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Le origini dei laghi italiani

In Italia sono moltissimi i laghi che accolgo ogni anno migliaia di turisti; amati e ammirati in tutto il mondo, sono noti per gli scorci romantici, le belle ville, le dimore storiche, i musei e le spiagge che, come nel caso di Jamaica Beach, vi farà pensare di essere stati catapultati ai Caraibi o alle Maldive.

L’origine dei laghi italiani non è la stessa per tutti, inseriti in contesti diversi e formatisi in epoche differenti, possono vantare caratteristiche alquanto varie.

Laghi vulcanici

I laghi di origine vulcanica affascinano per la loro origine poiché, si sono formati occupando quello che è ormai divenuto un cratere (laghi craterici) o una caldera (laghi di caldera) di un vulcano spento.

Per questo motivo, in Italia, è più facile trovarli in centro Italia.

Il lago vulcanico più noto, nonché più grande d’Europa, è il Lago di Bolsena; con una superfice di 113,5 Km2 ha al suo interno anche 2 isole ed è il luogo perfetto per vivere a contatto con la natura.

Lago di Bolsena
Foto di fausto manasse da Pixabay

Anche il Lago di Bracciano, ottavo lago per estensione in Italia, ha origine vulcanica; altri laghi con la stessa origine sono il Lago di Vico, il piccolo Lago di Monterosi, il Lago di Mezzano, il Lago di Albano  (o Lago di Castel Gandolfo) dove nel 1960 si tennero le Olimpiadi di Roma, e  il Lago di Nemi

Laghi di origine vulcanica sono poi il Lago d’Averno, in Campania, che era ritenuto dai greci e dai romani, il luogo d’accesso per l’oltretomba, o i Laghi di Monticchio in Basilicata con le belle abbazie, il castello e la riserva naturale.

Laghi tettonici

Le origini dei laghi tettonici vanno ricercate nei movimenti della crosta terrestre che ha creato delle fosse tettoniche in cui si è poi inserito il lago.

In Italia esiste solo un lago di origine tettonica ed è il Trasimeno, situato in Umbria; bellissimo da visitare, oltre alle splendide cittadine che lo punteggiano, racchiude al suo interno anche 3 isole: Polvese, Isola Maggiore e Minore.

Castiglione del Lago

Per ammirare il Lago da un punto di vista suggestivo, il punto ideale è il mastio della Rocca del Leone di Castiglione del Lago, uno dei “Borghi più belli d’Italia”.

Laghi glaciali

Tra i vari tipi di laghi, quelli di origine glaciale, in Italia, sono molto diffusi; questi laghi si sono formati occupando lo spazio che si è creato in seguito all’erosione avvenuta per opera di un ghiacciaio (laghi di circolo) oppure, occupando la parte finale di valli glaciali (laghi glaciali vallivi).

Tra i laghi di origine glaciale c’è il Lago di Como, con le sue belle ville, gli squarci romantici, i sentieri dedicati a chi ama passeggiare nella natura; amato dai vip, tanto da renderlo mèta per le vacanze e i matrimoni, è stato più volte set cinematografico di film di successo e destinazione di vacanze all’insegna del lusso di personaggi più o meno famosi.

Lago di Como

Anche il Lago di Garda ha la stessa origine; mèta apprezzata dai turisti stranieri e non solo, è ideale per trascorrere vacanza all’insegna del relax, tra bagni e divertimento, scoprendo i numerosi prodotti del territorio tra cui, menzioni particolari vanno al vino e all’olio.

Altri laghi di origine glaciale, per fare alcuni esempi, sono il Lago Maggiore, il Lago di Viverone, il Lago d’Iseo, il Lago del Segrino, Lago di Braies.

Laghi carsici

I Laghi Carsici occupano depressioni superficiali oppure zone erose dalle acque sulle rocce calcaree; in Italia non sono presenti molti laghi di questo tipo e, se non hanno immissari, rischiano di scomparire.

Tra i Laghi Carsici italiani ci sono il Lago di Doberdò e il Lago del Matese (alimentato da sorgenti perenni e scioglimento delle nevi del Monte Miletto).

Laghi costieri

Tra i vari tipi di laghi, i Laghi Costieri si formano nei pressi dei mari e delle coste dove, le onde, creano un’insenatura occupata dapprima da una laguna poi, una volta che la sabbia ha creato uno sbarramento totale al mare, si formerà un lago.

Tra i laghi costieri in Italia si possono ricordare il Lago di Lesina, tra il Tavoliere delle Puglie e il Gargano, il Lago di Varano, il più grande lago costiero italiano, il Lago di Sabaudia, il Lago di Biviere di Gela, per fare qualche esempio.

Laghi di sbarramento

I laghi di sbarramento si formano generalmente a causa di frane che, riversandosi in un corso d’acqua, lo bloccano svolgendo lo stesso ruolo di una diga; possono essere sia di origine naturale, che artificiale (realizzati con la costruzione di dighe).

Esempio di questo tipo di lago è il Lago di Alleghe, formatosi dopo che una frana bloccò il corso del fiume Cordevole nel 1771; purtroppo, a causa di questo evento, furono sommersi i villaggi di Soracordevole, Sommariva, Costa e Torre.

Lago di Alleghe
Foto di rayisa Kysil da Pixabay

Altri esempi di laghi di sbarramento sono il Lago di Pola, il Lago di Molveno, il Lago di Scanno, il Lago di Corbara, il Lago di Auronzo e il Lago di Campotosto.

Il Lago di Fedaia

Il Lago di Fedaia è uno dei tanti laghi del Trentino; situato al Passo Fedaia, a quota 2057 metri,  funge da spartiacque naturale, un divisorio che divide la regione Trentino Alto Adige dal Veneto, la Val di Fassa dall’Agordino, e la provincia di Trento da Belluno.

Ai piedi dell’imponente Marmolada che da qui può essere ammirata, appartiene al comune di Canazei; il suo nome deriva dall’omonimo Passo che, nella lingua del posto, quella Ladina, diventa “Foetaria”, o più semplicemente, pascolo di pecore.

Cosa fare al Lago di Fedaia

Il Lago Fedaia è un lago artificiale formatosi in seguito alla realizzazione della diga terminata nel 1956; alta 57 metri, è percorribile in auto, moto, autobus, bici e, naturalmente, a piedi. Per poter arrivare ai piedi della Marmolada dove sorgono parcheggi, ristoranti, negozi di souvenir, da dove partono i sentieri per arrivare alla cima e al ghiacciaio, è d’obbligo percorrerla interamente.

Annessa vi è la centrale idroelettrica per la produzione di energia e, in uscita, verso Canazei, genera il fiume Avisio che percorre tutta la Val di Fassa.

Da qui è possibile ammirare il ghiacciaio, o quel che ne resta; sciogliendosi poco alla volta, va a nutrire con acque incontaminate il bacino del lago dove, tra le altre cose, grazie ad un apposito permesso, è anche possibile pescare.

Qui si può fare non solo pesca alle trote ma anche tanto sci, praticabile da febbraio a maggio grazie alla cabinovia (o meglio, dei cesti in cui è obbligatorio stare in piedi) che  porta ai piedi del ghiacciaio e al Rifugio Pian dei Fiacconi (2633 metri).

Lago di Fedaia

In estate, la stessa cabinovia permette di arrivare in vetta ad ammirare le tracce residue delle Guerre Mondiali senza dover obbligatoriamente scarpinare anche se, la bella camminata, seppur impegnativa, è sicuramente fonte di soddisfazione.

Teoricamente, sarebbe possibile percorrere l’intero giro del Lago di Fedaia tuttavia, superata la diga e piegato verso sinistra (ai piedi della solita Marmolada), a un certo punto la strada seppur asfaltata presenta un divieto. A questo punto non si può far altro che rinunciare e lasciare che a percorrerla siano solo gli addetti della centrale idroelettrica.

Consigliamo di attenersi ai divieti e non proseguire anche se, con una certa frequenza vedrete persone andare avanti imperterrite; il divieto termina dalla parte opposta della diga dove sorge un piccolo bacino. Il Lago di Fedaia infatti si sdoppia grazie a un piccolo lembo di terra, la Controdiga di Maria al Lago che dà origine a due laghetti, la parte più grande è artificiale mentre l’altra, di origine glaciale, si formò per uno sbarramento morenico.

Il Lago di Fedaia, con l’imponente Marmolada che si specchia nelle sue acque è particolarmente scenografico e, non a caso, nel 2002 si prestò anche ad alcune scene del film “The italian job”.

Diga Lago di Fedaia

Come arrivare al Lago di Fedaia

Per raggiungere il Lago di Fedaia, situato nel comune di Canazei (provincia di Trento), è necessario stabilire da dove si proviene.

Arrivando da Bolzano, basta percorrere la Strada Provinciale 22 di Valle Macra fino a Cardano dove, nei pressi della Centrale Elettrica Enel, alla rotonda si prende la Strada Statale 241 e non la si lascia più fino a Vigo di Fassa; essendo una strada di montagna, tra boschi e tornanti, si passano i comuni di Ponte Nova, Nova Levante e Segheria Latemar, passando per il Lago di Carezza. Procedendo si giunge al Passo di Costalunga, poi si passa Vallonga e, giunti a Vigo di Fassa, alla rotonda si svolta a sinistra sulla Strada Statale 48 verso Canazei (si passano i comuni di Pozza di Fassa, Mazzin e Campitello di Fassa);  procedendo sempre dritto, passando sulla Strada Provinciale 641, tra tornanti e salite si arriva al Passo Fedaia dove sorge l’omonimo lago.

Lago di Fedaia

Chi proviene da Belluno deve prendere la Strada Regionale 203 e proseguire sempre dritto, passando man mano i comuni di Orzes, Ponte Mas, Certosa di Vedana, La Stanga, La Muda, Agordo, Campedel, Taibon, Cencenighe Agordino, Tocol, Masarè, Alleghe fino a Caprile dove la strada cambia denominazione diventando Via Marmolada/Strada Provinciale 641; si passano quindi i comuni di Rocca Pietora, Col di Rocca, Malga Ciapela e finalmente si giunge al lago.

Giungendo da Cortina d’Ampezzo si prende la Strada Regionale 48 in direzione Mortisa e Pocol, ci si dirige verso il Passo Falzarego e, da qui, si prosegue verso Cernadoi lungo la Strada Regionale 203, fino nei pressi di Caprile dove si svolta a destra  in Via Marmolada/Strada Provinciale 641 e si procede come nel caso di chi arriva da Belluno.

Arrivando da Trento, procedere lungo l’Autostrada A22 fino all’uscita Egna/Ora quindi, imboccare la Strada Statale 12, la Strada Provinciale 84 e seguire le indicazioni per Cavalese, passando per Pinzano e Montagna dove, svoltando a destra, ci si immette sulla Strada Statale 48/Strada Dolomites  delle Dolomiti; si passano man mano i comuni di Fontanefredde, Nuova Redagno, San Lugano, Aguai, Castello di Fiemme, Cavalese, Ziano di Fiemme, Predazzo, Moena, Pozza di Fassa, Mazzin, Campitello di Fassa e Canazei,  che si attraversa interamente procedendo sempre dritto, superando anche l’ultima rotonda del paese, passando sulla Strada Provinciale 641 che conduce al lago.

Per chi arriva da Trento, una valida alternativa può essere quella di percorrere la Strada Statale 12 fino a Lavis, dove si passa sulla Strada Statale 612/Via Cembra e si procede passando tra Cembra e Molina e giungendo a Castello di Fiemme dove ci si ritrova sulla Strada Statale 48/Strada Dolomites  delle Dolomiti, che conduce al lago.

Per chi non disponesse di un proprio mezzo, è disponibile un servizio di autobus che conduce al lago, informazioni utili si possono trovare su www.ttesercizio.it.

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Il Lago delle Piazze

Il Trentino Alto Adige è costellato da piccoli e deliziosi laghi, alcuni di origine naturale, altri invece di origine artificiale; il Lago delle Piazze, situato sull’Altopiano di Pinè nel comune dei Bedollo (Provincia di Trento), è un lago artificiale costituito da una diga la cui costruzione fu ultimata nel 1925.

Prima che venisse costruita la diga, il lago era di dimensioni inferiori e la zona attorno era prettamente paludosa; gli immissari sono alcuni ruscelli che giungono dai due monti che lo circondano, il Dosso di Costalta (1955 metri) e il monte Ceramonte (1915 metri) mentre, attraverso il torrente Silla, le acque del lago proseguono fino al Lago della Serraia, la sua perla gemella, nel comune di Baselga di Pinè.

Le acque del lago scorrono poi fino ad alimentare la centrale idroelettrica del comune di Pozzalgo, in Val di Cembra.

Cosa fare al Lago delle Piazze

Il Lago delle Piazze ha 2 spiagge attrezzate presenti alle estremità che permettono ai turisti, e a chi decide di passare su queste rive un po’ di relax, di fare bagni e divertirsi con sport acquatici; docce, acqua potabile, servizi igienici, due ristoranti e assistenza ai bagnanti vi permetteranno di passare il tempo con tutti i confort.

Spiaggia Lago delle Piazze

Anche la parte più interna offre svaghi, ampi pianori, panchine per pic nic, giochi per bambini e, se si è appassionati di pesca, sappiate che una volta ottenuti i permessi, scoprirete che qui le trote la fanno da padrona. Se viaggiate con il vostro peloso a 4 zampe, vi potrebbe interessare sapere che è presente anche una Bau Beach.

Attorno al lago è presente un sentiero ad anello che permette di effettuare il giro completo in poco meno di un’ora; naturalmente, se si decide di fermarsi ad ammirare il panorama, fare delle fotografie o riposare, i tempi si allungano.

Essendo un sentiero ad anello è possibile iniziare a percorrerlo in qualsiasi punto così come, a propria discrezione, si può andare da destra verso sinistra o viceversa; sul lato opposto alla diga è presente un ampio parcheggio (qui la spiaggia è accessibile anche ai portatori di handicap) e, partendo da questa zona, procedendo a sinistra in direzione Camping Pineta, ci si immette subito nella pineta dove, verso la parte terminale si incontrerà la Bau Beach.

Attraversata la diga ci si trova sul percorso che costeggia la Strada Provinciale 83 e che riconduce alla spiaggia iniziale.

Il percorso non presenta alcuna difficoltà, ha poco dislivello e può essere affrontato anche con i passeggini; è sconsigliato invece a chi ha disabilità motorie per via delle pendenze (anche se leggere) e dei tratti non asfaltati.

Il giro del Lago delle Piazze è possibile effettuarlo in ogni stagione anche se, in estate, il consiglio è quello di dotarsi si un copricapo e dell’acqua per reidratarsi perché a parte il tratto nella pineta (abbastanza fresco), la maggior parte del tracciato si trova sotto il sole.

Lago delle Piazze

Volendo, è possibile ampliare la passeggiata e, con un giro di 2 ore arrivare fino al Lago della Serraia nel vicino comune di Baselga di Pinè dove è presente un’ampia pedonale ma poche spiagge in cui fare il bagno.

Se amate i laghetti montani o avete voglia di riposarvi, il Lago delle Piazze fa per voi, è un’oasi di pace in cui godere di attimi di relax a circa 1000 metri d’altezza, con delle temperature ideali per tutti.

Come raggiungere il Lago delle Piazze

Arrivando da Trento si deve prendere la Strada Statale 12 in direzione Bolzano/Brennero/Padova quindi, procedere sulla Strada Statale 47, passando i comuni di Cognola, Tavernaro e Civezzano dove, nei pressi di una rotonda si prende la Strada Provinciale 92 in direzione Civezzano/Baselga di Pinè/Fornace/Cavalese; si passa poi per Madrano, Baselga di Pinè con il Lago Serraia sulla destra e si giunge alla meta nel comune di Bedollo.

Per chi arriva da Bolzano o dal Brennero si deve necessariamente percorrere l’Autostrada A22 fino all’uscita di Trento Nord quindi portarsi sulla Strada Statale 12 e procedere come nel caso precedente.

Chi proviene dalla Val di Fassa percorrendo la Strada Statale 48 dopo Moena e Predazzo deve passare sulla Strada Statale 232 in Val di Fiemme, superare Ziano di Fiemme, Masi di Cavalese e proseguire mantenendo la stessa strada; a Stramentizzo Nuovo (sulla destra dopo aver attraversato il ponte si trova l’omonimo lago) prendere a sinistra immettendosi sulla Strada Provinciale 71, passare Casatta e, nei pressi di Sover, procedere a sinistra lungo la Strada Provinciale 83, sempre dritto tra tornanti, salite e boschi fino a Bedollo, passando per i comuni di Montesover, Sveseri, Settefontane, Brusago e Stramaiolo.

Per chi non disponesse di un proprio mezzo, è disponibile un servizio di autobus che conduce al lago, si tratta del Bus linea B402; informazioni utili si possono trovare http://www.ttesercizio.it/.

Siete pronti a trascorrere la vostra vacanza da sogno sul Lago delle Piazze?



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Lago di Carezza, cosa vedere e come arrivare

Incastonato nello splendido scenario delle Dolomiti, Patrimonio UNESCO, il Lago di Carezza nella Val d’Ega, merita sicuramente una visita.

Il Lago di Carezza, una carezza per gli occhi

Trovare il Lago di Carezza è molto semplice, le sue splendide acque color smeraldo sono ormai una calamita che attira visitatori da tutto il mondo; a pochi passi, sul lato opposto della strada, una struttura di negozi, bar e un ampio parcheggio a pagamento, annunciano l’arrivo in questa località incantevole.

L’impatto visivo lascia senza fiato, le parole si perdono nell’ammirare il colore vivido e brillante delle sue acque che, quando non sono increspate da un alito di vento, regalano uno spettacolo incredibile con il Latemar che vi si specchia.

Non è un caso che sia anche chiamato “lago dell’arcobaleno” (Le de Ergobando in lingua ladina) e sia visitato anche in inverno.

Appena giunti al lago ci si trova di fronte a una terrazza panoramica che regala una visuale su tutto il lago e i monti circostanti; è proprio da qui che vengono scattate le prime foto e i selfie che popolano i numerosi social network.

Come ci si rende ben presto conto, nonostante sia disponibile un circuito ad anello che permette di passeggiare attorno al lago, non è possibile scendere sulle sue rive o andare a toccare l’acqua; è infatti interamente protetto da una recinzione in legno.

Lungo il percorso, sono disseminati punti panoramici strategici in cui fermarsi ad ammirare il lago e scattare fotografie; al di fuori da questi spiazzi, sono comunque molti i punti panoramici che si incontrano passeggiando tranquillamente.

Lago di Carezza

Alcune panchine sono state predisposte e risultano perfette se ci si vuole fermare a riposare, ad ammirare il lago oppure a mangiare qualcosa; naturalmente, in questo caso, non buttate nulla a terra o nel bosco ma riponete la spazzatura nello zaino e riportatela a casa.

Il giro è semplice e adatto praticamente a tutti, abbiamo incontrato molte famiglie con passeggini perciò, anche se in alcuni punti può essere difficoltoso affrontare le salite con i sassolini, con un minimo di sforzo ci si può riuscire lo stesso.

Chi invece presenta delle disabilità motorie può arrivare fino al primo punto panoramico grazie alla presenza di una rampa; il percorso pedonale invece non è asfaltato, presenta alcune pendenze e non ha salvaghiaia perciò, il giro potrebbe rivelarsi davvero molto difficoltoso, soprattutto in alcuni tratti in cui la pendenza può diventare un ostacolo davvero enorme.

Sentiero in salita Lago di Carezza

Il percorso si svolge quasi interamente in zone d’ombra tuttavia, l’ultimo tratto (o il primo tratto, in base dal fatto che si inizi il giro da destra o da sinistra) è esposto al sole perciò, un copricapo, in estate, con il sole battente, può essere utile.

Il parcheggio disponibile a pochi passi è a pagamento e, già da metà mattina si riempie quasi interamente; nella zona adiacente si trovano invece aree in cui acquistare panini, cibo e altre prelibatezze per chi volesse fermarsi a mangiare. I patiti dello shopping a ogni costo avranno invece a disposizione anche negozi di oggettistica e souvenir.

La leggenda del Lago di Carezza

Narra una leggenda che molti anni fa viveva nel Lago di Carezza una splendida sirenetta, Ondina; la ninfa stava in solitudine cantando e fuggendo quando avvertiva dei rumori così che i viandanti potessero udirne la soave voce, ma non potessero invece vederla.

Per sua sfortuna, un giorno, lo stregone del Latemar la vide mentre era intenta a cantare accoccolata su un masso; se ne innamorò immediatamente e decise di rapirla pur di averla con sé.

Ondina però non si faceva prendere e, a ogni tentativo, lo stregone si arrabbiava per i suoi fallimenti; decise così di chieder consiglio alla Strega Langwerda che gli consigliò di travestirsi da venditore d’oro e creare un arcobaleno che andasse dal Latemar al Catinaccio.

La bella Ondina non aveva infatti mai visto un arcobaleno e quando lo vide ne rimase rapita tuttavia, nella foga del momento, lo stregone aveva dimenticato di trasformarsi da veditore e, non appena la sirenetta lo ebbe notato, fuggì inabissandosi.

Lo stregone, rabbioso per essersi fatto sfuggire anche questa occasione, prese l’arcobaleno e lo fece a pezzi, lanciandolo poi nel lago che ne raccolse i colori che ancora oggi affascinano chi lo ammira.

Come trovare la sirenetta nel Lago di Carezza

Nel Lago di Carezza si trova una statua della sirenetta che, quando l’acqua è particolarmente bassa, diventa visibile.

Grazie alla limpidezza delle acque è però possibile farsi “un’idea” di questa installazione, si riesce infatti a scorgerne il profilo, anche se deformato.

Il punto migliore per riuscire a identificarla è il primo punto panoramico (o qualche metro più in là, sulla destra) che permette di avere un’ampia visuale e arrivare con lo sguardo sino al centro del lago e anche oltre. Per riuscire a capire dove si trova è necessario individuare, al centro del lago, un grosso ramo/tronco che è generalmente ben visibile sul fondo.

Trova la Sirenetta

Trovato il tronco il gioco diventa facile perché la sirenetta, se ci si trova sul “balcone” panoramico la si può notare spostando lo sguardo poco più avanti, leggermente a destra; non vedrete la sirenetta con chiarezza ma la sua sagoma che, nel caso in cui non si sappia di cosa si tratta, si potrebbe scambiare facilmente per un sasso dalla forma piuttosto strana.

Sirenetta Lago di Carezza

Come arrivare al Lago di Carezza

Per raggiungere il Lago di Carezza, situato nel comune di Nova Levante (provincia autonoma di Bolzano), è necessario stabilire anche da dove si proviene ma, in tutti i casi è piuttosto semplice.

Arrivando da Bolzano, è necessario percorrere la Strada Provinciale 22 di Valle Macra fino a Cardano dove, nei pressi della Centrale Elettrica Enel, alla rotonda, si prende la Strada Statale 241 e non la si abbandona più. Essendo una strada di montagna, tra boschi e tornanti, si arriva al lago passando il comune di Ponte Nova, Nova Levante e Segheria Latemar. Si prosegue perciò sempre dritto fino a trovarsi il lago sulla destra e il vistoso parcheggio sulla sinistra.

Arrivando da Trento oppure dalla parte opposta, ovvero dal Brennero, si deve necessariamente percorrere l’Autostrada A22 fino all’uscita di Bolzano quindi, seguire le indicazioni sopra citate come per chi proviene proprio da Bolzano.

Per chi proviene dalla Val di Fassa percorrendo la Strada Statale 48 (che si provenga da Moena oppure dalla parte opposta, da Canazei) ci si deve dirigere verso Vigo di Fassa svoltando alla rotonda che immette sulla Strada Statale 241 (la stessa che proviene da Bolzano, detta anche Strada Neva) e si procede dritto senza mai lasciarla. Si passano il comune di Vallonga, il Passo di Costalunga e, tra boschi e tornanti si giunge al lago che si troverà sulla sinistra, con il parcheggio sulla destra.

Per chi non disponesse di un proprio mezzo, è disponibile un servizio di autobus che conduce al lago; si tratta del Bus linea 180, valido sia che si provenga da Bolzano sia che si provenga dalla Val di Fassa. Informazioni utili si possono trovare www.sad.it oppure su www.rome2rio.com/it .

In gita all’Oasi di Baggero

Se avete voglia di pace, relax, di passare tempo immersi nella natura, vi consigliamo una gita all’Oasi di Baggero, nel Parco Regionale della Valle del Lambro, in Lombardia.

A pochi chilometri da Como, questa riserva naturale protetta si estende su 26 ettari che racchiudono laghi, fiumi, boschi e prati, toccando i comuni di Merone, Lambrugo, Lurago D’erba e Monguzzo.

Un tempo in quest’area sorgeva una vasta cava per l’estrazione di marmo, materiale utilizzato nella produzione di cemento e, passeggiando tra i sentieri, alzando lo sguardo potrete vedere anche quella che un tempo era nota come cementeria di Merone; in seguito ad alcuni lavori di bonifica e recupero ambientale, nel 1980, nacque la riserva naturale.

4 passi nell’Oasi del Baggero

All’Oasi di Baggero il percorso può essere svolto partendo da 2 direzioni diverse, si tratta infatti di un giro ad anello e chiunque, dopo l’accesso, può girare liberamente; noi restando sul classico proponiamo il giro che superato il cancello d’ingresso prende subito il tracciato sterrato a destra.

Il percorso non presenta grandi difficoltà, può essere effettuato anche con comode calzature sportive ma, nel caso in cui la giornata dovesse essere molto calda e soleggiata, portate con voi un cappello per proteggere la testa e acqua per reidratarvi. Naturalmente, anche crema solare per tutelare la pelle.

Partendo da destra, si percorre un breve pezzo in pianura all’ombra della vegetazione e, dopo pochi passi si giunge all’area picnic dove sono presenti tavoli, panchine in legno e qualche gioco per bambini; quest’area relax, circondata dal prato, offre una visuale sul primo laghetto.

Oasi di Baggero

Procedendo ci si imbatte in quella che può essere considerata l’unica “difficoltà” del sentiero, una ripida salita al cui lato si trova un corrimano artigianale, utile per chi avesse bisogno di un aiuto; da qui si gode però di una bella vista sulle acque verdi e azzurre del laghetto.

Giunti in cima ci si trova in un immenso pianoro, una balconata ancora sul laghetto e, proseguendo nella natura, si costeggia la ferrovia; inizierà poi una leggera discesa che si addentra nel fresco bosco.

Si giunge quindi a un ponticello che sorpassa un fiumiciattolo, l’immissario dei due laghetti, la roggia Cavolto che, uscendo a valle si getta poi nel fiume Lambro.

Oasi di Baggero

Abbandonato il bosco non ci sono più zone d’ombra, si raggiunge un’area panoramica in cui risulta difficile vedere il secondo laghetto sottostante; da qui si può notare ancora il laghetto precedente e, di lì a poco si vedrà anche il secondo. Questa volta però le acque non hanno più un bel colore brillante come il primo ma, forse per il fatto di essere ferme, hanno un color oliva, tendente al marroncino.

Il tracciato prosegue in una continua discesa che ricondurrà al piano iniziale e, dopo aver attraversato un altro ponticello con la roggia Cavolto che se ne va, si arriva alla parte asfaltata; all’interno dell’Oasi di Baggero c’è un ostello ed è proprio in questo punto che lo si incontra. La struttura comprende un bar ristoro e una location per attività didattiche per adulti e bambini.

Ostello all'Oasi di Baggero

Arrivati a questo punto potete procedere lasciando l’ostello sulla destra e guadagnare l’uscita oppure gustarvi una bella sorpresa.

Davanti all’ostello parte una via che conduce in mezzo ai due laghetti, è forse il punto più spettacolare di tutta l’oasi, un lembo di terra attraversa e li divide (ricordiamo occupano quasi 8 ettari e hanno una profondità di 5/6 metri); alcune panchine sono disposte per riposare, godere della bellezza della natura e rilassarsi prima di arrivare alla fine di questa “passerella” dove ci attende la vista di una cascata, quella formata dalla roggia Cavolto che si tuffa nei laghetti.

Cascata oasi di Baggero

Ripercorrendo a ritroso si torna all’ostello e girando a sinistra si arriva all’uscita.

Per i più curiosi c’è una piccola chicca, l’oasi stellare in cui si potranno leggere cartelli esplicativi sui fenomeni celesti e caratteristiche del cosmo ma, si potranno ammirare anche uno spiazzo con l’indicazione dei punti cardinali, il palo mobile per il mezzogiorno e la meridiana umana. Se siete amanti dell’astronomia o solo curiosi, mettete alla prova gli strumenti!

Per percorrere tutto il giro ad anello ci si impiegano 30/40 minuti (che naturalmente aumentano se ci si ferma ad ammirare il paesaggio o a far fotografie); in base alle proprie esigenze e al proprio passo ci si può impiegare anche più o meno tempo.

La passeggiata è adatta a tutti, anche ai più piccini, consigliamo in estate di portare un copricapo e dell’acqua per reidratarsi.

Come arrivare all’Oasi di Baggero

Per raggiungere l’Oasi di Baggero è necessario stabilire anche da dove si proviene.

Arrivando da Milano, si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, si prende poi l’uscita di Nibionno, quindi la terza uscita alla rotonda (imboccando praticamente a sinistra la Bergamo-Como ovvero la Strada Provinciale 342).

Si procede dritto per Lurago D’erba ma, giunti a Lambrugo, si svolta a destra in Via Alessandro Manzoni (che diventa poi Via Giuseppe Parini); dopo una curva a destra, bisogna prendere a destra in Via S. Carlo (senso unico) e subito dopo a sinistra in discesa fino al semaforo.

Si procede dritto immettendosi in Via Cesare Battisti e si prosegue sino a passare nei pressi del Ristorante Corazziere quindi, dopo un’ultima curva a destra si trova subito la via (a sinistra Via Cava Marna) che sale al parcheggio nei pressi del cancello dell’oasi.

Arrivando da Como lungo la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, si attraversano i comuni di Lipomo, Tavernerio, Albese con Cassano, fino al Comune di Erba; si prosegue lungo la strada che cambierà nome ma sarà sempre la stessa, nell’ordine Viale Lombardia, Via Prealpi, Viale Brianza e Viale Prealpi dove, giunti a una grossa rotonda si svolta a destra in Via Milano, detta  anche Strada Provinciale 41.

Alla rotonda successiva si procede dritto mentre a quella dopo si svolta a destra entrando in Via Roma che diventerà poi Via Armando Diaz; nei pressi dell’ex Cementeria di Merone si svolta a sinistra in Via Alessandro Manzoni e alla rotonda si piega a destra per Via S.Gerolamo Emiliani che diventa poi Via Cesare Battisti.  In discesa e prima di una curva a sinistra, sulla destra si trova Via Cava Marna che porta dritti all’oasi.

Arrivando da Lecco si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Milano, prendere l’uscita Como/Erba trasferendosi quindi sulla Strada Provinciale 629.

Sempre dritto, passare da Suello, Cesana Brianza, Pusiano (volendo si può evitare il traffico del paese prendendo la Variante 629, che condurrà poco più avanti evitando il centro) e, arrivati a Erba, a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano, detta Strada Provinciale 41. Da qui in avanti è come il percorso descritto per chi giunge da Como (….Alla rotonda successiva si procede dritto…).

Arrivando dal centro della Brianza, per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza come Seregno e Lissone, si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco (come per chi giunge da Milano) oppure, prendere l’uscita di Giussano portandosi sulla Strada Provinciale 9 e proseguendo dritto in direzione Como/Erba.

Si passano quindi Arosio e Inverigo con la strada che cambia denominazione in Strada Provinciale 41 e,  a Lurago D’erba, dopo una serie di semafori, giunti a una grossa rotonda si svolta a destra imboccando la Strada Provinciale 342. Si procede verso Nibionno andando a svoltare a sinistra a Lambrugo in Via Alessandro Manzoni poi si procede come nel caso di Milano (…diventa Via Giuseppe Parini, dopo…).

E’ possibile arrivare all’Oasi di Baggero anche con i mezzi pubblici; si può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria di Merone e, da qui, proseguire a piedi con una breve passeggiata di circa quindici minuti (è poco più di un chilometro percorrendo Via S.Gerolamo Emiliani che diventa poi  Via Cesare Battisti in discesa e, prima di una curva a sinistra, sulla destra, si trova Via Cava Marna che porta dritti all’oasi).

Se vi state chiedendo all’Oasi di Baggero dove parcheggiare, non abbiate timore, a pochi passi c’è un comodo parcheggio e, se non trovate posto, potrete parcheggiare lì in zona in uno spiazzo adibito a parcheggio o alla stazione.

Balneabilità 2018 Lago di Como

Con l’estate è arrivato il sole, il caldo e la voglia di andare a fare un bagno al mare o al lago; se state pensando di andare a rinfrescarvi nelle acque del Lago di Como, sappiate che la maggior parte della spiagge sono balneabili, ci sono solo alcune eccezioni.

Via libera per:

Abbadia Lariana, balneabili Campeggio e Lido Lariano

Bellano, balneabile il Lido di Puncia

Colico, balneabili Inganna – LC 53, Lido di Colico, Laghetto Piona

Dervio, balneabile Campeggio Europa

Lecco, balneabili Località Pradello, Canottieri e Rivabella

Lierna, Balneabile Riva Bianca

Mandello del Lario, balneabili Olcio – LC 18, Camping Mandello, Lido di Mandello, Camping Nautilus

Oliveto Lario, balneabili Vassena, Spiaggia di Onno, Frazione Limonta

Perledo, balneabile Riva Gittana

Bagno? Per ora no, grazie

Non sono al momento balneabili 4 spiagge a causa di un numero elevato di cianobatteri o Escherichia coli:

Bellano, non è balneabile Spiaggia di Oro

Dorio, non balneabili Rivetta e Riva del Cantone

Pescate, non balneabile La Puna

Per motivi di sicurezza è invece temporaneamente vietata la balneazione a Lecco, in località Malpensata.

Non ci resta che augurarvi tanti buoni bagni nelle splendide acque del Lago di Como.

Siete pronti a trascorrere la vostra vacanza da sogno sul Lago di Como?

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Come arrivare alla sorgente di Fiumelatte

Fiumelatte, dopo il fiume Aril, è il fiume più corto d’Italia, nasce nelle Grigne, il suo corso è pari a 250 metri e si snoda verso Fiumelatte, località che prende il nome proprio da questo “strano” corso d’acqua.

Chi volesse visitarne la sorgente dovrà tenere conto del fatto che il fiume non scorre per tutto l’anno, di solito scompare verso ottobre e ricompare a marzo, ma è comunque sempre raggiungibile con una comoda passeggiata di una trentina di minuti, facile e adatta a tutti.

Il sentiero per la sorgente di Fiumelatte

Per poter arrivare alla sorgente di Fiumelatte è necessario partire da Varenna e, l’imbocco verso la via che conduce alla sorgente è il silos che si trova di fronte a Villa Monastero; qui, una strada asfaltata e a una sola corsia conduce al cimitero.

Arrivati a questo punto si dovranno affrontare 2 rampe di scale, una più semplice e una più ripida; superato questo punto, parte il sentiero vero e proprio.

Passeggiando sulla strada asfaltata, guardando sulla destra, si gode il bel panorama del lago ed è possibile ammirare la punta di Bellagio, quella della Villa del Balbianello e, scrutando con attenzione, anche l’Isola Comacina.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Lateralmente si possono osservare bellissimi ulivi tuttavia, questi non offrono riparo e la strada, soprattutto in estate, è completamente esposta al sole.

Sconsigliamo vivamente di cercare di arrivare al cimitero e parcheggiare perché non è possibile perciò, se alla passeggiata prendono parte persone che potrebbero soffrire il calore di questo tratto, è meglio che si facciano portare al cimitero e partano direttamente da lì.

Giunti al cimitero, se lo si vorrà, si potrà riposare qualche istante sulle panchine prima di affrontare la scalinata che conduce al bosco e al sentiero; se sarete fortunati potrete anche ammirare qualche scoiattolo che fa capolino tra gli alberi.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Superate le scalinate,  si costeggerà il cimitero e si inizierà ad addentrarsi nel fresco bosco; il sentiero è unico e basta seguirlo per giungere alla fonte. A un certo punto si incontreranno dei cartelli di cui uno indicante il “Sentiero del viandante”, ignorateli e proseguite sempre dritti su quello che stavate già affrontando.

Dopo non molto inizierete ad avvertire il fragore della cascata e in pochi attimi giungerete a un piccolo spiazzo in cui si trova un tavolo con delle panchine; quest’area è già l’ideale per un pic nic ma subito dietro, per i più esigenti è presente un grande spazio con area pic nic, “casetta” per il barbecue, e la bella cascata che si origina dalla sorgente.

Area pic nic alla sorgente di Fiumelatte

Tramite passerelle e scale è possibile godere dello spettacolo da più punti di osservazione, la si potrà ammirare standogli di fronte oppure ai lati e, salendo le ripide scale in ferro, in pochi minuti ci si avvicinerà sempre di più alla sorgente; ammirando le cascate, notando il colore bianco lattiginoso della spuma, si intuirà immediatamente il motivo per cui è stato chiamato proprio Fiumelatte.

Sorgente di Fiumelatte

La sorgente di Fiumelatte la si può osservare guardando verso il basso, protetta da una grata; sembra quasi impossibile che quelle acque chete, di lì a poco si trasformeranno nei bei salti d’acqua che si è potuto ammirare arrampicandosi sempre più.

Da qui potrete di nuovo ammirare il panorama del lago che, una volta immersi nel bosco, si è praticamente perso di vista.

Per tornare a Varenna basterà quindi seguire il percorso a ritroso e, con passo tranquillo, in 15 minuti circa vi ritroverete nella zona antistante al cimitero.

Cosa fare e vedere al Lago del Segrino

Tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio, in Brianza, si trova il Lago del Segrino; di forma allungata, ha origine glaciale e nelle sue acque si specchiano i monti circostanti che tingono le sue acque di un colore verde piuttosto scuro.

In realtà l’acqua è pura e trasparente, tanto da renderlo il lago meno inquinato d’Europa; passeggiando lungo la pista ciclopedonale che corre tutto attorno, si possono ammirare ninfee, millefoglie d’acqua e canneti.

Sotto la limpida superficie fanno capolino numerose specie ittiche; tipiche di questo lago sono l’alborella, il pece persico e il luccio e, con un po’ di fortuna potrete vedere belle ranocchie gracidanti, un cormorano che scruta il paesaggio, lo sparviere, il picchio verde o il falco pecchiaiolo.

Il giro del Lago del Segrino

Il Lago del Segrino può essere interamente circumnavigato grazie alla ciclopedonale che si estende per 5 chilometri circa; a ogni ora è percorsa da persone che in bicicletta, a piedi o con i pattini la utilizzano per fare un po’ di sano movimento o rilassarsi. Il tempo di percorrenza a piedi è di un’ora circa a passo tranquillo.

La parte migliore è quella “interna” immersa nella natura, affiancata dai Monti Pesora e Cornizzolo, dove gli unici mezzi che si possono incontrare sono le biciclette; il tragitto si può infatti dividere in due parti in cui, la seconda, è affiancata dalla strada provinciale che conduce a Canzo, trafficata da auto, camion e moto ma ben protetta da un guardrail.

Il percorso è perfetto anche per famiglie con bambini piccoli, è necessario solo fare attenzione che non si allontanino da soli spingendosi troppo verso la riva.

Lago del Segrino

Nella stagione estiva si incontrano spesso bagnanti che prendono il sole sulla riva, fanno pic-nic, in qualche caso il barbecue o persone che, volendo godere un po’ di pace cercano zone d’ombra in cui leggere un buon libro o ascoltare musica affacciandosi sulle acque del lago. La raccomandazione, in tutti i casi è di non lasciare rifiuti, rispettare l’ambiente e non accendere fuochi se proibito.

Il giro del Lago del Segrino può essere affrontato in ogni stagione, in estate è consigliabile indossare un copricapo e dotarsi di acqua con cui reidratarsi, soprattutto quando si esce dalla zona che affianca i monti dove piante e arbusti creano fresche zone d’ombra; punti di partenza veri e propri non ce ne sono, se vi si giunge in macchina spesso l’inizio è dato da dove si riesce a parcheggiare l’automobile.

Lago del Segrino zona parcheggio

In generale è possibile parcheggiare nei pressi del lido (qui si trova una spiaggia, il bar, la piscina…) o poco più avanti, nell’area in cui in genere si possono ammirare cigni e anatre.

Lungo il percorso si incontra anche un’edicola votiva, l’Edicola del Caradùr indurmentaa, in cui una realizzazione di Walter Cremonini rappresenta una delle leggende del Lago del Segrino.

Lago del Segrino Edicola del Caradùr indurmentaa

Le leggende del Lago del Segrino

In passato molti furono i personaggi famosi, soprattutto scrittori che qui trovarono ispirazione: Stendhal (che lo paragonò a una gemma di smeraldo per via del particolare colore che assumono le sue acque), Ippolito Nievo, Gadda, Fogazzaro (il lago di Malombra sarebbe infatti il Lago del Segrino), Giuseppe Parini.

Tra i pittori vi fu invece Giovanni Segantini.

Legate al Lago del Segrino vi sono varie leggende, tra cui quella raffigurata sull’edicola votiva.

Il Lago del Segrino in inverno ghiaccia spesso e, anche dopo l’ultima grande guerra, uno strato di ghiaccio aveva rivestito le sue fredde acque; proprio in quel periodo, un uomo a bordo di un carro trainato da due buoi stava facendo ritorno a casa. Il viaggio verso la stalla può essere duro da affrontare quando si è stanchi così, aveva ceduto al sonno; non più in grado di controllare la strada seguita dai buoi, non si era accorto che avevano deviato inoltrandosi sulla lastra ghiacciata.

Giunto sull’altra riva, riaprendo gli occhi si accorse immediatamente dei segni degli zoccoli e delle ruote tracciate sul ghiaccio, attonito e spaventato si rese conto di aver attraversato il lago invece di costeggiarlo.

Decise così di far erigere una cappella alla Madonna, in ringraziamento per lo scampato pericolo.

Lago del Segrino edicola votiva

Un’altra leggenda è quella che vede protagonisti San Giorgio e il Drago; in riva al Lago del Segrino, tra i canneti, viveva un terrificante Drago che infastidiva passanti e abitanti della zona.

Non riuscendo più a sopportarlo, si decise di cercare di calmarlo e ammansirlo utilizzando delle vittime sacrificali; i primi a essere sacrificati furono greggi e animali poi, si arrivò al punto di donargli vittime umane.

Un giorno toccò a Cleodolinda, la principessa figlia del Re di Morchiuso, lasciata in riva al lago legata a un albero di sambuco; qui, richiamato dalle sue lacrime, giunse un cavaliere su di un cavallo bianco, era San Giorgio che dapprima ferì con la lancia il collo del drago poi, con la cintura della fanciulla, lo legò portandolo al castello dove, con la spada e un colpo secco, lo decapitò, facendone rotolare la testa fino nelle acque del lago.

A questa leggenda è legata anche una ricetta tradizionale locale, i Pan Meitt de San Giorg che, il 24 aprile, giorno di San Giorgio, vengono preparati in ricordo dell’evento.

La principessa ancora sotto shock portava tra le mani un ramo di sambuco donatogli da San Giorgio e non si accorse che del polline e delle foglie erano cadute nell’impasto dei biscotti che la domestica stava preparando. Gli ingredienti dei biscotti erano: farina bianca, gialla, uova, zucchero, latte, burro e, da quel giorno, fiori essiccati di sambuco.

Come arrivare al Lago del Segrino

Per arrivare il Lago del Segrino, situato nei comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio, nella provincia di Como, vi sono diverse strade, in base alla località di provenienza.

Arrivando da Milano, basta percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita di Bosisio Parini e procedere lungo Viale Brianza fino allo stop, quindi girare a destra precorrendo Via Alessandro Manzoni in direzione Cesana Brianza dove, alla rotonda, svoltando a sinistra ci si trova sulla Strada Provinciale 629.

Si procede verso il Comune di Pusiano (volendo si può evitare il traffico del paese prendendo la Variante 62, che condurrà poco più avanti, evitando il centro), giunti al semaforo si svolta a destra (Via Martinelli) e ci si trova lungo la Strada Provinciale 42 che non si lascia più fino alla mèta; si affrontano tornanti, rotonde, ma si procede sempre dritto, giungendo a Eupilio, fino a una rotonda che incrocia Via Roma. Il lago praticamente è di fronte.

Arrivando da Como lungo la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, non si abbandona mai la strada e si procede dritto; si attraversano i comuni di Lipomo, Tavernerio, Albese con Cassano, fino al Comune di Erba. La strada cambierà nome ma sarà sempre la stessa: Viale Lombardia, Via Prealpi, Viale Brianza e Viale Prealpi dove, giunti a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano, detta Strada Provinciale 41.

Alla rotonda successiva si svolta a destra (lasciando a sinistra il supermercato Iperal) e subito dopo, all’ennesima rotonda, si gira a sinistra percorrendo Via Valassina (che è comunque sempre la  Strada Provinciale 41); non si lascia più affrontando anche tornanti e rotonde e si procede sempre dritto giungendo quindi a  Longone al Segrino, poi fino al Lido del Segrino in prossimità del lago.

Arrivando da Lecco si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Milano, si prende l’uscita Como/Erba trasferendosi quindi sulla Strada Provinciale 629.

Sempre dritto, si passa Suello, quindi Cesana Brianza dove ci si ricongiunge alla strada descritta più sopra per chi giunge da Milano.

Arrivando da Bellagio si percorre la Strada Provinciale 41 in direzione Civenna; è un’unica via percorribile, sempre dritto, attraversando i Comuni di Brogno e Guello frazioni di Bellagio, quindi Civenna, Ghisallo con l’omonima Madonna del Ghisallo, Magreglio, Barni, Lasnigo, Asso, Canzo e finalmente il Lago. La strada è piuttosto tortuosa  e costellata da ripetuti tornanti.

Per chi arriva da uno dei comuni situati sul ramo del Lago di Como di destra (per esempio Lezzeno e Nesso), si prende Via del Tivano, detta anche Strada Provinciale 44 e, come nei casi precedenti non si lascia mai il tracciato, si passano Zelbio, Pian del Tivano, Sormano fino a uno stop dove si incrocia la Strada Provinciale 41 che da sinistra proviene da Bellagio, si svolta a destra e si giunge ad Asso poi, Canzo e il Lago.

Chi arriva da uno dei comuni situati sul ramo del Lago di Lecco di sinistra come Vassena e Onno, deve prendere la  Strada Provinciale 46 (a tratti nominata Via Milano) e, come nei casi precedenti non lascia mai il tracciato; si passano San Giorgio, Maisano, Valbrona, Visino,  fino a uno stop dove si incrocia anche in questo caso la Strada Provinciale 41, si svolta a sinistra e si giunge ad Asso, quindi Canzo e il Lago.

Arrivando dal centro della Brianza come da alcuni comuni della provincia di Monza (per esempio Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco oppure, prendere l’uscita per Giussano portandosi sulla Strada Provinciale 9 e proseguire dritto in direzione Como/Erba.

Si passano Arosio e Inverigo, con la strada che cambia denominazione in Strada Provinciale 41,  si supera Lurago D’erba e si giunge a Erba; alla rotonda già citata nel caso di chi arriva da Como (in quel caso si svoltava a sinistra… Viale Prealpi, dove giunti a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano…), si va ancora dritti e si segue come nel caso di Como.

Una volta giunti al Lago del Segrino ci sarà da affrontare il problema del parcheggio; sono disponibili alcuni parcheggi al Lido, in zona cimitero, alla rotonda di Via Roma prendendo a destra se ne trovano in via Combattenti oppure, in Via Segrino per chi arriva da Canzo.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Lago del Segrino con altri mezzi potrà arrivare in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, per esempio quella di Erba e, da qui, proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da  Asf Autolinee  oppure, quella di Canzo-Asso che è più vicina e, anche in questo caso, si può sfruttare lo stesso servizio di autobus che conduce nei pressi del lago oppure, per chi ama camminare, con una passeggiata di poco inferiore all’ora si raggiunge il lago stesso.

 

Come arrivare alla Cascata del Cenghen

Sul Lago di Como, poco sopra Abbadia Lariana, si trova la cascata del Cenghen cui si arriva dopo una breve passeggiata (1 ora circa) immersa completamente nella natura; un paesaggio davvero stupefacente vi aspetta al termine della scarpinata, se siete fuori forma, non scoraggiatevi se pensate che sia troppo ripido, fatevi forza e vedrete che dopo un breve sforzo tutto sarà più semplice.

Il sentiero è adatto a tutti e non prevede difficoltà, con un leggero allenamento si riesce a percorrerlo per intero senza avvertire il minimo sforzo; è perfetto anche per i bambini anche se, verso la fine, quando il sentiero si stringe, se sono molto piccoli è meglio tenerli per mano.

Verso la cascata del Cenghen, da Linzanico al borgo di Calech

Punto di partenza per la cascata del Cenghen è la frazione di Linzanico dove, dopo aver abbandonato la macchina (c’è un parcheggio nei pressi dell’inizio della passeggiata) si giunge al lavatoio; se si arriva dall’alto si dovrà prendere la strada che, dopo averlo superato vira verso sinistra mentre, sei si arriva dal basso, si dovrà piegare a destra, senza passare oltre al lavatoio.

Lavatoio per la cascata del Cenghen

Seguendo la mulattiera, dopo pochi passi potrete già intravedere un cartello che indica da che parte proseguire per arrivare alla cascata; il sentiero è abbastanza semplice tuttavia, è fatto di “strappi” e zone quasi in piano, la prima parte è principalmente in salita, tenete duro perché più avanti diventa meno intenso e più semplice.

Seguite dunque la strada e godetevi lo spettacolo del lago che si stende sotto di voi.

Verso la cascata del Cenghen

Lungo il primo tratto si incontrano case con orti coltivati e ulivi che ben presto verranno abbandonati; la pace regna sovrana, capita solo di incontrare qualche moto da trial che di tanto in tanto passa sfrecciando e sollevando nuvole di polvere. Proseguendo lungo il sentiero si giunge a una salita fatta di gradini in pietra e una fontanella sulla sinistra.

Verso al cascata del Cenghen

Superata anche questa vi ritroverete circondati da ampi spazi in cui gli ulivi la fanno da padrona.

In breve giungerete a un bivio caratterizzato da un cartello che fornisce indicazioni sui castagneti dell’Insubria; lasciate perdere il sentiero a sinistra e proseguite a destra dove potrete notare i cartelli che indicano il tempo rimanete per il raggiungimento della Cascata del Cenghen (25 minuti), della Falesia dei Campelli (40 minuti) e del Forcellino (2 ore e 40 minuti).

Proseguite lungo il sentiero sino a incontrare una casupola alla cui destra è dipinta una freccia bianca; affidatevi a questa indicazione e proseguite, vi troverete in un piccolo abitato, il borgo di Calech.

Borgo di Calech verso Cenghen

Al termine del borgo si apre un ampio spiazzo erboso da cui si gode di una vista strepitosa sul lago e sulle cime circostanti, sulla Cresta Segantini e la Grigna Meridionale; al termine del prato proseguite sul sentiero a sinistra, seguite l’indicazione della freccia disegnata su una casetta e inoltratevi tra i boschi.

Ancora pochi passi

Andando avanti vi troverete di fronte a un bivio, ignorate il sentiero che piega verso destra e proseguite verso sinistra; presto vi troverete di nuovo ad affrontare uno spiazzo che regala la vista sulla Val Monastero e, proseguendo, a un ulteriore bivio si dovrà prendere per la sinistra.

A questo punto manca davvero poco, a un certo punto inizieranno a comparire i primi cartelli che indicano la direzione verso la cascata e non dovrete fare altro che seguirli; attenzione però, a un nuovo leggero bivio prendete di nuovo a sinistra perché, proseguendo sulla destra vi troverete su un ponticello sotto cui scorre un torrente. Sono solo pochi passi ma, se doveste trovarvi sul ponte tornate indietro e riprendete il sentiero a sinistra che avete saltato proco prima.

Arrivati a questo punto, in pochi passi noterete il fiume scorrere alla vostra destra e delle piccole graziose cascatelle mentre, in sottofondo, potrete già udire il rumore dell’acqua della cascata del Cenghen che si infrange.

Cascatella verso la cascata del Cenghen

Superato un grande masso, vedrete la cascata di fronte a voi cadere nella piccola pozza che si è creata ai suoi piedi; non aspettatevi una cascata particolarmente imponente tuttavia, godete lo spettacolo che le grandi rocce creano e, in estate, la frescura dell’acqua.

Cascata del Cenghen

Il sentiero si snoda in parte nel bosco e in parte sotto al sole perciò, in estate ricordate di proteggere il capo e non dimenticate dell’acqua per reidratarvi e dissetarvi; a destinazione sono presenti grandi massi e spazi in cui potersi fermare e rifocillarsi prima di ripartire.

Prima di tornare a casa vi consigliamo di fare due passi nella frazione di Linzanico, è molto caratteristica e, passeggiando tra le case, potrete scorgere angoli stupendi e incantevoli.

Linzanico Lago di Como

Non ci resta perciò che invitarvi a scoprire questa bella cascata sul Lago di Como, lo spettacolo del paesaggio vi lascerà senza fiato.

Montepiatto e la Pietra Pendula, tanta natura e bei panorami

Andando alla ricerca delle attrazioni che la bella e pacifica Torno regala, è doveroso inerpicarsi fino a raggiungere Montepiatto e curiosare nei suoi dintorni sino a scoprire la Pietra Pendula; se state meditando una fuga dalla città alla ricerca di bei panorami e contatto con la natura, questo fa per voi.

Non è possibile arrivarvi in auto perciò, ci si dovrà armare di scarpe comode e prepararsi a una bella camminata lungo una strada (o sentiero) ripida; per arrivare in alto è infatti possibile scegliere tra 2 strade, l’una percorsa dalle auto dotate di permesso e l’altra, più suggestiva, si inoltra nel bosco ed è fatta tutta di alzate in granito e gradini ricavati tagliando i sassi erratici.

Verso Montepiatto e la Pietra Pendula

Entrambe regalano scorci bellissimi, da un lato si gode della vista di una parte di lago, dal lato che si inoltra nel bosco si ammira la zona di Cernobbio e Tavernola, dall’altra salita invece si ammirano Moltrasio, Carate Urio e Laglio.

Montepiatto verso la Pietra Pendula

Scopriamo Montepiatto e la Pietra Pendula salendo dal percorso a gradini

Anche se nella parte alta di Torno è presente un parcheggio, è meglio lasciare la macchina nella zona sottostante; il consiglio è di trovare un posto disponibile nei pressi della bella Chiesa di San Giovanni così da evitare di arrampicarsi in vie ripidissime e molto strette che permettono il passaggio di una sola auto alla volta a velocità ridottissima.

Giunti al Largo degli Alpini, dopo aver imboccato la strada che conduce verso l’alto, si piega a destra per la mulattiera di gradini e a sinistra per la strada lastricata; in quest’ultimo caso si segue semplicemente la strada che conduce a Montepiatto, non ci sono possibilità di deviazioni o di sbagliare il percorso. Arrivati in alto, superate alcune case, si arriva a un bivio con alcuni cartelli e, girando a destra ci si trova nella frazione.

Salendo dall’altro lato sarà necessario passare prima una stretta via prima di trovarsi lungo il sentiero; in pochi passi si aprirà uno spiazzo da cui godere già di una incantevole vista sul lago.

Dopo una doverosa pausa in cui riempirsi gli occhi della bellezza del lago, si prosegue salendo a destra e non si abbandonerà più il sentiero che continuerà ad arrampicarsi in maniera più o meno ripida. Giunti quasi a destinazione si incontrerà una casetta e, se stanchi, potrete riposare un po’ sui gradini ammirando lo spettacolo del lago che si stende proprio di fronte a voi.

Panorama da Montepiatto andando verso la Pietra Pendula

Ormai siete quasi a destinazione, manca poco, un solo tornante, un’ultima fatica e si inizieranno a vedere le prime case della frazione; se non siete allenati, arrivati a questo punto potreste farvi tentare dall’idea di tornare indietro: non fatelo, riposate e raccogliete le forze, manca davvero poco!

Da qualunque strada si arrivi, ci si dovrà inoltrare nel centro della frazione per risalire verso la Chiesa dedicata a Santa Elisabetta e, al convento, salire le scale e svoltare a sinistra, dove si trova il belvedere.

Belvedere a Montepiatto

Proprio qui parte il sentiero che passando sotto alle mura e inoltrandosi nella boscaglia, in pochi minuti conduce alla Pietra Pendula.

Montepiatto

La Pietra Pendula è un monumento naturale dalla forma di un fungo dalle misure di 2x4x3 e un peso di circa 60 tonnellate; si tratta di un blocco di granito ghiandone appoggiato su una base di roccia calcarea locale che si presume essere stata posta appositamente dall’uomo per farle assumere la curiosa forma che si può vedere.

Pietra Pendula a Montepiatto

Passeggiando tra i boschi, prima di arrivare alla Pietra Pendula, potreste anche imbattervi in una pietra leggendaria, la Roccia di San Carlo Borromeo, da cui si narra che il Santo spiccò il volo per “planare” poi al Sacro Monte di Varese.