramica, da qui infatti lo sguardo si perde sulla Valle dell’Adda e si spinge fino alle Prealpi.

La costruzione, iniziata nel 1641 e benedetta nel 1646, fu più volte oggetto di modifiche fino ad assumere l’aspetto che ha oggi e che colpisce il fedele quando giunge al suo interno.

A pianta ottagonale, con tre navate, ospita al suo interno una statua della Madonna del Bosco, un affresco raffigurante la strage degli innocenti e, a sinistra, la Pietà; sul campanile, risalente al diciannovesimo secolo, è ben visibile una statua in bronzo dorato raffigurante la Madonna.

Esternamente si trovano alcune panchine, una pizzeria e una libreria.

Gli orari delle SS Messe al Santuario della Madonna del Bosco

Chi vuole partecipare a una delle Messe al Santuario della Madonna del Bosco, ha numerose possibilità, sia in settimana, nei giorni feriali, che il sabato e la domenica.

Sabato, prefestiva: ore 18

Domenica: ore 7.00 – 8.30 – 10.00 – 11.30 – 16.00 – 17.30

Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì: ore 7.00 – 8.00 – 16.00

Giovedì: ore 7.00 – 9.00 – 16.00

Prima di recarvi al Santuario per assistere alla Santa Messa vi consigliamo di verificare gli orari sul sito http://www.madonnadelbosco.org .

Come arrivare al Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco è situato a Imbersago, in provincia di Lecco.

Arrivando da Lecco si prende la Strada Provinciale 583 in direzione Pescate e la si percorre proseguendo sempre dritto (a volte la via prende altri nomi, ma è sempre la stessa); si passano i comuni di Pescate, Garlate, Olginate, Capiate, fino ad Airuno dove, alla rotonda, si prende la seconda uscita (via Fratelli Kennedy).

Si prosegue quindi sempre dritto lungo la Strada Provinciale 56, che diventa Via Dante Alighieri nel comune di Brivio; giunti allo stop si svolta a sinistra in Via Como/Strada Provinciale 342, superato il semaforo, all’altezza della Chiesa, si svolta leggermente a destra in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A un certo punto, in alto sulla destra, si staglierà il Santuario; giunti alla rotonda si svolta a destra in Via Madonna del Bosco fino al piazzale/parcheggio del Santuario stesso.

Arrivando da Bergamo si prende Via Carducci/Strada Provinciale 342 e non la si lascia per quasi tutto il percorso; si va sempre dritto passando i comuni di Curno, Ponte San Pietro, Ambivere, Pontida, Caprino Bergamasco, Cisano Bergamasco fino a Brivio dove, dopo aver attraversato il ponte sul fiume Adda, al semaforo, si svolta a sinistra immettendosi in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A questo punto si prosegue come chi proviene da Lecco.

Chi arriva da Como deve percorrere la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, dopo aver superato Lipomo, alla rotonda di Albese con Cassano, svolta a destra e si prosegue sempre sulla stessa Strada Provinciale superando varie rotonde (proseguendo sempre dritto) e vari comuni: Orsenigo, Alzate Brianza, Anzano nel Parco, Lurago D’erba, Nibionno, Bulciago, Barzago, Bevera di Sirtori, Rovagnat

A Calco, alla rotonda si prende la terza uscita, quindi di svolta a destra in Via S. Giorgio e si prosegue in Via Papa Giovanni XXIII svoltando a sinistra in Via Lecco, giungendo ad Arlate dove si svolta a destra in Via Nuova Provinciale, che diventerà Strada Provinciale 56; si sta percorrendo lo stesso tratto di chi arriva da Lecco come descritto precedentemente.

Giungendo invece da Milano, si deve percorrere via Palmanova/SPexSS11/SP11 andando a prendere l’autostrada A51 che, dopo Vimercate, diventerà Tangenziale Est/Strada Provinciale 41 poi Strada Provinciale 342 dir, fino a svoltare a destra in Via Martiri della Liberazione; giunti alla rotonda si prende la terza uscita, quella che immette in Via Milano/SP3 e diventa Strada Provinciale 56, passa il comune di Robbiate e giunge a Imbersago dove, alla rotonda, imbocca la terza uscita in Via Madonna del Bosco giungendo quindi al Santuario.

Arrivando invece dal centro della Brianza, come per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza (es. Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita Carate Brianza portandosi sulla Strada Provinciale 11, percorrendola tutta fino a incrociare la Strada Provinciale 6 in cui ci si immette svoltando a sinistra;  alla rotonda si svolta a destra in Via Enrico Toti / Strada Provinciale 6 che si percorre attraversando i comuni di Villa Raverio e Besana in Brianza (ultimo tratto nominato Viale J. e R. Kennedy) fino a giungere a un grosso incrocio con semaforo. Si prosegue dritti in quella che diventa Strada Provinciale 54.

La si percorre fino all’ennesimo grosso incrocio nel comune di Monticello Brianza (Strada Provinciale 51) e ancora una volta si procede dritto passando i comuni di Missaglia e Lomaniga fino a Cernusco Lombardone, dopo curve, salite e discese.

Siamo all’ennesimo grosso incrocio con semaforo, si svolta a destra immettendoci sulla Strada Provinciale 342 dir, e subito dopo a sinistra immettendosi in Via Papa Giovanni XXIII/ Strada Provinciale 54 fino all’incrocio a Terzuolo dove si svolta a sinistra in Via Aldo Moro, questa altro non è che la Strada Provinciale 56 che come per chi giunge da Milano passa da Robbiate. VI rimandiamo alle indicazioni per chi arriva da Milano, per proseguire da questo punto in poi.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Santuario della Madonna del Bosco con altri mezzi, può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, che potrebbe essere quella di Arlate e da qui proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da ASF Autolinee, oppure proseguendo a piedi; il Santuario dista circa un chilometro, una bella passeggiata di circa 15-20 minuti.

In gita all’Oasi di Baggero

Se avete voglia di pace, relax, di passare tempo immersi nella natura, vi consigliamo una gita all’Oasi di Baggero, nel Parco Regionale della Valle del Lambro, in Lombardia.

A pochi chilometri da Como, questa riserva naturale protetta si estende su 26 ettari che racchiudono laghi, fiumi, boschi e prati, toccando i comuni di Merone, Lambrugo, Lurago D’erba e Monguzzo.

Un tempo in quest’area sorgeva una vasta cava per l’estrazione di marmo, materiale utilizzato nella produzione di cemento e, passeggiando tra i sentieri, alzando lo sguardo potrete vedere anche quella che un tempo era nota come cementeria di Merone; in seguito ad alcuni lavori di bonifica e recupero ambientale, nel 1980, nacque la riserva naturale.

4 passi nell’Oasi del Baggero

All’Oasi di Baggero il percorso può essere svolto partendo da 2 direzioni diverse, si tratta infatti di un giro ad anello e chiunque, dopo l’accesso, può girare liberamente; noi restando sul classico proponiamo il giro che superato il cancello d’ingresso prende subito il tracciato sterrato a destra.

Il percorso non presenta grandi difficoltà, può essere effettuato anche con comode calzature sportive ma, nel caso in cui la giornata dovesse essere molto calda e soleggiata, portate con voi un cappello per proteggere la testa e acqua per reidratarvi. Naturalmente, anche crema solare per tutelare la pelle.

Partendo da destra, si percorre un breve pezzo in pianura all’ombra della vegetazione e, dopo pochi passi si giunge all’area picnic dove sono presenti tavoli, panchine in legno e qualche gioco per bambini; quest’area relax, circondata dal prato, offre una visuale sul primo laghetto.

Oasi di Baggero

Procedendo ci si imbatte in quella che può essere considerata l’unica “difficoltà” del sentiero, una ripida salita al cui lato si trova un corrimano artigianale, utile per chi avesse bisogno di un aiuto; da qui si gode però di una bella vista sulle acque verdi e azzurre del laghetto.

Giunti in cima ci si trova in un immenso pianoro, una balconata ancora sul laghetto e, proseguendo nella natura, si costeggia la ferrovia; inizierà poi una leggera discesa che si addentra nel fresco bosco.

Si giunge quindi a un ponticello che sorpassa un fiumiciattolo, l’immissario dei due laghetti, la roggia Cavolto che, uscendo a valle si getta poi nel fiume Lambro.

Oasi di Baggero

Abbandonato il bosco non ci sono più zone d’ombra, si raggiunge un’area panoramica in cui risulta difficile vedere il secondo laghetto sottostante; da qui si può notare ancora il laghetto precedente e, di lì a poco si vedrà anche il secondo. Questa volta però le acque non hanno più un bel colore brillante come il primo ma, forse per il fatto di essere ferme, hanno un color oliva, tendente al marroncino.

Il tracciato prosegue in una continua discesa che ricondurrà al piano iniziale e, dopo aver attraversato un altro ponticello con la roggia Cavolto che se ne va, si arriva alla parte asfaltata; all’interno dell’Oasi di Baggero c’è un ostello ed è proprio in questo punto che lo si incontra. La struttura comprende un bar ristoro e una location per attività didattiche per adulti e bambini.

Ostello all'Oasi di Baggero

Arrivati a questo punto potete procedere lasciando l’ostello sulla destra e guadagnare l’uscita oppure gustarvi una bella sorpresa.

Davanti all’ostello parte una via che conduce in mezzo ai due laghetti, è forse il punto più spettacolare di tutta l’oasi, un lembo di terra attraversa e li divide (ricordiamo occupano quasi 8 ettari e hanno una profondità di 5/6 metri); alcune panchine sono disposte per riposare, godere della bellezza della natura e rilassarsi prima di arrivare alla fine di questa “passerella” dove ci attende la vista di una cascata, quella formata dalla roggia Cavolto che si tuffa nei laghetti.

Cascata oasi di Baggero

Ripercorrendo a ritroso si torna all’ostello e girando a sinistra si arriva all’uscita.

Per i più curiosi c’è una piccola chicca, l’oasi stellare in cui si potranno leggere cartelli esplicativi sui fenomeni celesti e caratteristiche del cosmo ma, si potranno ammirare anche uno spiazzo con l’indicazione dei punti cardinali, il palo mobile per il mezzogiorno e la meridiana umana. Se siete amanti dell’astronomia o solo curiosi, mettete alla prova gli strumenti!

Per percorrere tutto il giro ad anello ci si impiegano 30/40 minuti (che naturalmente aumentano se ci si ferma ad ammirare il paesaggio o a far fotografie); in base alle proprie esigenze e al proprio passo ci si può impiegare anche più o meno tempo.

La passeggiata è adatta a tutti, anche ai più piccini, consigliamo in estate di portare un copricapo e dell’acqua per reidratarsi.

Come arrivare all’Oasi di Baggero

Per raggiungere l’Oasi di Baggero è necessario stabilire anche da dove si proviene.

Arrivando da Milano, si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, si prende poi l’uscita di Nibionno, quindi la terza uscita alla rotonda (imboccando praticamente a sinistra la Bergamo-Como ovvero la Strada Provinciale 342).

Si procede dritto per Lurago D’erba ma, giunti a Lambrugo, si svolta a destra in Via Alessandro Manzoni (che diventa poi Via Giuseppe Parini); dopo una curva a destra, bisogna prendere a destra in Via S. Carlo (senso unico) e subito dopo a sinistra in discesa fino al semaforo.

Si procede dritto immettendosi in Via Cesare Battisti e si prosegue sino a passare nei pressi del Ristorante Corazziere quindi, dopo un’ultima curva a destra si trova subito la via (a sinistra Via Cava Marna) che sale al parcheggio nei pressi del cancello dell’oasi.

Arrivando da Como lungo la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, si attraversano i comuni di Lipomo, Tavernerio, Albese con Cassano, fino al Comune di Erba; si prosegue lungo la strada che cambierà nome ma sarà sempre la stessa, nell’ordine Viale Lombardia, Via Prealpi, Viale Brianza e Viale Prealpi dove, giunti a una grossa rotonda si svolta a destra in Via Milano, detta  anche Strada Provinciale 41.

Alla rotonda successiva si procede dritto mentre a quella dopo si svolta a destra entrando in Via Roma che diventerà poi Via Armando Diaz; nei pressi dell’ex Cementeria di Merone si svolta a sinistra in Via Alessandro Manzoni e alla rotonda si piega a destra per Via S.Gerolamo Emiliani che diventa poi Via Cesare Battisti.  In discesa e prima di una curva a sinistra, sulla destra si trova Via Cava Marna che porta dritti all’oasi.

Arrivando da Lecco si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Milano, prendere l’uscita Como/Erba trasferendosi quindi sulla Strada Provinciale 629.

Sempre dritto, passare da Suello, Cesana Brianza, Pusiano (volendo si può evitare il traffico del paese prendendo la Variante 629, che condurrà poco più avanti evitando il centro) e, arrivati a Erba, a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano, detta Strada Provinciale 41. Da qui in avanti è come il percorso descritto per chi giunge da Como (….Alla rotonda successiva si procede dritto…).

Arrivando dal centro della Brianza, per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza come Seregno e Lissone, si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco (come per chi giunge da Milano) oppure, prendere l’uscita di Giussano portandosi sulla Strada Provinciale 9 e proseguendo dritto in direzione Como/Erba.

Si passano quindi Arosio e Inverigo con la strada che cambia denominazione in Strada Provinciale 41 e,  a Lurago D’erba, dopo una serie di semafori, giunti a una grossa rotonda si svolta a destra imboccando la Strada Provinciale 342. Si procede verso Nibionno andando a svoltare a sinistra a Lambrugo in Via Alessandro Manzoni poi si procede come nel caso di Milano (…diventa Via Giuseppe Parini, dopo…).

E’ possibile arrivare all’Oasi di Baggero anche con i mezzi pubblici; si può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria di Merone e, da qui, proseguire a piedi con una breve passeggiata di circa quindici minuti (è poco più di un chilometro percorrendo Via S.Gerolamo Emiliani che diventa poi  Via Cesare Battisti in discesa e, prima di una curva a sinistra, sulla destra, si trova Via Cava Marna che porta dritti all’oasi).

Se vi state chiedendo all’Oasi di Baggero dove parcheggiare, non abbiate timore, a pochi passi c’è un comodo parcheggio e, se non trovate posto, potrete parcheggiare lì in zona in uno spiazzo adibito a parcheggio o alla stazione.

Come arrivare alla sorgente di Fiumelatte

Fiumelatte, dopo il fiume Aril, è il fiume più corto d’Italia, nasce nelle Grigne, il suo corso è pari a 250 metri e si snoda verso Fiumelatte, località che prende il nome proprio da questo “strano” corso d’acqua.

Chi volesse visitarne la sorgente dovrà tenere conto del fatto che il fiume non scorre per tutto l’anno, di solito scompare verso ottobre e ricompare a marzo, ma è comunque sempre raggiungibile con una comoda passeggiata di una trentina di minuti, facile e adatta a tutti.

Il sentiero per la sorgente di Fiumelatte

Per poter arrivare alla sorgente di Fiumelatte è necessario partire da Varenna e, l’imbocco verso la via che conduce alla sorgente è il silos che si trova di fronte a Villa Monastero; qui, una strada asfaltata e a una sola corsia conduce al cimitero.

Arrivati a questo punto si dovranno affrontare 2 rampe di scale, una più semplice e una più ripida; superato questo punto, parte il sentiero vero e proprio.

Passeggiando sulla strada asfaltata, guardando sulla destra, si gode il bel panorama del lago ed è possibile ammirare la punta di Bellagio, quella della Villa del Balbianello e, scrutando con attenzione, anche l’Isola Comacina.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Lateralmente si possono osservare bellissimi ulivi tuttavia, questi non offrono riparo e la strada, soprattutto in estate, è completamente esposta al sole.

Sconsigliamo vivamente di cercare di arrivare al cimitero e parcheggiare perché non è possibile perciò, se alla passeggiata prendono parte persone che potrebbero soffrire il calore di questo tratto, è meglio che si facciano portare al cimitero e partano direttamente da lì.

Giunti al cimitero, se lo si vorrà, si potrà riposare qualche istante sulle panchine prima di affrontare la scalinata che conduce al bosco e al sentiero; se sarete fortunati potrete anche ammirare qualche scoiattolo che fa capolino tra gli alberi.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Superate le scalinate,  si costeggerà il cimitero e si inizierà ad addentrarsi nel fresco bosco; il sentiero è unico e basta seguirlo per giungere alla fonte. A un certo punto si incontreranno dei cartelli di cui uno indicante il “Sentiero del viandante”, ignorateli e proseguite sempre dritti su quello che stavate già affrontando.

Dopo non molto inizierete ad avvertire il fragore della cascata e in pochi attimi giungerete a un piccolo spiazzo in cui si trova un tavolo con delle panchine; quest’area è già l’ideale per un pic nic ma subito dietro, per i più esigenti è presente un grande spazio con area pic nic, “casetta” per il barbecue, e la bella cascata che si origina dalla sorgente.

Area pic nic alla sorgente di Fiumelatte

Tramite passerelle e scale è possibile godere dello spettacolo da più punti di osservazione, la si potrà ammirare standogli di fronte oppure ai lati e, salendo le ripide scale in ferro, in pochi minuti ci si avvicinerà sempre di più alla sorgente; ammirando le cascate, notando il colore bianco lattiginoso della spuma, si intuirà immediatamente il motivo per cui è stato chiamato proprio Fiumelatte.

Sorgente di Fiumelatte

La sorgente di Fiumelatte la si può osservare guardando verso il basso, protetta da una grata; sembra quasi impossibile che quelle acque chete, di lì a poco si trasformeranno nei bei salti d’acqua che si è potuto ammirare arrampicandosi sempre più.

Da qui potrete di nuovo ammirare il panorama del lago che, una volta immersi nel bosco, si è praticamente perso di vista.

Per tornare a Varenna basterà quindi seguire il percorso a ritroso e, con passo tranquillo, in 15 minuti circa vi ritroverete nella zona antistante al cimitero.

Come arrivare alla Cascata del Cenghen

Sul Lago di Como, poco sopra Abbadia Lariana, si trova la cascata del Cenghen cui si arriva dopo una breve passeggiata (1 ora circa) immersa completamente nella natura; un paesaggio davvero stupefacente vi aspetta al termine della scarpinata, se siete fuori forma, non scoraggiatevi se pensate che sia troppo ripido, fatevi forza e vedrete che dopo un breve sforzo tutto sarà più semplice.

Il sentiero è adatto a tutti e non prevede difficoltà, con un leggero allenamento si riesce a percorrerlo per intero senza avvertire il minimo sforzo; è perfetto anche per i bambini anche se, verso la fine, quando il sentiero si stringe, se sono molto piccoli è meglio tenerli per mano.

Verso la cascata del Cenghen, da Linzanico al borgo di Calech

Punto di partenza per la cascata del Cenghen è la frazione di Linzanico dove, dopo aver abbandonato la macchina (c’è un parcheggio nei pressi dell’inizio della passeggiata) si giunge al lavatoio; se si arriva dall’alto si dovrà prendere la strada che, dopo averlo superato vira verso sinistra mentre, sei si arriva dal basso, si dovrà piegare a destra, senza passare oltre al lavatoio.

Lavatoio per la cascata del Cenghen

Seguendo la mulattiera, dopo pochi passi potrete già intravedere un cartello che indica da che parte proseguire per arrivare alla cascata; il sentiero è abbastanza semplice tuttavia, è fatto di “strappi” e zone quasi in piano, la prima parte è principalmente in salita, tenete duro perché più avanti diventa meno intenso e più semplice.

Seguite dunque la strada e godetevi lo spettacolo del lago che si stende sotto di voi.

Verso la cascata del Cenghen

Lungo il primo tratto si incontrano case con orti coltivati e ulivi che ben presto verranno abbandonati; la pace regna sovrana, capita solo di incontrare qualche moto da trial che di tanto in tanto passa sfrecciando e sollevando nuvole di polvere. Proseguendo lungo il sentiero si giunge a una salita fatta di gradini in pietra e una fontanella sulla sinistra.

Verso al cascata del Cenghen

Superata anche questa vi ritroverete circondati da ampi spazi in cui gli ulivi la fanno da padrona.

In breve giungerete a un bivio caratterizzato da un cartello che fornisce indicazioni sui castagneti dell’Insubria; lasciate perdere il sentiero a sinistra e proseguite a destra dove potrete notare i cartelli che indicano il tempo rimanete per il raggiungimento della Cascata del Cenghen (25 minuti), della Falesia dei Campelli (40 minuti) e del Forcellino (2 ore e 40 minuti).

Proseguite lungo il sentiero sino a incontrare una casupola alla cui destra è dipinta una freccia bianca; affidatevi a questa indicazione e proseguite, vi troverete in un piccolo abitato, il borgo di Calech.

Borgo di Calech verso Cenghen

Al termine del borgo si apre un ampio spiazzo erboso da cui si gode di una vista strepitosa sul lago e sulle cime circostanti, sulla Cresta Segantini e la Grigna Meridionale; al termine del prato proseguite sul sentiero a sinistra, seguite l’indicazione della freccia disegnata su una casetta e inoltratevi tra i boschi.

Ancora pochi passi

Andando avanti vi troverete di fronte a un bivio, ignorate il sentiero che piega verso destra e proseguite verso sinistra; presto vi troverete di nuovo ad affrontare uno spiazzo che regala la vista sulla Val Monastero e, proseguendo, a un ulteriore bivio si dovrà prendere per la sinistra.

A questo punto manca davvero poco, a un certo punto inizieranno a comparire i primi cartelli che indicano la direzione verso la cascata e non dovrete fare altro che seguirli; attenzione però, a un nuovo leggero bivio prendete di nuovo a sinistra perché, proseguendo sulla destra vi troverete su un ponticello sotto cui scorre un torrente. Sono solo pochi passi ma, se doveste trovarvi sul ponte tornate indietro e riprendete il sentiero a sinistra che avete saltato proco prima.

Arrivati a questo punto, in pochi passi noterete il fiume scorrere alla vostra destra e delle piccole graziose cascatelle mentre, in sottofondo, potrete già udire il rumore dell’acqua della cascata del Cenghen che si infrange.

Cascatella verso la cascata del Cenghen

Superato un grande masso, vedrete la cascata di fronte a voi cadere nella piccola pozza che si è creata ai suoi piedi; non aspettatevi una cascata particolarmente imponente tuttavia, godete lo spettacolo che le grandi rocce creano e, in estate, la frescura dell’acqua.

Cascata del Cenghen

Il sentiero si snoda in parte nel bosco e in parte sotto al sole perciò, in estate ricordate di proteggere il capo e non dimenticate dell’acqua per reidratarvi e dissetarvi; a destinazione sono presenti grandi massi e spazi in cui potersi fermare e rifocillarsi prima di ripartire.

Prima di tornare a casa vi consigliamo di fare due passi nella frazione di Linzanico, è molto caratteristica e, passeggiando tra le case, potrete scorgere angoli stupendi e incantevoli.

Linzanico Lago di Como

Non ci resta perciò che invitarvi a scoprire questa bella cascata sul Lago di Como, lo spettacolo del paesaggio vi lascerà senza fiato.

Abbazia di San Pietro al Monte a Civate

A pochi passi da Lecco, affacciata sulla Brianza e sul Lago di Annone, a 630 metri sul livello del mare, si trova l’Abbazia di San Pietro al Monte; raggiungibile a piedi dal paese di Civate tramite una ripida mulattiera lastricata di ciottoli, è il luogo perfetto per ammirare uno splendido panorama.

Panorama dall'Abbazia di San Pietro al Monte

Non occupata da religiosi, può essere visitata liberamente oppure seguendo le visite guidate tenute dagli “Amici di San Pietro”, preparati e disponibili, pronti a soddisfare ogni curiosità e svelare i segreti del luogo.

La leggenda dell’Abbazia di San Pietro al Monte

Varie sono le leggende che circondano la nascita dell’Abbazia, una di queste narra che Adalgiso, figlio di re Desiderio (re dei Longobardi), un giorno uscì a caccia e, visto un grosso cinghiale fece di tutto per catturarlo; il grosso animale, dopo una dura lotta corse a cercare riparo ed entrò in una chiesetta che si trovava su un monte.

Adalgiso lo seguì ed entrò in Chiesa ma improvvisamente perse la vista; padre Duro, che si occupava della Chiesa lo rassicurò, promettendogli che portando pazienza la vista sarebbe tornata e l’uomo, promise che se fosse accaduto, avrebbe fatto innalzare una Chiesa dedicata a San Pietro… e così accadde.

Abbazia di San Pietro al Monte, come arrivare

Giunti a Civate si abbandona l’auto presso uno dei tanti parcheggi e, seguendo i cartelli, si prosegue su una strada asfaltata in leggera pendenza.

Seguendo la strada, per ora tutta esposta al sole e girando a destra ci si imbatterà nella piccola frazione di Pozzo, dove si trova un ristorante (il Crotto del Capraio) in cui è possibile fermarsi per una pausa ristoratrice; sconsigliamo però di rifocillarsi prima di affrontare la salita perché potrebbe risultare difficile percorrerla a pancia piena.

Verso l'Abbazia di San Pietro al Monte

Superato il ristorante e le villette, si piega a destra, seguendo sempre le indicazioni e si affronta un sentiero lastricato di ciottoli; i cartelli  da seguire sono sempre quelli che indicano San  Pietro al Monte (45 minuti) o il sentiero numero 10 e, sulla strada, a sinistra, non dimenticate di ammirare la “Casota n.1”, testimonianza di epoca preistorica.

Proseguendo sul sentiero si giunge a un bosco, anche in questo caso si seguono i cartelli e si inizia a salire percorrendo un sentiero piuttosto ripido; da questo momento in poi non si dovrà mai abbandonare il ciottolato dal quale potrete ammirare un’edicola dedicata alla Madonna, la “Casota n.2”, e le spiegazioni su ciò che si troverà una volta giunti al monastero.

Mulattiera per San Pietro al Monte

Quando si incontrerà un bivio, proseguite seguendo il sentiero lastricato che continua a salire verso sinistra (segnavia San Pietro al Monte, sentiero 10) e non prendete in considerazione invece lo sterrato sulla destra che scende in basso verso Birone e Corno Birone (sentieri 9 e 7). Purtroppo in questo tratto non ci sono panchine perciò, nel caso in cui doveste avvertire la stanchezza, dovrete adattarvi e riposare su uno dei grandi massi situati a bordo sentiero.

Camminando all’interno del bosco, sulla sinistra incontrerete una leggera deviazione che porta a una fontanella e alcuni sassi disposti in modo da permettere di fermarsi a riposare; arrivati a questo punto non manca molto, un ultimo sforzo e sarete finalmente giunti in cima.

Verso l'Abbazia di San Pietro al Monte

Adesso il sentiero però si trasforma in gradini fatti di ciottoli, alzando gli occhi, oltre i rami delle piante inizierete a scorgere il cielo e, salendo sempre più, presto vedrete comparire anche il monastero.

Gli ultimi passi vi porteranno all’ingresso dove è consigliabile leggere le norme di comportamento quindi, una volta attraversato il sentiero nel prato, affrontate un’ultima curva e vi troverete di fronte la maestosità del monastero con i suoi gradoni sulla sinistra, e un bellissimo panorama sulla destra.

L’Abbazia di San Pietro al Monte

Fondata nel 772, iniziò la sua decadenza nel XII secolo e, nel 1661 quando l’ultimo cappellano venne ucciso, il monastero fu abbandonato; ciò che si può ammirare oggi è il risultato di distruzioni, abbandoni e ricostruzioni avvenute nel corso dei secoli.

Giunti in cima, ad accogliere il visitatore è l’ingresso in pietra recante la scritta “Ora et labora” quindi, superati i cancelli, l’Oratorio di San Benedetto si para di fronte, stagliandosi contro la montagna; risalente all’XI secolo, contiene al suo interno l’unica immagine di San Benedetto presente nel complesso.

Oratorio Abbazia di San Pietro al Monte Civate

A lato compare invece l’Abbazia di San Pietro al Monte, che accoglie con il suo scalone dai gradini irregolari cui vengono attribuiti vari significati; secondo alcuni i gradini sono 25, secondo chi invece ne conta 24 è chiaro il richiamo al numero 12, quello delle tribù di Israele e degli Apostoli. Dopo questi primi gradini ne seguono altri di fattura diversa che conducono all’ingresso, sono 6 e i primi 2 indicano Cristo nella natura umana e divina, il terzo è rappresentativo del Dio cristiano mentre gli altri 3 sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Sul pronao è visibile un dipinto di Cristo che pone le chiavi del potere spirituale a San Pietro posto alla sua destra mentre, a sinistra, si trova San Paolo che riceve il libro della Parola; una volta entrati, volgendo lo sguardo verso l’ingresso è possibile ammirare affreschi splendidi che lasciano senza fiato sia nelle due cappelle laterali dei santi e degli angeli, che al di sopra dell’ingresso stesso, con la rappresentazione dell’ultimo capitolo dell’Apocalisse e la vittoria del bene sul male.

Abbazia di San Pietro al Monte

I visitatori più attenti noteranno che al posto del viso di Gesù c’è un cerchio grigio; purtroppo, in fase di ristrutturazione, ci si è accorti che quel punto era strutturato per accogliere un’applicazione simile a quella raffigurante l’agnello posto sulla parte superiore.

Qui, è possibile anche ammirare 4 colonne in cui, le incisioni di 3 seguono la stessa direzione mentre, seguono una direzione opposta sulla quarta.

Abbazia di San Pietro al Monte

Purtroppo, degli affreschi che percorrevano tutta la navata ne sono rimaste solo alcune tracce mentre, ancora visibili sono gli affreschi sul ciborio che sovrasta l’altare e che richiama quello presente nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Cripta Abbazia San Pietro al Monte

All’interno dell’Abbazia di San Pietro al Monte è presente una cripta aperta al pubblico in cui spicca, tra affreschi sbiaditi, quello ben conservato di Sant’Agnese; è divisa in 3 piccole navate ed è raggiungibile tramite una scala risalente al periodo romano. E’ inoltre presente, nascosta dietro a una porta, una cripta più antica, di cui rimangono solo i resti (è possibile visitarla solo grazie alla visita guidata), e dove sono stati trovati in passato dei resti umani, analizzati, ma di cui non è possibile definire la datazione precisa della morte.

Cripta Abbazia San Pietro al Monte

Il Castello dell’Innominato

Il Castello dell’Innominato o Castello di Somasca, o Rocca di Vercurago, affacciato sul Lago di Garlate, è uno dei luoghi da visitare quando ci si appresta a conoscere i luoghi Manzoniani; ormai poco più che un rudere, è facilmente raggiungibile e dalla sua invidiabile posizione, si gode di una incantevole vista del lago.

Come arrivare al Castello dell’Innominato

Arrivarvi è piuttosto semplice, è possibile giungervi in macchina prendendo per Maggianic,o oppure raggiungerlo a piedi tramite un bel sentiero panoramico (15 minuti circa di cammino); in questo caso è necessario arrivare a Vercurago e parcheggiare quindi, arrivare sino al bel Santuario di San Girolamo (anche qui è presente un ampio parcheggio) e, una volta superata la scalinata, lasciandola sulla destra, inoltrarsi nello stretto vicolo in leggera pendenza.

Proseguendo in questo modo si arriverà a un nuovo spiazzo che permetterà di accedere alla via delle cappelle, realizzata nel 1760, che porterà al castello; lungo il sentiero, sulla destra, si trovano 11 cappelle all’interno delle quali, tramite delle statue, sono rappresentati momenti di vita del Santo mentre, a sinistra, è sempre possibile ammirare squarci del lago che si stende ai piedi di Vercurago.

Strada verso il Castello dell'Innominato

Per percorrere il sentiero è consigliabile utilizzare scarpe comode perché, se la maggior parte è costituito da ciottoli, l’ultimo tratto è invece sterrato e il castello non ha pavimentazioni, di lui rimangono alcune mura e il “pavimento” non è altro che un manto erboso.

Prima di giungere al castello sin incontra però la “Scala Santa”, realizzata nel 1837 è una delle vie per arrivare al Castello dell’Innominato; al suo ingresso così recita una scritta “Questa scala santa tra districati rovi e sterpi tracciava da solo compiendo l’ardua fatica S. Gerolamo Emiliani per accedere a la romita grotta dove con assidue vigilie preghiere ed aspre penitenze a l’anima preparava l’ascesa a la gloria del cielo”.

Scala Santa Castello dell'Innominato

Già dagli anni ’30 era stato stabilito che percorrendo la Scala (attenzione, non è permesso scendere dai gradini, ma solo salire!) si potesse ottenere l’indulgenza mentre, dal 1916, Papa Francesco ha concesso che si possa ottenere l’indulgenza solo ad alcune condizioni.

Proseguendo oltre e lasciando la scala sulla destra, si arriverà alla Chiesa della Resurrezione e a un ulteriore Santuario (prima di varcare i cancelli, sulla destra si trova una strada che conduce all’Eremo e da qui è possibile arrivare al Castello superando una lunga serie di gradini); da uno spiazzo sulla sinistra è possibile fermarsi per ammirare lo splendido panorama.

Proseguendo ancora in salita sul sentiero acciottolato e infine nell’ultimo tratto inerpicandosi tra le piante, sia arriva quindi al Castello dell’Innominato; prima di accedere, dallo spiazzo erboso non è possibile non fermarsi ad ammirare il lago che si stende al di sotto.

Lago di Garlate

La storia del Castello dell’Innominato

Il Castello dell’Innominato affonda le sue radici nel dodicesimo secolo quando venne realizzata una rocca fortificata, un primo tempo proprietà della famiglia Benaglio, poi passata, nel 1312, nella mani dei Della Torre.

Per molto tempo segnò il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e nel 1509, distrutto dalle truppe francesi; qui, San Girolamo Emiliani, trovò il luogo adatto alla penitenza e all’ospitalità di alcuni orfanelli.

In questo luogo, Francesco Bernardino Visconti, l’uomo che ispirò il personaggio dell’Innominato di Manzoni ne “I Promessi Sposi”, stabilì la sua residenza per un certo periodo anche se, la sua effettiva abitazione, era ubicata a Brignano d’Adda; il borgo sottostante viene quindi identificato con Malanotte, luogo in cui Manzoni collocò la taverna e il posto di guardia dei Bravi.

Castello dell'Innominato

I Padri Somaschi acquistarono i terreni nel 1628 e costruirono la Casa Madre e il Santuario; realizzarono poi il Sacromonte e le Cappelle con l’aiuto dell’architetto Giuseppe Bovara mentre, nel  1902, la torre sbrecciata venne trasformata in cappella in onore del Santo e qui, oggi, è possibile ammirare una scena di San Girolamo che sfama gli orfani.

Sul lato destro del Castello di trova una Cappella dedicata Sant’Ambrogio, di questa costruzione si hanno notizie risalenti al 1339; restaurata nel 1530 la si può ammirare ma non accedere, viene utilizzata solo in poche occasioni e, guardando tra le sbarre si notano alcune panche e un abside con un affresco raffigurante il patrono di Milano.

Cappella di Sant'Ambrogio Castello dell'Innominato

Ciò che resta del Castello dell’Innominato, oltre alle Cappelle, sono parte dei bastioni, le mura esterne e la croce attuale che sostituisce quella che in origine era stata innalzata in onore del Santo; accanto alla grande croce si trova un’iscrizione lasciata dagli alpini di Bergamo-Lecco-Como, a ricordo di P. Giovanni Battista Pigato, cappellano militare sul fronte Greco-Albanese-Russo, Divisione Julia.

Castello dell'Innominato

Per ridiscendere in paese è possibile tornare tra le piante e ripassare davanti alle Chiese e alle cappelle oppure, usciti dal Castello, piegare sulla sinistra e scendere i gradini; in questo modo, con una brevissima deviazione (pochi passi) si arriverà anche all’Eremo quindi, tornando indietro, affrontare gli scalini che porteranno sino ai cancelli posti prima della Chiesa della Resurrezione e poi sulla via delle Cappelle.

Rifugio Alpe Ponte, natura a pochi passi dal lago

Nei dintorni del Lago di Como, a poco più di un’ora di macchina, gli amanti della natura e delle passeggiate potranno trovare un sentiero semplice che permetterà di conoscere le bellezze montane della Lombardia; arrivare al Rifugio Alpe Ponte è un modo per ricaricarsi godendo della vista di bei panorami e assaporare, giunti a destinazioni, le delizie gastronomiche della zona.

Per arrivarvi è necessario giungere a Chiesa Valmalenco e da qui procedere verso Lanzada; si procede per circa 10 minuti in auto dopo il centro abitato e si oltrepassano 2 gallerie quindi, si arriva a una curva a gomito sulla destra. In questo punto, sulla sinistra, si trova un cartello in legno con l’indicazione “Rifugio Alpe Ponte”.

Qui si trova anche un parcheggio in cui lasciare la macchina (chi volesse potrà lasciarla all’interno del tornante) e avventurarsi lungo il sentiero.

Parcheggio sentiero Rifugio Alpe Ponte

Il sentiero verso il Rifugio Alpe Ponte

Il sentiero che conduce al Rifugio Alpe Ponte, anche se semplice, è in realtà particolarmente ripido perciò, chi è allenato arriverà alla mèta in circa 30 minuti mentre, chi non è abituato alle camminate e decisamente poco allenato, potrebbe impiegarci dai 45 minuti a un’ora, a seconda della stanchezza accumulata e le pause per riprendere fiato e riposare.

Camminando la vista viene ingannata perché spesso sembra che finalmente debba spianare tuttavia, non è mai così, resta ripido; piuttosto largo, può essere percorso anche dai fuoristrada perciò non è assolutamente rischioso e adatto anche a famiglie con bambini che, se abituati a camminare, non corrono pericoli.

Verso il Rifugio Alpe Ponte

Il sentiero non è totalmente in terra, alcuni tratti sono in cemento ed altri sterrati; camminando si potrà ammirare la bellezza della montagna che si staglia sulla destra mentre a sinistra, dove c’è lo strapiombo, c’è la protezione di una staccionata in legno. Lungo il tragitto si incontrerà anche, ad un tornante, un crocifisso in legno ed una foto, un ricordo dedicato a una giovane donna; da questo punto si gode di una bellissima visuale sulla vallata sottostante.

Una volta giunti alla fine del sentiero si aprirà una vallata e si incontrerà un piccolo centro di poche case, per lo più alpeggi riadattati; il Rifugio Alpe Ponte si trova sulla destra della strada carrabile, è molto accogliente, pulito, con stanze non grandi ma pulite.

Prima di riprendere il cammino per salire fino alle baite di ponte o, seguendo il sentiero arrivare alle pendici del Pizzo Scalino, Cima Sassa (una bella passeggiata nei boschi di 30m), Frascia, Rifugio Motta (1h 30m) o tornare al punto di partenza, è possibile rifocillarsi, la cucina è ottima e i proprietari affabili e cortesi.

Una finestra sul lago di Como: Capanna Mara

Tra i monti Bollettone e Palanzone, nel pieno centro delle colline del triangolo lariano costituito dalle città di Lecco, Como e Bellagio, si trova il Rifugio Capanna Mara.

Il rifugio, che reca quale citazione di benvenuto “Beata solitudo, sola beatitudo”, è uno dei più frequentati della zona, data la relativa facilità della salita e la vicinanza rispetto ai parcheggi; qui il cibo è assolutamente di qualità, tipico della zona, per cui, l’approdo consente di vivere bei momenti in mezzo alla natura, godendo della spettacolare vista su Grigna e Resegone, gustando buon cibo, e senza faticare troppo.

La salita che vi proponiamo prende l’avvio dal Parco Alpe del Viceré; il parcheggio si raggiunge salendo da Albavilla, seguendo l’indicazione per il Buco del Piombo. Proseguendo si giunge dopo vari tornanti al parcheggio a pagamento dell’Alpe del Viceré; seguendo la strada sulla destra si arriva alla Locanda del Viceré dove, in giornate tranquille, è possibile parcheggiare gratuitamente.

Verso La Capanna Mara

 

Abbandonata la macchina e lasciata alle spalle la Locanda del Viceré si prosegue sulla strada asfaltata che gira leggermente sulla destra; si inizia subito a salire ma non preoccupatevi, non è eccessivamente impegnativo. Dopo pochi minuti si incontra il Rifugio Cacciatori (circa 910 mt. di altitudine). Per i meno allenati è possibile fermarsi subito a riposare e mangiare, godendo della vista sul lago di Alserio (lo si ammira guardando verso il basso) e sul Resegone che si staglia in lontananza. Il rifugio, essendo piuttosto in basso, è spesso in ombra  quindi il suggerimento è di camminare per altri 35 minuti e arrivare in pieno sole!!

Verso Capanna Mara. Continuate!!!

La salita non è particolarmente impegnativa, pur se in qualche punto diviene un po’ più ripida. Complessivamente i cartelli indicatori segnalano circa 40 minuti; per i più allenati 25 – 30 minuti sono più che sufficienti, i meno allenati ci possono impiegare 50-55 minuti.

Superato il rifugio, la strada diventa sterrata e inizia la leggera salita; il percorso da seguire è segnato con il numero 23 tuttavia, è praticamente impossibile sbagliare… basta salire, sempre dritti, verso la méta!!

Il sentiero è composto nella parte iniziale di cemento e pietre, dopo di che diventa caratterizzato da sterrato e pietre. Questa alternanza tra le due superfici caratterizzerà di fatto l’intera salita.

La pendenza è abbordabile, in alcuni tratti è pressoché pianeggiante, in altri un po’ più ripida, comunque sempre gestibile senza eccessivi sforzi. Sulla destra in alcuni punti è possibile incontrare splendidi scorci che consentono di ammirare il paesaggio della Brianza sottostante e, in lontananza, la tipica forma “a sega” del Resegone di manzoniana memoria, assolutamente impossibile non riconoscerlo.

Resegone da metà salita verso Capanna Mara

Si prosegue così tra falsipiani e salite per circa 35 minuti, incrociando sentieri che salgono e che scendono con le indicazioni per il Monte Bollettone, il Monte Broncino e altre località; qua e là possiamo trovare panchine dove riposarci e anche qualche fonte d’acqua che, tuttavia, è sempre segnalata come non potabile.

Per questo vi consigliamo di portare dell’acqua direttamente da casa, nelle giornate particolarmente calde vi tornerà utile.

Continuiamo oltre le località Praa di Punt e Praa del Panza e ci avviciniamo velocemente al rifugio Capanna Mara.

Dopo circa 35 minuti di cammino (se si è mantenuto il passo del cartello indicatore) la natura si apre e siamo quasi giunti al nostro punto di arrivo. Il sole (se c’è) comincia a farsi sentire e la strada da sterrata torna ad essere in cemento e pietre per l’ultimo tratto che porta a Praa Bosc a 1105 m. di altitudine.

Resegone da Capanna Mara

Un ultimo sforzo, ci siamo!

Qui la salita si fa più dura e gli ultimi 5 minuti di camminata rappresentano il tratto più impegnativo.

Una volta giunti a Praa Bosc la strada torna sterrata, sulla sinistra si dipanano i sentieri che portano a Bocchetta di Lenno, Bocchetta di Palanzo, Rifugio Palanzone, Alpe Prina. Sulla sinistra si ridiscende verso Erba a 2.10 ore di cammino.

Una volta giunti a Capanna Mara ci si può rifocillare con un buon pranzo e riposare su una delle tante panchine della zona.

Dopo pranzo e dopo un attimo di relax, per chi volesse, consigliamo di procedere oltre il rifugio per altri 50 metri e andare ad ammirare la splendida visuale che offrono la Grigna proprio di fronte e più lontano sulla destra il Resegone.

Verso Capanna Mara Vista sul Lago

Da qui, con un nuovo piccolo sforzo, si può salire ancora un po’ sulla sinistra per giungere ad un punto di visuale  da cui è possibile vedere uno splendido scorcio del Lago di Como, ramo di Lecco  con la catena dei paesi della costa est lecchese del Lago (Abbadia Lariana, Varenna, Mandello).