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Passo del Ghisallo, la vetta dei ciclisti

A 754 metri sul livello del mare è situata una cima amata da tutti i ciclisti che, per giungervi, devono superare una lunga serie di tornanti con continui strappi in salita e una pendenza del tracciato pari a 9%, con picchi del 14% da un lato, e 10% dal lato opposto: il Passo del Ghisallo.

Arrivati sulla sua sommità si scorgono il Santuario della Madonna del Ghisallo, una terrazza panoramica, il museo del ciclismo, un ristorante e il comodo parcheggio a pagamento.

Gli amanti delle due ruote non possono esimersi da una visita al piccolo Santuario dedicato alla patrona dei ciclisti; molti professionisti e grandi nomi del ciclismo hanno per anni lasciato piccoli ricordi, cimeli, magliette autografate e addirittura biciclette che sono esposte appese alle pareti. Tra le tante si trovano anche quelle di Bartali e Coppi, oltre a quella del record dell’ora di Moser (1984).

Ghisallo

Le donazioni sono divenute così tante che a un certo punto si è dovuto pensare a una soluzione alternativa, arrivando alla decisione di costruire il Museo del ciclismo che, inaugurato nel 2006, occupa un’area disposta su 3 piani e si può visitare a pagamento.

Sulla terrazza è possibile ammirare il monumento dedicato a Coppi, Bartali e Fiorenzo Magni ma non solo, oltre la balaustra si può godere di uno scenario spettacolare: le cime delle montagne Valtellinesi, la Grigna, parte del Lago di Como.

Passo del Ghisallo dintorni Lago di Como

Il bar situato a pochi passi dispone oltre agli ambienti interni, anche di un giardino all’aperto con posti a sedere in cui fermarsi per un rapido ristoro, gustare un ottimo gelato, un drink, una bibita rinfrescante o una birra; se un languorino dovesse farsi sentire si potranno gustare i piatti della casa o snack invitanti che stuzzicano l’appetito.

In breve, chi volesse far due passi nella natura potrà raggiungere Piano Rancio e arrivare a Monte San Primo dove pianori, sentieri e rifugi offriranno spazio per rilassarsi o fare un po’ di trekking.

Abbadia Lariana: Festa di Santa Apollonia 2019

Località: Abbadia Lariana
• Inizio: 8 febbraio
• Fine: 10 febbraio

Anche quest’anno Abbadia Lariana si prepara a festeggiare Santa Apollonia, da sabato 9 febbraio, fino a domenica 10, vari appuntamenti attenderanno chi vorrà partecipare.

Le prime celebrazioni religiose si terranno il 9 febbraio con la Santa Messa delle ore 18; altre possibilità di assistere alle celebrazioni saranno, domenica mattina alle 8.30 oppure, con la Messa solenne delle ore 10.00.

Il pomeriggio, alle 15.30, si terrà invece un incontro di preghiera.

Può mancare la gastronomia? Assolutamente no!

Presso l’oratorio Pier Giorgio Frassati  si potranno degustare menu della tradizione, trippa e brasato.

  • venerdì e sabato possibilità d’asporto dalle 18.30 alle 19
  • domenica possibilità di asporto dalle 11.30 alle 12.

Sempre in oratorio, sarà presente una pesca di beneficenza.

Percorrendo il lungolago, il giorno 10, si potrà ammirare la tradizionale fiera, allegria, vivacità, tanti prodotti e un viavai cui potranno assistere anche gli abitanti di Oliveto Lario e Mandello che avranno a loro disposizione un trasporto gratuito su battello.

Presso il parco Chiesa Rotta saranno presenti gli stand delle associazioni; qui si potranno degustare prodotti locali come olio d’oliva, miele e prodotti caseari. SI terrà inoltre il concerto della banda di Mandello del Lario alle 11.30 e il concerto della banda di Lierna alle 14.30.

Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco a Imbersago, a pochi chilometri da Lecco, è un luogo culto molto amato e visitato da fedeli e turisti.

Recarvisi comporta immergersi in atmosfere di sacralità, di pentimento e raccoglimento; la lunga scalinata che dal parcheggio sottostante porta sino ai piedi del Santuario è una lunga strada di espiazione dei peccati, di richiesta di aiuto e di preghiera.

Prima di giungere alle sue porte però, si incontrano alcune chicche, tra cui la bella e suggestiva cappella dei miracoli.

Per accedere al Santuario esistono 2 possibilità, arrivare direttamente in automobile presso il parcheggio in posizione superiore, proprio accanto alla bella Chiesa; in alternativa è possibile salire dalla strada sottostante percorrendo i 349 gradini.

Salendo la Santa Scala, recitando il Santo Rosario Mariano, è possibile ottenere l’indulgenza di 300 giorni; è effettivamente un po’ lunga, i punti in cui fermarsi a risposare non sono molti perciò, nel caso in cui doveste decidere di affrontarla, tenetene conto.

Scalinata Santuario Madonna del Bosco

Essendo totalmente esposta al sole, in estate vi consigliamo di premunirvi di un copricapo.

Giunti alla sommità ci si trova al cospetto della statua in bronzo raffigurante Papa Roncalli, molto devoto alla Madonna del Bosco; alta 4 metri, realizzata da Enrico Manfrini, ai suoi lati racconta attraverso dei bassorilievi, sei episodi della vita del Papa.

Il miracolo del riccio e il miracolo de lupo

La storia del Santuario la si può far iniziare con quello che può essere definito un miracolo avvenuto il 9 maggio 1617; la costruzione non avvenne immediatamente ma quello, diede l’avvio a tutto.

In quel giorno, 3 pastorelli portavano il loro gregge nei boschi e, presso i 3 castagni che crescevano vicino alla sorgente, videro apparire la Vergine Maria; al termine della visione, Pietro, uno dei bimbi, notò la presenza di un riccio maturo che, in primavera, non aveva ragione di esistere.

Questo avvenimento fu colto come un segno e, ben presto, in quel luogo, si iniziò a venerare la Vergine che prese anche il nome di Madonna del Riccio.

Un secondo miracolo sembra però sia avvenuto in questo luogo; una mamma invocò la Madonna perché un lupo liberasse il suo bambino che teneva tra le fauci. Dopo l’invocazione, comparve la Vergine Maria che ammansì il lupo e liberò il bimbo.

Dalla Cappella del Miracolo al Santuario

Per ringraziare e onorare la Madonna, nel 1632, venne costruita la Cappella del Miracolo, lo Scurolo, ancora oggi visibile e visitabile; vi si accede salendo per intero la scalinata oppure, dai gradini che si trovano di fronte al sagrato del Santuario.

La Cappella è piccola e raccolta, al suo interno si trovano numerosi ex voto e la fonte, accanto alla quale si narra avvenne il primo miracolo. Dalla fonte sgorga acqua dalle proprietà miracolose; non è infrequente che i pellegrini o semplici curiosi vi si avvicinino per bere e bagnarsi. Qualcuno riempie anche numerose bottiglie da portare poi a casa con sé.

Cappella Santuario Madonna del Bosco

All’interno della Cappella si trova un bell’affresco del Barabino che rappresenta la Vergine con il Bambino Gesù; nello Scurolo, in gesso, è inoltre rappresentato il miracolo del lupo.

Il Santuario, posto superiormente, è situato in una posizione panoramica, da qui infatti lo sguardo si perde sulla Valle dell’Adda e si spinge fino alle Prealpi.

La costruzione, iniziata nel 1641 e benedetta nel 1646, fu più volte oggetto di modifiche fino ad assumere l’aspetto che ha oggi e che colpisce il fedele quando giunge al suo interno.

A pianta ottagonale, con tre navate, ospita al suo interno una statua della Madonna del Bosco, un affresco raffigurante la strage degli innocenti e, a sinistra, la Pietà; sul campanile, risalente al diciannovesimo secolo, è ben visibile una statua in bronzo dorato raffigurante la Madonna.

Esternamente si trovano alcune panchine, una pizzeria e una libreria.

Gli orari delle SS Messe al Santuario della Madonna del Bosco

Chi vuole partecipare a una delle Messe al Santuario della Madonna del Bosco, ha numerose possibilità, sia in settimana, nei giorni feriali, che il sabato e la domenica.

Sabato, prefestiva: ore 18

Domenica: ore 7.00 – 8.30 – 10.00 – 11.30 – 16.00 – 17.30

Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì: ore 7.00 – 8.00 – 16.00

Giovedì: ore 7.00 – 9.00 – 16.00

Prima di recarvi al Santuario per assistere alla Santa Messa vi consigliamo di verificare gli orari sul sito http://www.madonnadelbosco.org .

Come arrivare al Santuario della Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco è situato a Imbersago, in provincia di Lecco.

Arrivando da Lecco si prende la Strada Provinciale 583 in direzione Pescate e la si percorre proseguendo sempre dritto (a volte la via prende altri nomi, ma è sempre la stessa); si passano i comuni di Pescate, Garlate, Olginate, Capiate, fino ad Airuno dove, alla rotonda, si prende la seconda uscita (via Fratelli Kennedy).

Si prosegue quindi sempre dritto lungo la Strada Provinciale 56, che diventa Via Dante Alighieri nel comune di Brivio; giunti allo stop si svolta a sinistra in Via Como/Strada Provinciale 342, superato il semaforo, all’altezza della Chiesa, si svolta leggermente a destra in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A un certo punto, in alto sulla destra, si staglierà il Santuario; giunti alla rotonda si svolta a destra in Via Madonna del Bosco fino al piazzale/parcheggio del Santuario stesso.

Arrivando da Bergamo si prende Via Carducci/Strada Provinciale 342 e non la si lascia per quasi tutto il percorso; si va sempre dritto passando i comuni di Curno, Ponte San Pietro, Ambivere, Pontida, Caprino Bergamasco, Cisano Bergamasco fino a Brivio dove, dopo aver attraversato il ponte sul fiume Adda, al semaforo, si svolta a sinistra immettendosi in Via Alessandro Manzoni, che diventerà Via Nuova Provinciale, poi Strada Provinciale 56. A questo punto si prosegue come chi proviene da Lecco.

Chi arriva da Como deve percorrere la Strada Provinciale 342 in direzione Lecco, dopo aver superato Lipomo, alla rotonda di Albese con Cassano, svolta a destra e si prosegue sempre sulla stessa Strada Provinciale superando varie rotonde (proseguendo sempre dritto) e vari comuni: Orsenigo, Alzate Brianza, Anzano nel Parco, Lurago D’erba, Nibionno, Bulciago, Barzago, Bevera di Sirtori, Rovagnat

A Calco, alla rotonda si prende la terza uscita, quindi di svolta a destra in Via S. Giorgio e si prosegue in Via Papa Giovanni XXIII svoltando a sinistra in Via Lecco, giungendo ad Arlate dove si svolta a destra in Via Nuova Provinciale, che diventerà Strada Provinciale 56; si sta percorrendo lo stesso tratto di chi arriva da Lecco come descritto precedentemente.

Giungendo invece da Milano, si deve percorrere via Palmanova/SPexSS11/SP11 andando a prendere l’autostrada A51 che, dopo Vimercate, diventerà Tangenziale Est/Strada Provinciale 41 poi Strada Provinciale 342 dir, fino a svoltare a destra in Via Martiri della Liberazione; giunti alla rotonda si prende la terza uscita, quella che immette in Via Milano/SP3 e diventa Strada Provinciale 56, passa il comune di Robbiate e giunge a Imbersago dove, alla rotonda, imbocca la terza uscita in Via Madonna del Bosco giungendo quindi al Santuario.

Arrivando invece dal centro della Brianza, come per esempio da alcuni comuni della provincia di Monza (es. Seregno e Lissone), si può percorrere la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in direzione Lecco, prendere l’uscita Carate Brianza portandosi sulla Strada Provinciale 11, percorrendola tutta fino a incrociare la Strada Provinciale 6 in cui ci si immette svoltando a sinistra;  alla rotonda si svolta a destra in Via Enrico Toti / Strada Provinciale 6 che si percorre attraversando i comuni di Villa Raverio e Besana in Brianza (ultimo tratto nominato Viale J. e R. Kennedy) fino a giungere a un grosso incrocio con semaforo. Si prosegue dritti in quella che diventa Strada Provinciale 54.

La si percorre fino all’ennesimo grosso incrocio nel comune di Monticello Brianza (Strada Provinciale 51) e ancora una volta si procede dritto passando i comuni di Missaglia e Lomaniga fino a Cernusco Lombardone, dopo curve, salite e discese.

Siamo all’ennesimo grosso incrocio con semaforo, si svolta a destra immettendoci sulla Strada Provinciale 342 dir, e subito dopo a sinistra immettendosi in Via Papa Giovanni XXIII/ Strada Provinciale 54 fino all’incrocio a Terzuolo dove si svolta a sinistra in Via Aldo Moro, questa altro non è che la Strada Provinciale 56 che come per chi giunge da Milano passa da Robbiate. VI rimandiamo alle indicazioni per chi arriva da Milano, per proseguire da questo punto in poi.

Per chi non disponesse di un mezzo proprio e volesse raggiungere il Santuario della Madonna del Bosco con altri mezzi, può giungere in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina, che potrebbe essere quella di Arlate e da qui proseguire con un autobus sfruttando il servizio offerto da ASF Autolinee, oppure proseguendo a piedi; il Santuario dista circa un chilometro, una bella passeggiata di circa 15-20 minuti.

Abbazia di San Pietro al Monte a Civate

A pochi passi da Lecco, affacciata sulla Brianza e sul Lago di Annone, a 630 metri sul livello del mare, si trova l’Abbazia di San Pietro al Monte; raggiungibile a piedi dal paese di Civate tramite una ripida mulattiera lastricata di ciottoli, è il luogo perfetto per ammirare uno splendido panorama.

Panorama dall'Abbazia di San Pietro al Monte

Non occupata da religiosi, può essere visitata liberamente oppure seguendo le visite guidate tenute dagli “Amici di San Pietro”, preparati e disponibili, pronti a soddisfare ogni curiosità e svelare i segreti del luogo.

La leggenda dell’Abbazia di San Pietro al Monte

Varie sono le leggende che circondano la nascita dell’Abbazia, una di queste narra che Adalgiso, figlio di re Desiderio (re dei Longobardi), un giorno uscì a caccia e, visto un grosso cinghiale fece di tutto per catturarlo; il grosso animale, dopo una dura lotta corse a cercare riparo ed entrò in una chiesetta che si trovava su un monte.

Adalgiso lo seguì ed entrò in Chiesa ma improvvisamente perse la vista; padre Duro, che si occupava della Chiesa lo rassicurò, promettendogli che portando pazienza la vista sarebbe tornata e l’uomo, promise che se fosse accaduto, avrebbe fatto innalzare una Chiesa dedicata a San Pietro… e così accadde.

Abbazia di San Pietro al Monte, come arrivare

Giunti a Civate si abbandona l’auto presso uno dei tanti parcheggi e, seguendo i cartelli, si prosegue su una strada asfaltata in leggera pendenza.

Seguendo la strada, per ora tutta esposta al sole e girando a destra ci si imbatterà nella piccola frazione di Pozzo, dove si trova un ristorante (il Crotto del Capraio) in cui è possibile fermarsi per una pausa ristoratrice; sconsigliamo però di rifocillarsi prima di affrontare la salita perché potrebbe risultare difficile percorrerla a pancia piena.

Verso l'Abbazia di San Pietro al Monte

Superato il ristorante e le villette, si piega a destra, seguendo sempre le indicazioni e si affronta un sentiero lastricato di ciottoli; i cartelli  da seguire sono sempre quelli che indicano San  Pietro al Monte (45 minuti) o il sentiero numero 10 e, sulla strada, a sinistra, non dimenticate di ammirare la “Casota n.1”, testimonianza di epoca preistorica.

Proseguendo sul sentiero si giunge a un bosco, anche in questo caso si seguono i cartelli e si inizia a salire percorrendo un sentiero piuttosto ripido; da questo momento in poi non si dovrà mai abbandonare il ciottolato dal quale potrete ammirare un’edicola dedicata alla Madonna, la “Casota n.2”, e le spiegazioni su ciò che si troverà una volta giunti al monastero.

Mulattiera per San Pietro al Monte

Quando si incontrerà un bivio, proseguite seguendo il sentiero lastricato che continua a salire verso sinistra (segnavia San Pietro al Monte, sentiero 10) e non prendete in considerazione invece lo sterrato sulla destra che scende in basso verso Birone e Corno Birone (sentieri 9 e 7). Purtroppo in questo tratto non ci sono panchine perciò, nel caso in cui doveste avvertire la stanchezza, dovrete adattarvi e riposare su uno dei grandi massi situati a bordo sentiero.

Camminando all’interno del bosco, sulla sinistra incontrerete una leggera deviazione che porta a una fontanella e alcuni sassi disposti in modo da permettere di fermarsi a riposare; arrivati a questo punto non manca molto, un ultimo sforzo e sarete finalmente giunti in cima.

Verso l'Abbazia di San Pietro al Monte

Adesso il sentiero però si trasforma in gradini fatti di ciottoli, alzando gli occhi, oltre i rami delle piante inizierete a scorgere il cielo e, salendo sempre più, presto vedrete comparire anche il monastero.

Gli ultimi passi vi porteranno all’ingresso dove è consigliabile leggere le norme di comportamento quindi, una volta attraversato il sentiero nel prato, affrontate un’ultima curva e vi troverete di fronte la maestosità del monastero con i suoi gradoni sulla sinistra, e un bellissimo panorama sulla destra.

L’Abbazia di San Pietro al Monte

Fondata nel 772, iniziò la sua decadenza nel XII secolo e, nel 1661 quando l’ultimo cappellano venne ucciso, il monastero fu abbandonato; ciò che si può ammirare oggi è il risultato di distruzioni, abbandoni e ricostruzioni avvenute nel corso dei secoli.

Giunti in cima, ad accogliere il visitatore è l’ingresso in pietra recante la scritta “Ora et labora” quindi, superati i cancelli, l’Oratorio di San Benedetto si para di fronte, stagliandosi contro la montagna; risalente all’XI secolo, contiene al suo interno l’unica immagine di San Benedetto presente nel complesso.

Oratorio Abbazia di San Pietro al Monte Civate

A lato compare invece l’Abbazia di San Pietro al Monte, che accoglie con il suo scalone dai gradini irregolari cui vengono attribuiti vari significati; secondo alcuni i gradini sono 25, secondo chi invece ne conta 24 è chiaro il richiamo al numero 12, quello delle tribù di Israele e degli Apostoli. Dopo questi primi gradini ne seguono altri di fattura diversa che conducono all’ingresso, sono 6 e i primi 2 indicano Cristo nella natura umana e divina, il terzo è rappresentativo del Dio cristiano mentre gli altri 3 sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Sul pronao è visibile un dipinto di Cristo che pone le chiavi del potere spirituale a San Pietro posto alla sua destra mentre, a sinistra, si trova San Paolo che riceve il libro della Parola; una volta entrati, volgendo lo sguardo verso l’ingresso è possibile ammirare affreschi splendidi che lasciano senza fiato sia nelle due cappelle laterali dei santi e degli angeli, che al di sopra dell’ingresso stesso, con la rappresentazione dell’ultimo capitolo dell’Apocalisse e la vittoria del bene sul male.

Abbazia di San Pietro al Monte

I visitatori più attenti noteranno che al posto del viso di Gesù c’è un cerchio grigio; purtroppo, in fase di ristrutturazione, ci si è accorti che quel punto era strutturato per accogliere un’applicazione simile a quella raffigurante l’agnello posto sulla parte superiore.

Qui, è possibile anche ammirare 4 colonne in cui, le incisioni di 3 seguono la stessa direzione mentre, seguono una direzione opposta sulla quarta.

Abbazia di San Pietro al Monte

Purtroppo, degli affreschi che percorrevano tutta la navata ne sono rimaste solo alcune tracce mentre, ancora visibili sono gli affreschi sul ciborio che sovrasta l’altare e che richiama quello presente nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Cripta Abbazia San Pietro al Monte

All’interno dell’Abbazia di San Pietro al Monte è presente una cripta aperta al pubblico in cui spicca, tra affreschi sbiaditi, quello ben conservato di Sant’Agnese; è divisa in 3 piccole navate ed è raggiungibile tramite una scala risalente al periodo romano. E’ inoltre presente, nascosta dietro a una porta, una cripta più antica, di cui rimangono solo i resti (è possibile visitarla solo grazie alla visita guidata), e dove sono stati trovati in passato dei resti umani, analizzati, ma di cui non è possibile definire la datazione precisa della morte.

Cripta Abbazia San Pietro al Monte

Abbazia di Piona, spiritualità e cultura sul Lago di Como

L’Abbazia di Piona sorge sul territorio di Colico, sulla sponda Lecchese del Lago di Como, ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino.

Abbandonato il parcheggio si percorrono pochi metri a piedi tra una vegetazione non molto fitta, su strada asfaltata quindi, superate le statue di San Benedetto, San Bernardo, il negozietto posto all’ingresso, ci si addentra sempre più fino a veder finalmente la Chiesa consacrata in un primo tempo alla Beata Vergine Maria e, in seguito, a San Nicola di Bari.

Abbazia di Piona

Dopo aver visto trascorrere qui le loro giornate vari ordini monastici, dal 19esimo secolo è passato a varie famiglie, fino al 1937 quando l’ultimo proprietario, il Commendator Pietro Rocca, vendette alla congregazione cistercense di Casamaria la tenuta e, in seguito, anche la villa.

L’Abbazia di Piona

Sulla porta della bella Chiesa, abbellita dalla porta dello scultore Giuseppe Abram, è possibile ammirare i quadri raffiguranti la storia di San Benedetto mentre, all’interno è presente un’unica navata a pianta rettangolare che termina in un’abside con copertura a botte affrescata; la volta antistante l’abside è quella originale mentre, la copertura a capriate, è stata rifatta, e in seguito restaurata nel 2014.

La Chiesa, lunga 27.60 metri e larga 8, è raccolta e spinge a entrare in intimità con il Divino; la sua austerità, la mancanza di decorazioni opulente e la sua semplicità evitando distrazioni anche nel visitatore che viene portato naturalmente a un dialogo interiore con Dio.

Proprio all’ingresso, vicino alle acquasantiere sostenute da 2 leoni, si trova una tela tanto bella quanto misteriosa; accanto alle rappresentazioni della Via Crucis è affisso un quadro di Girolamo Pergola che nasconde un mistero perché, sul dipinto, appaiono oggetti tridimensionali, in rilievo, la cui origine non è ben chiara.

La tela rappresenta la Vergine Maria che regge tra le braccia un Gesù ancora bambino, con le braccia splancate, nella stessa posizione che assumerà poi sulla croce; ai piedi due soldati in ginocchio che offrono le loro armi (le cui else appaiono in rilievo) e, di fonte a loro un volume con la scritta “Ego autem dico vobis: diligite inimicos vestros”.

Abbazia di Piona quadro misterioso

Sulla destra si trova un’urna pagana che ospita le ceneri di Festina.

Nel presbiterio sono raffigurati l’Ascensione al cielo, il Cristo Benedicente e gli apostoli; molti affreschi purtroppo sono stati rovinati dal tempo e appaiono ora scarsamente visibili.

Il campanile quadrato in pietra, risalente al XVII secolo e i resti di un edificio dalle dimensioni ridotte (un abside risalente al medioevo), ormai andato distrutto, completano il quadro.

A destra della chiesa si trova un’apertura che conduce al chiostro risalente al tredicesimo secolo in cui l’ala orientale si apre sulla bella sala capitolare; 2 iscrizioni, l’una risalente al 1252 e l’altra al 1257, comunicano che fu fatto edificare a spese proprie da Bonaccorso de Canova in 2 tempi differenti.

Al centro del chiostro si trovano un pozzo e un albero, metafora per indicare l’albero della vita del paradiso terrestre e la fonte delle delizie.

Il chiostro a pianta quadrangolare irregolare è costituito da 41 capitelli tutti diversi tra loro (e non distribuiti in maniera uguale sui 4 lati) in marmo bianco, e archi a sesto pieno sormontati da corpi di animali, teste, volute e foglie; le 11 colonne a ovest rappresentano il collegio degli apostoli (con esclusione di Giuda dopo il tradimento), le 10 a nord i comandamenti, le 12 a est le tribù di Israele, e le 8 a sud la resurrezione.

Abbazia di Piona

I capitelli aprono lo sguardo su un bel giardino interno mentre, su un muro, è dipinto un calendario che riporta scene campestri raffiguranti le caratteristiche dei mesi e si può far risalire al dodicesimo/tredicesimo secolo. La sua lettura va da destra e sinistra; sul lato superiore sono raffigurati i lavori dei mesi mentre, nella parte inferiore alcuni martiri.

Accanto a questo si trovano altri affreschi di draghi, serpenti, volti umani e scene bibliche.

Sopra all’ingresso che porta alla Chiesa si trova un affresco raffigurante San Benedetto che benedice mentre, un ulteriore affresco, sul lato opposto, rappresenta il Santo intento a sfuggire alle tentazioni, raffigurate come una donna.

Abbazia di Piona Sala Capitolare

La bella sala capitolare dell’abbazia di Piona, all’interno cui ancora oggi si elegge il superiore, si trova sul lato orientale del chiostro; le panche e le spalliere in legno provengono dalla sacrestia di san Zeno a Verona e sono opera della scuola veneziana del diciottesimo secolo. E’ bellissimo da osservare il sole sul soffitto così come lo sono le figure intarsiate; una lapide ricorda con queste parole che qui si trovano le ceneri di Cesare e Lidia Rocca “Piona rinata nel nome di Dio eterna la memoria dei coniugi ing. Cesare Rocca e Lidia Maffioli. Caduti per la patria e qui i loro resti mortali devota custodisce”.

Pochi passi nella direzione del giardino e si incontrano i resti della cappella di Santa Maria risalente all’undicesimo secolo; osservandola si nota immediatamente come non si trovi sullo stesso piano della Chiesa di San Nicolò ma bensì in una posizione superiore.

I giardini e la grotta di Lourdes

I giardini ospitano una piccola grotta dedicata alla Madonna di Lourdes e un bellissimo affaccio sul Lago che permette di godere, in particolar modo nelle giornate di sole, di uno splendido panorama.

Abbazia Piona Grotta Lourdes

Un bar offre la possibilità di bere un ottimo caffè, una bibita o assaggiare uno dei buonissimi liquori a base di erbe che possono essere poi acquistati nel negozio posto all’ingresso; qui, si possono anche reperire unguenti e creme a base di erbe officinali, caramelle, miele e molti altri prodotti di origine naturale.

Abbazia di Piona panorama

Chi visita l’Abbazia di Piona non può farsi sfuggire l’occasione di acquistare le Gocce Imperiali, risultato di una ricetta tramandata dal 1700 che comprende alcool, acqua, erbe, aromi naturali e zafferano (come colorante naturale); le gocce sono utili come energetico, digestivo, per calmare i dolori ai denti, prevenire la carie, herpes labiale, raffreddore, come antireumatico, antiartritico o in caso di mal d’auto.