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Passo del Ghisallo, la vetta dei ciclisti

A 754 metri sul livello del mare è situata una cima amata da tutti i ciclisti che, per giungervi, devono superare una lunga serie di tornanti con continui strappi in salita e una pendenza del tracciato pari a 9%, con picchi del 14% da un lato, e 10% dal lato opposto: il Passo del Ghisallo.

Arrivati sulla sua sommità si scorgono il Santuario della Madonna del Ghisallo, una terrazza panoramica, il museo del ciclismo, un ristorante e il comodo parcheggio a pagamento.

Gli amanti delle due ruote non possono esimersi da una visita al piccolo Santuario dedicato alla patrona dei ciclisti; molti professionisti e grandi nomi del ciclismo hanno per anni lasciato piccoli ricordi, cimeli, magliette autografate e addirittura biciclette che sono esposte appese alle pareti. Tra le tante si trovano anche quelle di Bartali e Coppi, oltre a quella del record dell’ora di Moser (1984).

Ghisallo

Le donazioni sono divenute così tante che a un certo punto si è dovuto pensare a una soluzione alternativa, arrivando alla decisione di costruire il Museo del ciclismo che, inaugurato nel 2006, occupa un’area disposta su 3 piani e si può visitare a pagamento.

Sulla terrazza è possibile ammirare il monumento dedicato a Coppi, Bartali e Fiorenzo Magni ma non solo, oltre la balaustra si può godere di uno scenario spettacolare: le cime delle montagne Valtellinesi, la Grigna, parte del Lago di Como.

Passo del Ghisallo dintorni Lago di Como

Il bar situato a pochi passi dispone oltre agli ambienti interni, anche di un giardino all’aperto con posti a sedere in cui fermarsi per un rapido ristoro, gustare un ottimo gelato, un drink, una bibita rinfrescante o una birra; se un languorino dovesse farsi sentire si potranno gustare i piatti della casa o snack invitanti che stuzzicano l’appetito.

In breve, chi volesse far due passi nella natura potrà raggiungere Piano Rancio e arrivare a Monte San Primo dove pianori, sentieri e rifugi offriranno spazio per rilassarsi o fare un po’ di trekking.

Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco a Imbersago, a pochi chilometri da Lecco, è un luogo culto molto amato e visitato da fedeli e turisti.

Recarvisi comporta immergersi in atmosfere di sacralità, di pentimento e raccoglimento; la lunga scalinata che dal parcheggio sottostante porta sino ai piedi del Santuario è una lunga strada di espiazione dei peccati, di richiesta di aiuto e di preghiera.

Prima di giungere alle sue porte però, si incontrano alcune chicche, tra cui la bella e suggestiva cappella dei miracoli.

Per accedere al Santuario esistono 2 possibilità, arrivare direttamente in automobile presso il parcheggio in posizione superiore, proprio accanto alla bella Chiesa; in alternativa è possibile salire dalla strada sottostante percorrendo i 349 gradini.

Salendo la Santa Scala, recitando il Santo Rosario Mariano, è possibile ottenere l’indulgenza di 300 giorni; è effettivamente un po’ lunga, i punti in cui fermarsi a risposare non sono molti perciò, nel caso in cui doveste decidere di affrontarla, tenetene conto.

Scalinata Santuario Madonna del Bosco

Essendo totalmente esposta al sole, in estate vi consigliamo di premunirvi di un copricapo.

Giunti alla sommità ci si trova al cospetto della statua in bronzo raffigurante Papa Roncalli, molto devoto alla Madonna del Bosco; alta 4 metri, realizzata da Enrico Manfrini, ai suoi lati racconta attraverso dei bassorilievi, sei episodi della vita del Papa.

Il miracolo del riccio e il miracolo de lupo

La storia del Santuario la si può far iniziare con quello che può essere definito un miracolo avvenuto il 9 maggio 1617; la costruzione non avvenne immediatamente ma quello, diede l’avvio a tutto.

In quel giorno, 3 pastorelli portavano il loro gregge nei boschi e, presso i 3 castagni che crescevano vicino alla sorgente, videro apparire la Vergine Maria; al termine della visione, Pietro, uno dei bimbi, notò la presenza di un riccio maturo che, in primavera, non aveva ragione di esistere.

Questo avvenimento fu colto come un segno e, ben presto, in quel luogo, si iniziò a venerare la Vergine che prese anche il nome di Madonna del Riccio.

Un secondo miracolo sembra però sia avvenuto in questo luogo; una mamma invocò la Madonna perché un lupo liberasse il suo bambino che teneva tra le fauci. Dopo l’invocazione, comparve la Vergine Maria che ammansì il lupo e liberò il bimbo.

Dalla Cappella del Miracolo al Santuario

Per ringraziare e onorare la Madonna, nel 1632, venne costruita la Cappella del Miracolo, lo Scurolo, ancora oggi visibile e visitabile; vi si accede salendo per intero la scalinata oppure, dai gradini che si trovano di fronte al sagrato del Santuario.

La Cappella è piccola e raccolta, al suo interno si trovano numerosi ex voto e la fonte, accanto alla quale si narra avvenne il primo miracolo. Dalla fonte sgorga acqua dalle proprietà miracolose; non è infrequente che i pellegrini o semplici curiosi vi si avvicinino per bere e bagnarsi. Qualcuno riempie anche numerose bottiglie da portare poi a casa con sé.

Cappella Santuario Madonna del Bosco

All’interno della Cappella si trova un bell’affresco del Barabino che rappresenta la Vergine con il Bambino Gesù; nello Scurolo, in gesso, è inoltre rappresentato il miracolo del lupo.

Il Santuario, posto superiormente, è situato in una posizione panoramica, da qui infatti lo sguardo si perde sulla Valle dell’Adda e si spinge fino alle Prealpi.

La costruzione, iniziata nel 1641 e benedetta nel 1646, fu più volte oggetto di modifiche fino ad assumere l’aspetto che ha oggi e che colpisce il fedele quando giunge al suo interno.

A pianta ottagonale, con tre navate, ospita al suo interno una statua della Madonna del Bosco, un affresco raffigurante la strage degli innocenti e, a sinistra, la Pietà; sul campanile, risalente al diciannovesimo secolo, è ben visibile una statua in bronzo dorato raffigurante la Madonna.

Esternamente si trovano alcune panchine, una pizzeria e una libreria.

Gli orari delle SS Messe al Santuario della Madonna del Bosco

Chi vuole partecipare a una delle Messe al Santuario della Madonna del Bosco, ha numerose possibilità, sia in settimana, nei giorni feriali, che il sabato e la domenica.

Sabato, prefestiva: ore 18

Domenica: ore 7.00 – 8.30 – 10.00 – 11.30 – 16.00 – 17.30

Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì: ore 7.00 – 8.00 – 16.00

Giovedì: ore 7.00 – 9.00 – 16.00

Prima di recarvi al Santuario per assistere alla Santa Messa vi consigliamo di verificare gli orari sul sito http://www.madonnadelbosco.org .

Come arrivare al Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco è situato a Imbersago, in provincia di Lecco.

Arrivando da Lecco si prende la Strada Provinciale 583 in direzione Pescate e la si percorre proseguendo sempre dritto (a volte la via prende altri nomi, ma è sempre la stessa); si passano i comuni di Pescate, Garlate, Olginate, Capiate, fino ad Airuno dove, alla rotonda, si prende la seconda uscita (via Fratelli Kennedy).

Si prosegue quindi sempre dritto lungo la Strada Provinciale 56, che diventa Via Dante Alighieri nel comune di Brivio; giunti allo stop si svolta a sinistra in Via Como/Strada Provinciale 342, superato il semaforo, all’altezza della Chiesa, si svolta leggermente a destra in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A un certo punto, in alto sulla destra, si staglierà il Santuario; giunti alla rotonda si svolta a destra in Via Madonna del Bosco fino al piazzale/parcheggio del Santuario stesso.

Arrivando da Bergamo si prende Via Carducci/Strada Provinciale 342 e non la si lascia per quasi tutto il percorso; si va sempre dritto passando i comuni di Curno, Ponte San Pietro, Ambivere, Pontida, Caprino Bergamasco, Cisano Bergamasco fino a Brivio dove, dopo aver attraversato il ponte sul fiume Adda, al semaforo, si svolta a sinistra immettendosi in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A questo punto si prosegue come chi proviene da Lecco.

Chi arriva da Como deve percorrere la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, dopo aver superato Lipomo, alla rotonda di Albese con Cassano, svolta a destra e si prosegue sempre sulla stessa Strada Provinciale superando varie rotonde (proseguendo sempre dritto) e vari comuni: Orsenigo, Alzate Brianza, Anzano nel Parco, Lurago D’erba, Nibionno, Bulciago, Barzago, Bevera di Sirtori, Rovagnat

A Calco, alla rotonda si prende la terza uscita, quindi di svolta a destra in Via S. Giorgio e si prosegue in Via Papa Giovanni XXIII svoltando a sinistra in Via Lecco, giungendo ad Arlate dove si svolta a destra in Via Nuova Provinciale, che diventerà Strada Provinciale 56; si sta percorrendo lo stesso tratto di chi arriva da Lecco come descritto precedentemente.

Giungendo invece da Milano, si deve percorrere via Palmanova/SPexSS11/SP11 andando a prendere l’autostrada A51 che, dopo Vimercate, diventerà Tangenziale Est/Strada Provinciale 41 poi Strada Provinciale 342 dir, fino a svoltare a destra in Via Martiri della Liberazione; giunti alla rotonda si prende la terza uscita, quella che immette in Via Milano/SP3 e diventa Strada Provinciale 56, passa il comune di Robbiate e giunge a Imbersago dove, alla rotonda, imbocca la terza uscita in Via Madonna del Bosco giungendo quindi al Santuario.

Arrivando invece dal centro della Brianza, come per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza (es. Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita Carate Brianza portandosi sulla Strada Provinciale 11, percorrendola tutta fino a incrociare la Strada Provinciale 6 in cui ci si immette svoltando a sinistra;  alla rotonda si svolta a destra in Via Enrico Toti / Strada Provinciale 6 che si percorre attraversando i comuni di Villa Raverio e Besana in Brianza (ultimo tratto nominato Viale J. e R. Kennedy) fino a giungere a un grosso incrocio con semaforo. Si prosegue dritti in quella che diventa Strada Provinciale 54.

La si percorre fino all’ennesimo grosso incrocio nel comune di Monticello Brianza (Strada Provinciale 51) e ancora una volta si procede dritto passando i comuni di Missaglia e Lomaniga fino a Cernusco Lombardone, dopo curve, salite e discese.

Siamo all’ennesimo grosso incrocio con semaforo, si svolta a destra immettendoci sulla Strada Provinciale 342 dir, e subito dopo a sinistra immettendosi in Via Papa Giovanni XXIII/ Strada Provinciale 54 fino all’incrocio a Terzuolo dove si svolta a sinistra in Via Aldo Moro, questa altro non è che la Strada Provinciale 56 che come per chi giunge da Milano passa da Robbiate. VI rimandiamo alle indicazioni per chi arriva da Milano, per proseguire da questo punto in poi.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Santuario della Madonna del Bosco con altri mezzi, può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, che potrebbe essere quella di Arlate e da qui proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da ASF Autolinee, oppure proseguendo a piedi; il Santuario dista circa un chilometro, una bella passeggiata di circa 15-20 minuti.

Come arrivare alla Cascata del Cenghen

Sul Lago di Como, poco sopra Abbadia Lariana, si trova la cascata del Cenghen cui si arriva dopo una breve passeggiata (1 ora circa) immersa completamente nella natura; un paesaggio davvero stupefacente vi aspetta al termine della scarpinata, se siete fuori forma, non scoraggiatevi se pensate che sia troppo ripido, fatevi forza e vedrete che dopo un breve sforzo tutto sarà più semplice.

Il sentiero è adatto a tutti e non prevede difficoltà, con un leggero allenamento si riesce a percorrerlo per intero senza avvertire il minimo sforzo; è perfetto anche per i bambini anche se, verso la fine, quando il sentiero si stringe, se sono molto piccoli è meglio tenerli per mano.

Verso la cascata del Cenghen, da Linzanico al borgo di Calech

Punto di partenza per la cascata del Cenghen è la frazione di Linzanico dove, dopo aver abbandonato la macchina (c’è un parcheggio nei pressi dell’inizio della passeggiata) si giunge al lavatoio; se si arriva dall’alto si dovrà prendere la strada che, dopo averlo superato vira verso sinistra mentre, sei si arriva dal basso, si dovrà piegare a destra, senza passare oltre al lavatoio.

Lavatoio per la cascata del Cenghen

Seguendo la mulattiera, dopo pochi passi potrete già intravedere un cartello che indica da che parte proseguire per arrivare alla cascata; il sentiero è abbastanza semplice tuttavia, è fatto di “strappi” e zone quasi in piano, la prima parte è principalmente in salita, tenete duro perché più avanti diventa meno intenso e più semplice.

Seguite dunque la strada e godetevi lo spettacolo del lago che si stende sotto di voi.

Verso la cascata del Cenghen

Lungo il primo tratto si incontrano case con orti coltivati e ulivi che ben presto verranno abbandonati; la pace regna sovrana, capita solo di incontrare qualche moto da trial che di tanto in tanto passa sfrecciando e sollevando nuvole di polvere. Proseguendo lungo il sentiero si giunge a una salita fatta di gradini in pietra e una fontanella sulla sinistra.

Verso al cascata del Cenghen

Superata anche questa vi ritroverete circondati da ampi spazi in cui gli ulivi la fanno da padrona.

In breve giungerete a un bivio caratterizzato da un cartello che fornisce indicazioni sui castagneti dell’Insubria; lasciate perdere il sentiero a sinistra e proseguite a destra dove potrete notare i cartelli che indicano il tempo rimanete per il raggiungimento della Cascata del Cenghen (25 minuti), della Falesia dei Campelli (40 minuti) e del Forcellino (2 ore e 40 minuti).

Proseguite lungo il sentiero sino a incontrare una casupola alla cui destra è dipinta una freccia bianca; affidatevi a questa indicazione e proseguite, vi troverete in un piccolo abitato, il borgo di Calech.

Borgo di Calech verso Cenghen

Al termine del borgo si apre un ampio spiazzo erboso da cui si gode di una vista strepitosa sul lago e sulle cime circostanti, sulla Cresta Segantini e la Grigna Meridionale; al termine del prato proseguite sul sentiero a sinistra, seguite l’indicazione della freccia disegnata su una casetta e inoltratevi tra i boschi.

Ancora pochi passi

Andando avanti vi troverete di fronte a un bivio, ignorate il sentiero che piega verso destra e proseguite verso sinistra; presto vi troverete di nuovo ad affrontare uno spiazzo che regala la vista sulla Val Monastero e, proseguendo, a un ulteriore bivio si dovrà prendere per la sinistra.

A questo punto manca davvero poco, a un certo punto inizieranno a comparire i primi cartelli che indicano la direzione verso la cascata e non dovrete fare altro che seguirli; attenzione però, a un nuovo leggero bivio prendete di nuovo a sinistra perché, proseguendo sulla destra vi troverete su un ponticello sotto cui scorre un torrente. Sono solo pochi passi ma, se doveste trovarvi sul ponte tornate indietro e riprendete il sentiero a sinistra che avete saltato proco prima.

Arrivati a questo punto, in pochi passi noterete il fiume scorrere alla vostra destra e delle piccole graziose cascatelle mentre, in sottofondo, potrete già udire il rumore dell’acqua della cascata del Cenghen che si infrange.

Cascatella verso la cascata del Cenghen

Superato un grande masso, vedrete la cascata di fronte a voi cadere nella piccola pozza che si è creata ai suoi piedi; non aspettatevi una cascata particolarmente imponente tuttavia, godete lo spettacolo che le grandi rocce creano e, in estate, la frescura dell’acqua.

Cascata del Cenghen

Il sentiero si snoda in parte nel bosco e in parte sotto al sole perciò, in estate ricordate di proteggere il capo e non dimenticate dell’acqua per reidratarvi e dissetarvi; a destinazione sono presenti grandi massi e spazi in cui potersi fermare e rifocillarsi prima di ripartire.

Prima di tornare a casa vi consigliamo di fare due passi nella frazione di Linzanico, è molto caratteristica e, passeggiando tra le case, potrete scorgere angoli stupendi e incantevoli.

Linzanico Lago di Como

Non ci resta perciò che invitarvi a scoprire questa bella cascata sul Lago di Como, lo spettacolo del paesaggio vi lascerà senza fiato.

Il Castello dell’Innominato

Il Castello dell’Innominato o Castello di Somasca, o Rocca di Vercurago, affacciato sul Lago di Garlate, è uno dei luoghi da visitare quando ci si appresta a conoscere i luoghi Manzoniani; ormai poco più che un rudere, è facilmente raggiungibile e dalla sua invidiabile posizione, si gode di una incantevole vista del lago.

Come arrivare al Castello dell’Innominato

Arrivarvi è piuttosto semplice, è possibile giungervi in macchina prendendo per Maggianic,o oppure raggiungerlo a piedi tramite un bel sentiero panoramico (15 minuti circa di cammino); in questo caso è necessario arrivare a Vercurago e parcheggiare quindi, arrivare sino al bel Santuario di San Girolamo (anche qui è presente un ampio parcheggio) e, una volta superata la scalinata, lasciandola sulla destra, inoltrarsi nello stretto vicolo in leggera pendenza.

Proseguendo in questo modo si arriverà a un nuovo spiazzo che permetterà di accedere alla via delle cappelle, realizzata nel 1760, che porterà al castello; lungo il sentiero, sulla destra, si trovano 11 cappelle all’interno delle quali, tramite delle statue, sono rappresentati momenti di vita del Santo mentre, a sinistra, è sempre possibile ammirare squarci del lago che si stende ai piedi di Vercurago.

Strada verso il Castello dell'Innominato

Per percorrere il sentiero è consigliabile utilizzare scarpe comode perché, se la maggior parte è costituito da ciottoli, l’ultimo tratto è invece sterrato e il castello non ha pavimentazioni, di lui rimangono alcune mura e il “pavimento” non è altro che un manto erboso.

Prima di giungere al castello sin incontra però la “Scala Santa”, realizzata nel 1837 è una delle vie per arrivare al Castello dell’Innominato; al suo ingresso così recita una scritta “Questa scala santa tra districati rovi e sterpi tracciava da solo compiendo l’ardua fatica S. Gerolamo Emiliani per accedere a la romita grotta dove con assidue vigilie preghiere ed aspre penitenze a l’anima preparava l’ascesa a la gloria del cielo”.

Scala Santa Castello dell'Innominato

Già dagli anni ’30 era stato stabilito che percorrendo la Scala (attenzione, non è permesso scendere dai gradini, ma solo salire!) si potesse ottenere l’indulgenza mentre, dal 1916, Papa Francesco ha concesso che si possa ottenere l’indulgenza solo ad alcune condizioni.

Proseguendo oltre e lasciando la scala sulla destra, si arriverà alla Chiesa della Resurrezione e a un ulteriore Santuario (prima di varcare i cancelli, sulla destra si trova una strada che conduce all’Eremo e da qui è possibile arrivare al Castello superando una lunga serie di gradini); da uno spiazzo sulla sinistra è possibile fermarsi per ammirare lo splendido panorama.

Proseguendo ancora in salita sul sentiero acciottolato e infine nell’ultimo tratto inerpicandosi tra le piante, sia arriva quindi al Castello dell’Innominato; prima di accedere, dallo spiazzo erboso non è possibile non fermarsi ad ammirare il lago che si stende al di sotto.

Lago di Garlate

La storia del Castello dell’Innominato

Il Castello dell’Innominato affonda le sue radici nel dodicesimo secolo quando venne realizzata una rocca fortificata, un primo tempo proprietà della famiglia Benaglio, poi passata, nel 1312, nella mani dei Della Torre.

Per molto tempo segnò il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e nel 1509, distrutto dalle truppe francesi; qui, San Girolamo Emiliani, trovò il luogo adatto alla penitenza e all’ospitalità di alcuni orfanelli.

In questo luogo, Francesco Bernardino Visconti, l’uomo che ispirò il personaggio dell’Innominato di Manzoni ne “I Promessi Sposi”, stabilì la sua residenza per un certo periodo anche se, la sua effettiva abitazione, era ubicata a Brignano d’Adda; il borgo sottostante viene quindi identificato con Malanotte, luogo in cui Manzoni collocò la taverna e il posto di guardia dei Bravi.

Castello dell'Innominato

I Padri Somaschi acquistarono i terreni nel 1628 e costruirono la Casa Madre e il Santuario; realizzarono poi il Sacromonte e le Cappelle con l’aiuto dell’architetto Giuseppe Bovara mentre, nel  1902, la torre sbrecciata venne trasformata in cappella in onore del Santo e qui, oggi, è possibile ammirare una scena di San Girolamo che sfama gli orfani.

Sul lato destro del Castello di trova una Cappella dedicata Sant’Ambrogio, di questa costruzione si hanno notizie risalenti al 1339; restaurata nel 1530 la si può ammirare ma non accedere, viene utilizzata solo in poche occasioni e, guardando tra le sbarre si notano alcune panche e un abside con un affresco raffigurante il patrono di Milano.

Cappella di Sant'Ambrogio Castello dell'Innominato

Ciò che resta del Castello dell’Innominato, oltre alle Cappelle, sono parte dei bastioni, le mura esterne e la croce attuale che sostituisce quella che in origine era stata innalzata in onore del Santo; accanto alla grande croce si trova un’iscrizione lasciata dagli alpini di Bergamo-Lecco-Como, a ricordo di P. Giovanni Battista Pigato, cappellano militare sul fronte Greco-Albanese-Russo, Divisione Julia.

Castello dell'Innominato

Per ridiscendere in paese è possibile tornare tra le piante e ripassare davanti alle Chiese e alle cappelle oppure, usciti dal Castello, piegare sulla sinistra e scendere i gradini; in questo modo, con una brevissima deviazione (pochi passi) si arriverà anche all’Eremo quindi, tornando indietro, affrontare gli scalini che porteranno sino ai cancelli posti prima della Chiesa della Resurrezione e poi sulla via delle Cappelle.

Rifugio Alpe Ponte, natura a pochi passi dal lago

Nei dintorni del Lago di Como, a poco più di un’ora di macchina, gli amanti della natura e delle passeggiate potranno trovare un sentiero semplice che permetterà di conoscere le bellezze montane della Lombardia; arrivare al Rifugio Alpe Ponte è un modo per ricaricarsi godendo della vista di bei panorami e assaporare, giunti a destinazioni, le delizie gastronomiche della zona.

Per arrivarvi è necessario giungere a Chiesa Valmalenco e da qui procedere verso Lanzada; si procede per circa 10 minuti in auto dopo il centro abitato e si oltrepassano 2 gallerie quindi, si arriva a una curva a gomito sulla destra. In questo punto, sulla sinistra, si trova un cartello in legno con l’indicazione “Rifugio Alpe Ponte”.

Qui si trova anche un parcheggio in cui lasciare la macchina (chi volesse potrà lasciarla all’interno del tornante) e avventurarsi lungo il sentiero.

Parcheggio sentiero Rifugio Alpe Ponte

Il sentiero verso il Rifugio Alpe Ponte

Il sentiero che conduce al Rifugio Alpe Ponte, anche se semplice, è in realtà particolarmente ripido perciò, chi è allenato arriverà alla mèta in circa 30 minuti mentre, chi non è abituato alle camminate e decisamente poco allenato, potrebbe impiegarci dai 45 minuti a un’ora, a seconda della stanchezza accumulata e le pause per riprendere fiato e riposare.

Camminando la vista viene ingannata perché spesso sembra che finalmente debba spianare tuttavia, non è mai così, resta ripido; piuttosto largo, può essere percorso anche dai fuoristrada perciò non è assolutamente rischioso e adatto anche a famiglie con bambini che, se abituati a camminare, non corrono pericoli.

Verso il Rifugio Alpe Ponte

Il sentiero non è totalmente in terra, alcuni tratti sono in cemento ed altri sterrati; camminando si potrà ammirare la bellezza della montagna che si staglia sulla destra mentre a sinistra, dove c’è lo strapiombo, c’è la protezione di una staccionata in legno. Lungo il tragitto si incontrerà anche, ad un tornante, un crocifisso in legno ed una foto, un ricordo dedicato a una giovane donna; da questo punto si gode di una bellissima visuale sulla vallata sottostante.

Una volta giunti alla fine del sentiero si aprirà una vallata e si incontrerà un piccolo centro di poche case, per lo più alpeggi riadattati; il Rifugio Alpe Ponte si trova sulla destra della strada carrabile, è molto accogliente, pulito, con stanze non grandi ma pulite.

Prima di riprendere il cammino per salire fino alle baite di ponte o, seguendo il sentiero arrivare alle pendici del Pizzo Scalino, Cima Sassa (una bella passeggiata nei boschi di 30m), Frascia, Rifugio Motta (1h 30m) o tornare al punto di partenza, è possibile rifocillarsi, la cucina è ottima e i proprietari affabili e cortesi.