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5 film girati sul Lago di Como

Il Lago di Como è ricco di fascino, attrae ogni anno turisti da tutto il mondo, viene scelto dalle coppie di sposi per le location romantiche e fa innamorare per gli scenari mozzafiato.

Non è quindi un caso che sulle sue rive, nei suoi borghi, tra i giardini delle sue ville, siano state girate numerose scene di film di successo e famose serie tv.

1 Star Wars: Episodio II

Una parte di Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni è stato girato in Italia e, per alcune scene è stata scelta come location proprio il Lago di Como.

Nonostante compaiano anche il Parco Civico Teresio Olivelli di Tremezzo e la Piana di Rogaro, ciò che si ricorda più facilmente è la Villa del Balbianello, a Lenno.

Nel 2002, George Lucas trasforma la bella villa in una parte della regione dei laghi di Naboo, ma non solo. Per il panorama mozzafiato che si gode dai suoi giardini, viene spesso scelta come luogo in cui sposarsi; non è infrequenti recarvisi e trovare coppie di sposini intenti a fare fotografie e scambiarsi promesse d’amore in una cornice incantevole.

Per Anakin Skywalker e Padmé Amidala è stato lo stesso perché è proprio qui, luogo del loro nascondiglio, che si lasciano andare a un bacio appassionato e ambientano il loro matrimonio.

2 Piccolo Mondo Antico

Piccolo Mondo Antico, di Antonio Fogazzaro, è un romanzo risalente nel 1895, ambientato tra la prima e la seconda guerra d’indipendenza; si tratta anche di uno dei primi romanzi italiani portati sul piccolo schermo.

Due sono le location che hanno ospitato gli attori che hanno dato vita ai personaggi che popolano le vicende che si susseguono nel periodo storico compreso tra la prima e la seconda guerra d’indipendenza, a partire dalla Valsolda.

Non è un caso perciò che anche Villa di Oria, sulle rive comasche del Lago di Lugano, sia stata protagonista della rappresentazione; proprietà del Fai (Fondo per l’ambiente Italiano) grazie al lascito di Giuseppe Roi, pronipote proprio di Fogazzaro, incanta con le sue atmosfere retrò, il bellissimo giardino pensile, lo scrittoio di Fogazzaro.

E se “investigate” sul luogo in cui il corpicino di Ombretta incontrò il suo fatale destino, sappiate che la darsena è ciò che state cercando.

Accanto a Villa di Oria, anche la Villa del Balbianello (sempre proprietà del Fai), a Lenno, compare sullo schermo ospitando la storia tra Franco Maironi e Luisa Rigey.

3 Rocco e i suoi fratelli

Rocco e i suoi fratelli, diretto da Luchino Visconti negli anni ’60 ha trovato ospitalità sul Lago di Como, nello splendore dell’incantevole Bellagio.

La perla del Lago di Como, amata in tutto il mondo e meta di turisti di tutte le nazionalità, è stata scelta anche per girare una scena del film; il lungolago è protagonista della gita domenicale di Nadia e Simone che si fermano ad ammirare l’Hotel Grande Bretagne, all’epoca ancora in funzione.

Lungolago Europa Bellagio

A pochi passi dall’imbarcadero, passeggiando e ammirando il Lago dal Lungolago Europa, potrete immergervi nelle atmosfere di un film di grande successo; percorrendolo potreste sentirvi anche come Robert de Niro o Elizabeth McGovern in “C’era una volta in America”.

4 Casinò Royale

Il Lago di Como è il set ideale anche per James Bond, l’agente segreto più amato e affascinante di tutta la storia.

A girare alcune scene di questo episodio della saga, è stato Daniel Craig che ha avuto la fortuna di poter visitare Villa del Balbianello; di nuovo, la villa di Lenno è incoronata come una delle più belle del Lario e, sia per la sua struttura, che per i giardini e il panorama che si gode dalla loggia e dagli spazi verdi, viene scelta per film di successo.

In questo caso però, il ruolo attribuitogli è quello di un ospedale in cui l’affascinante agente segreto trascorre un periodo di convalescenza in compagnia della sua Vesper.

Anche Villa La Gaeta compare in questo film, se volete contemplarla in tutto il suo splendore vi consigliamo di progettare un giro sul lago, dalle splendide acque lacustri potrete ammirare le sue torrette e l’architettura medievale che la caratterizza.

5 Ocean’s Twelve

George Clooney ha dimostrato l’amore e la passione per il Lago di Como acquistando Villa Oleandra, il luogo in cui è stato più volte fotografato anche in compagnia della bella Elisabetta Canalis.

La villa però è stata anche in primo piano del film che lo ha visto protagonista con Julia Roberts, Catherine Zeta-Jones, Brad Pitt e Matt Damon; nel 2004 infatti il cast è volato sulle rive del Lago di Como per ambientare il film diretto da Steven Soderbergh.

Villa Erba Cernobbio

Non molto lontano dalla dimora di Clooney si trova un’altra villa che ha fatto da sfondo a questo film, Villa Erba; situata a Cernobbio, aperta per fiere e congressi, si lascia ammirare annualmente in occasione del Concorso d’Eleganza Villa d’Este quando, tra automobili e moto d’epoca e più moderne, risplende in tutta la sua bellezza.

Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco a Imbersago, a pochi chilometri da Lecco, è un luogo culto molto amato e visitato da fedeli e turisti.

Recarvisi comporta immergersi in atmosfere di sacralità, di pentimento e raccoglimento; la lunga scalinata che dal parcheggio sottostante porta sino ai piedi del Santuario è una lunga strada di espiazione dei peccati, di richiesta di aiuto e di preghiera.

Prima di giungere alle sue porte però, si incontrano alcune chicche, tra cui la bella e suggestiva cappella dei miracoli.

Per accedere al Santuario esistono 2 possibilità, arrivare direttamente in automobile presso il parcheggio in posizione superiore, proprio accanto alla bella Chiesa; in alternativa è possibile salire dalla strada sottostante percorrendo i 349 gradini.

Salendo la Santa Scala, recitando il Santo Rosario Mariano, è possibile ottenere l’indulgenza di 300 giorni; è effettivamente un po’ lunga, i punti in cui fermarsi a risposare non sono molti perciò, nel caso in cui doveste decidere di affrontarla, tenetene conto.

Scalinata Santuario Madonna del Bosco

Essendo totalmente esposta al sole, in estate vi consigliamo di premunirvi di un copricapo.

Giunti alla sommità ci si trova al cospetto della statua in bronzo raffigurante Papa Roncalli, molto devoto alla Madonna del Bosco; alta 4 metri, realizzata da Enrico Manfrini, ai suoi lati racconta attraverso dei bassorilievi, sei episodi della vita del Papa.

Il miracolo del riccio e il miracolo de lupo

La storia del Santuario la si può far iniziare con quello che può essere definito un miracolo avvenuto il 9 maggio 1617; la costruzione non avvenne immediatamente ma quello, diede l’avvio a tutto.

In quel giorno, 3 pastorelli portavano il loro gregge nei boschi e, presso i 3 castagni che crescevano vicino alla sorgente, videro apparire la Vergine Maria; al termine della visione, Pietro, uno dei bimbi, notò la presenza di un riccio maturo che, in primavera, non aveva ragione di esistere.

Questo avvenimento fu colto come un segno e, ben presto, in quel luogo, si iniziò a venerare la Vergine che prese anche il nome di Madonna del Riccio.

Un secondo miracolo sembra però sia avvenuto in questo luogo; una mamma invocò la Madonna perché un lupo liberasse il suo bambino che teneva tra le fauci. Dopo l’invocazione, comparve la Vergine Maria che ammansì il lupo e liberò il bimbo.

Dalla Cappella del Miracolo al Santuario

Per ringraziare e onorare la Madonna, nel 1632, venne costruita la Cappella del Miracolo, lo Scurolo, ancora oggi visibile e visitabile; vi si accede salendo per intero la scalinata oppure, dai gradini che si trovano di fronte al sagrato del Santuario.

La Cappella è piccola e raccolta, al suo interno si trovano numerosi ex voto e la fonte, accanto alla quale si narra avvenne il primo miracolo. Dalla fonte sgorga acqua dalle proprietà miracolose; non è infrequente che i pellegrini o semplici curiosi vi si avvicinino per bere e bagnarsi. Qualcuno riempie anche numerose bottiglie da portare poi a casa con sé.

Cappella Santuario Madonna del Bosco

All’interno della Cappella si trova un bell’affresco del Barabino che rappresenta la Vergine con il Bambino Gesù; nello Scurolo, in gesso, è inoltre rappresentato il miracolo del lupo.

Il Santuario, posto superiormente, è situato in una posizione panoramica, da qui infatti lo sguardo si perde sulla Valle dell’Adda e si spinge fino alle Prealpi.

La costruzione, iniziata nel 1641 e benedetta nel 1646, fu più volte oggetto di modifiche fino ad assumere l’aspetto che ha oggi e che colpisce il fedele quando giunge al suo interno.

A pianta ottagonale, con tre navate, ospita al suo interno una statua della Madonna del Bosco, un affresco raffigurante la strage degli innocenti e, a sinistra, la Pietà; sul campanile, risalente al diciannovesimo secolo, è ben visibile una statua in bronzo dorato raffigurante la Madonna.

Esternamente si trovano alcune panchine, una pizzeria e una libreria.

Gli orari delle SS Messe al Santuario della Madonna del Bosco

Chi vuole partecipare a una delle Messe al Santuario della Madonna del Bosco, ha numerose possibilità, sia in settimana, nei giorni feriali, che il sabato e la domenica.

Sabato, prefestiva: ore 18

Domenica: ore 7.00 – 8.30 – 10.00 – 11.30 – 16.00 – 17.30

Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì: ore 7.00 – 8.00 – 16.00

Giovedì: ore 7.00 – 9.00 – 16.00

Prima di recarvi al Santuario per assistere alla Santa Messa vi consigliamo di verificare gli orari sul sito http://www.madonnadelbosco.org .

Come arrivare al Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco è situato a Imbersago, in provincia di Lecco.

Arrivando da Lecco si prende la Strada Provinciale 583 in direzione Pescate e la si percorre proseguendo sempre dritto (a volte la via prende altri nomi, ma è sempre la stessa); si passano i comuni di Pescate, Garlate, Olginate, Capiate, fino ad Airuno dove, alla rotonda, si prende la seconda uscita (via Fratelli Kennedy).

Si prosegue quindi sempre dritto lungo la Strada Provinciale 56, che diventa Via Dante Alighieri nel comune di Brivio; giunti allo stop si svolta a sinistra in Via Como/Strada Provinciale 342, superato il semaforo, all’altezza della Chiesa, si svolta leggermente a destra in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A un certo punto, in alto sulla destra, si staglierà il Santuario; giunti alla rotonda si svolta a destra in Via Madonna del Bosco fino al piazzale/parcheggio del Santuario stesso.

Arrivando da Bergamo si prende Via Carducci/Strada Provinciale 342 e non la si lascia per quasi tutto il percorso; si va sempre dritto passando i comuni di Curno, Ponte San Pietro, Ambivere, Pontida, Caprino Bergamasco, Cisano Bergamasco fino a Brivio dove, dopo aver attraversato il ponte sul fiume Adda, al semaforo, si svolta a sinistra immettendosi in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A questo punto si prosegue come chi proviene da Lecco.

Chi arriva da Como deve percorrere la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, dopo aver superato Lipomo, alla rotonda di Albese con Cassano, svolta a destra e si prosegue sempre sulla stessa Strada Provinciale superando varie rotonde (proseguendo sempre dritto) e vari comuni: Orsenigo, Alzate Brianza, Anzano nel Parco, Lurago D’erba, Nibionno, Bulciago, Barzago, Bevera di Sirtori, Rovagnat

A Calco, alla rotonda si prende la terza uscita, quindi di svolta a destra in Via S. Giorgio e si prosegue in Via Papa Giovanni XXIII svoltando a sinistra in Via Lecco, giungendo ad Arlate dove si svolta a destra in Via Nuova Provinciale, che diventerà Strada Provinciale 56; si sta percorrendo lo stesso tratto di chi arriva da Lecco come descritto precedentemente.

Giungendo invece da Milano, si deve percorrere via Palmanova/SPexSS11/SP11 andando a prendere l’autostrada A51 che, dopo Vimercate, diventerà Tangenziale Est/Strada Provinciale 41 poi Strada Provinciale 342 dir, fino a svoltare a destra in Via Martiri della Liberazione; giunti alla rotonda si prende la terza uscita, quella che immette in Via Milano/SP3 e diventa Strada Provinciale 56, passa il comune di Robbiate e giunge a Imbersago dove, alla rotonda, imbocca la terza uscita in Via Madonna del Bosco giungendo quindi al Santuario.

Arrivando invece dal centro della Brianza, come per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza (es. Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita Carate Brianza portandosi sulla Strada Provinciale 11, percorrendola tutta fino a incrociare la Strada Provinciale 6 in cui ci si immette svoltando a sinistra;  alla rotonda si svolta a destra in Via Enrico Toti / Strada Provinciale 6 che si percorre attraversando i comuni di Villa Raverio e Besana in Brianza (ultimo tratto nominato Viale J. e R. Kennedy) fino a giungere a un grosso incrocio con semaforo. Si prosegue dritti in quella che diventa Strada Provinciale 54.

La si percorre fino all’ennesimo grosso incrocio nel comune di Monticello Brianza (Strada Provinciale 51) e ancora una volta si procede dritto passando i comuni di Missaglia e Lomaniga fino a Cernusco Lombardone, dopo curve, salite e discese.

Siamo all’ennesimo grosso incrocio con semaforo, si svolta a destra immettendoci sulla Strada Provinciale 342 dir, e subito dopo a sinistra immettendosi in Via Papa Giovanni XXIII/ Strada Provinciale 54 fino all’incrocio a Terzuolo dove si svolta a sinistra in Via Aldo Moro, questa altro non è che la Strada Provinciale 56 che come per chi giunge da Milano passa da Robbiate. VI rimandiamo alle indicazioni per chi arriva da Milano, per proseguire da questo punto in poi.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Santuario della Madonna del Bosco con altri mezzi, può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, che potrebbe essere quella di Arlate e da qui proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da ASF Autolinee, oppure proseguendo a piedi; il Santuario dista circa un chilometro, una bella passeggiata di circa 15-20 minuti.

Città dei Balocchi a Como, 2018

Località: Como

Inizio: 24 novembre 2018

Fine: 6 gennaio 2019

Anche nel 2018 a Como torna la “Città dei Balocchi”, evento natalizio atteso da grandi e piccini per immergersi in un’atmosfera di festa e magia prima dell’arrivo del Natale e del nuovo anno.

Luci, suoni, colori, profumi e tanti eventi da sogno sono i protagonisti di questa 25esima edizione che ha come filo conduttore quello del “dono”.

Imperdibile sarà l’accensione dell’albero di Natale che si terrà il giorno 6 dicembre in piazza Grimoldi e Broletto, dalle 18,30 alle 23.50; luci e colori che si uniscono al Magic Light Festival, lo splendido spettacolo luminoso che regala alla città un aspetto da fiaba. Quando ammirarlo? Dal 24 novembre al 6 gennaio, dalle 17, alle 7 di mattina.

Restando al Broletto, dall’8 dicembre al 5 gennaio, saranno in mostra numerosi giocattoli, dai più antichi, ai più moderni, tutti del brand Chicco. Alzi la mano chi non ha ricevuto o non ha regalato un giocattolo, un vestitino o un oggetto targato Chicco; presente nelle case e nelle famiglie con bambini, è un brand che spesso ha fatto la gioia dei piccini anche il giorno di Natale quando, scartando i regali, hanno trovato un giocattolo di sua produzione tanto desiderato.

Voglia di divertimento o di sentirsi come Gretel in “Pattini d’argento”? Non perdetevi la bella pista di pattinaggio su ghiaccio con lo spettacolo del lago a due passi: in Piazza Cavour, dal 24 novembre al 6 gennaio, la bianca distesa accoglie chi vuole mettersi alla prova tra corse, piroette e tanta allegria.

A pochi passi dalla pista, sarà possibile perdersi tra le bancarelle del mercatino natalizio che il Villaggio dei Balocchi di Como propone ai suoi visitatori; via Plinio, Piazza Cavour, Via Pretorio, Via Boldoni saranno il luogo ideale in cui acquistare prodotti home made, cibo, bevande, articoli regalo e trovare tante idee per il giorno di Natale.

Visitare la citta di Como nel corso del periodo Natalizio è semplicemente stupendo; perché non farlo con il bel trenino? Dal 21 dicembre al 6 gennaio sarà sempre in partenza da Piazza Cavour mentre, nei restanti giorni di dicembre, si potrà approfittarne i giorni 1-2-8-9-15-16.

Non dimentichiamo però che il Natale è soprattutto una festa religiosa perciò, ampio spazio ai presepi che saranno in mostra dall’8 dicembre al 6 gennaio nella Chiesa di San Rocco.

Per vivere il Natale in maniera romantica, non perdete la giostra settecentesca in Piazza Volta e la ruota panoramica ai giardini a lago, perfetta per godere della visuale della città, del Lago e di Life Electric.

Seguire la Città dei Balocchi online

Le iniziative previste sono davvero moltissime e, tutte, promettono tanto divertimento, allegria e momenti magici; vi invitiamo a seguire tutte le attività sul sito dedicato all’evento http://www.cittadeibalocchi.it/ e tenervi aggiornati grazie alla pagina facebook https://www.facebook.com/cittadeibalocchi/ .

Hai voglia di passare un indimenticabile week end tra i mercatini natalizi nella Città dei Balocchi di Como?



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Una visita al Civico Museo Setificio Monti

Ad Abbadia Lariana, lungo Via Nazionale, al numero 93, si trova il Civico Museo Setificio Monti, una struttura che ospita oggetti legati all’attività serica; in origine il museo era una fabbrica in cui avveniva la torcitura della seta, terminata nel 1934.

La storia del filatoio

La storia del filatoio Monti inizia nel lontano 1818 quando il setaiolo Pietro Monti, da Milano si spostò ad Abbadia Lariana trasformando il preesistente follo da pannolini; nel 1869 ampliò la struttura e vi aggiunse un edificio in cui coltivare bachi da seta e filare. In questo modo la famiglia Monti ebbe il pieno controllo di tutto il processo produttivo della seta.

Al posto di uno dei 2 torcitoi circolari vennero inseriti 3 torcitoi rettangolari; uno, alla chiusura del filatoio nel 1934, fu acquistato dalla famiglia Abegg e donato poi al Museo Tecnorama di Winterthur.

Dal filatoio al Civico Museo Setificio Monti

Rimasta inutilizzata sino al 1978, tutta la struttura, composta di 2 edifici, venne poi acquistata dal comune e lentamente iniziò il recupero; con duro lavoro si restaurò un torcitoio e ora, rinnovato, lo si può ammirare ruotare e lavorare la seta.

Torcitoio Museo Setificio Monti

Dopo il restauro e dopo avervi inserito anche materiali provenienti da altri filatoi, nel 1998 è nato il Civico Museo Monti, una vera perla da visitare per conoscere un’antica attività.

Il torcitoio, alto 9.5 metri e ha il diametro di 5, è articolato su 4 piani di lavoro, 9 valichi, 162 aspi e 972 fusi; uno dei pochi ancora funzionanti in Europa, è posto ancora nel sito originale e, temporaneamente, funziona con un motore elettrico. Metà, essendo di proprietà del Museo Tecnorama di Winterthur, è in comodato.

Torcitoio Museo Setificio Monti

Osservarlo in azione mentre gira, ammirare il movimento delle bobine, affascina i visitatori che si incantano di fronte a un macchinario così antico che pare tuttavia estremamente perfetto nella sua maestosa imponenza.

Il torcitoio sarà il primo macchinario ad accogliervi se una volta entrati al museo girerete verso sinistra mentre, sarà l’ultimo, se sceglierete di visitare prima le stanze superiori e lasciare il pezzo forte solo alla fine.

Lungo il percorso è possibile accedere alla sala di soffocazione a umido, utilizzata per soffocare le crisalidi nei bozzoli; metodo molto diffuso in Brianza, si componeva di un focolare con caldera d’acqua che produceva vapore che usciva poi dal camino e arrivava sul tetto.

La camera fu costruita attorno al 1890 e lo sportello del focolare è datato 1887; nel ‘900 smise di funzionare, fu murato, adibito a deposito fresco, manomesso e in seguito riportato a com’era in origine.

Nelle sale si possono ammirare accessori e strumenti del mestiere, la cavagna, vecchi articoli di giornale, un antico contratto collettivo nazionale del lavoro, un torcitoio da seta circolare, modellini; al suo interno è custodita anche una collezione di oggetti di valore donati dall’artista Ezio Moioli Olcio.

Museo Setificio Monti

Una vera chicca da non perdere, un piccolo gioiello per conoscere le tradizioni e i lavori del territorio che, in molti casi, sono andati scomparendo e non restano altro che queste testimonianze per conoscerli.

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Balneabilità 2018 Lago di Como

Con l’estate è arrivato il sole, il caldo e la voglia di andare a fare un bagno al mare o al lago; se state pensando di andare a rinfrescarvi nelle acque del Lago di Como, sappiate che la maggior parte della spiagge sono balneabili, ci sono solo alcune eccezioni.

Via libera per:

Abbadia Lariana, balneabili Campeggio e Lido Lariano

Bellano, balneabile il Lido di Puncia

Colico, balneabili Inganna – LC 53, Lido di Colico, Laghetto Piona

Dervio, balneabile Campeggio Europa

Lecco, balneabili Località Pradello, Canottieri e Rivabella

Lierna, Balneabile Riva Bianca

Mandello del Lario, balneabili Olcio – LC 18, Camping Mandello, Lido di Mandello, Camping Nautilus

Oliveto Lario, balneabili Vassena, Spiaggia di Onno, Frazione Limonta

Perledo, balneabile Riva Gittana

Bagno? Per ora no, grazie

Non sono al momento balneabili 4 spiagge a causa di un numero elevato di cianobatteri o Escherichia coli:

Bellano, non è balneabile Spiaggia di Oro

Dorio, non balneabili Rivetta e Riva del Cantone

Pescate, non balneabile La Puna

Per motivi di sicurezza è invece temporaneamente vietata la balneazione a Lecco, in località Malpensata.

Non ci resta che augurarvi tanti buoni bagni nelle splendide acque del Lago di Como.

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Cosa fare e vedere a Torno, sul Lago di Como

Torno è un piccolo e incantevole borgo a pochi chilometri di distanza da Como; caratterizzato da vicoli stretti e case che si arroccano l’una sull’altra risalendo verso la montagna, non dispone del classico lungolago da percorrere ammirando i paesaggi, ma di affacci suggestivi che si incontrano qua e là.

Visitare Torno significa perdersi tra i vicoli e respirare un’atmosfera rilassante oppure, dal porticciolo raccolto e accogliente, fermarsi ad ammirare la bellezza del lago.

Le sue origini sono molto antiche, alcuni resti trovati nel territorio fanno presumere la sua esistenza già 2000 anni fa; i massi avelli testimoniano invece la presenza di comunità organizzate attorno ai secoli quarto e quinto. Distrutta nel 1522 per via dei difficili rapporti con Como e della rivalità commerciale, venne ricostruita solo in seguito.

Proprio nei pressi del piccolo porto, in piazza Casartelli, si trova la romanica Parrocchiale di Santa Tecla, ristrutturata nel XVII secolo; ha una sola navata, con bellissimi affreschi che decorano il soffitto, affreschi di Bartolomeo De Benzi e il rosone gotico che sovrasta la porta d’accesso, incastonata tra le canne dell’organo.

Torno porticciolo

Il Presepe semovente “Notte Santa”

Durante il periodo Natalizio qui è possibile ammirare il presepe semovente “Notte Santa” che affascina e diverte i più piccini, ma incuriosisce anche gli adulti che non potranno che restare incantati di fronte all’ingegnosa installazione; ideato nel 1932 da Angelo Ventura, è realizzato in legno, carta, roccia, sughero, muschio naturale più altri materiali aggiunti nel 1985 quando l’imprenditore lo donò alla Parrocchiale.

Presepe semovente Torno

Premendo un bottone posto a un lato si azionerà un sistema di bracci meccanici che attiveranno il movimento di carovane e persone mentre, grazie a un impianto idraulico e tubature, si alimentano una cascatella, un laghetto e un mulino. L’impianto elettrico illumina la capanna e le abitazioni mentre, sul fondale, si possono ammirare giochi di luce e lo scorrere del tempo rappresentato dal sole che lascia lo spazio alla notte e alla stella cometa che rischiara il coro degli Angeli.

La Chiesa di San Giovanni a Torno

Sull’imbarcadero si affaccia l’albergo Belvedere (la Locanda della famiglia Bonelli), set della soap opera “Vivere”, trasmessa in Italia dal 1999 al 2008.

Risalendo dal porticciolo ci si imbatte in un’altra Chiesa, appena varcata la soglia vi lascerà senza fiato; non aspettatevi ori e stucchi, l’opulenza è bandita per lasciare posto alla semplicità più assoluta, lo stile romanico gotico della Chiesa di San Giovanni è un invito al raccoglimento e alla ricerca della spiritualità. L’unica navata termina nel presbiterio protetto da una cancellata e, alle pareti, si possono ammirare opere di vari periodi storici.

Chiesa di San Giovanni a Torno

Già esistente nel XII secolo (anche se alcuni autori la fanno risalire al XIV secolo), subì delle modifiche nei secoli XV, XVI e XVII; Il campanile romanico risale al XII secolo mentre sul portale marmoreo attribuito agli scultori del Rodari, sono raffigurati i chiodi della crocce di Cristo, nella lunetta il suo battesimo, sulla cima viene ripreso il tema della Trinità mentre, 6 formelle raffigurano 6 Profeti.  La struttura è su base romanico-lombarda con elementi di epoca gotica; le pile dell’acqua santa sono, a sinistra di gusto risalente all’epoca romana, e a destra invece rinascimentale.

Tra le altre rappresentazioni vi sono in alto il Padre Eterno, lateralmente un Angelo e l’Annunciata, e 6 figure: San Pietro, Santa Lucia, San Sebastiano, San Paolo, Santa Caterina, San Rocco. Sull’arco trionfale si trova affrescata una scena dal Paradiso mentre, nei pressi dell’altare a sinistra, si possono ammirare i 15 misteri del Santo Rosario (XVII secolo).

All’interno della Chiesa secondo la tradizione è custodito il Sacro Chiodo, uno di quelli utilizzati per crocifiggere Cristo; lo si trova dietro l’altare maggiore, in un’arca murata, chiusa da 7 chiavi.

Il Sacro Chiodo

L’arrivo del Sacro Chiodo a Torno è narrato da una leggenda che, secondo alcuni nasconde invece una verità che ha origine nel 1099.

L’arcivescovo Alemanno tornava dalla Terrasanta con uno dei chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù e, la sua idea, era quello di portarlo in Germania passando per l’Italia; si fermò a Torno, cittadina più tranquilla rispetto a Como, deciso a trascorrervi una sola notte.

Quando tentò di partire un forte maltempo lo costrinse a rimandare al giorno successivo; il giorno dopo accadde la stessa cosa e anche il terzo giorno dovette rinunciare. L’arcivescovo prese questa impossibilità di partire come un segno del destino: la reliquia doveva restare a Torno.

Fu così collocata nella Chiesa di San Giovanni.

Le bellezze di Torno non finiscono mai

Arrivando dal Lago si ammira una delle più belle ville lariane, Villa Pliniana, voluta nel 1577 dal Conte Giovanni Anguissola che, negli anni, ha ospitato personaggi come Foscolo, Stendhal, Fogazzaro, Rossini, Napoleone e molti altri. Non è aperta al pubblico ma è stata il set di “Malombra”, tratto dal romanzo di Fogazzaro  qui pare che nel 1813 Rossini abbia composto, in pochi giorni, Tancredi.

Celebre per una fonte funzionante a intermittenza, suscitò l’interesse di Leonardo da Vinci che, incuriosito da fenomeno, volle cercare di comprenderne l’origine; della fonte ne parlò Plinio il Giovane in una lettera inviata a Licinio Stura e oggi riportata su tavole in marmo riportate sotto i portici.

Quando si visita Torno, armandosi di scarpe comode e pazienza,  non si può non salire siano alla frazione di Montepiatto e, da lì, andare a curiosare la pietra pendula; la strada è ripida, non è possibile salire in macchina a meno che non si abbia un’autorizzazione ma, la passeggiata, che stancherà i meno allenati, regalerà una vista strepitosa sul lago.

Pietra pendula

Primavera, estate o autunno vanno ugualmente bene per passeggiare su questo sentiero, soprattutto se si sceglie di passare attraverso il bosco; le tre stagioni regalano colori indimenticabili rendendo la camminata estremamente piacevole e suggestiva. In caso di neve, nel coeso dell’inverno invece lassare attraverso il sentiero che si snoda nel bosco può rivelarsi difficoltoso per la formazione di ghiaccio.

Visita al Forte di Fuentes di Colico

Situato a Colico, a pochi minuti di strada da Forte Montecchio Nord, sul Montecchio Est, si trova il Forte di Fuentes di cui sono rimasti alcuni resti; le macchine non possono arrivare sino all’ingresso perciò, per poterlo raggiungere è necessario percorrere un tratto di strada a piedi, in salita.

Questa strada è stata realizzata nel corso della prima guerra mondiale quando furono costruite le batterie corazzate sommitali.

La storia del Forte di Fuentes

A disporne l’edificazione fu don Pedro Enriquez de Acevedo conte di Fuentes, governatore del Ducato di Milano per conto del re di Spagna; la decisione di costruirlo in una posizione strategica derivò dalla necessità di difendere il confine dell’alto Lario dalle aggressioni del Libero Stato delle Tre Leghe, quelli che oggi si definiscono Grigioni svizzeri, che tentavano di espandersi passando dalla Valtellina e dalla Valchiavenna, già da loro controllate.

I terreni furono acquistati facendo leva sulla diocesi di Como e sulla Riforma, all’epoca vista dai cattolici come qualcosa di eretico.

Nel 1603 iniziarono i lavori guidati dall’architetto Gabrio Busca, l’ultimo appalto di cui si ha conoscenza risale al 1609 (quando il forte era già attivo) anche se si sa che fino al 1627 fu soggetto a modifiche; circondato da paludi, rendeva difficile ai nemici avvicinarsi e posizionare l’artiglieria tuttavia, queste presenze, rendevano l’aria insalubre, diffondendo la malaria e causando frequenti decessi tra i soldati che vi soggiornavano.

Fino al 1736 il Forte rimase agli Spagnoli poi, fu coinvolto nella guerra di successione polacca e, quando era nelle mani degli Austriaci, venne conquistato dai Gallo-Sardi; riconquistato in seguito dagli Austriaci, nel 1769 dopo essere stato giudicato militarmente inutile venne privato degli armamenti e in seguito, nel 1782 dichiarato chiuso come fortezza dall’Imperatore Giuseppe II d’Austria.

Il terreno venne quindi venduto all’asta e acquistato da un austriaco che lo trasformò in una fattoria; nel 1796 con le truppe napoleoniche si decise di smantellare i tetti e le strutture per “ingraziarsi” i Grigioni che avevano sempre mal sopportato il forte.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale fu riabilitato e vennero realizzate otto postazioni per cannoni da 149 G con polveriera sotterranea e riservette e, in seguito, la proprietà passò alla Provincia di Lecco.

La visita al Forte

Il primo ambiente che si ammira, arrivati al Forte è la grande piazza d’armi della misura di circa 100 metri per 16, un ambiente ampio attorno al quale si raccoglievano altre costruzioni come la Chiesa di Santa Barbara, la caserma, gli alloggiamenti del comandante e, sul fondo, il palazzo del Governatore.

Forte Fuentes Colico

Alla piazza d’armi si accedeva dalla porta secondaria o del soccorso; la porta principale era usata con meno frequenza perciò, appena caduta in disuso, la si iniziò a chiamare “porta vecchia”.

I soldati utilizzavano la piazza per ritrovarsi e ricevere gli ordini ma era anche il centro delle attività di chi si occupava dei mulini, forno e magazzini.

Lasciandosi alle spalle la piazza, si arriva al belvedere che domina il Pian di Spagna e Colico; da questo punto è possibile ammirare il fiume Adda che si getta nel Lago di Como e, sullo sfondo, anche Forte Montecchio Nord.

Forte Fuentes Colico

Procedendo nella visita, seguendo il percorso, si incontra la porta vecchia dove si possono scorgere 2 aperture, una più grande che consentiva il passaggio anche ai carri mentre, lateralmente, sulla destra, una più piccola, utilizzata come passaggio dei soli pedoni.

La scala ha invece preso il posto degli antichi ponti levatoi.

Tornando verso la piazza d’armi, sulla sinistra si trovano i resti della Chiesa di Santa Barbara ultimata nel 1608 e al cui lato si trovavano gli alloggi del cappellano e del comandante del forte; ormai poco è rimasto della struttura un tempo ricca di affreschi e arredi in argento.

Forte Fuentes Colico

Accanto alla Chiesa si trova il palazzo del Governatore, edificato su 2 piani, era costituito da 7 camere per piano, e i magazzini; all’interno un tempo si trovava una scala in pietra mentre, all’esterno, c’era un colonnato di cui ormai non rimane più nulla.

Nel palazzo era presente un grande camino principale e dei camini più piccoli in altre stanze; nonostante il palazzo, raramente i nobili dimorarono qui a causa dell’aria insalubre. Lo stesso Duca visitò il Forte una sola volta, nel 1605.

Nel Forte era presente anche una ghiacciaia scavata nella roccia dove, in inverno la neve si ammassava permettendo la conservazione di carni e altri alimenti. Questa parte posteriore del Forte non era esente da critiche poiché ritenuta troppo debole e scoperta a eventuali attacchi provenienti dai nemici.

Forte Fuentes Colico

Dopo aver dato uno sguardo al palazzo del Governatore, tornando verso la grande piazza d’armi, ci si inerpica nella zona degli alloggi dei militari; distribuiti su più piani, potevano ospitare anche 300 persone e, lì accanto, si trovava la zona che ospitava un mulino per la macinazione del frumento.

Vi erano poi una vasca per conservare l’acqua che doveva essere portata dall’esterno, a dorso di mulo e, proseguendo nel cammino, le postazioni che nella prima guerra mondiale ospitavano i cannoni.

Il Forte di Fuentes rappresenta una bella testimonianza della storia passata del nostro paese e merita sicuramente una visita; per visitarlo basta recarsi a Colico, in Via Forte di Fuentes 24. Per conoscere gli orari e i prezzi, vi consigliamo di visitare il sito Fortedifuentes.it.

Come arrivare alla sorgente di Fiumelatte

Fiumelatte, dopo il fiume Aril, è il fiume più corto d’Italia, nasce nelle Grigne, il suo corso è pari a 250 metri e si snoda verso Fiumelatte, località che prende il nome proprio da questo “strano” corso d’acqua.

Chi volesse visitarne la sorgente dovrà tenere conto del fatto che il fiume non scorre per tutto l’anno, di solito scompare verso ottobre e ricompare a marzo, ma è comunque sempre raggiungibile con una comoda passeggiata di una trentina di minuti, facile e adatta a tutti.

Il sentiero per la sorgente di Fiumelatte

Per poter arrivare alla sorgente di Fiumelatte è necessario partire da Varenna e, l’imbocco verso la via che conduce alla sorgente è il silos che si trova di fronte a Villa Monastero; qui, una strada asfaltata e a una sola corsia conduce al cimitero.

Arrivati a questo punto si dovranno affrontare 2 rampe di scale, una più semplice e una più ripida; superato questo punto, parte il sentiero vero e proprio.

Passeggiando sulla strada asfaltata, guardando sulla destra, si gode il bel panorama del lago ed è possibile ammirare la punta di Bellagio, quella della Villa del Balbianello e, scrutando con attenzione, anche l’Isola Comacina.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Lateralmente si possono osservare bellissimi ulivi tuttavia, questi non offrono riparo e la strada, soprattutto in estate, è completamente esposta al sole.

Sconsigliamo vivamente di cercare di arrivare al cimitero e parcheggiare perché non è possibile perciò, se alla passeggiata prendono parte persone che potrebbero soffrire il calore di questo tratto, è meglio che si facciano portare al cimitero e partano direttamente da lì.

Giunti al cimitero, se lo si vorrà, si potrà riposare qualche istante sulle panchine prima di affrontare la scalinata che conduce al bosco e al sentiero; se sarete fortunati potrete anche ammirare qualche scoiattolo che fa capolino tra gli alberi.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Superate le scalinate,  si costeggerà il cimitero e si inizierà ad addentrarsi nel fresco bosco; il sentiero è unico e basta seguirlo per giungere alla fonte. A un certo punto si incontreranno dei cartelli di cui uno indicante il “Sentiero del viandante”, ignorateli e proseguite sempre dritti su quello che stavate già affrontando.

Dopo non molto inizierete ad avvertire il fragore della cascata e in pochi attimi giungerete a un piccolo spiazzo in cui si trova un tavolo con delle panchine; quest’area è già l’ideale per un pic nic ma subito dietro, per i più esigenti è presente un grande spazio con area pic nic, “casetta” per il barbecue, e la bella cascata che si origina dalla sorgente.

Area pic nic alla sorgente di Fiumelatte

Tramite passerelle e scale è possibile godere dello spettacolo da più punti di osservazione, la si potrà ammirare standogli di fronte oppure ai lati e, salendo le ripide scale in ferro, in pochi minuti ci si avvicinerà sempre di più alla sorgente; ammirando le cascate, notando il colore bianco lattiginoso della spuma, si intuirà immediatamente il motivo per cui è stato chiamato proprio Fiumelatte.

Sorgente di Fiumelatte

La sorgente di Fiumelatte la si può osservare guardando verso il basso, protetta da una grata; sembra quasi impossibile che quelle acque chete, di lì a poco si trasformeranno nei bei salti d’acqua che si è potuto ammirare arrampicandosi sempre più.

Da qui potrete di nuovo ammirare il panorama del lago che, una volta immersi nel bosco, si è praticamente perso di vista.

Per tornare a Varenna basterà quindi seguire il percorso a ritroso e, con passo tranquillo, in 15 minuti circa vi ritroverete nella zona antistante al cimitero.

Caccia al tesoro botanico alla Villa del Grumello

Località: Como

Inizio: 2 aprile

Fine: 2 aprile

Se siete alla ricerca di un’idea per il giorno di Pasquetta, la Villa del Grumello potrebbe essere la meta che fa per voi.

Non è una delle più conosciute ma, senza ombra di dubbio si tratta di una location ricca di fascino; il giorno 2 aprile, i giardini saranno aperti e, per i più piccini ci sarà la possibilità di partecipare alla Caccia al Tesoro Botanico, intrattenimento promosso da i Grandi Giardini Italiani.

Per i bambini dai 5 agli 11 anni che parlino italiano, ma anche di madrelingua inglese, francese, spagnola e tedesca, il ritrovo sarà presso la serra della villa.

Grazie a questo bell’evento, i più piccini potranno avvicinarsi alla natura, avranno la possibilità di familiarizzare con fiori e piante, di apprendere tante cose nuove attraverso il gioco.

Il Conte Celesia, naturalista e proprietario della Villa dalla fine dell’800, sarà il cicerone e accompagnatore della banda di piccoli esploratori che potranno vivere fantastiche avventure a contatto con le numerose specie botaniche che si affacciano sui sentieri. Così come faceva il Conte, ammireranno gli scorci incantevoli che si possono vedere dal parco affacciato sia sullo splendido lago, che sul monte.

Prima di terminare la giornata, i piccini potranno realizzare qualche cosa che resterà al Grumello come testimonianza del loro passaggio e un giorno, magari, potranno tornare per riguardarlo e ricordare un momento felice.

Per poter partecipare sarà però necessario prenotare scrivendo a info@villadelgrumello.it; il costo per partecipare alla caccia del tesoro è di 5 €.

E i genitori?

I giardini della Villa dal Grumello sono davvero molto belli e offrono scorci romantici perciò, affidati i bimbi al Conte Celesia, perché non passare una giornata da innamorati affacciandosi uno dei laghi più romantici del mondo?

La funicolare Como/Brunate

Visitando Como è praticamente d’obbligo salire sulla funicolare Como-Brunate; il viaggio, anche se di breve durata, permette di godere di uno spettacolo unico, un nuovo punto di osservazione in cui il Lago di Como si stende ai nostri piedi.

Per raggiungere Brunate esiste anche una strada asfaltata tuttavia, non è sempre percorribile, in alcuni giorni infatti viene interdetta al traffico, solo i residenti hanno la possibilità di spostarsi tra Como e Brunate in automobile senza subire restrizioni.

Funicolare Como/Brunate

La storia della funicolare Como-Brunate

La storia della funicolare che da Como porta a Brunate inizia alla fine dell’800, la costruzione venne avviata il 4 gennaio 1893 mentre l’11 novembre 1894, venne inaugurata; da questo momento i comaschi poterono salire a Brunate in “soli” 20 minuti.

Passarono pochi anni e vennero apportati i primi cambiamenti, nel 1911, la trazione da vapore divenne elettrica.

Nel 1912 sotto il Carescione, venne installato il “cannone di mezzogiorno”, quello che per molto tempo fu uno dei simboli della città di Como; posto nel punto in cui avveniva lo scambio della funicolare, ogni mezzogiorno ancora oggi fa avvertire un fragoroso boato che si avverte in tutto il paese.

Questo vecchio cannone Austriaco fu installato inizialmente dalla Pro Como per far si che quando il cielo si faceva scuro e la grandine rischiava di distruggere i vigneti di Garzola, si scongiurasse l’evento; in seguito perse questa funzione ma continuò a segnalare l’ora dell’aperitivo.

Nel corso degli anni ’30 la stazione di Brunate venne rinnovata, così come furono rinnovati gli impianti mentre il tempo di percorrenza scese a 6 minuti e 30 secondi; negli anni ’70 si costituì un consorzio per la gestione delle linee extraurbane della provincia di Como che per un po’ gestì anche la funicolare.

Nel 1981 la proprietà passò alla Regione Lombardia; nel 1999, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario di Volta, l’impianto venne automatizzato.

Dal luglio 2005 la gestione è affidata al Consorzio Mobilità Funicolare & Bus, al suo interno, il ruolo operativo di gestione del servizio è affidato all’ATM.

Con la funicolare da Como a Brunate

Per poter salire sulla funicolare Como/Brunate è necessario lasciare il centro di Como e recarsi in Piazza Alcide de Gasperi; superato l’ingresso ci si imbatte nella biglietteria (al momento non è prevista una biglietteria automatica anche se, in futuro dovrebbe essere installata) e un piccolo bar.

Dopo aver acquistato e obliterato il biglietto non si dovrà far altro che attendere l’arrivo della funicolare; nel caso in cui doveste attendere molto (in realtà il viaggio dura 7 minuti quindi non si dovrà aspettare chissà quanto), potrete passare un po’ di tempo nello spazio antistante l’obliteratrice, ammirando le vecchie immagini appese alle pareti che testimoniano la storia della funicolare.

Ingresso funicolare a Como

Le vetture in salita e discesa sono 2, una color malva chiamata BRUco (contrassegnata dal numero 12) e la bruCO di colore rosso (è la numero 13).

Una volta che la funicolare sarà arrivata, salendo si inizierà a godere dello spettacolo; il consiglio, se ci si riesce, è quello di posizionarsi sulla prima carrozza, di fronte alla vetrata panoramica, in questo modo si godrà del panorama dalla prima fila. E’ consigliabile stare in piedi se si vuole ammirare la visuale perché, sedendosi, con buona probabilità qualcuno si metterà in piedi davanti a voi oscurando il paesaggio.

In totale ci sono 24 posti a sedere (anche dai finestrini laterali si gode di una bella visuale, seppur non paragonabile a quella della vetrata panoramica) e 56 in piedi; entrando non si potrà non notare immediatamente lo stile liberty in cui sono realizzate.

Vista dalla funicolare Como/Brunate

Poco dopo la partenza, sotto al Carescione, è possibile notare il cannone di mezzogiorno mentre, a metà circa, si incrocia la funicolare in discesa.

Arrivati in alto, dopo 7 minuti, si potrà godere dello spettacolo mozzafiato della Città di Como e delle splendide acque azzurre oppure, si potrà decidere di seguire uno dei sentieri che vi porteranno Santa Rita al CAO, al Faro Voltiano, alla fonte del Pissarottino dove si trova il Belvedere con una bellissima vista sul lago.

Bar e ristoranti attendono invece chi preferisce fermarsi a rifocillarsi di fronte a un panorama incantevole.

Accessibilità della funicolare Como/Brunate

La funicolare Como/Brunate è accessibile anche a chi ha difficoltà motorie; superata l’obliteratrice è infatti disponibile uno scivolo che per mette di accedere alla vettura.

Funicolare Como/Brunate

Anche all’arrivo, la discesa e la salita avvengono in zona pianeggiante permettendo a tutti di poter godere di questa esperienza e godere dello spettacolo del lago da una posizione privilegiata.