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Le origini dei laghi italiani

In Italia sono moltissimi i laghi che accolgo ogni anno migliaia di turisti; amati e ammirati in tutto il mondo, sono noti per gli scorci romantici, le belle ville, le dimore storiche, i musei e le spiagge che, come nel caso di Jamaica Beach, vi farà pensare di essere stati catapultati ai Caraibi o alle Maldive.

L’origine dei laghi italiani non è la stessa per tutti, inseriti in contesti diversi e formatisi in epoche differenti, possono vantare caratteristiche alquanto varie.

Laghi vulcanici

I laghi di origine vulcanica affascinano per la loro origine poiché, si sono formati occupando quello che è ormai divenuto un cratere (laghi craterici) o una caldera (laghi di caldera) di un vulcano spento.

Per questo motivo, in Italia, è più facile trovarli in centro Italia.

Il lago vulcanico più noto, nonché più grande d’Europa, è il Lago di Bolsena; con una superfice di 113,5 Km2 ha al suo interno anche 2 isole ed è il luogo perfetto per vivere a contatto con la natura.

Lago di Bolsena
Foto di fausto manasse da Pixabay

Anche il Lago di Bracciano, ottavo lago per estensione in Italia, ha origine vulcanica; altri laghi con la stessa origine sono il Lago di Vico, il piccolo Lago di Monterosi, il Lago di Mezzano, il Lago di Albano  (o Lago di Castel Gandolfo) dove nel 1960 si tennero le Olimpiadi di Roma, e  il Lago di Nemi

Laghi di origine vulcanica sono poi il Lago d’Averno, in Campania, che era ritenuto dai greci e dai romani, il luogo d’accesso per l’oltretomba, o i Laghi di Monticchio in Basilicata con le belle abbazie, il castello e la riserva naturale.

Laghi tettonici

Le origini dei laghi tettonici vanno ricercate nei movimenti della crosta terrestre che ha creato delle fosse tettoniche in cui si è poi inserito il lago.

In Italia esiste solo un lago di origine tettonica ed è il Trasimeno, situato in Umbria; bellissimo da visitare, oltre alle splendide cittadine che lo punteggiano, racchiude al suo interno anche 3 isole: Polvese, Isola Maggiore e Minore.

Castiglione del Lago

Per ammirare il Lago da un punto di vista suggestivo, il punto ideale è il mastio della Rocca del Leone di Castiglione del Lago, uno dei “Borghi più belli d’Italia”.

Laghi glaciali

Tra i vari tipi di laghi, quelli di origine glaciale, in Italia, sono molto diffusi; questi laghi si sono formati occupando lo spazio che si è creato in seguito all’erosione avvenuta per opera di un ghiacciaio (laghi di circolo) oppure, occupando la parte finale di valli glaciali (laghi glaciali vallivi).

Tra i laghi di origine glaciale c’è il Lago di Como, con le sue belle ville, gli squarci romantici, i sentieri dedicati a chi ama passeggiare nella natura; amato dai vip, tanto da renderlo mèta per le vacanze e i matrimoni, è stato più volte set cinematografico di film di successo e destinazione di vacanze all’insegna del lusso di personaggi più o meno famosi.

Lago di Como

Anche il Lago di Garda ha la stessa origine; mèta apprezzata dai turisti stranieri e non solo, è ideale per trascorrere vacanza all’insegna del relax, tra bagni e divertimento, scoprendo i numerosi prodotti del territorio tra cui, menzioni particolari vanno al vino e all’olio.

Altri laghi di origine glaciale, per fare alcuni esempi, sono il Lago Maggiore, il Lago di Viverone, il Lago d’Iseo, il Lago del Segrino, Lago di Braies.

Laghi carsici

I Laghi Carsici occupano depressioni superficiali oppure zone erose dalle acque sulle rocce calcaree; in Italia non sono presenti molti laghi di questo tipo e, se non hanno immissari, rischiano di scomparire.

Tra i Laghi Carsici italiani ci sono il Lago di Doberdò e il Lago del Matese (alimentato da sorgenti perenni e scioglimento delle nevi del Monte Miletto).

Laghi costieri

Tra i vari tipi di laghi, i Laghi Costieri si formano nei pressi dei mari e delle coste dove, le onde, creano un’insenatura occupata dapprima da una laguna poi, una volta che la sabbia ha creato uno sbarramento totale al mare, si formerà un lago.

Tra i laghi costieri in Italia si possono ricordare il Lago di Lesina, tra il Tavoliere delle Puglie e il Gargano, il Lago di Varano, il più grande lago costiero italiano, il Lago di Sabaudia, il Lago di Biviere di Gela, per fare qualche esempio.

Laghi di sbarramento

I laghi di sbarramento si formano generalmente a causa di frane che, riversandosi in un corso d’acqua, lo bloccano svolgendo lo stesso ruolo di una diga; possono essere sia di origine naturale, che artificiale (realizzati con la costruzione di dighe).

Esempio di questo tipo di lago è il Lago di Alleghe, formatosi dopo che una frana bloccò il corso del fiume Cordevole nel 1771; purtroppo, a causa di questo evento, furono sommersi i villaggi di Soracordevole, Sommariva, Costa e Torre.

Lago di Alleghe
Foto di rayisa Kysil da Pixabay

Altri esempi di laghi di sbarramento sono il Lago di Pola, il Lago di Molveno, il Lago di Scanno, il Lago di Corbara, il Lago di Auronzo e il Lago di Campotosto.

Il Lago di Fedaia

Il Lago di Fedaia è uno dei tanti laghi del Trentino; situato al Passo Fedaia, a quota 2057 metri,  funge da spartiacque naturale, un divisorio che divide la regione Trentino Alto Adige dal Veneto, la Val di Fassa dall’Agordino, e la provincia di Trento da Belluno.

Ai piedi dell’imponente Marmolada che da qui può essere ammirata, appartiene al comune di Canazei; il suo nome deriva dall’omonimo Passo che, nella lingua del posto, quella Ladina, diventa “Foetaria”, o più semplicemente, pascolo di pecore.

Cosa fare al Lago di Fedaia

Il Lago Fedaia è un lago artificiale formatosi in seguito alla realizzazione della diga terminata nel 1956; alta 57 metri, è percorribile in auto, moto, autobus, bici e, naturalmente, a piedi. Per poter arrivare ai piedi della Marmolada dove sorgono parcheggi, ristoranti, negozi di souvenir, da dove partono i sentieri per arrivare alla cima e al ghiacciaio, è d’obbligo percorrerla interamente.

Annessa vi è la centrale idroelettrica per la produzione di energia e, in uscita, verso Canazei, genera il fiume Avisio che percorre tutta la Val di Fassa.

Da qui è possibile ammirare il ghiacciaio, o quel che ne resta; sciogliendosi poco alla volta, va a nutrire con acque incontaminate il bacino del lago dove, tra le altre cose, grazie ad un apposito permesso, è anche possibile pescare.

Qui si può fare non solo pesca alle trote ma anche tanto sci, praticabile da febbraio a maggio grazie alla cabinovia (o meglio, dei cesti in cui è obbligatorio stare in piedi) che  porta ai piedi del ghiacciaio e al Rifugio Pian dei Fiacconi (2633 metri).

Lago di Fedaia

In estate, la stessa cabinovia permette di arrivare in vetta ad ammirare le tracce residue delle Guerre Mondiali senza dover obbligatoriamente scarpinare anche se, la bella camminata, seppur impegnativa, è sicuramente fonte di soddisfazione.

Teoricamente, sarebbe possibile percorrere l’intero giro del Lago di Fedaia tuttavia, superata la diga e piegato verso sinistra (ai piedi della solita Marmolada), a un certo punto la strada seppur asfaltata presenta un divieto. A questo punto non si può far altro che rinunciare e lasciare che a percorrerla siano solo gli addetti della centrale idroelettrica.

Consigliamo di attenersi ai divieti e non proseguire anche se, con una certa frequenza vedrete persone andare avanti imperterrite; il divieto termina dalla parte opposta della diga dove sorge un piccolo bacino. Il Lago di Fedaia infatti si sdoppia grazie a un piccolo lembo di terra, la Controdiga di Maria al Lago che dà origine a due laghetti, la parte più grande è artificiale mentre l’altra, di origine glaciale, si formò per uno sbarramento morenico.

Il Lago di Fedaia, con l’imponente Marmolada che si specchia nelle sue acque è particolarmente scenografico e, non a caso, nel 2002 si prestò anche ad alcune scene del film “The italian job”.

Diga Lago di Fedaia

Come arrivare al Lago di Fedaia

Per raggiungere il Lago di Fedaia, situato nel comune di Canazei (provincia di Trento), è necessario stabilire da dove si proviene.

Arrivando da Bolzano, basta percorrere la Strada Provinciale 22 di Valle Macra fino a Cardano dove, nei pressi della Centrale Elettrica Enel, alla rotonda si prende la Strada Statale 241 e non la si lascia più fino a Vigo di Fassa; essendo una strada di montagna, tra boschi e tornanti, si passano i comuni di Ponte Nova, Nova Levante e Segheria Latemar, passando per il Lago di Carezza. Procedendo si giunge al Passo di Costalunga, poi si passa Vallonga e, giunti a Vigo di Fassa, alla rotonda si svolta a sinistra sulla Strada Statale 48 verso Canazei (si passano i comuni di Pozza di Fassa, Mazzin e Campitello di Fassa);  procedendo sempre dritto, passando sulla Strada Provinciale 641, tra tornanti e salite si arriva al Passo Fedaia dove sorge l’omonimo lago.

Lago di Fedaia

Chi proviene da Belluno deve prendere la Strada Regionale 203 e proseguire sempre dritto, passando man mano i comuni di Orzes, Ponte Mas, Certosa di Vedana, La Stanga, La Muda, Agordo, Campedel, Taibon, Cencenighe Agordino, Tocol, Masarè, Alleghe fino a Caprile dove la strada cambia denominazione diventando Via Marmolada/Strada Provinciale 641; si passano quindi i comuni di Rocca Pietora, Col di Rocca, Malga Ciapela e finalmente si giunge al lago.

Giungendo da Cortina d’Ampezzo si prende la Strada Regionale 48 in direzione Mortisa e Pocol, ci si dirige verso il Passo Falzarego e, da qui, si prosegue verso Cernadoi lungo la Strada Regionale 203, fino nei pressi di Caprile dove si svolta a destra  in Via Marmolada/Strada Provinciale 641 e si procede come nel caso di chi arriva da Belluno.

Arrivando da Trento, procedere lungo l’Autostrada A22 fino all’uscita Egna/Ora quindi, imboccare la Strada Statale 12, la Strada Provinciale 84 e seguire le indicazioni per Cavalese, passando per Pinzano e Montagna dove, svoltando a destra, ci si immette sulla Strada Statale 48/Strada Dolomites  delle Dolomiti; si passano man mano i comuni di Fontanefredde, Nuova Redagno, San Lugano, Aguai, Castello di Fiemme, Cavalese, Ziano di Fiemme, Predazzo, Moena, Pozza di Fassa, Mazzin, Campitello di Fassa e Canazei,  che si attraversa interamente procedendo sempre dritto, superando anche l’ultima rotonda del paese, passando sulla Strada Provinciale 641 che conduce al lago.

Per chi arriva da Trento, una valida alternativa può essere quella di percorrere la Strada Statale 12 fino a Lavis, dove si passa sulla Strada Statale 612/Via Cembra e si procede passando tra Cembra e Molina e giungendo a Castello di Fiemme dove ci si ritrova sulla Strada Statale 48/Strada Dolomites  delle Dolomiti, che conduce al lago.

Per chi non disponesse di un proprio mezzo, è disponibile un servizio di autobus che conduce al lago, informazioni utili si possono trovare su www.ttesercizio.it.

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Il Lago delle Piazze

Il Trentino Alto Adige è costellato da piccoli e deliziosi laghi, alcuni di origine naturale, altri invece di origine artificiale; il Lago delle Piazze, situato sull’Altopiano di Pinè nel comune dei Bedollo (Provincia di Trento), è un lago artificiale costituito da una diga la cui costruzione fu ultimata nel 1925.

Prima che venisse costruita la diga, il lago era di dimensioni inferiori e la zona attorno era prettamente paludosa; gli immissari sono alcuni ruscelli che giungono dai due monti che lo circondano, il Dosso di Costalta (1955 metri) e il monte Ceramonte (1915 metri) mentre, attraverso il torrente Silla, le acque del lago proseguono fino al Lago della Serraia, la sua perla gemella, nel comune di Baselga di Pinè.

Le acque del lago scorrono poi fino ad alimentare la centrale idroelettrica del comune di Pozzalgo, in Val di Cembra.

Cosa fare al Lago delle Piazze

Il Lago delle Piazze ha 2 spiagge attrezzate presenti alle estremità che permettono ai turisti, e a chi decide di passare su queste rive un po’ di relax, di fare bagni e divertirsi con sport acquatici; docce, acqua potabile, servizi igienici, due ristoranti e assistenza ai bagnanti vi permetteranno di passare il tempo con tutti i confort.

Spiaggia Lago delle Piazze

Anche la parte più interna offre svaghi, ampi pianori, panchine per pic nic, giochi per bambini e, se si è appassionati di pesca, sappiate che una volta ottenuti i permessi, scoprirete che qui le trote la fanno da padrona. Se viaggiate con il vostro peloso a 4 zampe, vi potrebbe interessare sapere che è presente anche una Bau Beach.

Attorno al lago è presente un sentiero ad anello che permette di effettuare il giro completo in poco meno di un’ora; naturalmente, se si decide di fermarsi ad ammirare il panorama, fare delle fotografie o riposare, i tempi si allungano.

Essendo un sentiero ad anello è possibile iniziare a percorrerlo in qualsiasi punto così come, a propria discrezione, si può andare da destra verso sinistra o viceversa; sul lato opposto alla diga è presente un ampio parcheggio (qui la spiaggia è accessibile anche ai portatori di handicap) e, partendo da questa zona, procedendo a sinistra in direzione Camping Pineta, ci si immette subito nella pineta dove, verso la parte terminale si incontrerà la Bau Beach.

Attraversata la diga ci si trova sul percorso che costeggia la Strada Provinciale 83 e che riconduce alla spiaggia iniziale.

Il percorso non presenta alcuna difficoltà, ha poco dislivello e può essere affrontato anche con i passeggini; è sconsigliato invece a chi ha disabilità motorie per via delle pendenze (anche se leggere) e dei tratti non asfaltati.

Il giro del Lago delle Piazze è possibile effettuarlo in ogni stagione anche se, in estate, il consiglio è quello di dotarsi si un copricapo e dell’acqua per reidratarsi perché a parte il tratto nella pineta (abbastanza fresco), la maggior parte del tracciato si trova sotto il sole.

Lago delle Piazze

Volendo, è possibile ampliare la passeggiata e, con un giro di 2 ore arrivare fino al Lago della Serraia nel vicino comune di Baselga di Pinè dove è presente un’ampia pedonale ma poche spiagge in cui fare il bagno.

Se amate i laghetti montani o avete voglia di riposarvi, il Lago delle Piazze fa per voi, è un’oasi di pace in cui godere di attimi di relax a circa 1000 metri d’altezza, con delle temperature ideali per tutti.

Come raggiungere il Lago delle Piazze

Arrivando da Trento si deve prendere la Strada Statale 12 in direzione Bolzano/Brennero/Padova quindi, procedere sulla Strada Statale 47, passando i comuni di Cognola, Tavernaro e Civezzano dove, nei pressi di una rotonda si prende la Strada Provinciale 92 in direzione Civezzano/Baselga di Pinè/Fornace/Cavalese; si passa poi per Madrano, Baselga di Pinè con il Lago Serraia sulla destra e si giunge alla meta nel comune di Bedollo.

Per chi arriva da Bolzano o dal Brennero si deve necessariamente percorrere l’Autostrada A22 fino all’uscita di Trento Nord quindi portarsi sulla Strada Statale 12 e procedere come nel caso precedente.

Chi proviene dalla Val di Fassa percorrendo la Strada Statale 48 dopo Moena e Predazzo deve passare sulla Strada Statale 232 in Val di Fiemme, superare Ziano di Fiemme, Masi di Cavalese e proseguire mantenendo la stessa strada; a Stramentizzo Nuovo (sulla destra dopo aver attraversato il ponte si trova l’omonimo lago) prendere a sinistra immettendosi sulla Strada Provinciale 71, passare Casatta e, nei pressi di Sover, procedere a sinistra lungo la Strada Provinciale 83, sempre dritto tra tornanti, salite e boschi fino a Bedollo, passando per i comuni di Montesover, Sveseri, Settefontane, Brusago e Stramaiolo.

Per chi non disponesse di un proprio mezzo, è disponibile un servizio di autobus che conduce al lago, si tratta del Bus linea B402; informazioni utili si possono trovare http://www.ttesercizio.it/.

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Balneabilità 2018 Lago di Como

Con l’estate è arrivato il sole, il caldo e la voglia di andare a fare un bagno al mare o al lago; se state pensando di andare a rinfrescarvi nelle acque del Lago di Como, sappiate che la maggior parte della spiagge sono balneabili, ci sono solo alcune eccezioni.

Via libera per:

Abbadia Lariana, balneabili Campeggio e Lido Lariano

Bellano, balneabile il Lido di Puncia

Colico, balneabili Inganna – LC 53, Lido di Colico, Laghetto Piona

Dervio, balneabile Campeggio Europa

Lecco, balneabili Località Pradello, Canottieri e Rivabella

Lierna, Balneabile Riva Bianca

Mandello del Lario, balneabili Olcio – LC 18, Camping Mandello, Lido di Mandello, Camping Nautilus

Oliveto Lario, balneabili Vassena, Spiaggia di Onno, Frazione Limonta

Perledo, balneabile Riva Gittana

Bagno? Per ora no, grazie

Non sono al momento balneabili 4 spiagge a causa di un numero elevato di cianobatteri o Escherichia coli:

Bellano, non è balneabile Spiaggia di Oro

Dorio, non balneabili Rivetta e Riva del Cantone

Pescate, non balneabile La Puna

Per motivi di sicurezza è invece temporaneamente vietata la balneazione a Lecco, in località Malpensata.

Non ci resta che augurarvi tanti buoni bagni nelle splendide acque del Lago di Como.

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Come arrivare alla sorgente di Fiumelatte

Fiumelatte, dopo il fiume Aril, è il fiume più corto d’Italia, nasce nelle Grigne, il suo corso è pari a 250 metri e si snoda verso Fiumelatte, località che prende il nome proprio da questo “strano” corso d’acqua.

Chi volesse visitarne la sorgente dovrà tenere conto del fatto che il fiume non scorre per tutto l’anno, di solito scompare verso ottobre e ricompare a marzo, ma è comunque sempre raggiungibile con una comoda passeggiata di una trentina di minuti, facile e adatta a tutti.

Il sentiero per la sorgente di Fiumelatte

Per poter arrivare alla sorgente di Fiumelatte è necessario partire da Varenna e, l’imbocco verso la via che conduce alla sorgente è il silos che si trova di fronte a Villa Monastero; qui, una strada asfaltata e a una sola corsia conduce al cimitero.

Arrivati a questo punto si dovranno affrontare 2 rampe di scale, una più semplice e una più ripida; superato questo punto, parte il sentiero vero e proprio.

Passeggiando sulla strada asfaltata, guardando sulla destra, si gode il bel panorama del lago ed è possibile ammirare la punta di Bellagio, quella della Villa del Balbianello e, scrutando con attenzione, anche l’Isola Comacina.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Lateralmente si possono osservare bellissimi ulivi tuttavia, questi non offrono riparo e la strada, soprattutto in estate, è completamente esposta al sole.

Sconsigliamo vivamente di cercare di arrivare al cimitero e parcheggiare perché non è possibile perciò, se alla passeggiata prendono parte persone che potrebbero soffrire il calore di questo tratto, è meglio che si facciano portare al cimitero e partano direttamente da lì.

Giunti al cimitero, se lo si vorrà, si potrà riposare qualche istante sulle panchine prima di affrontare la scalinata che conduce al bosco e al sentiero; se sarete fortunati potrete anche ammirare qualche scoiattolo che fa capolino tra gli alberi.

Verso la sorgente di Fiumelatte

Superate le scalinate,  si costeggerà il cimitero e si inizierà ad addentrarsi nel fresco bosco; il sentiero è unico e basta seguirlo per giungere alla fonte. A un certo punto si incontreranno dei cartelli di cui uno indicante il “Sentiero del viandante”, ignorateli e proseguite sempre dritti su quello che stavate già affrontando.

Dopo non molto inizierete ad avvertire il fragore della cascata e in pochi attimi giungerete a un piccolo spiazzo in cui si trova un tavolo con delle panchine; quest’area è già l’ideale per un pic nic ma subito dietro, per i più esigenti è presente un grande spazio con area pic nic, “casetta” per il barbecue, e la bella cascata che si origina dalla sorgente.

Area pic nic alla sorgente di Fiumelatte

Tramite passerelle e scale è possibile godere dello spettacolo da più punti di osservazione, la si potrà ammirare standogli di fronte oppure ai lati e, salendo le ripide scale in ferro, in pochi minuti ci si avvicinerà sempre di più alla sorgente; ammirando le cascate, notando il colore bianco lattiginoso della spuma, si intuirà immediatamente il motivo per cui è stato chiamato proprio Fiumelatte.

Sorgente di Fiumelatte

La sorgente di Fiumelatte la si può osservare guardando verso il basso, protetta da una grata; sembra quasi impossibile che quelle acque chete, di lì a poco si trasformeranno nei bei salti d’acqua che si è potuto ammirare arrampicandosi sempre più.

Da qui potrete di nuovo ammirare il panorama del lago che, una volta immersi nel bosco, si è praticamente perso di vista.

Per tornare a Varenna basterà quindi seguire il percorso a ritroso e, con passo tranquillo, in 15 minuti circa vi ritroverete nella zona antistante al cimitero.

Cosa fare e vedere al Lago del Segrino

Tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio, in Brianza, si trova il Lago del Segrino; di forma allungata, ha origine glaciale e nelle sue acque si specchiano i monti circostanti che tingono le sue acque di un colore verde piuttosto scuro.

In realtà l’acqua è pura e trasparente, tanto da renderlo il lago meno inquinato d’Europa; passeggiando lungo la pista ciclopedonale che corre tutto attorno, si possono ammirare ninfee, millefoglie d’acqua e canneti.

Sotto la limpida superficie fanno capolino numerose specie ittiche; tipiche di questo lago sono l’alborella, il pece persico e il luccio e, con un po’ di fortuna potrete vedere belle ranocchie gracidanti, un cormorano che scruta il paesaggio, lo sparviere, il picchio verde o il falco pecchiaiolo.

Il giro del Lago del Segrino

Il Lago del Segrino può essere interamente circumnavigato grazie alla ciclopedonale che si estende per 5 chilometri circa; a ogni ora è percorsa da persone che in bicicletta, a piedi o con i pattini la utilizzano per fare un po’ di sano movimento o rilassarsi. Il tempo di percorrenza a piedi è di un’ora circa a passo tranquillo.

La parte migliore è quella “interna” immersa nella natura, affiancata dai Monti Pesora e Cornizzolo, dove gli unici mezzi che si possono incontrare sono le biciclette; il tragitto si può infatti dividere in due parti in cui, la seconda, è affiancata dalla strada provinciale che conduce a Canzo, trafficata da auto, camion e moto ma ben protetta da un guardrail.

Il percorso è perfetto anche per famiglie con bambini piccoli, è necessario solo fare attenzione che non si allontanino da soli spingendosi troppo verso la riva.

Lago del Segrino

Nella stagione estiva si incontrano spesso bagnanti che prendono il sole sulla riva, fanno pic-nic, in qualche caso il barbecue o persone che, volendo godere un po’ di pace cercano zone d’ombra in cui leggere un buon libro o ascoltare musica affacciandosi sulle acque del lago. La raccomandazione, in tutti i casi è di non lasciare rifiuti, rispettare l’ambiente e non accendere fuochi se proibito.

Il giro del Lago del Segrino può essere affrontato in ogni stagione, in estate è consigliabile indossare un copricapo e dotarsi di acqua con cui reidratarsi, soprattutto quando si esce dalla zona che affianca i monti dove piante e arbusti creano fresche zone d’ombra; punti di partenza veri e propri non ce ne sono, se vi si giunge in macchina spesso l’inizio è dato da dove si riesce a parcheggiare l’automobile.

Lago del Segrino zona parcheggio

In generale è possibile parcheggiare nei pressi del lido (qui si trova una spiaggia, il bar, la piscina…) o poco più avanti, nell’area in cui in genere si possono ammirare cigni e anatre.

Lungo il percorso si incontra anche un’edicola votiva, l’Edicola del Caradùr indurmentaa, in cui una realizzazione di Walter Cremonini rappresenta una delle leggende del Lago del Segrino.

Lago del Segrino Edicola del Caradùr indurmentaa

Le leggende del Lago del Segrino

In passato molti furono i personaggi famosi, soprattutto scrittori che qui trovarono ispirazione: Stendhal (che lo paragonò a una gemma di smeraldo per via del particolare colore che assumono le sue acque), Ippolito Nievo, Gadda, Fogazzaro (il lago di Malombra sarebbe infatti il Lago del Segrino), Giuseppe Parini.

Tra i pittori vi fu invece Giovanni Segantini.

Legate al Lago del Segrino vi sono varie leggende, tra cui quella raffigurata sull’edicola votiva.

Il Lago del Segrino in inverno ghiaccia spesso e, anche dopo l’ultima grande guerra, uno strato di ghiaccio aveva rivestito le sue fredde acque; proprio in quel periodo, un uomo a bordo di un carro trainato da due buoi stava facendo ritorno a casa. Il viaggio verso la stalla può essere duro da affrontare quando si è stanchi così, aveva ceduto al sonno; non più in grado di controllare la strada seguita dai buoi, non si era accorto che avevano deviato inoltrandosi sulla lastra ghiacciata.

Giunto sull’altra riva, riaprendo gli occhi si accorse immediatamente dei segni degli zoccoli e delle ruote tracciate sul ghiaccio, attonito e spaventato si rese conto di aver attraversato il lago invece di costeggiarlo.

Decise così di far erigere una cappella alla Madonna, in ringraziamento per lo scampato pericolo.

Lago del Segrino edicola votiva

Un’altra leggenda è quella che vede protagonisti San Giorgio e il Drago; in riva al Lago del Segrino, tra i canneti, viveva un terrificante Drago che infastidiva passanti e abitanti della zona.

Non riuscendo più a sopportarlo, si decise di cercare di calmarlo e ammansirlo utilizzando delle vittime sacrificali; i primi a essere sacrificati furono greggi e animali poi, si arrivò al punto di donargli vittime umane.

Un giorno toccò a Cleodolinda, la principessa figlia del Re di Morchiuso, lasciata in riva al lago legata a un albero di sambuco; qui, richiamato dalle sue lacrime, giunse un cavaliere su di un cavallo bianco, era San Giorgio che dapprima ferì con la lancia il collo del drago poi, con la cintura della fanciulla, lo legò portandolo al castello dove, con la spada e un colpo secco, lo decapitò, facendone rotolare la testa fino nelle acque del lago.

A questa leggenda è legata anche una ricetta tradizionale locale, i Pan Meitt de San Giorg che, il 24 aprile, giorno di San Giorgio, vengono preparati in ricordo dell’evento.

La principessa ancora sotto shock portava tra le mani un ramo di sambuco donatogli da San Giorgio e non si accorse che del polline e delle foglie erano cadute nell’impasto dei biscotti che la domestica stava preparando. Gli ingredienti dei biscotti erano: farina bianca, gialla, uova, zucchero, latte, burro e, da quel giorno, fiori essiccati di sambuco.

Come arrivare al Lago del Segrino

Per arrivare il Lago del Segrino, situato nei comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio, nella provincia di Como, vi sono diverse strade, in base alla località di provenienza.

Arrivando da Milano, basta percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita di Bosisio Parini e procedere lungo Viale Brianza fino allo stop, quindi girare a destra precorrendo Via Alessandro Manzoni in direzione Cesana Brianza dove, alla rotonda, svoltando a sinistra ci si trova sulla Strada Provinciale 629.

Si procede verso il Comune di Pusiano (volendo si può evitare il traffico del paese prendendo la Variante 62, che condurrà poco più avanti, evitando il centro), giunti al semaforo si svolta a destra (Via Martinelli) e ci si trova lungo la Strada Provinciale 42 che non si lascia più fino alla mèta; si affrontano tornanti, rotonde, ma si procede sempre dritto, giungendo a Eupilio, fino a una rotonda che incrocia Via Roma. Il lago praticamente è di fronte.

Arrivando da Como lungo la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, non si abbandona mai la strada e si procede dritto; si attraversano i comuni di Lipomo, Tavernerio, Albese con Cassano, fino al Comune di Erba. La strada cambierà nome ma sarà sempre la stessa: Viale Lombardia, Via Prealpi, Viale Brianza e Viale Prealpi dove, giunti a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano, detta Strada Provinciale 41.

Alla rotonda successiva si svolta a destra (lasciando a sinistra il supermercato Iperal) e subito dopo, all’ennesima rotonda, si gira a sinistra percorrendo Via Valassina (che è comunque sempre la  Strada Provinciale 41); non si lascia più affrontando anche tornanti e rotonde e si procede sempre dritto giungendo quindi a  Longone al Segrino, poi fino al Lido del Segrino in prossimità del lago.

Arrivando da Lecco si percorre la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Milano, si prende l’uscita Como/Erba trasferendosi quindi sulla Strada Provinciale 629.

Sempre dritto, si passa Suello, quindi Cesana Brianza dove ci si ricongiunge alla strada descritta più sopra per chi giunge da Milano.

Arrivando da Bellagio si percorre la Strada Provinciale 41 in direzione Civenna; è un’unica via percorribile, sempre dritto, attraversando i Comuni di Brogno e Guello frazioni di Bellagio, quindi Civenna, Ghisallo con l’omonima Madonna del Ghisallo, Magreglio, Barni, Lasnigo, Asso, Canzo e finalmente il Lago. La strada è piuttosto tortuosa  e costellata da ripetuti tornanti.

Per chi arriva da uno dei comuni situati sul ramo del Lago di Como di destra (per esempio Lezzeno e Nesso), si prende Via del Tivano, detta anche Strada Provinciale 44 e, come nei casi precedenti non si lascia mai il tracciato, si passano Zelbio, Pian del Tivano, Sormano fino a uno stop dove si incrocia la Strada Provinciale 41 che da sinistra proviene da Bellagio, si svolta a destra e si giunge ad Asso poi, Canzo e il Lago.

Chi arriva da uno dei comuni situati sul ramo del Lago di Lecco di sinistra come Vassena e Onno, deve prendere la  Strada Provinciale 46 (a tratti nominata Via Milano) e, come nei casi precedenti non lascia mai il tracciato; si passano San Giorgio, Maisano, Valbrona, Visino,  fino a uno stop dove si incrocia anche in questo caso la Strada Provinciale 41, si svolta a sinistra e si giunge ad Asso, quindi Canzo e il Lago.

Arrivando dal centro della Brianza come da alcuni comuni della provincia di Monza (per esempio Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco oppure, prendere l’uscita per Giussano portandosi sulla Strada Provinciale 9 e proseguire dritto in direzione Como/Erba.

Si passano Arosio e Inverigo, con la strada che cambia denominazione in Strada Provinciale 41,  si supera Lurago D’erba e si giunge a Erba; alla rotonda già citata nel caso di chi arriva da Como (in quel caso si svoltava a sinistra… Viale Prealpi, dove giunti a una grossa rotonda si svolta a sinistra in Via Milano…), si va ancora dritti e si segue come nel caso di Como.

Una volta giunti al Lago del Segrino ci sarà da affrontare il problema del parcheggio; sono disponibili alcuni parcheggi al Lido, in zona cimitero, alla rotonda di Via Roma prendendo a destra se ne trovano in via Combattenti oppure, in Via Segrino per chi arriva da Canzo.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Lago del Segrino con altri mezzi potrà arrivare in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, per esempio quella di Erba e, da qui, proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da  Asf Autolinee  oppure, quella di Canzo-Asso che è più vicina e, anche in questo caso, si può sfruttare lo stesso servizio di autobus che conduce nei pressi del lago oppure, per chi ama camminare, con una passeggiata di poco inferiore all’ora si raggiunge il lago stesso.

 

Come arrivare alla Cascata del Cenghen

Sul Lago di Como, poco sopra Abbadia Lariana, si trova la cascata del Cenghen cui si arriva dopo una breve passeggiata (1 ora circa) immersa completamente nella natura; un paesaggio davvero stupefacente vi aspetta al termine della scarpinata, se siete fuori forma, non scoraggiatevi se pensate che sia troppo ripido, fatevi forza e vedrete che dopo un breve sforzo tutto sarà più semplice.

Il sentiero è adatto a tutti e non prevede difficoltà, con un leggero allenamento si riesce a percorrerlo per intero senza avvertire il minimo sforzo; è perfetto anche per i bambini anche se, verso la fine, quando il sentiero si stringe, se sono molto piccoli è meglio tenerli per mano.

Verso la cascata del Cenghen, da Linzanico al borgo di Calech

Punto di partenza per la cascata del Cenghen è la frazione di Linzanico dove, dopo aver abbandonato la macchina (c’è un parcheggio nei pressi dell’inizio della passeggiata) si giunge al lavatoio; se si arriva dall’alto si dovrà prendere la strada che, dopo averlo superato vira verso sinistra mentre, sei si arriva dal basso, si dovrà piegare a destra, senza passare oltre al lavatoio.

Lavatoio per la cascata del Cenghen

Seguendo la mulattiera, dopo pochi passi potrete già intravedere un cartello che indica da che parte proseguire per arrivare alla cascata; il sentiero è abbastanza semplice tuttavia, è fatto di “strappi” e zone quasi in piano, la prima parte è principalmente in salita, tenete duro perché più avanti diventa meno intenso e più semplice.

Seguite dunque la strada e godetevi lo spettacolo del lago che si stende sotto di voi.

Verso la cascata del Cenghen

Lungo il primo tratto si incontrano case con orti coltivati e ulivi che ben presto verranno abbandonati; la pace regna sovrana, capita solo di incontrare qualche moto da trial che di tanto in tanto passa sfrecciando e sollevando nuvole di polvere. Proseguendo lungo il sentiero si giunge a una salita fatta di gradini in pietra e una fontanella sulla sinistra.

Verso al cascata del Cenghen

Superata anche questa vi ritroverete circondati da ampi spazi in cui gli ulivi la fanno da padrona.

In breve giungerete a un bivio caratterizzato da un cartello che fornisce indicazioni sui castagneti dell’Insubria; lasciate perdere il sentiero a sinistra e proseguite a destra dove potrete notare i cartelli che indicano il tempo rimanete per il raggiungimento della Cascata del Cenghen (25 minuti), della Falesia dei Campelli (40 minuti) e del Forcellino (2 ore e 40 minuti).

Proseguite lungo il sentiero sino a incontrare una casupola alla cui destra è dipinta una freccia bianca; affidatevi a questa indicazione e proseguite, vi troverete in un piccolo abitato, il borgo di Calech.

Borgo di Calech verso Cenghen

Al termine del borgo si apre un ampio spiazzo erboso da cui si gode di una vista strepitosa sul lago e sulle cime circostanti, sulla Cresta Segantini e la Grigna Meridionale; al termine del prato proseguite sul sentiero a sinistra, seguite l’indicazione della freccia disegnata su una casetta e inoltratevi tra i boschi.

Ancora pochi passi

Andando avanti vi troverete di fronte a un bivio, ignorate il sentiero che piega verso destra e proseguite verso sinistra; presto vi troverete di nuovo ad affrontare uno spiazzo che regala la vista sulla Val Monastero e, proseguendo, a un ulteriore bivio si dovrà prendere per la sinistra.

A questo punto manca davvero poco, a un certo punto inizieranno a comparire i primi cartelli che indicano la direzione verso la cascata e non dovrete fare altro che seguirli; attenzione però, a un nuovo leggero bivio prendete di nuovo a sinistra perché, proseguendo sulla destra vi troverete su un ponticello sotto cui scorre un torrente. Sono solo pochi passi ma, se doveste trovarvi sul ponte tornate indietro e riprendete il sentiero a sinistra che avete saltato proco prima.

Arrivati a questo punto, in pochi passi noterete il fiume scorrere alla vostra destra e delle piccole graziose cascatelle mentre, in sottofondo, potrete già udire il rumore dell’acqua della cascata del Cenghen che si infrange.

Cascatella verso la cascata del Cenghen

Superato un grande masso, vedrete la cascata di fronte a voi cadere nella piccola pozza che si è creata ai suoi piedi; non aspettatevi una cascata particolarmente imponente tuttavia, godete lo spettacolo che le grandi rocce creano e, in estate, la frescura dell’acqua.

Cascata del Cenghen

Il sentiero si snoda in parte nel bosco e in parte sotto al sole perciò, in estate ricordate di proteggere il capo e non dimenticate dell’acqua per reidratarvi e dissetarvi; a destinazione sono presenti grandi massi e spazi in cui potersi fermare e rifocillarsi prima di ripartire.

Prima di tornare a casa vi consigliamo di fare due passi nella frazione di Linzanico, è molto caratteristica e, passeggiando tra le case, potrete scorgere angoli stupendi e incantevoli.

Linzanico Lago di Como

Non ci resta perciò che invitarvi a scoprire questa bella cascata sul Lago di Como, lo spettacolo del paesaggio vi lascerà senza fiato.

Montepiatto e la Pietra Pendula, tanta natura e bei panorami

Andando alla ricerca delle attrazioni che la bella e pacifica Torno regala, è doveroso inerpicarsi fino a raggiungere Montepiatto e curiosare nei suoi dintorni sino a scoprire la Pietra Pendula; se state meditando una fuga dalla città alla ricerca di bei panorami e contatto con la natura, questo fa per voi.

Non è possibile arrivarvi in auto perciò, ci si dovrà armare di scarpe comode e prepararsi a una bella camminata lungo una strada (o sentiero) ripida; per arrivare in alto è infatti possibile scegliere tra 2 strade, l’una percorsa dalle auto dotate di permesso e l’altra, più suggestiva, si inoltra nel bosco ed è fatta tutta di alzate in granito e gradini ricavati tagliando i sassi erratici.

Verso Montepiatto e la Pietra Pendula

Entrambe regalano scorci bellissimi, da un lato si gode della vista di una parte di lago, dal lato che si inoltra nel bosco si ammira la zona di Cernobbio e Tavernola, dall’altra salita invece si ammirano Moltrasio, Carate Urio e Laglio.

Montepiatto verso la Pietra Pendula

Scopriamo Montepiatto e la Pietra Pendula salendo dal percorso a gradini

Anche se nella parte alta di Torno è presente un parcheggio, è meglio lasciare la macchina nella zona sottostante; il consiglio è di trovare un posto disponibile nei pressi della bella Chiesa di San Giovanni così da evitare di arrampicarsi in vie ripidissime e molto strette che permettono il passaggio di una sola auto alla volta a velocità ridottissima.

Giunti al Largo degli Alpini, dopo aver imboccato la strada che conduce verso l’alto, si piega a destra per la mulattiera di gradini e a sinistra per la strada lastricata; in quest’ultimo caso si segue semplicemente la strada che conduce a Montepiatto, non ci sono possibilità di deviazioni o di sbagliare il percorso. Arrivati in alto, superate alcune case, si arriva a un bivio con alcuni cartelli e, girando a destra ci si trova nella frazione.

Salendo dall’altro lato sarà necessario passare prima una stretta via prima di trovarsi lungo il sentiero; in pochi passi si aprirà uno spiazzo da cui godere già di una incantevole vista sul lago.

Dopo una doverosa pausa in cui riempirsi gli occhi della bellezza del lago, si prosegue salendo a destra e non si abbandonerà più il sentiero che continuerà ad arrampicarsi in maniera più o meno ripida. Giunti quasi a destinazione si incontrerà una casetta e, se stanchi, potrete riposare un po’ sui gradini ammirando lo spettacolo del lago che si stende proprio di fronte a voi.

Panorama da Montepiatto andando verso la Pietra Pendula

Ormai siete quasi a destinazione, manca poco, un solo tornante, un’ultima fatica e si inizieranno a vedere le prime case della frazione; se non siete allenati, arrivati a questo punto potreste farvi tentare dall’idea di tornare indietro: non fatelo, riposate e raccogliete le forze, manca davvero poco!

Da qualunque strada si arrivi, ci si dovrà inoltrare nel centro della frazione per risalire verso la Chiesa dedicata a Santa Elisabetta e, al convento, salire le scale e svoltare a sinistra, dove si trova il belvedere.

Belvedere a Montepiatto

Proprio qui parte il sentiero che passando sotto alle mura e inoltrandosi nella boscaglia, in pochi minuti conduce alla Pietra Pendula.

Montepiatto

La Pietra Pendula è un monumento naturale dalla forma di un fungo dalle misure di 2x4x3 e un peso di circa 60 tonnellate; si tratta di un blocco di granito ghiandone appoggiato su una base di roccia calcarea locale che si presume essere stata posta appositamente dall’uomo per farle assumere la curiosa forma che si può vedere.

Pietra Pendula a Montepiatto

Passeggiando tra i boschi, prima di arrivare alla Pietra Pendula, potreste anche imbattervi in una pietra leggendaria, la Roccia di San Carlo Borromeo, da cui si narra che il Santo spiccò il volo per “planare” poi al Sacro Monte di Varese.

Visitare la Cascata del Varone

Situato a soli 3 Km da Riva del Garda, il Parco Grotta Cascata Varone, dal nome del torrente e della cittadina Varone, con il suo ambiente suggestivo e la sua natura selvaggia e indomabile, offre uno scenario imperdibile e un’esperienza indimenticabile.

I parcheggi a disposizione non sono molti, 2 sono quelli principali e, soprattutto in alta stagione si riempiono già dalla prima mattina perciò, il consiglio è quello di arrivare sul posto abbastanza presto;  nel caso in cui doveste arrivare e non trovare parcheggio, non disperatevi, la visita è relativamente breve e l’attesa per un posto libero non durerà molto.

Ingresso Cascata del Varone

Superata la scalinata e la biglietteria, il visitatore può addentrarsi nel parco e dirigersi verso  i 2 punti di osservazione, uno inferiore e uno superiore; entrambi permettono di godere della magnificenza della cascata e della bellezza del piccolo giardino botanico ricco di coltivazioni rigogliose, fiori, abeti e altre specie botaniche.

Fiore cascata del Varone

L’imbocco è dato da una costruzione progettata dall’architetto Giancarlo Maroni, lo stesso che aveva progettato il Vittoriale, residenza dello scrittore Gabriele D’Annunzio.

Prima di accedere all’ingresso della prima cascata ci si trova di fronte a quello che viene chiamato picco di Deva, accanto invece si osserva la valletta di Ravizze.

La storia della Cascata del Varone

La Cascata del Varone nasce grazie al Lago di Tenno che, grazie alle sue perdite sotterranee alimenta il torrente Magnone che si tuffa poi nella montagna, dando origine allo spettacolare salto che si può ammirare.

Dopo il balzo il torrente esce dalla gola e prende il nome di Varone, da qui il nome “Cascata del Varone”.

I lavori per renderla visitabile iniziarono con la costruzione delle prime infrastrutture, prima di quel momento, per visitarla, si dovevano affrontare dirupi scoscesi e per arrivare a vedere la cascata si doveva risalire il torrente direttamente in acqua oppure,  calarsi tramite una corda, con tutti i rischi connessi.

Oggi sono stati costruiti ponti, ponticelli, balaustre e scale tornanti e un tunnel (che conduce alla cascata superiore), che permettono di addentrarsi nel canyon e ammirare lo spettacolo; la Cascata del Varone può essere considerata come una rarità geologica, una forra risultato di 20.000 anni di erosione avvenuta grazie all’acqua proveniente dal Lago di Tenno che effettua un salto di 100 metri.

Camminamenti Cascata del Varone

Solo nel 1870 invece sono stati realizzati i lavori che hanno portato alla costruzione del tunnel che consente di accedere alla cascata superiore.

Visita alla Cascata del Varone

Come se ci si trovasse all’interno di un canyon si lambiscono le pareti rocciose e, per vedere il cielo, si deve alzare lo sguardo; nei pressi dell’acqua, leggeri schizzi arrivano sino ai turisti mentre, nei punti di osservazioni più vicini alla cascata, il delicato refrigerio si trasforma in una vera e propria doccia perciò, è importante che i visitatori si dotino di una mantella, un k-way o un indumento che protegga (quando fa molto caldo l’acqua fresca però è molto refrigerante e potreste trovare la “doccia” piacevole).

La passerella che conduce alla prima cascata, quella che si trova nel punto più in basso, non è particolarmente lunga ma, se gli spazi chiusi vi creano difficoltà, fate attenzione perché lo spazio è davvero stretto e la montagna si alza per molti metri creando una sorta di “effetto a imbuto”.

Cascata del Varone

Gli ingressi alle due cascate sono separati, una volta visitata la prima si deve tornare indietro e recarsi alla seconda perciò, se una volta entrati per visitare la cascata più in basso, non doveste sentirvi di proseguire, tornate indietro e non spaventatevi, non è un percorso guidato in cui per uscire si deve percorrerlo per intero.

Se avete in previsione di fare fotografie alla Cascata del Varone, controllate attentamente che siano ben riuscite prima di uscire dal Parco perché gli schizzi arrivano ovunque e, una volta a casa potreste restare delusi dall’innumerevole quantità di foto rovinate.

Passerelle, camminamenti, piccoli tornanti e ponticelli permettono di godere di uno spettacolo che in origine era riservato ai pochi che riuscivano a raggiungere punti impervi.

Per arrivare alla cascata superiore è necessario salire ammirando fiori e piante di cui si potrà conoscere il nome grazie alle targhette ma, si potrà godere della vista anche  del paesino di Gavazzo e del borgo di Cologna, famoso per la “carne salada”, una specialità gastronomica locale.

In lontananza, attorno al Lago di Garda, si raccolgono invece Riva, Arco e Torbole; di fronte si para il Monte Stivo e, più a destra, il Monte Baldo.

La cascata superiore visibile un tempo solo appesi a delle funi, oggi la si raggiunge tramite una grotta che si addentra nelle viscere della montagna e sbuca su una gola naturale da cui, non solo si potrà ammirare la magnificenza del salto di un centinaio di metri, ma si verrà letteralmente investiti da un caleidoscopio di sensazioni uditive, visive e tattili.

Per potervi accedere è necessario passare attraverso un tunnel lungo 15 metri, fresco e dotato di una buona illuminazione, non dovrebbe destinare preoccupazione neppure in chi soffre di claustrofobia. Anche in questo caso, è possibile entrare e uscire se ci si accorge di non farcela.

Grotta per la Cascata Superiore Varone

Arrivati alla balaustra da cui si ammira la cascata imponente che crea splendidi arcobaleni e inonda di fresche gocce d’acqua, guardando verso il basso, dove la cascata termina la sua caduta, si vede il laghetto in cui si raccoglie l’acqua che poi si getta nella grotta inferiore.

Guardando dall’apertura di destra si ammira quella che viene definita “testa di cavallo”, dell’altezza di circa 30 metri; di fronte si vede il muso delinearsi e, alzando lo sguardo, si potrà “vedere” la testa e l’ombra degli occhi.

Dal ponticello, guardando verso il basso a destra, si ammira l’uscita dell’acqua dalla grotta inferiore; a sinistra c’è invece il canalone scavato dalla cascata e il camminamento che porta alla grotta inferiore.

Cascata Superiore Varone

Estremamente suggestivi sono i giochi di colori che completano lo spettacolo e rendono il passaggio lungo il percorso unico nel suo genere.

Nei pressi dell’ingresso sono messi a disposizione di tutti i visitatori un bar, un negozio di souvenir e un’area pic-nic gratuita e attrezzata che può ospitare 150 persone.

Anche se molte sono le polemiche per il prezzo non proprio contenuto, la visita a questo Parco non può lasciare indifferenti, basti pensare che le cascate catturarono l’interesse di personaggi come D’Annunzio, Thomas Mann e Franz Kafka; il consiglio è di visitarlo (se possibile), in settimana e nei mesi di minore affluenza turistica, così da soffermarsi per tutto il tempo che si desidera ad ammirare il paesaggio, godere della bellezza del luogo e, se lo si desidera, entrare e uscire più volte dagli ingressi alle cascate per catturarne ogni elemento caratteristico.

L’Orrido di Bellano, un’avventura nel canyon

Bellano, incantevole comune del Lecchese, si affaccia sulla sponda orientale del Lago di Como e offre ai suoi visitatori panorami e scenari incantevoli, una bella passeggiata che costeggia il lago, il famoso “Orrido di Bellano” oltre a deliziosi locali e bar in cui trovare ospitalità e passare qualche momento di relax.

Già nel passato dimora di poeti e scrittori, ha dato i natali anche ad Andrea Vitali, uno degli scrittori contemporanei più apprezzati di questo periodo storico che, tutt’ora vive ed esercita la professione di medico proprio qui.

Al suo interno proprio l’Orrido, che unisce la Val Muggiasca al Lago di Como, cattura l’attenzione dei turisti, un luogo suggestivo e affascinante, una gola naturale all’interno della quale il fiume Pioverna, che qui scorre vigoroso, ha in parte scavato la roccia fino a farle assumere un aspetto simile a quello di un canyon.

Per arrivarvi è necessario raggiungere piazza San Giorgio e, lasciata la Chiesa sulla sinistra, salire i gradini sino al cancello che indica l’ingresso.

Salita verso l'Orrido di Bellano

L’Orrido di Bellano nella storia

Storicamente questo luogo ha un’importanza non da poco perché nel secolo 16° e 17° fu sede delle fucine della lavorazione del ferro della famiglia Denti e perché, qui attorno, dimorarono il poeta Sigismondo Boldoni e Alessandro Cipriano Denti; nell’800 gli industriali Gavazzi aprirono qui un setificio e, successivamente, venne aperto lo stabilimento Badoni.

Gli amanti del mistero e dell’esoterismo saranno interessati alla costruzione che sorge all’ingresso dell’Orrido, la “casa del diavolo”, una torretta costruita su un roccione dove leggende narrano che all’interno si tenessero festini con rituali satanici e, nella quale, un satiro compare come decorazione di un muro. Proprio ciò che accadeva la suo interno e le raffigurazioni sui muri esterni le hanno fatto meritare l’appellativo.

Casa del DIavolo Orrido di Bellano

Non si sa molto di questa costruzione di 3 piani, a pianta esagonale con finestre e all’interno una scala a chiocciola ma, secondo alcuni era il luogo in cui Sigismondo Boldoni si rinchiudeva per comporre le sue rime poi, dimenticata, fu incorporata nelle cartiere dei Rondoni; verso la fine del 1600 iniziò ad avere l’aspetto che si osserva adesso anche se l’interno è stato abbandonato e lasciato all’incuria.

In un passato lontano, l’abitazione e i giardini di Alessandro Cipriani Denti, proprietario di miniere situate sui monti di Premana e sul Monte di Artino, si estendevano sino al fiume Pioverna così, decise di abbellire la zona; ecco perché lo stemma della famiglia Denti, scolpito e riconoscibile dalle forme barocche, è ben visibile all’ingresso dell’Orrido.

Piantando alberi, impiantando zolle e lavorando sulle rocce costruì così un giardino i cui resti sono ancora presenti tra le mura; un ricordo di quell’epoca lontana è il primo doppio terrazzo che viene utilizzato anche per le esposizioni.

Un tempo era presente un ponticello in legno che permetteva di passare da una sponda all’altra ma venne spazzato via da una rupe che nel corso del 1800 si staccò e vi crollò sopra, creando anche una maggiore apertura nelle rocce.

L’Orrido di Bellano, cosa vedere

L’Orrido di Bellano non permette di percepire la sua vera natura immediatamente; dopo la biglietteria si supera il terrazzamento quindi ci si inerpica tramite pochi gradini su una passerella accanto a cui corre un enorme tubo verde. In pochi passi l’ambiente cambia totalmente e si inizia ad avvertire il rombo dell’acqua all’interno di una bellissima gola.

Orrido di Bellano

Il fragore dello scorrere dell’acqua è assordante, le cascate rinfrescano l’aria e i salti lasciano gli spettatori a bocca aperta; i visitatori si muovono tra le pareti di roccia camminando su passerelle che, se in un primo momento, all’ingresso, possono destare perplessità, ben presto acquistano un certo fascino e trasformano la visita in un’avventura all’Indiana Jones.

Le rocce fredde e umide sono attorniate dalla vegetazione rigogliosa e le rientranze naturali, dovute all’irregolarità delle pareti, danno modo di contemplare il paesaggio; si cammina affrontando curve con piccoli slarghi e ammirando licheni, edere e fiori, facendo talvolta attenzione ad abbassare la testa per evitare di picchiarla contro alla roccia; al termine della prima passerella, superata la poderosa cascata (la portata dell’acqua dipende però dalle piogge del periodo), si giunge a una scalinata che porta a un livello superiore, punto privilegiato di osservazione che domina sulla gola.

Cascata Orrido di Bellano

Prati, alberi e fiori sostituiscono ora le fredde e umide pietre e, camminando per alcuni metri sulle passerelle infisse nella roccia, una delle particolarità dell’Orrido di Bellano, si arriva ad ammirare un bel laghetto dalle acque lattiginose.

Orrido di Bellano

Come ultima sorpresa, l’Orrido regala una stupefacente vista del bellissimo lago che bagna le coste; per arrivare a questo punto è necessario arrivare alla parte superiore quindi, dirigersi verso sinistra e salire alcuni gradini su una scala in ferro.

Le leggende legate all’Orrido di Bellano sono molte, tra queste, una racconta che, proprio qui sia sepolto con il suo tesoro il guerriero Taino mentre, un’altra, afferma che sempre qui morì il Rosso, un comandante Lanzichenecco, ucciso per mano della donna di cui si era innamorato e ancora oggi, passando dal ponte di San Rocco si odono talvolta le sue urla di dolore, le stesse che si sentirono quando fu scagliato dal ponte dalla bella Mora.

L’Orrido di Bellano è aperto tutto l’anno, dispone di un servizio ristoro e un’area pic-nic; è consigliabile accedere con scarpe comode e un maglioncino che protegga in caso di frescura eccessiva.